25/04/2006
Cosa è un polimero? Visto che nel mio sito si parla di sport, in particolare
di tennis, immagino che non tutti abbiano ben chiaro di cosa stia per
parlare. Quindi, vocabolario in mano, ed ecco una scientifica definizione
del polimero: polimeri (dal greco molte parti) sono macromolecole, ovvero
molecole dall'elevato peso molecolare, costituite da un gran numero di
piccole molecole (i monomeri) tra loro uguali o simili unite a catena
mediante la ripetizione dello stesso tipo di legame. In pratica questo
termine indica i materiali plastici o naturali formati da macromolecole
composte da molte unità uguali, a questo mi riferirò nel proseguo della
descrizione. Usiamo la plastica per tutte le attività umane, anzi, pensateci
bene, …come sarebbe la nostra vita senza la plastica? L'usiamo ovunque,
per le situazioni più disparate, sarebbe un mondo profondamente diverso
senza le materie derivate dalla plastica. Anche l'abbigliamento usa ormai
da moltissimi anni materiali derivati dalle materie plastiche. Nylon,
Poliestere, Poliammide, materiali spesso resistenti, leggeri, che hanno
migliorato rispetto al classico candido cotone la traspirazione del sudore,
e magari aiutato gli atleti a sentirsi più a loro agio in campo, non solo
per un fattore puramente estetico o di durabilità degli indumenti stessi.
La tecnologia sta facendo passi da gigante, ci sono istituti quali il
famosissimo MIT in cui si studiano non tanto le cose materiali, quanto
ci si pone problematiche innovative che poi le varie scienze cercano di
applicare concretamente. Un uso estremamente innovativo e molto promettente
è quello dei polimeri conduttori di elettricità nell'abbigliamento sportivo.
Parlando proprio in soldoni, per rendere l'argomento di facile portata,
si stanno studiando interessanti applicazioni dei polimeri conduttori
di elettricità nello sport, nell'abbigliamento sportivo, per vedere come
capi di abbigliamento prodotti con questi nuovissimi materiali trattati
tecnologicamente possano fornire vie nuove allo studio medico della prestazione
sportiva. In pratica questi polimeri grazie alla loro capacità di condurre
elettricità, possono interagire a livello energetico sul corpo umano sul
quale si trovano: immagazzinare informazioni che possono "memorizzare"
e quindi trasmettere a chi studia come lavora il corpo umano, con infinite
possibili applicazioni a livello medico sullo studio della prestazione,
della infortunistica, del logorio dei muscoli, dell'apparato cardiocircolatorio
ed altro ancora; interagire a livello immediato col corpo umano modificando
le proprie capacità intrinseche (dilatandosi o restringendosi, rilasciando
più o meno energia sotto forma di calore o di impulsi elettrici). Andando
ancor più avanti nella prospettiva potrebbero costituire una base nuova
per studiare la prestazione sportiva, contribuire al miglioramento della
macchina corpo umano, in modo bilaterale: il capo di abbigliamento fornisce
dati su come lavora il corpo dell'atleta da un lato; dall'altro lato il
capo di abbigliamento stesso agisce direttamente sulla persona che lo
indossa correggendo certe attività in tempo reale.
Fantascienza? Non troppo. Gli studi sono ben avviati. Non siamo così vicini
ad una commercializzazione, ma a livello di studio e di test siamo più
avanti di quanto si possa immaginare. E magari atleti di alto livello
già presto potrebbero usufruire di queste innovazioni per trarne benefici
inimmaginabili fino a pochi anni fa. Analizziamo brevemente queste possibili
applicazioni. I polimeri di nuovissima generazione, trattati a dovere,
riescono ad interagire a livello energetico con il corpo e possono aiutare
la prestazione sportiva da un punto di vista di ricerca medica dando dati
su come lavora la macchina corpo umano (sudorazione, fatica, stress degli
arti e della muscolatura). Lo scambio avviene a livello energetico modificandosi
nella propria struttura molecolare, riuscendo così a memorizzare come
il corpo ha prodotto energia e come ha "lavorato". Immaginate che un muscolo
vada troppo sotto sforzo per colpa di un eccesso di sollecitazione, per
esempio un quadricipite. La parte di abbigliamento a diretto contatto
con quel muscolo sotto stress immagazzina quel dato, che viene poi elaborato
a fine prestazione. L'atleta analizzando la sua prestazione in quel breve
lasso di tempo in cui s'è prodotta la modificazione sul capo di abbigliamento,
potrà capire che il suo modo di agire dal punto di vista agonistico è
errato. Potrà quindi agire vedendo se ha commesso un eccesso di sforzo,
oppure se la tecnica che ha generato quella modificazione è errata, e
quindi da correggere. Oppure che debba esser migliorata la massa muscolare
per reggere quello sforzo, o la "cilindrata" del proprio corpo umano per
reggere quegli sforzi. Prevenire anche eventuali infortuni, perché si
ha un calcolo reale del logorio a cui è sottoposta quella parte del proprio
corpo.
In pratica quel capo di abbigliamento diventa una sorta di test in campo
del proprio corpo, un check up in diretta, una meraviglia tecnologica
che potrebbe realmente prevenire decine di infortuni oltre che migliorare
la qualità dell'allenamento e quindi della prestazione. Infinite sono
le possibili applicazioni nel campo medico, e siamo solo all'inizio! Spingendosi
ancora più avanti, questi capi di abbigliamento intelligenti, potrebbero
anche influire direttamente sulla prestazione in tempo reale, dando un
contributo all'atleta in termini di confort o di sostegno. E' stato preso
in esame il caso delle atlete donne, ed di uno scomodo ma indispensabile
accessorio: il reggiseno. Alzi la mano una nostra amica sportiva che non
ha mai maledetto il proprio reggiseno perché troppo stretto, o cadente,
o quant'altro! Questi capi di abbigliamento intelligenti potrebbero esser
regolati su misura dalla ragazza, per far si che si possano regolare direttamente
al corpo in tempo reale, adagiandosi con il massimo confort durante la
prestazione. Dilatandosi in caso si necessiti di questo, per un maggior
confort o per aiutare una respirazione più profonda. Stesso discorso per
un body di un atleta, anche uomo, come potrebbe essere di un atleta impegnato
in una gara podistica, o di un nuotatore di gran fondo. Se un muscolo
di una coscia per esempio va ko per eccesso di acido lattico o perché
troppo sollecitato, il capo di abbigliamento con polimeri intelligenti
potrebbe avvertire questo in tempo reale e consigliare l'atleta a fermarsi
prima di provocare un danno maggiore, e magari temporaneamente stringersi
per sostituire in tempo reale una fasciatura di contenimento dell'eventuale
ematoma interno. Il cuore inoltre lavora con impulsi elettrici, e tutto
il sistema di funzionamento cellulare lavora con impulsi elettrici. Avere
sul proprio corpo un qualcosa che possa fungere da interfaccia potrebbe
aiutare non poco il corpo umano ad una corretta funzionalità, per evitare
scompensi dannosi.
Siamo ancora a livello di studio, ma spero che abbiate compreso la portata
rivoluzionaria di queste tecnologie, ed il grande campo di applicazione
a cui potrebbero essere applicate, anche nel tennis che è uno sport molto
severo a livello infortuni e logorio. Immaginate una t-shirt così intelligente
da suggerire che una meccanica esecutiva è errata perché sta logorando
troppo la spalla, e magari si potrebbe studiare a livello biomeccanico
come migliorare quello swing potenzialmente dannoso. Chiaramente queste
tecnologie sono costosissime allo stadio attuale, e solo in centri di
ricerca d'elite si possono fare questi studi, coadiuvati da medici ed
ingegneri di primo piano, collaborando con imprese specializzate in materiali
così innovativi. Però mi incuriosisce ed affascina non poco questa prospettiva,
nella ricerca di un atleta sempre più sano e consapevole di come il proprio
corpo possa essere educato in modo naturale (niente doping!) verso una
prestazione ottimale.
