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Tennis e Tecnologia

Tennis e Tecnologia: L'istant replay debutta a Miami, moviola in campo!

06/03/2006

Ball on the Line! No, non è il grido impetuoso del nostro mitico Aldo Biscardi, ma è una curiosa notizia giunta oggi dagli States. Dopo la sperimentazione effettuata lo scorso gennaio in Australia in occasione della Hopman Cup, nel prossimo Masters Series di Miami verrà utilizzata la moviola in campo, o Istant Replay come lo chiamano in America. Nello sport USA questa pratica è già in uso con successo nel Football Americano, dove la concitazione dell'azione, rapidissima e spesso caotica, viene regolata con più precisione dalla possibilità di rivedere le fasi di gioco e poter così in un paio di minuti controllare l'accaduto, e modificare un eventuale giudizio errato da parte del team di arbitri.

I tennisti avranno due opportunità per set per poter chiedere l'istant replay. In caso si stia giocando un tiebreak, momento determinante per il set, ci sarà una ulteriore possibilità per il giocatore. Richiesto l'intervento, il gioco si fermerà ed entrerà in azione un modello computerizzato che mostrerà ai giocatori, all'arbitro ed anche al pubblico la traiettoria ed il punto d'impatto della palla, il tutto attraverso uno schermo sul campo. Oltre all'intento tecnico, una vera innovazione, chiaro l'intento spettacolare/mediatico del tutto. Ogni chiamata, soprattutto in fasi calde del match, diventerà un piccolo happening, e giù pubblicità nella fase di preparazione, sponsor dell'istant replay… Mi immagino che questa idea piacerà a tutti, forse un po' meno ai puristi del gioco.

Nel tennis sono anni che si parla di una soluzione del genere. Il Ciclope ormai si usa in quasi tutti i tornei sul veloce per giudicare se un servizio è lungo, tecnologia semplice e buon successo. Per estendere il controllo a tutto campo sono stati nel tempo utilizzati vari sistemi, come telecamere sempre più definite sistemate nei pressi delle righe; o il sistema tedesco, a mio parere molto interessante, dell' "ombra calda", ossia una tecnologia che riesce a rilevare il calore sprigionato dalla palla nel momento dell'impatto con il terreno di gioco. L'energia cinetica al momento dell'impatto rilascia energia sul terreno, che viene appunto rilevata come una impronta invisibile. Sistema questo che, se perfezionato, non ammette teoricamente errore. Basta dividere il campo in molti piccoli settori come una scacchiera, ed evidenziare il punto in cui la palla è atterrata per controllare se la sua orma è fuori o dentro le righe.

Devo ancora informarmi bene per capire quale metodo tecnico verrà davvero utilizzato, e poi soltanto dopo una verifica empirica si potranno tirare le prime somme. Io ho personalmente alcune riserve, sia tecniche che agonistiche. Non sono in genere contrario alla tecnologia, anzi. Però secondo me la tecnologia non deve snaturare lo spirito del gioco. La primissima riserva a questa novità, che toglierò quando l'uso ne dimostrerà l'efficacia, è relativa alla uniformità. Verrà applicata su tutti i campi del torneo o solo sul centrale o i campi coperti dalla tv? Se questa innovazione deve servire a migliorare la qualità del gioco, rendendolo sempre più regolare, deve essere per forza adottata su tutti i campi.

La seconda, e più profonda, mia riserva a questa novità è invece di carattere tecnico. Secondo me questa opportunità dovrebbe essere puramente a discrezione dell'arbitro su palle veramente dubbie, non lasciata all'arbitrio dei giocatori. Questo perché il "tempo" del match è un fattore fondamentale di match, spesso trascurato. Tutti riconoscono come l'aspetto mentale sia fondamentale nel nostro sport. Saper governare il tempo del match, con le sue pause naturali, il saper schiacciare l'acceleratore e scappar via quando il match gira a tuo favore, riuscendo a sfruttare l'incertezza del rivale è una chiave di molti, quasi tutti i match. Il dare in mano ad un giocatore una arma per interrompere il gioco è un aspetto subdolo, che può alterare un incontro. Molti giocatori si lamentano dell'uso eccessivo, spesso ridicolo, che viene fatto dell'injury time. Presunti infortuni richiamano in campo il trainer che chiama i 3 minuti che a volte diventano 10, e così via, e …chissà perché 9 volte su 10 si chiama proprio quando s'è sotto nel punteggio e le cose stanno scivolando via.

McEnroe in una delle sue clamorose proteste Di questo aspetto di un incontro ne ha parlato splendidamente Brad Gilbert nel suo libro Winning Ugly, che consiglio a tutti gli amici che governano bene la lingua inglese, essendo spassoso oltre che istruttivo. Gilbert, uno dei migliori coach degli ultimi anni, parla di come McEnroe (tanto per fare un nome, ma anche Connors) facesse un uso scientifico delle sue scenate di protesta, arrivando a dire di mirar apposta alla riga per cercare un punto dubbio sul quale litigare furiosamente: recuperando energie fisiche, sfogandosi, soprattutto facendo "freddare" l'impeto del rivale, in quel momento vincente su di lui. "andatevi a riguardare i match del grande John, molto difficilmente troverete una sua scenata con l'arbitro in un momento in cui era avanti chiaramente, a meno che l'errore non fosse davvero evidente". Anche Lendl, a suo modo, governava da maestro il tempo di un incontro. Non con litigi, ma con i suoi tempi, che diventavano quelli del match, disunendo a volte il ritmo del rivale e permettendogli così di rientrare in certe situazioni complicate. Questo per descrivere quanto la nuova regola dell'istant replay possa esser potenzialmente pericolosa da questo punto di vista. Lasciare il completo arbitrio ad un giocatore di interrompere l'incontro suo piacimento, rivedere il punto e magari poi passare alcuni minuti in litigio con l'arbitro, il tutto per rompere il ritmo al rivale e così ripartire "da zero", almeno come impatto mentale. Voglio vedere il reale utilizzo di questo strumento, ma teoricamente mi lascia perplesso, visto che reputo la componente mentale all'interno di un incontro come fondamentale.

La maggior parte dei giocatori s'è detta entusiasta di questa novità. "In venti anni di carriera, questa è la prima cosa utile per i giocatori, per i tifosi e per i telespettatori - ha detto il campione statunitense Andre Agassi - questa nuova tecnologia porterà il tennis in una nuova dimensione". McEnroe, icona delle proteste arbitrali nel tennis, ritiene sanata l'ingiustizia di tanti errori umani. Altri, come Roddick o la Mauresmo, sottolineano quanto potrà esser divertente per il pubblico. Non c'è dubbio che l'idea è buona, tecnicamente valida per ovviare agli errori che naturalmente vengono commessi. Sempre ritenendo che la tecnologia sia così buona da risolvere ogni dubbio. Mi auguro solo che di questa innovazione venga fatto un uso sportivamente corretto da parte degli stessi atleti, e che l'ITF possa provvedere in caso contrario attribuendo al solo arbitro la possibilità di usare la tecnologia.


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