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Storia del Tennis

Erba e Serve&Volley: la fine di amore?

03/07/2005

La volee su erba di McEnroe

Molti appassionati dopo le estenuanti battaglie su terra rossa aspettano a gloria l'arrivo della breve stagione su erba, che culmina con l'appuntamento sovrano di Wimbledon, sperando di gustare un tennis diverso, rapido, fatto di scambi rarefatti e tocchi sublimi sotto rete, magari condito da un bel contrasto di stili. L'erba dei Championship ci ha regalato in oltre un secolo di storia sfide memorabili, tornei indimenticabili, l'essenza di questo gioco. Nel passato recente l'erba ha esaltato le doti di tocco e fantasia di campioni come McEnroe, Edberg, Becker, Sampras, oggi di Federer, dominatore delle ultime tre edizioni. Molti hanno notato come il campione svizzero cerchi sempre meno su erba la via della rete, preferendo impostare lo scambio con un bel servizio, un colpo da fondo profondo su cui costruire una apertura di campo vincente, oppure un discesa a rete a seguito di un colpo consistente, non un vero approccio classico. Sono rimasti ben pochi i giocatori puri di serve & volley, in questa edizione 2006 di Wimbledon solo Mirnyi e Bjorkman hanno giocato un incontro di puro servizio e volee. Lo stesso Henman, dominato da Federer, ha spesso preferito non seguire il servizio a rete.

I motivi di questo progressivo abbandono del gioco serve and volley sono molteplici, ma non li ritengo irreversibili. Intanto perchè c'è una importante componente generazionale. Mentre negli anni '90 i topten (e non solo) erano dominati da giocatori imponenti, quasi tutti oltre i 190 cm, dotati di un servizio micidiale su cui impostavano buona parte del loro gioco (Sampras, Edberg, Becker, Ivanisevic, Stich, Krajicek, Martin, Rafter e via dicendo). Oggi i nuovi giovani che si sono imposti nel nuovo millennio sono quasi tutti giocatori con misure minori, con un servizio meno determinante rispetto al loro gioco da fondo, su cui invece basano il loro gioco. Per eseguire un ottimo gioco di servizio e volee è fondamentale possedere un servizio eccellente nella prima palla e nella seconda, ottimo come percentuale di esecuzione, meglio se vario in potenza e rotazioni. Secondo elemento fondamentale di questo nuovo rapporto tra gioco e superficie erbosa è la superficie stessa. S'è scelto da qualche stagione di cercare un rallentamento dell'erba, per renderla più giocabile, con più scambi. Una scelta politica, attuata dai vertici del tennis mondiale con un diverso taglio dell'erba stessa: tagliata più alta la palla schizza via meno al momento del contatto col terreno, ottenendo così rimbalzi sempre più alti e riducendo notevolmente l'efficacia dei tagli e del gioco di piatto, spesso mortifero sui prati. Inoltre s'è combinato questo cambio con l'introduzione su erba di palle da tennis con un diametro maggiorato del 8%, che pare poco, ma che invece incide pesantemente sull'economia dello scambio. Una palla più grossa cammina meno nell'aria, è più pesante e quindi più difficile controllarla agevolmente coi tagli, meglio picchiarla per farla correre. Prende con più facilità l'effetto topspin che a causa della sua rotazione su se stessa tende a generare un rimbalzo più alto, e quindi facilitare coloro che amano scambiare da fondo. Questo maggior peso comporta anche un minor confort generale ed un pericoloso accentuarsi dei possibili problemi fisici, ma questo è un altro discorso che esula dal contesto specifico della trattazione. In soldoni: con questa combinazione di campo e palle, è molto più comodo e conveniente picchiare la palla, quindi dal fondo, che cercare tagli precisi per approcciare la rete e tocchi di fino per chiudere le volee. Un tempo su erba la palla era accarezzata, per farla "morire" sul prato. Oggi questa tecnica non paga come un tempo.

Terzo, ma non d'importanza, elemento di questa evoluzione è relativo ai materiali. Racchette e corde sempre più precise, che permettono di controllare e picchiare palle anche mal centrate o colpite in condizioni esteme di allungo ed equilibrio, quindi facilitando più la risposta al servizio che il servizio stesso; facilitando maggiormente un passing game di un gioco di precisione e taglio sotto rete. Combinando tutti questi elementi si capisce meglio come mai tennisti dotati di mezzi eccezionali per giocare con successo a rete, come Federer, Gasquet, Haas o Ancic, tendono a preferire un gioco a tutto campo ma più spesso ancorato a fondo. Il numero uno del mondo vinse il suo primo Wimbledon soli 4 anni fa giocando non un serve&volley sistematico ma scegliendo questa soluzione con un ottima percentuale, superiore al 50%. Oggi Roger, anche grazie all'aver rafforzato i suoi colpi da fondo, soprattutto il rovescio, scende a rete per sorprendere l'avversario o meglio ancora dopo aver piazzato un colpo consistente ed aver mandato in netta difesa il rivale. E' l'approccio classico alla rete, quello tagliato col rovescio, che è quasi scomparso, sorpassato dalla botta piatta per aprirsi il campo. Più redditizio cercare già in vincente da fondo che rischiare un chop che non scivola più come un volta ed esporsi ad un probabile passante complicato da volleare con sicurezza.

Si potrebbe analizzare ancor più in profondità questo aspetto del gioco, di come sia cambiato e di quali siano gli scenari futuri. Io non sono tra quelli che sostengono che il tennis sia agonizzante e si sia rotto il punto di non ritorno. Certo, preferivo il tennis d'attacco classico su erba, perchè l'erba per se stessa favoriva delle condizioni perticolari, uniche, creando dei contrasti di stili che ci hanno regalato spettacoli incredibili, per palati finissimi. Tornare ad attrezzi di dimensione ridotta aiuterebbe non poco un ritorno ad un tennis più classico e meno dominato dalle rotazioni. Ma penso che il tennis che vediamo in questi ultimi anni sia figlio della generazione di tennisti attuali. Molti pensavano che il tennis del 2000 sarebbe stato dominato da giganti di due metri impegnati in un asettico tiro al piccione al servizio, ...quando oggi numero degli aces a fine stagione è crollato come percentuale assoluta! L'importante è non esagerare con gli estremi. Se su erba si giocherà sempre di più come sul cemento o su terra, allora sarebbe bene per me intervenire per restituire ai prati la loro unicità. Basterebbe ritornare alle condizioni iniziali di palle/altezza dell'erba per vedere i primi cambiamenti. E magari, chissà, anche spingere per allungare la stagione sui prati, magari riuscendo ad organzzare un grande torneo Masters Series negli Stati Uniti o nord Europa su erba dopo Wimbledon.



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