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Storia

Dunlop, dai pneumatici allo sport

20/06/2009

Rod Laver Il marchio Dunlop accompagna da sempre milioni di appassionati tennisti. La mitica Maxply in legno o la Max 200G in fibra composita sono due modelli Dunlop conosciuti da tutti, veri pezzi da collezione per i pochi fortunati che ancora le conservano. Racchette diventate mito, che grazie alla loro affidabilità e prestazioni hanno accompagnato le gesta vincenti dei più grandi tennisti della storia, imprimendo in modo indelebile il loro nome nell’immaginario collettivo dall’appassionato. Qualche nome? Laver, Hoad, Wade, Navratilova, McEnroe, e l’elenco potrebbe continuare a dismisura. Senza contare che la palla da tennis è da sempre sinonimo di Dunlop, ieri come oggi. Il marchio britannico è un vero e proprio patrimonio della cultura sportiva. Sportiva, non solo tennistica, perché parlare di Dunlop come azienda solo legata al tennis è alquanto riduttivo. Dunlop ha una storia ultracentenaria, che in questo racconto vi faremo conoscere. Partiti dalle gomme sul finire dell’800, Dunlop è entrata nel mondo dello sport nel 1907 con le sue prime palline da golf. Nacque nel 1928 la Dunlop Sports Company LTD. Ma tutto è partito dai pneumatici nel lontano 1888, mercato in cui Dunlop è ancora leader. Come non citare la nota immagine del ponte a forma di pneumatico che campeggia sul circuito di Donington, patria del motociclismo britannico, forse la più grande icona in assoluto dello sport delle due ruote. Dopo il golf è venuto il tennis nel 1917, quindi lo squash, il badminton, il ping pong. Non solo attrezzatura, ma anche scarpe che hanno letteralmente segnato un epoca. Ma andiamo con ordine, partiamo proprio dall’inizio, dalla storia del Clan Dunlop. Siamo in Scozia, è pieno medioevo, inizia un lungo viaggio, ancora in corso. 

ORIGINI MEDIOEVALI 

Il cognome Dunlop ha origini molto antiche. Due sono le teorie più accreditate sulla sua nascita. Quella ufficiale ci porta in Scozia, intorno all’800 dc. In un’area chiamata East Ayrshire, non lontana da Glasgow, vivevano popolazioni di origine celtica, riuniti in Clan, piccoli gruppi di famiglie uniti da legami di sangue. La società non era strutturata come quella attuale, siamo in pieno medioevo con guerre e scorribande continue. In quell’area dominavano dei clan celti, conosciuti da sempre come gente valorosa, animata da grande coraggio e spirito combattivo, pronti a usare la spada per difendersi. Si narra che questi celti si ritirarono su di una collina dell’East Ayrshire per difendersi dagli attacchi dei clan rivali. La collina costituiva una sorta di fortezza naturale, perché era ben coperta e costituì una sorta di castello inespugnabile. Fu così che decisero di darle un nome: Dunlop, che significava “Fortezza alla Fine”. Stabilito il loro domicilio, il clan stesso prese il nome dalla Dunlop Hill, divenendo appunto Clan of Dunlop. La battaglia rimase il loro simbolo, tanto che il “clan call” è il “Merito”, ossia “il diritto di avere”. Lo stemma del clan divenne un cerchio a nome “Merito” che racchiude una mano con un pugnale, simbolo di Coraggio in Battaglia. La seconda teoria, pubblicata nel sito internet del “Clan Dunlop” (una sorta di associazione delle famiglie Dunlop scozzesi), torna invece ancor più indietro, addirittura prima del dominio romano sull’attuale Scozia, iniziato nel 26 prima di Cristo. La leggenda, tramandata oralmente, narra che il capo dei celti che comandava i clan dell’area si proclamò “Dunlop of Dunlop”. Ecco l’origine del cognome. I primi documenti in cui fu registrato il cognome Dunlop sono contratti di compravendita risalenti al 1200. L’area in cui sorgeva la collina Dunlop fu annessa ai possedimenti del nobile Dom Godfrey De Ros, dopo una serie di passaggi iniziati quando il Re Malcom di Scozia divise il regno in feudi (intorno al 1220). Quei possedimenti furono chiamati Boarland o Overhill. La parte più consistente si chiamava Hunthall. E’ qui che sorge la Dunlop House, quarta costruzione di una serie di residenze appartenute alla famiglia, tutt’ora esistente sulle rive del Cleckland Burn, dove il principale ramo della famiglia Dunlop ha risieduto per secoli. Quest’ultima residenza è stata costruita nel 1688 dai Baroni di Dunlop. La stirpe nobiliare esiste ancora, rappresentata da Keith Stuart Wallace Dunlop, residente nei pressi di Devon, Inghilterra; portano il curioso appellativo di “Ilk”, che denota il fatto di esser “cavalieri” ma anche capi di tutti i clan dello stesso cognome. Membri del Clan Dunlop hanno viaggiato nei secoli, insidiandosi in molte nazioni tra cui India, Canada, Stati Uniti e Australia. Le ultime statistiche sui cognomi più diffusi negli Usa lo collocano al 7543esimo posto, con alcune variazioni quali Dunlap, Delap, Dunlopillo, tutti derivati alla radice comune e variato a causa del forte accento gaelico. E’ curioso notare come la famiglia Dunlop non sia in realtà riconosciuta come un “Clan” dai Lord Lyon di Scozia, dove tutti i clan “ufficiali” sono iscritti e censiti. Nel medioevo il formare un clan era una necessità economica e militare per sopravvivere, in un’era bellicosa. Tuttavia molte evidenze storiche la collocano come un vero e proprio clan scozzese, amico di altri nobili famiglie quali i Browns, Cunningham, Hamilton. Con queste famiglie i Dunlop hanno intrattenuto molte relazioni, tanto che molti discendenti Dunlop derivano niente meno che dalla linea ereditaria di Robert the Bruce, dagli Wallace, immortalato dalla pellicola di Mel Gilbson “Braveheart”. Come tutti i Clan che si rispettino, anche i Dunlop hanno il loro Tartan, ossia il noto disegno a quadri colorati sulle stoffe con cui sono soliti costruirsi il “kilt” (il famoso gonnellino maschile) ed altri accessori. Il tartan Dunlop ha come colori dominanti una scala di blu, con inserti neri e rossi. Dopo tanta storia antica, veniamo ai giorni nostri, dove nacque il mito industriale e sportivo Dunlop. 

JOHN BOYD DUNLOP, L’INVEZIONE DEL PNEUMATICO 

Sapevate che l’inventore del pneumatico moderno, quello montato su ogni autovettura, motorino o bicicletta, fu un veterinario? John Boyd Dunlop nacque in Scozia nel 1840 nel Nord Ayrshire. Divenne un bravo veterinario e chirurgo a Edimburgo, professione che ha svolto per oltre un decennio a Belfast. Pare fosse anche buon amico della Regina Vittoria. L’idea di inventare il pneumatico arrivò grazie alla sua curiosità, arguzia, e spirito d’osservazione. Nel 1888 osservava suo figlio mentre scorrazzava per il cortile sul triciclo. Appena il piccolo si allontanava dall’area più levigata, il suo incedere si faceva difficile. A quel tempo le gomme di qualsiasi ruota erano di gomma solida, aderente al cerchione. Pensò così di avvolgere le ruote con due sottili strati di gomma, tra di loro incollati e gonfiati attraverso una pompa per creare un effetto cuscino. Nel cortile di casa nacque il concetto di gomma moderna. Capì la portata rivoluzionaria della sua trovata, in un periodo in cui si stava diffondendo velocemente il trasporto su strada. Brevettò subito la scoperta, anche se in seguito venne a sapere che Robert William Thomson aveva già iscritto un’invenzione simile sia in Gran Bretagna che in Francia, rendendo contestata la sua licenza. Nel frattempo John Dunlop aveva fondato la Dunlop Pneumatic Tyre Company, con sede a Dublino, avviando la produzione. Aprì una seconda fabbrica a Birmingham due anni dopo. Il settore crebbe molto rapidamente nel pieno della rivoluzione industriale e della costruzione capillare di strade. In soli 10 anni tutte le vecchie gomme erano scomparse, visto il maggior confort del nuovo pneumatico e delle migliori prestazioni che garantiva. John Dunlop cambiò la storia della ruota per il trasporto, ma non ebbe un grande ritorno economico, vista la portata dell’invenzione. Dopo alcuni anni di produzione la sua invenzione fu ceduta a William Harvey Du Cros, in cambio di 1500 azioni della futura compagnia, e morì qualche anno dopo a Dublino. L’immagine di John Boyd Dunlop è arrivata ai nostri giorni, stampata sulle banconote da 10 sterline in circolazione in Irlanda del Nord. 

John McEnroe

INGRESSO NELLO SPORT 

Grazie all’enorme successo della sua invenzione, sostenuta da un periodo economico di grande espansione, la Dunlop Company non rimase ferma al suo core business. Il mondo sportivo era in grande fermento, con una società sempre più ricca e vogliosa di provare discipline nuove e divertenti. Nel 1907 Dunlop entrò nello sport producendo palle da golf nello stabilimento di Birmingham. Il prodotto riscosse il consenso dei giocatori, vista l’alta qualità dei materiali impiegati e l’ottima tecnica costruttiva. Fu subito usata dai migliori golfisti dell’epoca, e nei tornei del Regno Unito si impose come “la palla” da golf. Dieci anni dopo Dunlop sbarcò nel tennis. Fu studiata una racchetta veramente nuova, costruita con legni pregiati, cercando di dare un tocco in più ai giocatori dell’epoca, che come oggi cercavano confort, potenza e precisione. Il successo fu istantaneo, tanto che sulle riviste dell’epoca questa racchetta divenne un caso. Si creò un nuovo standard qualitativo, perché Dunlop era segno di eccellenza. Il mercato tirava così tanto che fu deciso di creare una società dedicata allo sport: la Dunlop Sport Company LTD. La prima grossa novità fu la Green Flash (1929), la prima scarpa Dunlop con suola di gomma. Con il modello 1555 o Plimsolls il mitico Fred Perry vinse Wimbledon dal ’34 al ’36, collezionando il primo Grande Slam della storia. Questa scarpa ha fatto epoca, tanto da esser festeggiata dalla Regina Elisabetta in persona in occasione del suo 75esimo anniversario. Con oltre 25 milioni di pezzi venduti, è uno degli articoli di maggior successo della storia commerciale dell’impresa. Nel 1931 Dunlop presentò la prima racchetta da tennis multi-ply, la Maxply Fort. che abbinata all’enorme diffusione della palla Dunlop resero l’azienda leader mondiale nell’attrezzatura tennistica. Un successo totale perché i campioni dell’epoca usavano telai Dunlop, correvano sui prati calzando la Green Flash, cercando di colpire in modo vincente la palla Dunlop. Game, set, match! Il ‘34 fu un’annata importante, perché fu lanciata la palla da golf Dunlop 65, che divenne a breve la più usata al mondo. Molti campioni golfisti erano in contatto con l’azienda britannica: una lettera di Herny Cotton, campione al British Open di quell’anno, raccomanda agli amanti della disciplina di usare le migliori palle da golf anche in allenamento, poiché provare colpi con palle scadenti non li aiuterà a migliorare. E indovinate a quali palle si riferiva? Alla “mitica” 65, diventata nuovo standard qualitativo. L’impresa era molto attenta già negli anni ’30 alla qualità del lavoro, perché un dipendente soddisfatto da il meglio di se, ma qualità anche in tutta la filiera produttiva. Il business crebbe di anno in anno, tanto che l’esperienza manifatturiera di Dunlop nell’immediato dopoguerra era presente in tutti le discipline in cui si usa un attrezzo: tennis, squash, badminton, hockey, golf, cricket, ping pong (di cui fu leader mondiale per oltre un trentennio), producendo attrezzi ed accessori. Ma fece il suo ingresso anche nella ginnastica in palestra, e da li a breve uscirono i primi accessori moda. Gli anni 50-60 sono gli anni dei grandi australiani, che arrivarono a dominare il tennis come mai in passato. Lewis Hoad è da molti considerato come il tennista che, al suo massimo, giocò meglio di tutti, dotato di un polso straordinariamente forte e di un senso per il gioco innato. Nelle sue grandi vittorie scendeva in campo con la sua immancabile Dunlop Maxply Fort. Poco dopo arrivò “The Rocket” Rod Laver, unico tennista capace di realizzare per ben due volte il Grande Slam. Anche il rosso australiano usò per tutta la carriera telai Dunlop. Non solo uomini di successo: Evonne Goolagong, Virginia Wade, Martina Navratilova (forse la più grande tennista di sempre) usarono nella loro carriera racchette Dunlop. Una statistica del 1961 racconta che oltre 100 tennisti presenti all’edizione di Wimbledon usava la Maxply, e che quattro tennisti su cinque calzava la Green Flash o altri modelli sportivi Dunlop. Grazie a questi fenomenali testimonial le racchette Maxply furono tra le più amate dagli appassionati di tutto il mondo, comprese le celebrità dello spettacolo. Negli anni ‘60 si consolida anche la fama di Dunlop nel golf, per la bontà delle sue mazze che venivano adottate dai più grandi campioni. Qualche nome? Arnold Palmer passò a Dunlop nel ’64, unendosi ai vari Peter Thomson, Bob Chalers, Tony Jacklin e la lista continuerebbe a dismisura. Di pari passo anche lo squash crebbe molto, grazie all’introduzione di un modello Maxply ad hoc. Con la fine degli anni ’70, iniziò nel mondo dell’attrezzatura sportiva una vera rivoluzione, grazie all’introduzione di materiali moderni che velocemente sostituirono lo storico legno, poiché miglioravano nettamente le prestazioni di gioco sia dei professionisti che degli amatori. Un importante segno di questo passaggio epocale viene del più grande campione in casa Dunlop negli anni ’80: John McEnroe. Il “monello” del tennis, forse la mano più raffinata e talentuosa che mai ha calcato i grandi tornei, adottò i telai “con la grande D” nel 1978. Inizialmente usò la classica Maxply Fort, con cui vinse i suoi primi tornei dello slam. Poi passò alla rivoluzionaria Max 200G, racchetta che ha segnato in modo indelebile il tennis della decade. Fu adottata da campioni come Steffi Graf, che per molti anni dominò il tennis femminile. Il progresso tecnologico arrivò anche a migliorare sensibilmente le palle da tennis e da golf, con il modello DDH che trasformò radicalmente il concetto stesso di come disegnare una palla da golf grazie al “dodecahedron dimple”. Siamo ormai arrivati ai giorni nostri. Da metà degli ’80 un lavoro di ricerca continuo ha portato Dunlop a puntare su varie innovazioni tecnologiche, tutte tese a trovare materiali sempre più performanti e confortevoli, in tutti gli ambiti. La ricerca e sviluppo è diventata uno dei core business della azienda. In tutti i settori in cui la compagnia opera, non solo nello sport, ma anche negli accessori, nei pneumatici, e negli svariati campi in cui l’azienda oggi opera con successo. Tecnologia e giovani, questi i due settori in cui oggi Dunlop investe maggiormente. Con il progetto D-Squad Dunlop sta lavorando in tutto il mondo per costruire un nuovo team di successo, fornendo ai giovani materiali di grande qualità, oltre all’assistenza ed esperienza di una impresa che vanta più di un secolo di storia, e che continua a rinnovarsi senza mai scordare le sue radici, il suo prestigio.

Articolo pubblicato nel n.38 di 0-15 Tennis Magazine


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