Il tennis nacque in Inghilterra e si sviluppò inizialmente
in tutti i paesi anglosassoni come un nobile divertimento "da giardino",
naturalmente sui classici prati inglesi, ben tenuti e rigogliosi. Presto
si affermò come sport, grazie alle sue regole interessanti, alla rara
combinazione di abilità, agonismo, divertimento e tecnica. Innumerevoli
sono state le evoluzioni, tecniche e agonistiche, nei suoi quasi 150 anni
di vita (intendo da quando esiste un regolamento codificato). Una delle
principali modifiche avvenute nel corso degli ultimi decenni è stato il
progressivo abbandono dei campi da gioco in erba naturale a vantaggio
delle superfici di gioco sintetiche, quali tappeti di vario genere, cemento
o combinazioni delle due. Oltre alla terra battuta, diffusasi nell'Europa
continentale e mai abbandonata, anzi, promossa anche in latinoamerica
ed africa del nord.
La quasi scomparsa dei campi da tennis in erba naturale ha avuto conseguenze
epocali sulla tecnica di gioco e sull'evoluzione agonistica del nostro
sport. Su erba naturale si gioca un tennis completamente diverso, sia
nella tecnica esecutiva che nella tattica di gioco. Gli spostamenti sono
più difficili a causa del precario equilibrio di cui si soffre correndo
con scarpe più o meno pari alle suole. Questo determina una netta condizione
di vantaggio per colui che riesce ad assumere in campo una posizione dominante,
con i piedi dentro le righe di gioco a menar il ritmo, o meglio ancora
con un presidio della rete, a chiudere il campo al rivale. Determinante
è il rimbalzo della palla, basso, non regolare, dipendente dall'umidità
del campo e dall'altezza dei ciuffi d'erba. Soprattutto sui prati si accentuano
ancor più gli effetti che vengono impressi alla palla incidente al momento
del rimbalzo. Una palla colpita piena, forte, tende a soffocare parte
della sua vivacità a causa del prato soffice che attutisce parte della
forza. Se invece il prato è umido, scivolerà ancor più via. Quando si
colpisce una palla di taglio, al rimbalzo schizzerà via, bassa e maligna,
difficile da rimettere per il ribattitore. Una palla colpita con un deciso
topspin invece tenderà a rimbalzare abbastanza regolarmente, ma generalmente
più bassa rispetto ad un campo in terra battuta o sintetico.
Qualsiasi siano le condizioni d'impatto, colui che riceve la palla è costretto
ad accelerare la sua risposta motoria per porsi in condizioni buone per
la ribattuta. Spesso è necessario compensare col polso per adattarsi ad
un rimbalzo non regolare, meglio ancora se si riesce a giocare con le
ginocchia ben piegate per accompagnare il rilascio del colpo. Sicuramente
è più efficace giocare colpi al volo per annullare le incertezze dei rimbalzi,
costringendo il difensore a tirare da fondocampo improbabili passanti.
La parte più complicata del gioco sull'erba è probabilmente proprio il
passing game, perché c'è meno tempo per arrivare sulla palla e riuscire
a trovare un buon angolo a causa del basso rimbalzo. Per giocare al meglio
sull'erba la scuola classica creava giocatori con spiccate doti d'attacco,
alla ricerca del massimo controllo nei pressi della rete. Tennisti agili,
con colpi da fondo non pesantissimi ma che aiutavano la ricerca della
rete, come il rovescio ad una mano slice. Era fondamentale possedere due
buone volee, ed i ragazzini erano naturalmente predisposti a trovare una
buona posizione sulla rete visto che sull'erba arrivare per primi al net
era un consistente vantaggio. Ci sono stati campionissimi della risposta
e delle ribattuta, anche sull'erba. Ma la maggior parte dei giocatori
era costruita dai maestri per diventare attaccanti puri.

Con l'abbandono dell'erba e l'imponente diffusione dei campi in cemento
o sintetico la tecnica tennistica si è nettamente evoluta verso il gioco
da fondocampo. Allo stesso tempo del cambio di superficie l'ingresso nel
mercato delle racchette costruite con materiali tecnologici ha permesso
di impostare l'esecuzione dei colpi in modo completamente differente.
Adesso è più "facile" costruire un tennista moderno che gioca di ritmo
da fondocampo, dotato di una solida condizione fisica, due fondamentali
in topspin, maglio se giocati col dritto openstance per sfruttare tutta
la forza del corpo in rotazione, ed un rovescio bimane per imprimere con
minor accelerazione del braccio una ugual spinta sulla palla. Il gioco
di rete è diventato sempre più raro, perché con le nuove racchette si
tira più forte, è più difficile conquistar campo verso la rete, e con
le estreme rotazioni è diventato assai più conveniente giocare un passante
che "rischiare" una difficile volee a rete. Chiaramente il tutto è molto
relativo, e questo discorso vale per la massa dei giocatori. Esistono
ancora, fortunatamente, straordinarie eccezioni, come l'attuale numero
uno del mondo Federer, che a rete è un ottimo tennista e possiede uno
splendido tennis d'attacco.
Perché si è arrivati a questo importante cambiamento? Soprattutto per
motivi economici. Mantenere un campo in erba naturale costa, molto. La
durata dei campi è modesta, i costi di manutenzione sono molto elevati.
Per mantenere un campo da tennis in erba in buone condizioni è necessario
farlo riposare alcune settimane a rotazione, per consentirgli un naturale
ricambio. Economicamente è difficile sopportare un simile stop, a meno
che non si parli di un tennis d'elite, come in club di alto livello. Per
la massa dei giocatori servono strutture sempre aperte, efficienti, possibilmente
a buon mercato, completamente l'opposto dei canoni del tennis su erba!
Senza dimenticarsi che per produrre tappeti perfetti per il tennis ci
vogliono giardinieri bravi, nella scelta delle erbe, del fondo, del drenaggio
e della condizioni per irrigare, dei diserbanti giusti, insomma un mix
complesso da portare avanti, anche come competenze botaniche. Facile far
crescere un prato da calcio, tutt'altro per un prato da tennis. Nemmeno
io so perfettamente come si costruisce un perfetto fondo per un campo
da tennis in erba, ci sono competenze specifiche, codificate in decenni
di esperienze da parte di maestri giardinieri, che in Inghilterra sono
considerati alla pari dei migliori vivaisti commerciali. Inoltre per diffondere
sempre più il tennis nel mondo, s'è cercato giustamente di portarlo alla
portata di tutti. Solo pochi club possono permettersi una struttura importante
come quella che necessitano i campi in erba naturale. Con una distesa
di cemento ben fatta si possono ottenere anni di vita per un campo da
gioco quasi senza manutenzione!
Certamente il cambio della tecnica di gioco ha fatto storcere il naso
a molti amanti del tennis classico, d'attacco. Non è che oggi si giochi
peggio, anzi, forse paradossalmente si gioca meglio di prima. Con le nuove
tecniche sono possibili colpi che prima non erano nemmeno pensabili. Però
il problema di fondo, per me, è che oggi l'insegnamento del tennis è troppo
omologato. La rivoluzione copernicana imposta dall'avvento della tecnica
Agassi ha portato quasi tutti i maestri nelle scuole tennis a convertirsi
a queste novità, dimenticandosi in modo troppo affrettato quel che di
buono la scuola classica aveva codificato e tramandato in secoli di vita.
Forse questo miracolo tennistico chiamato Federer sta dimostrando che
è possibile vincere giocando un tennis assai classico come impostazione,
perfetto per un vecchio campo in erba naturale (come i suoi numerosi titoli
su erba dimostrano).

Personalmente adoro il tennis su erba, ho sempre amato il gioco di rete,
l'attaccante che sfida a rete i grandi passatori, i contrasti di stile.
McEnroe vs Borg, Edberg vs Becker, Agassi vs Rafter, l'erba londinese
ha regalato pagine memorabili di sport. Ci sono stati anni dominati
dai grandi battitori, soprattutto negli anni '90 il tennis a Wimbledon
era troppo simile ad un tiro al piccione, scambi troppo rari, spettacolo
rarefatto. Negli anni 2000 però si sono imposti soprattutto giocatori
da fondocampo, che tendono a giocare troppo uguale, spingendo col dritto
anomalo nella ricerca del punto da fondo. Allora ben venga l'erba (così
come la terra rossa), dove naturalmente le condizioni di gioco favoriscono
un tennis più vario. I pochi attaccanti rimasti possono esprimersi al
meglio, ed i produttori di tennis dal fondo cercano ugualmente un tennis
più vario, per non esser messi troppo in difesa. In anni in cui il tennis
è un po' troppo omologato, ben vengano i prati, che ci regalano un tennis
diverso, più vario, più spettacolare. Fosse per me, cercherei di allungare
la stagione del circuito Pro su erba. Ma di questo parlerò presto in un
altro articolo, su come vorrei che fosse organizzato il calendario del
tennis nell'anno solare.