
Mikhail Youzhny è il giocatore più caldo di questo inizio di stagione
2007. Il talento moscovita ha vinto di forza il torneo di Rotterdam,
giocando un tennis a tutto campo ricco di qualità e sostanza, sconfiggendo
in finale Ljubicic (forse oggi il miglior giocatore in condizioni indoor).
Conferma anche a Dubai, dove nel ricco torneo degli emiri batte in modo
convincente giocatori del calibro di Berdych e Nadal, perdendo in finale
da un Federer sempre più imbattibile, a 41 match vinti consecutivamente.
Il talento tecnico non è mai mancato nel gioco del russo, fatto di rovesci
bellissimi, angoli acuti ed improvvise accelerazioni. La sostanza è
sempre stata la lacuna di Misha, così lo chiamano gli amici.
Uno Youzhny appena ventenne salì alla ribalta mondiale nella finale
di Davis 2002 contro la Francia. 2 pari in un palazzo di Bercy gremito.
Kafelnikov, non al meglio, resta in panchina a soffrire e viene buttato
nella mischia il giovane Misha per il match decisivo all'assegnazione
della coppa, mai vinta dai russi. Mathieu l'avversario, anche lui giovane
e poco esperto, ma potente nei colpi da fondo e sospinto dal caldo pubblico
parigino. Due set di vantaggio per il francese, tutto sembra scritto,
ma improvvisamente il volto di Youzhny si fa meno tirato, ormai il match
è perduto. Il rovescio inizia a mulinare magie, prendendo spesso in
contropiede l'avversario, spesso lasciato fermo da precise accelerazioni
lungolinea. Un break nel terzo set, un set vinto di slancio. Salta Youzhny,
leggero una volta liberato del peso di una nazione sulle spalle. Rigido
invece il francese, spaurito in volto, col pubblico che inizia ad ammutolirsi
seguendo il cambio di rotta col russo che rimonta. Due set pari, un
quinto drammatico set assegnerà la coppa. Vince Youzhny, che crolla
a terra incredulo, non si rende ancora conto di aver segnato la storia
del tennis per il suo paese. Una vittoria formidabile, arrivata inaspettata,
forse sin troppo presto per Misha, che vede su di se aspettative da
campionissimo. Il talento è tanto, tecnicamente ha numeri da top10,
ma dentro è quieto, non dico appagato, ma quieto, forse poco consapevole
della sua forza, o poco rabbioso nel tirar fuori le unghie quando l'avversario
è cattivo in campo. Vive alcune stagioni buone, raggiungendo la quindicesima
posizione mondiale e vincendo due tornei (Stoccarda e San Pietroburgo)
ma non spicca il volo come molti aspettavano, crolla quando davanti
c'è un campione, ed il fisico non lo aiuta con vari stop per problemi
fisici.
Vive da classico buon giocatore, per palati fini, ma fuori dalla lotta
per i tornei che contano. Fino allo scorso US Open, il torneo della
svolta. Già in estate s'era visto uno Youzhny diverso, più aggressivo
e determinato. A New York gioca alla grande, lascia le briciole agli
avversari, demolendo il forte Robredo del 2006 al quale lascia solo
3 games, fino allo scontro nei quarti contro la furia di Nadal. Io stesso
concedo poche chances a Mikhail, memore dello scontro tra i due che
vidi dal vivo a Roma nel 2005. Le palle vivaci ed arrotate di Nadal
non permettavano a Mikhail di incontrare bene la palla, mettendolo subito
fuori dal campo a remare. Invece il nuovo Youzhny prende lettaralmente
a pallate Nadal, incapace di reagire ai forti anticipi del russo, bravissimo
a prendere immediatamente l'iniziativa col dritto per poi chiudere con
dei rovesci in contropiede mortali, strettissimi o perfetti in lungolinea.
Tre set e via, a volare in semifinale. Poche volte negli ultimi 2 anni
avevo visto Nadal così dominato sul piano del gioco, incapace di costruire
la minima difesa contro la precisione e l'aggressività di Youzhny. In
semifinale un Roddick straripante al servizio riesce a batterlo in 4
set, ma dentro a Misha è scattato qualcosa, io me ne accorsi subito.
Il suo sguardo era meno quieto, più intenso, forse anche per la barba
più folta a delinearne il volto fanciullesco; l'atteggiamento in campo
è ora sempre aggressivo, non più attendista o passivo come nel passato.
Un guaio al piede e problemi familiari l'hanno tenuto fermo per buona
parte dell'autunno, ma il 2007 è subito iniziato alla grande con il
titolo di Rotterdam, con molte vittorie contro giocatori per lui storicamente
ostici e mai sconfitte con giocatori di classifica media. Sempre dimostrando
quel tennis nuovo, aggressivo e preciso, con moltissimo agonismo nelle
fasi dure del match, quelle in cui prima scappava chiudendosi in se
stesso, remissimo.
Youznhy ha sempre giocato un tennis di alto livello, senza lacune tecniche
importanti. Potrebbe migliorare il servizio, cercando di più il punto.
Col dritto, sopratuttto in cross, è capace di angoli imprendibili, variando
improvvisamente potenza e rotazioni. Il rovescio è una perla, un colpo
d'altri tempi. Apre con entrambe le mani, ricordando Borg per il modo
di portar dietro la racchetta accompagnandola con una forte rotazione
del busto e le gambe ben parallele. Poi nella fase attiva del movimento
il braccio sinistro si stacca per un impatto ad una sola mano ben davanti
al corpo, mascherando in modo perfetto la direzione della palla, altro
fattore di vantaggio notevole. La chiusura del colpo è sempre alta,
ampia, maestosa, con la racchetta che si slancia dietro a fine corsa,
per uno swing aperto ma composto, che pare quasi lento ma che in realtà
fa uscire la palla piatta e veloce, incontrando al meglio la palla incidente
e sfruttandone tutta l'inerzia. Preferisce il lungoliena, per colpi
spesso vincenti e definitivi. Ma anche nella soluzione incrociata è
in grado di produrre sbracciate impressionanti per angolo e precisione,
il tutto con un anticipo perfetto grazie alla sua naturale coordinazione.
Contro Nadal a Dubai ne ha giocato uno strepitoso, incrociato vincente
a tutto braccio dopo uno scambio difensivo di 15 colpi, uscendo così
vincitore dello scambio più duro del match, con un urlo da guerra liberatorio
gridato in faccia al più grande fighter del circuito, che tramortisce
un Nadal incredulo. Segno del nuovo Youzhny, cattivo, determinato e
vincente.

Il moscovita ha fatto parlare di se anche per il curioso modo di congedare
il pubblico dopo una vittoria, con il saluto militare usando la racchetta
come cappello (come si fa in Russia, mai un saluto militare senza cappello!)
ai 4 lati dal campo, ringraziando anche il suo storico coach Boris Sobkin,
al suo angolo da ben 14 anni. Cresciuto nel mito di Edberg e del suo
rovescio, tanto da lavorarci moltissimo per possederne uno eccellente,
Misha è oggi pronto a scalare ancora la classifica ed entrare nel tennis
che conta. Con la sua tecnica sopraffina, quel rovescio unico e la capacità
di poter giocare al meglio su tutte le superfici, Youzhny si propone
in questo 2007 come un potenziale top10, pericolosa mina vagante nei
grandi tornei. Ne sono felice perchè adoro quel suo rovescio maestoso,
aperto e lineare con cui sa disegnare il campo come pochi, e quel modo
di giocare geometrico in accelerazione che ricorda un tennis antico
ricco di talento, non di forza bruta.
