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Profili di Campioni

Mats Wilander

"Chi diavolo è quel ragazzo riccioluto che corre e corre?" Quante volte questa domanda è stata fatta nell'edizione 1982 del Roland Garros ! Mentre tutti i francesi s'interessavano dei favoriti al titolo dei moschettieri, come Vilas, Lendl, Connors, Gerulaitis e Clerc, e passavano freneticamente da un campo all'altro, pochissimi si fermavano a vedere i match di Mats Wilander. Aveva solo 17 anni lo svedese, magro ma già abbastanza formato atleticamente, inespressivo. Il suo gioco regolare basato sul rovescio bimane, tanta corsa e consistenza non attirava molto i francesi, più impegnati a seguire le gesta del loro giovane Noah.

Il torneo avanzava tra i fiori primaverili ed un sole quasi estivo, ed il piccolo Mats metteva in fila, uno dopo l'altro, tutti i favoriti ! Chi s'informava su chi fosse questo giovane svedese, otteneva una risposta eloquente: è il campione junior in carica, ha appena fatto le semifinali al torneo di Roma… Infatti nella edizione junior 1981 Wilander aveva battuto tutti i favoriti (Mecir, Cash, il francese Leconte). Borg, icona del tennis svedese, affermò perentorio: "Mats Wilander sarà un vero campione, perché ha una maturità incredibile, una testa perfetta per il tennis e doti fisiche migliori delle mie". Una dichiarazione stupefacente per l'orso svedese, sempre molto parco di considerazioni, ancor più se riferite ad altri tennisti. Borg aveva visto bene, tanto che Wilander fu il suo successore dopo 4 titoli consecutivi. Come accadde l'anno precedente nel torneo junior, Mats entrava in campo partendo sempre sfavorito, ma uno dopo l'altro li sconfisse tutti, e che giocatori! Lendl, che ancora una volta finì sotto accusa per non riuscire ad imporsi in uno slam; Vitas Gerulaitis, che uscì dal campo frustrato: "Non sono riuscito a fargli sbagliare un rovescio! Non è possibile!".

Tutto il mondo inizia ad accorgersi di Wilander, ma lui non sente minimamente la pressione della ribalta improvvisa. In semifinale lo aspetta l'argentino Clerc, regolare e solido. Fu una battaglia memorabile, in cui Mats compì un gesto bellissimo, ancor più se abbinato ad un grande fighter, seppur silenzioso, come lui: proprio sul match point ci fu una chiamata dubbia favorevole allo svedese, che gli consegnava il match. Clerc reagì, sentendosi derubato. Wilander senza batter ciglio accettò le proteste e chiese di rigiocare il punto. Mats vinse lo stesso, uscendo dal campo sotto una autentica ovazione dello sportivo pubblico francese, che lo adottò il giorno della finale, contro il mostro sacro Vilas. In una grande sfida di rovesci, prevalse il bimane dello svedese, che si aggiudicò il torneo stabilendo l'allora record di precocità, 17 anni e 9 mesi (record poi battuto da Chang). Il mondo del tennis trovò in lui una naturale continuità con Borg, visto che ne ripeteva fedelmente le caratteristiche. Ma Wilander, sempre molto pacato e disponibile, reagiva con fermezza al paragone con il suo connazionale. Si ispirava chiaramente a Bjorn dato che si creò una scuola in Svezia, ma voleva essere solo Wilander. E basta. Freddo e calcolatore in campo, il vikingo era tutt'altra persona fuori dello sport.
Mats Wilander
Nato a Vaxio (praticamente al polo nord!) il 22 agosto del 1964, Wilander non fu del tutto insensibile al fascino della bella vita fuori dal campo, forse proprio perché cresciuto fuori dal mondo. Questo aspetto trapelava poco nel periodo clue della sua vita agonistica, anche perché Mats era considerato il giocatore ideale da allenare vista la sua attitudine al lavoro ed alla serietà. Ma quando nel 1990 Wilander si allontanò dal tennis per prendersi una pausa apparvero tutte le sfaccettature dell'uomo e divennero pubbliche le sue scappatelle… (anche se adesso è felicemente sposato con la bella modella Sonia, che gli ha dato 3 figli). Il suo appartamento di Montecarlo era sempre ben frequentato da belle ragazze con appuntamenti roventi nei vari festini che lui organizzava con altri buontemponi. Molte furono le sue fidanzate, tra cui Annette, poi sposa di Edberg (volponi loro o arrampicatrice lei?); nacque li il cattivo sangue tra i due grandi campioni svedesi.

Vanto anche un piccolo aneddoto personale riguardo allo svedese. 1987, Mats si sta allenando al TC Prato, preparando il match di coppa Davis Italia-Svezia. Io stavo quotidianamente a bordo campo a vedere gli allenamenti con un mio amico, visto che i campi sono proprio dietro casa mia, e già da piccolo seguivo i campioni del mio sport. Wilander aveva la pessima abitudine di sputare spessissimo sulla terra rossa, a fine palleggio. Ad un tratto, mentre stava raccogliendo una palla all'angolo del campo, …quasi ci sputò sui piedi! Se ne accorse subito e fece un gesto di scusa con lo sguardo e con la racchetta. Uscendo dal campo riconobbe tra i tanti spettatori i malcapitati che aveva quasi colpito, si fermò a firmarci l'autografo sorridente ricordandosi di noi due, mentre di solito passava via veloce senza degnare di uno sguardo i fan che lo braccavano.

Wilander aveva un grande amore per la buona tavola, tanto che non era raro vederlo cenare nei locali più gettonati delle grandi città. Da piccolo era un ottimo giocatore di hockey ghiaccio, tanto che solo a 13 anni decise per il tennis. Poi la musica, una vocazione. I suoi amici dicono che fin da piccolo suonasse la chitarra e componesse canzoni. Quando appese temporaneamente la racchetta al chiodo, formò in pompa magna i Wilander, band di 7 elementi con lui alla chitarra ritmica nonché voce. Incise un paio di Cd, ingaggiò il più importante promoter scandinavo di concerti e si esibì per diversi mesi, riscotendo davvero poco successo, mentre lui credeva seriamente nella seconda carriera. Ad un concerto in patria diversi fan si presentarono armati di racchetta, come a dirgli "gioca e non suonare!" Fu colpito duramente come uomo da un altro evento che avrebbe potuto terminare la sua vita: Wilander aveva un posto su quel maledetto aereo che cadde nella campagna inglese di Lockerbie colpito da un attentato terroristico, ma un taxista glielo fece perdere. Mats restò qualche settimana a terra impaurito.

La carriera tennistica dello svedese iniziò al Roland Garros 1982: la vittoria parigina fu la sua prima in assoluto da professionista. Dopo questo meraviglioso successo trascorse gli anni '80 vincendo molto ogni stagione. Si aggiudicò 33 tornei, soprattutto su terra, in cui spiccano le 3 vittorie a Parigi (82, 85, 88), ma anche i titoli sull'erba degli Australian Open nel 1983 ed 84, zittendo subito coloro che non lo consideravano capace di produrre un tennis offensivo su erba, oltre alla vittoria sempre down under nell'88 nel rinnovato impianto di Melbourne Park; ed una all'US Open (1988). A questi 7 titoli dello slam vanno aggiunte 6 finali di coppa Davis con 3 vittorie (1984, 85, 87), ed altri titoli prestigiosi come Roma, Montecarlo, Cincinnati, Stoccolma, Bruxelles. Fu numero uno del mondo alla fine del 1988, sua annata record.

Cosa dire del suo gioco? Wilander era il prototipo del tennista svedese del dopo Borg: freddo, grande atleta, tecnicamente non eccelso ma capace di far tutto sia da fondo che a rete; arma migliore il rovescio bimane, perfetto. Era un contrattaccante paziente, spietato come un killer al momento di colpire con un lob o un passante stretto. Mai ho visto tanti lob ben giocati come quelli di Mats. Dai suoi 180 cm di altezza riusciva a giocare una prima palla buonissima, non vincente, ma sicura, spesso liftata per impedire l'attacco con la risposta. Giocava un diritto in top, nemmeno troppo accentuato, che pareva correr poco. Nessun colpo di Mats era una frustata violenta, non aveva un colpo definitivo che lasciava fermo l'avversario, soprattutto nei primi anni di carriera. La forza dello svedese era la sua grande capacità di far muovere l'avversario con traiettorie varie d'altezza e d'angolo, di rimettere tutto ma non in modo passivo. Ogni colpo, seppur difensivo, aveva una trama, uno schema, non era mai giocato a caso. Se Mats concedeva una palla attaccabile, lui era già pronto a tirare un passante o un lob perché sapeva dove veniva attaccato. Grazie alla sua straordinaria mobilità si trovava sempre in posizione ottimale. Velocissimo dominava il suo campo in lungo ed in largo, sapeva anche scendere a rete e li non era uno sprovveduto, anzi! Ha vinto Wimbledon in doppio con Nystrom nel 1986. Era in grado di giocare una buonissima volee e soprattutto aveva un ottimo piazzamento sotto rete.

Wilander era un moto perpetuo, non pareva uno scattista perché non stava mai fermo, si trovava sempre nel punto giusto al momento giusto. La stessa impressione davano i suoi colpi, mai strappati, accompagnati con tutto il corpo. Pareva tirar piano, eppure quando lasciava partire il rovescio bimane, soprattutto lungolinea nel passante, era quasi sempre un colpo vincente. Grazie a questa sua freddezza e calcolo, non forzava mai niente. In anni in cui dominavano i rovesci ad una mano di Lendl, Mac, Becker, Edberg, Noah, il suo rovescio era comunque uno dei migliori del circuito. Iniziava il movimento con una preparazione minima, portando dietro la racchetta e posizionandosi ben di fianco. Il resto lo faceva il corpo, che si chiudeva con la massima coordinazione piegandosi al meglio ed accompagnando l'avvicinarsi della palla nel suo rimbalzo, per poi rilasciare tutta la sua forza colpendola. Il tutto sembrava pulitissimo, facile, senza attriti. Usava ogni muscolo del corpo in ogni esecuzione, erano sempre gesti molto composti che non davano idea di esplosività grazie alla grande elasticità e coordinazione. Inoltre Wilander fu uno dei pochi giocatori ad avere 2 rovesci veri, bimane e tagliato, con la stessa efficacia. Io non considero Wilander un "pallettaro", ma un giocatore molto intelligente e completo. E' vero che lo svedese era pronto a sfidare chiunque in battaglie estenuanti dal fondo basate su corsa e regolarità (le estenuanti ed inguardabili battaglie con l'amico Nystrom hanno disamorato molti al tennis in quegli anni!), ma allo stesso tempo era in grado di attaccare la rete con sicurezza e tentare il vincente dal fondo, soprattutto di rovescio, dopo una fitta ragnatela di colpi che lo mettevano in posizione di vantaggio nello scambio.

Wilander era, come Lendl, un maestro nel controllare il tempo dello scambio, cambiar ritmo alla palla per il suo schema tattico, variare il peso e l'angolatura con facilità, giocare smorzate. Proprio tra questi 2 campioni ci furono battaglie incredibili, estenuanti, tatticamente degne del barone Von Klauseviz o di Sun Tzu. L'intelligenza di Wilander è dimostrata da come sia riuscito ad arricchire il suo gioco. Il suo dinamismo , la sua intelligenza tattica ed il fortissimo rovescio bimane si sono arricchite di un gioco sempre più aggressivo, in cui le discese a rete non erano più sporadiche ma crescenti, in cui le accelerazioni sorprendevano gli avversari dopo alcuni scambi. Questa continua crescita ebbe il suo apice nella meravigliosa stagione 1988, in cui Mats completò tre quarti di grande slam, con i quarti raggiunti a Wimbledon e le vittorie negli altri 3 slam. Il vero miracolo fu la vittoria su Lendl a Flushing Meadows, una battaglia finita 6/4 al 5° set, in uno degli incontri più incredibili che io abbia mai visto. Wilander partiva nettamente sfavorito contro Ivan, dittatore dispotico in quel torneo in cui arrivava in finale ogni anno e di cui deteneva il titolo da 3 stagioni. Dopo una partenza equilibrata, ci fu un vero scontro frontale e Lendl rimase sconcertato dalla tattica del suo avversario. Di solito Mats impostava i match contro di lui sulla resistenza e sulla consistenza, su di una fitta ragnatela di scambi, visto che Ivan era dotato di un punch nettamente superiore. Stavolta Mats ruppe gli indugi ed affrontò lo Zar a viso aperto, attaccandolo come mai aveva fatto, mettendolo spesso alle corde già dalla risposta. Fu un match epico, in cui lo svedese prevalse giocando un tennis stellare, come mai nella sua carriera, probabilmente oltre i suoi stessi limiti.

Vincendo 3 prove dello slam nello stesso anno compì una impresa che nessuno tutt'ora ha eguagliato dai tempi del vero grande slam di Rod Laver. Chiuse l'anno giustamente da numero 1. Ma dopo questa cavalcata vincente, scoppiò letteralmente, iniziando il declino. Nel 1989 sprofondò al 70° posto del ranking. Questo crollo fu sorprendente, lo stesso Wilander dice che sentiva il bisogno di prendersi una pausa mentale, una parentesi, per rigenerarsi e poi ripartire. In realtà non si riprese mai a quei livelli. Si ritirò per un paio d'anni, per poi riprovarci nel 1993, in un rientro clamoroso che gli valse anche qualche successo, compreso un torneo minore ad Atlanta. Ci fu anche una squalifica per doping (cocaina) che l'ITF gli combinò con l'amico di baldorie Novacek, ma ormai Mats era solo un pensionato che amava giocare per divertimento. Mats tornò alla ribalta per alcuni mesi nell'angolo di Safin, un talento cristallino ma un po' pazzo, poco avvezzo ad ascoltare i consigli di uno dei giocatori più intelligenti della storia del tennis. Il rapporto si interruppe bruscamente, forse con reciproca soddisfazione; ma è molto probabile che Safin abbia comunque tratto giovamento dagli insegnamenti tattici e mentali dello svedese. Adesso Wilander continua a vivere nel mondo del tennis, impegnandosi in vari progetti minori. Si dice che per tutto il 2004 abbia cercato in ogni modo di convincere Federer ad ingaggiarlo come coach, senza successo. Possibile che nel prossimo futuro riesca ad aiutare altri giovani tennisti ad emergere.







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