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Profili di Campioni

Gabriela Sabatini

25/04/06

Gabriela Sabatini
Quanti appassionati romani sono rimasti stregati dal dolce sorriso di Gabriela Sabatini! Dea del Foro Italico, vincitrice di ben quattro edizioni degli Internazionali d'Italia femminili, fu la vera beniamina del pubblico capitolino ed italiano, sia per il suo tennis che per il suo fascino latino. Il caso ha voluto che l'argentina festeggiasse il suo compleanno proprio durante il torneo romano, il 16 maggio; Lo sponsor storico, Sergio Tacchini, ebbe buon gioco ad organizzare ogni anno una splendida festa sulle terrazze vip del foro per il quello che diventava il vero happening mondano della settimana romana extratennistica, con tanta musica latina, grande passione di Gaby. Ragazza semplicissima e di buona educazione, recitava il suo ruolo da star con garbo e riservatezza, facendo il meno possibile per atteggiarsi a diva pur essendo naturalmente ammirata. Fu questo il segreto di tanto successo, la naturalezza e la spontaneità, mai un atteggiamento snob o arrogante, era impossibile non innamorarsi di lei come persona.

Giocava un bel tennis, vinceva mantenendo la sua dolce femminilità, con quella lunga chioma corvina che esaltava il suo dolce solare sorriso da chica latina. Se da noi fu probabilmente più popolare di campionesse sportivamente superiori come la Graf o la Seles, nel suo paese Gaby è una istituzione nazionale, una sorta di Maradona al femminile, ma con una vita presa ad esempio al contrario del Pibe, osannato ma allo stesso tempo odiato. Vive ancora tra la Florida e l'Argentina impegnata a sfruttare al meglio la sua immagine ed il suo marchio che campeggia su decine di prodotti di bellezza, profumi, linee di abbigliamento di buon gusto vendute in tutta l'America Latina. Vanta anche apparizioni di gran successo nelle stucchevoli novelas argentine, anche se ammise di essersi da un lato divertita, dall'altro averle vissute con disagio per quel ruolo di attrice che non sente proprio suo.

Gabriela è stata una tennista di vertice a cavallo tra gli anni 80 e 90, ma non ha vinto molto in relazione al suo talento: un solo titolo del grande slam, US Open 1990, 27 tornei in singolare, tra cui 2 Masters e 12 titoli in doppio tra cui uno a Wimbledon in coppia con Staffi Graf, di cui era grande rivale, sempre nella massima sportività. Aveva un potenziale enorme basato su un mix di doti atletiche buonissime per altezza, velocità e potenza; era dotata di un tennis completo che si reggeva su di un elegante rovescio ad una mano, eredità argentina del post Vilas. Era soprattutto attrezzata per esser la miglior giocatrice d'attacco del circuito post-Navratilova grazie al rovescio in back, l'innato senso della posizione sotto rete e le sue ottime volee. Però non riuscì mai a togliersi di dosso quegli automatismi sedimentati da un'infanzia trascorsa sulla terra rossa sudamericana, ancor più lenta di quella europea. Quelle aperture un po' troppo ampie nei suoi swing da fondo, il servizio mai incisivo come avrebbe potuto essere, la tendenza ad aspettare più che a proiettarsi in avanti, la seguirono per tutta la carriera. Buono il suo dritto, ma forse un eccesso di topspin non faceva correre la palla così rapida, tanto che le soluzioni vincenti venivano più per l'angolazione che per la potenza. Sontuoso il suo rovescio, anche questo piuttosto carico di spin, ma il rilascio della palla era straordinario per una ragazza. Il movimento era eseguito in modo molto maschile, con tutto il corpo che ben assecondava l'apertura, ampia, e poi rilasciava la palla con una rotazione completa, vigorosa, di tutto il busto. La racchetta finiva nel alta dietro la spalla destra, le stesse gambe non erano mai passive ma accompagnavano la rotazione del busto. Non eccessivo l'uso del polso visto che il movimento era completo, a tutto braccio. Molti winners ed aperture del campo con questo rovescio eccellente, davvero bello anche stilisticamente.

Ma questa ottima tecnica generale non bastava per primeggiare. Lei stessa se ne rese conto nell'anno 1990, quando cambiò coach passando da Jimenez a Kirmayr: se voleva reggere il passo della dominante Graf e dell'emergente Seles doveva spostarsi in avanti, trasformare il suo tennis in offensivo. Il cambiamento fu incompleto e pur pagando nei primi tempi fu dannoso a lungo andare. Dopo una crescita evidente in primavera arrivò il sospirato successo negli US Open 1990. L'anno seguente fu ricco di successi, 62 match vinti sui 73 disputati, soprattutto su terra dove perse solo 2 match in stagione. Per un certo periodo i numerosi sconti con la Graf la videro prevalere, quasi che si fosse invertito il ruolo tra le due. Raggiunse anche la terza posizione del ranking WTA, picco della sua carriera. Gaby basò il suo nuovo lavoro soprattutto sul rinforzarsi fisicamente e cambiare il servizio, per dare incisività a quella che era poco più di una rimessa in gioco. Giusta era l'idea, gravi furono le conseguenze, perché dopo qualche tempo la sua schiena si infortunò obbligandola a cambiare ancora movimento del servizio, perdendo la meccanica originaria ed imballandosi completamente nella sua esecuzione. A fine carriera era penoso vederla trafitta dalle risposte delle giovani leve che, imitando la campionessa Seles, l'attaccavano sulla sua debole prima di servizio. Inoltre i troppi pesi a cui fu sottoposta le fecero perdere quella agilità innata che era una chiave del suo gioco, ed iniziò il declino sportivo.

Nata nel 1970 a Buenos Aires, Gabriela prese la racchetta in mano a 7 anni, impegnandosi duramente col padre Osvaldo, che intravedeva in lei classe e grinta per sfondare nello sport. La sua famiglia era della borghesia argentina, permettendole di viaggiare già da piccola per i vari tornei internazionali pur senza aiuti dalla sua povera federazione, e per buona parte della sua carriera il team familiare fu compatto, aiutandola e dandole serenità oltre che una buona educazione visto che i suoi genitori erano presenti ma non invadenti, come purtroppo accade nel mondo dello sport. A 14 anni Gabriela salì alla ribalta grazie al successo nel Roland Garros junior, oltre al nostro torneo Bonfiglio in cui Tacchini s'innamorò della sua acerba bellezza inserendola da li a poco nella sua scuderia e facendone l'immagine femminile del suo prodotto. La prima vera esperienza pro fu agli US Open, in cui passò due turni nel 1984. L'anno seguente, ancora quindicenne, la vera esplosione con la semifinale a Parigi e la prima vittoria a Tokio in torneo. L'avvento della Sabatini nel circuito è dirompente, tanto da vantare a quel tempo diversi record di precocità. Tutti parlano di lei, le copertine delle riviste sportive sono invase della sue foto, gli appassionati imparano a conoscerla ed ammirarla. Continua la sua crescita negli anni seguenti, proprio nella fase storica del passaggio di consegne tra il duo Navratilova-Evert e le giovanissime Graf, Sabatini e Sanchez. Ottiene risultati sempre crescenti fino al 1988 in cui prova senza successo a fermare il grande slam della Graf nella finale di New York; vince il suo primo titolo a Roma e soprattutto si aggiudica il Master. L'anno seguente vince 4 tornei, fino alla svolta del 1990 quando Kirmayr, brasiliano, la affiancò. In Argentina molti storsero il naso: non avendo esperienze ad alto livello molti pensarono ad un flirt tra i due. Invece il cambio portò ad una crescita con la splendida vittoria agli US Open proprio contro la fortissima Graf, in cui massacrò la tedesca a furia di attacchi sul suo rovescio difensivo, in un match perfetto, forse il migliore della sua carriera. Tutti a quel punto pensavano che un successo a Wimbledon fosse possibile. Nel 1991 raggiunge almeno i quarti in tutti gli slam, con la finale a Wimbledon in cui sprecò una grande occasione per aggiudicarsi il titolo contro la Graf, visto che era in vantaggio nel terzo set. Brava fu Steffi a non disunirsi e rimontare, ma la Sabatini non dimenticherà mai quel match, perfetto a tratti, maledetto nel finale. Dopo il quarto successo a Roma nel 1992 iniziarono i seri problemi fisici, il gioco iniziò a scricchiolare, i risultati calarono sotto il peso di una lunga carriera nonostante la giovane età. Cambiò coach passando a Nuñez ma senza apprezzabili risultati. Non si arrese anche in annate grigie con periodi di stop, tanto da vincere a sorpresa un altro Master nel 1994, ed il suo ultimo torneo pro a Sydney nel '95 prima del suo ritiro l'anno seguente.

uno dei prodotti di Gabriela Sabatini
Una bella carriera, ma senza quelle vittorie che tutti, vedendola da ragazzina, le avevano pronosticato. Ebbe la sfortuna di giocare in una fase storica in cui emersero Graf e Seles, due tra le più forti giocatrici di tutti i tempi, due ragazze che potevano surclassare i suoi tocchi a suon di bordate. Probabilmente la Sabatini mancava di punch, sia quello fisico quanto quello psicologico, quella cattiveria al momento giusto per spingersi oltre i suoi limiti e dare il colpo di grazia alle rivali. Una lacuna che lei stessa riconosce affermando che "le altre erano davvero solide, io davo tutto il meglio di me ma devo ammettere che mancava qualcosa nel mio tennis e nella mia testa. Ho provato a cambiare, e per certi versi i risultati sono venuti, Carlos (Kirmayr) mi aiutò molto, ma che fatica! E' difficile cambiare il proprio gioco da adulta, quando ormai quasi tutto è naturale". "Rimpianti nella mia carriera? No, ho vinto tanto, certo che un titolo a Parigi o Wimbledon…". In troppe occasioni il suo braccio tremò al momento decisivo; non che fosse una perdente, ma forse soltanto una ragazza troppo sensibile e docile, che giocava un tennis bello, ma non così vincente, non così redditizio, mentre la giovane Seles sbranava le rivali a forza di urla e devastanti colpi anticipati, elevando esponenzialmente la velocità del tennis femminile. Tra l'altro Gaby fu la tennista più vicina a Monica nei mesi che seguirono la sua aggressione, rivela la Seles: "Non ero mai stata molto amica della Sabatini, ma mentre quasi tutte le colleghe si dimenticarono di me dopo l'aggressione, Gaby mi chiamava e stimolava dimostrandosi una amica".

Forse una ragazza troppo buona per emergere in un circuito ipercompetitivo ed egoista. In una calda serata romana Gaby scelse una famosa trattoria per cenare con amici. Ci fu un equivoco, il tavolo era già occupato. Tranquillamente aspettò il primo tavolo libero, quale altro vip avrebbe agito con tanta gentilezza invece di smobilitare mezza capitale?






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