E pensare che quando lo vidi subire un umiliante 6-0 contro
Agassi nel 1995 ai suoi Australian Open pensai: "Se gli australiani
devono puntare su di lui per una rinascita del loro tennis
sono
messi quasi peggio di noi italiani
!" Sono stato davvero un
pessimo profeta, ma a quel tempo Pat era un mezzo giocatore, difficile
prevedere un miglioramento così virtuoso da trasformarlo in un
campione della racchetta.
Si vedeva che sotto rete era una tigre, funambolico, determinato; che
il servizio era un colpo buono, su cui lavorare per elevarlo a livelli
di eccellenza. Ma da fondo era un disastro, difficile vedere un giocatore
così leggero ed inconsistente coi suoi groundstrokes. I suoi colpi
viaggiavano insicuri, lenti, spesso imprecisi. Troppo arrotati per essere
d'attacco, troppo deboli per esser insidiosi. Il fisico su cui costruire
c'era, ma davvero ai miei occhi pareva avviato ad una onesta carriera
di metà classifica o ricca di gloria come doppista.
Poi il cambio di rotta decisivo. Iniziò a lavorare con la supervisione
"un certo" Tony Roche, spendendo le stagioni 1995 e 96 curando
alcuni infortuni (già le primissime avvisaglie dei problemi alla
spalla, di cui parleremo) e svolgendo un lavoro a 360°, che si concentrò
molto sul mental game, in modo da far prendere a Rafter la completa fiducia
nel suo tennis, e sul potenziamento fisico, visto che solo un grande atleta
può reggere un tennis così aggressivo ed istintivo. E' stata
una lunga strada, il lavoro non pagò subito. Nel 1997 arrivarono
i frutti sperati. Rafter subì una vera metamorfosi in quei due
anni di lavoro, i risultati parlano chiaro. Tuttavia tecnicamente non
è mai diventato un modello, in nessun colpo. Non ha ereditato molto
della tecnica classica australiana, e non ha fatto suoi i canoni del tennis
arrotato post-anni 80. Ha saputo interpretare in modo assolutamente personale
ogni fase di gioco, coprendo i suoi limiti e massimizzando la sua qualità
principale: lo spirito di fighter unito all'istinto per il gioco offensivo.
Il "nuovo" Rafter mulinava un servizio molto vario, per poter
scendere a rete in tutte le condizioni di gioco e contro ogni avversario.
Il suo movimento era spezzato in due fasi: quella di preparazione con
un lancio di palla piuttosto alto (famosi i suoi "sorry, mate!",
per scusarsi dei vari lanci errati) ed un notevole caricamento della schiena
e delle gambe, con il braccio-racchetta alto in fase di attesa; poi esplodeva
tutta la sua potenza grazie ad una poderosa azione della spalla, che con
un giro quasi completo gli permetteva di ricoprire al meglio la palla
in aria, scaturendo in un effetto kick estremo. Un movimento però
un po' strappato, o meglio una accelerazione così violenta, soprattutto
di spalla, che gli ha provocato danni seri, nonostante la schiena e la
gambe supportassero l'intero swing. Il dritto era eseguito sempre in topspin,
a volte anche potente, ma quasi mai penetrante come quello dei veri colpitori
e spesso un po' impreciso. Meglio di rovescio, anche questo interpretato
in chiave molto personale, con il gomito un po' curvo, il braccio molto
rigido in tutto il movimento ed una accentuata azione del polso in fase
di chiusura. Ottimo invece il back, colpo determinante per le sue discese
a rete, una vera rasoiata accompagnata alla perfezione dalle gambe e con
una azione del polso e del gomito perfettamente sincronizzata. Quasi una
frustata alla pallina che girava impazzita verso l'altra parta del campo,
schizzando via al momento del rimbalzo e rendendo così arduo il
passante.

A rete è stato un vero portiere, l'istinto la sua dote principe.
Fortissimo nelle volee di opposizione e nelle chiusure acrobatiche, non
tanto di tocco quanto di punch! Li assomigliava per certi versi al suo
connazionale Cash, e molto a Noah, il giocatore a cui più si avvicina
soprattutto per la combinazione rara di potenza ed agilità. Bravissimo
anche nel toccare la palla, Rafter è stato una strana combinazione
di sensibilità sotto rete e mancanza di tocco dal fondo, una strana
simbiosi, per certi versi difficile da capire. A volte perdeva la misura
nettamente dal fondo, per poi giocare meraviglie e ricami nella demivolee
e nelle soluzioni basse. Però la sua vera specialità erano
soprattutto le chiusure al volo, li Pat è stato fortissimo. Ottimo
il senso della posizione sotto rete che prendeva con delle prime volee
profonde giocate d'incontro, spesso definitive. Ma anche quando si trovava
fuori equilibrio si lanciava sulla palla con un grande allungo, con dei
veri balzi da canguro, schiaffeggiandola più che toccandola, con
una tecnica istintiva, essenziale, personalissima. Tutto il contrario
di un Edberg, che faceva della compostezza, dell'equilibrio e della tecnica
il suo punto di forza.
Dove Pat ha segnato la storia del gioco è nella "veronica",
la volee alta di rovescio, che è considerata da molti esperti come
la miglior volee alta di rovescio di sempre. Dicono che Hoad ne giocasse
una pari per potenza e precisione. Il nostro Panatta era un maestro del
colpo. Ma solo Rafter riusciva a giocarla così potente, un vero
smash di rovescio. Saliva in cielo sospinto dalla forza delle sue gambe,
inarcando la schiena nel caricamento: con gli occhi rivolti verso la palla
e la racchetta ben alta di lato, scatenava tutta la sua agilità
e potenza, librando un movimento plastico e possente, quasi un volteggio
da pattinaggio, elegante nella sua forza, tanto che a momenti mi sembrava
di vedere la versione brutale e mascolina del gesto della Lenglen, immortalati
in filmati d'epoca. Il tutto grazie anche ad un polso ed un gomito d'acciaio,
che gli permetteva di chiudere il gesto verso il basso con una frustata
portentosa. Se Noah è stata l'icona del tennis sopra la testa,
Rafter ha completato la parte sinistra del manuale del gioco aereo del
tennis. Rafter è stato molto più forte di Yannick, lo dicono
chiaramente i numeri. Però io li avvicino volentieri, perché
hanno interpretato il gioco in modo molto simile: due tennisti coraggiosi,
acrobatici, spettacolari, attaccanti nati, non eccelsi tecnicamente ma
pugnaci come pochi, amatissimi da tutte le folle,
bei ragazzi! Insomma,
non penso di offendere nessuno se chiamo Rafter come Noah nei '90 o Yannick
come il Rafter degli anni '80.
Pat ha giocato molti match spettacolari, vincendo e perdendo contro grandi
campioni. Come non ricordare la finale di Wimbledon 2001, una delle più
emozionanti della storia ultracentenaria dei Championship, e purtroppo
persa in un drammatico quinto set contro Ivanisevic. Però penso
che la sua rivalità con Sampras nelle stagioni 1998-2000 abbia
dato luogo ad alcuni incontri memorabili, forse i migliori della sua vita
agonistica. I due non si sono mai amati, credo che ci siano stati degli
screzi dietro le quinte, perché è raro vedere un ragazzo
tranquillo, quasi noioso, come Pete arrivare a dichiarare che "la
differenza tra me e Pat? 11 titoli del grande slam
" Insomma,
non proprio una frase da gentleman. Due incontri hanno segnato la loro
rivalità. La semifinale degli US Open 1998, in cui Sampras aveva
dichiarato a mezzo mondo che avrebbe dato una lezione ad un Rafter lanciatissimo
dopo una estate ricca di successi sul cemento USA. Fu un incontro bellissimo,
forse il migliore di quella stagione come emozioni. Cinque set tirati,
in cui entrambi giocarono sprazzi di tennis spettacolare, ed alla fine
prevalse Rafter, che poi vinse il suo secondo titolo. E poi la grande
rivincita di Sampras, nel suo giardino di Wimbledon, dove nel luglio del
2000 i due rivali si contesero la coppa. Rafter giocò per un set
e mezzo alla perfezione, arrivò vicino a condurre per due set a
zero, ma li Pete tirò fuori gli artigli come poche volte ha fatto
in carriera, e si aggiudicò il suo ultimo titolo sui prati londinesi.
La carriera di Rafter è stata piuttosto breve al suo massimo livello.
Ha iniziato a vincere tardi, nel 1997, e spesso problemi fisici l'hanno
bloccato. Nelle sue migliori cinque stagioni, dal 1997 al 2001, ha vinto
11 titoli, tra cui 2 US Open, e molti altri tornei importanti, soprattutto
sul cemento come Cincinnati e Canadian Open. Ha raggiunto due volte la
finale a Wimbledon, una semifinale al Roland Garros ed in Australia,.
Ha contribuito anche in Coppa Davis per il suo paese, ma per sua sfortuna
non è mai stato determinante per una vittoria della sua squadra.
Un suo grande cruccio, insieme alla mancata vittoria a Wimbledon, ed il
modesto record agli Australian Open, dove vanta solo la semifinale nel
2001, persa contro un fortissimo Agassi. Più volte s'è presentato
non in perfette condizioni nel torneo di casa, visto che un fisico possente
e fragile come il suo durava sempre molta fatica a rimettersi in moto
dopo la pausa di fine anno. Poi l'emozione e la pressione nel giocare
davanti alla sua nazione ed una superficie non così buona per il
suo servizio. Un premio alla sua grande carriera è arrivato con
il primo posto del ranking ATP, arrivato il 26 luglio 1999, anche se è
stata una brevissima permanenza. Un tennista è un giramondo forzato,
costretto a muoversi in continuazione per competere. Però Pat ha
sempre sofferto questa vita così logorante, e spesso s'è
preso delle pause abbastanza lunghe dal tennis, anche nei momenti migliori
della sua carriera, rifugiandosi nel suo paradiso tropicale, alle Bermuda.
Lontano da tutti, per disintossicarsi dagli eccessi e dalla competizione,
solo con la sua dolce metà ed il suo amatissimo surf. Cavalcare
le onde è sempre stato il suo passatempo preferito, naturale come
camminare per uno nato vicino al reef della barriera corallina. Il mare,
l'acqua, un naturale habitat per Rafter, tanto che se gli chiedete "dove
vuoi fare una intervista?", vi risponderà sempre in una piscina
o sul mare, dove si sente più rilassato, a suo agio.
Pat nasce a Mont Isa, nel Queensland, città famosa per le sue miniere.
E' il settimo di nove figli, famiglia numerosa ma molto unita. Iniziò
a giocare a tennis su un campo in cemento semi abbandonato, non in un
famoso club, viziato e coccolato. L'inizio è stato duro, tanto
che fu respinto dall'Australian Institute of Sport quando chiese di essere
ammesso. Ha faticato per arrivare già da giovane, non vinse molto
a livello junior, la stessa federazione inizialmente non credeva troppo
in lui. Queste difficoltà non gli hanno mai montato la testa, rinforzando
l'uomo e non facendogli dimenticare chi sta peggio di lui. Uno dei suoi
fratelli cura personalmente tutte le sue innumerevoli iniziative caritatevoli,
che vanno dalla difesa dell'ambiente alla sua personale fondazione chiamata
"Cherish the Children" per la difesa dei bambini in difficoltà,
a cui varie volte ha devoluto più della metà di un prize
money. Addirittura restituì il compenso garantitogli dal direttore
di un torneo francese perché giocò pessimamente, perdendo
all'esordio e deludendo le attese del pubblico presente: "Non ho
fatto un buon lavoro e non ho onorato il pubblico che era venuto a vedermi,
perché dovrei essere pagato?". Un gesto piccolo, ma indica
come per Rafter il denaro non è tutto, non lo è da ricco
ma non lo è mai stato nemmeno quando era giovane, e non navigava
nell'oro. C'è qualche malizioso che pensa ad una facile pubblicità,
una immagine da buono che gli abbia molto giovato anche con gli sponsor.
Personalmente non ritengo queste tesi veritiere. Il bel Pat non credo
che abbia avuto bisogno di alcun tipo di pubblicità ulteriore,
date le sue tante vittorie, il suo tennis acrobatico e spettacolare.
E' un campione apprezzato in tutto il mondo, ma soprattutto nel suo paese
è un vero eroe, amato e rispettato come pochi altri atleti, forse
solo Ian Thorpe raggiunge la sua fama. Quando in accordo col suo medico
decise di tagliare a zero la sua folta chioma per diminuire la sudorazione
(ha spesso sofferto di disidratazione che gli causava crampi), decise
di sacrificare il suo scalpo in diretta nazionale durante uno show molto
seguito, ed offrire in beneficenza il ricavato dell'esclusiva di questo
infausto evento per le sue fans. Fu un vero happening nel suo paese! Per
non dire dei premi come uomo più sexy e delle centinaia di siti
web che lo ritraggono in sorrisi ammiccanti e pose da sirenetto
!

Nel 2002 è stato premiato come australiano dell'anno, un riconoscimento
alla carriera per uomo speciale. Dopo un anno sabbatico, passato nel curarsi
la spalla ormai malandata nonostante l'intervento di Langerveld, luminare
della biomeccanica applicata al tennis, ha deciso di smettere, definitivamente.
Ormai il suo fisico non reggeva più un anno di competizioni continue,
e Pat ha deciso di smettere piuttosto che giocare senza poter essere competitivo
ai massimi livelli. La sua compagna Lara ha anche dato alla luce la sua
prima figlia, che è ormai il suo vero "sport" quotidiano!