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Profili di Campioni

Yannick Noah

03/04/2002

Yannick Yannick Noah è considerato da alcuni critici come uno dei tennisti più scarsi tecnicamente ad aver vinto una prova del grande slam. Forse quest'affermazione è un po' ingenerosa. Noah non era un giocatore tecnicamente eccelso, è vero, ma tuttavia riusciva a gestire piuttosto bene tutte le fasi gioco, sorreggendosi soprattutto sul suo punto di forza, il fisico. Pochi giocatori hanno potuto disporre di una base atletica di così grande qualità. Potente ma allo stesso tempo agile, soprattutto sotto rete, grande scattista dal fondo nonostante l'altezza, elastico ed esplosivo allo stesso tempo. Un gran fisico ma fragile, visto che diversi infortuni (alle ginocchia ed alla schiena) ne hanno in parte frenato la continuità. Oltre alle doti atletiche, al coraggio ed alla grande combattività, Noah riuscì a costruirsi un gioco che copriva le sue lacune ed esaltava i suoi punti di forza: reggeva lo scambio, ma appena poteva si proiettava a rete, sfidando i passanti avversari. Il colpo più debole era la risposta al servizio, che spiega il perché del suo record negativo a Wimbledon, dove non fece mai strada nonostante fosse uno dei migliori attaccanti degli anni 80. Preferiva giocare su terra, anche se era attaccante nato, perché i suoi swing erano un po' lenti, non aveva un braccio velocissimo. Ed amava poi scivolare in campo, cambiar ritmo per i suoi attacchi, non amava l'uno-due.

Il servizio era uno dei suoi colpi migliori. Un movimento abbastanza classico, ben eseguito, pulito, il tutto si risolveva in una accelerazione continua che coinvolgeva tutto il corpo, soprattutto la schiena. Yannick a rete Dal suo metro e novanta faceva partire servizi con ogni taglio, spesso vincenti. E' stato un grande battitore, ma cercava più spesso una prima da seguire a rete che un ace. Ottimo il suo rovescio tagliato, soprattutto in approccio, uno dei migliori del circuito nel suo periodo. Male invece il diritto, che gli scappava spesso e non riusciva quasi mai a giocare con potenza, per colpa di una meccanica esecutiva troppo macchinosa, completamente inefficiente, che non è mai riuscito a migliorare. Non ruotava abbastanza il busto nell'accompagnare il colpo, ed il braccio era sempre o troppo teso o l'azione del gomito era eccessiva: mancava di fluidità. Fortissimo sotto rete, un gatto, agile e preciso, sia di tocco ma soprattutto di potenza. Chiudeva quasi sempre la volee lunga o incrociata con sicurezza, ma non disdegnava nemmeno delle beffarde chiusure corte, che morivano dolcemente appena al di la della rete.

Poi due colpi che Yannick ha consegnato alla storia del gioco, adrenalinici come pochi altri, spettacolo puro che esaltava le folle (sempre generose con il nostro eroe): lo smash, a piedi pari, un vero slam dunk da giocatore NBA, di una potenza imbarazzante per i suoi rivali. Sinceramente non mi ricordo di avergliene mai visto sbagliare uno (un po' lo stesso di Re Sampras), alzargli un lob era in pratica consegnargli il punto, anche se il lobbatore era un certo Mats Wilander, forse il più forte di sempre in questa esecuzione. Ed il "colpo Noah" per eccellenza, cioè la reverse sotto le gambe. Mamma mia, che colpo! A dire il vero l'istrionico giocatore iraniano Barhami ne rivendica ad ogni latitudine la paternità, ma ormai tutti lo chiamano colpo Noah, con buona pace del simpatico baffone. Yannick, una volta superato da un alto lob, correva all'indietro con uno scatto poderoso, apriva le lunghe leve con le spalle alla rete avvicinandosi alla palla, e poi …boom! Una frustata di polso con la racchetta tra le gambe, con la sfera gialla che partiva maligna e potente verso il rivale, per un colpo tutt'altro che difensivamente disperato. Ne ricordo uno giocato al Master di New York, con l'avversario (mi pare Stefan Edberg, non proprio uno sprovveduto nei pressi del net) lì a rete inebetito a subire il passante vincente, ad ammirare quella prodezza balistica insieme alla folla impazzita.

Yannick da Junior Quando i nuovi materiali compositi s'imposero sul circuito, Noah si fece appositamente costruire una racchetta marchiata dal suo sponsor, con il cuore aperto ma con una curiosa razza centrale, che secondo lui ed i tecnici francesi gli dava più stabilità. Era un arnese pesantissimo e davvero difficile da governare, solo con il suo braccione era possibile armeggiarlo con disinvoltura. Noah nacque a Sedan il 18 maggio del 1960, figlio di una ragazza francese e di un forte calciatore del Camerun dell'epoca. Nel 1963 il padre fu costretto ad interrompere la sua carriera a causa di un grave infortunio, e fece ritorno in Africa per motivi personali, portandosi con se la famigliola. Il piccolo Yannick cresce in Camerun con lo sport nel sangue, eccellendo soprattutto con la racchetta in mano, assistito dalla passione della madre per questo sport così amato in Francia. La sua fama di tennista precoce arriva in fretta agli orecchi degli osservatori della FFT, che mandano a visionarlo alcuni tecnici. Colpiti dal potenziale del ragazzino, gli proposero di tornare a Parigi e di stabilirsi nel centro tecnico nazionale, per completarlo e dargli le strutture adeguate. Non senza resistenze (amava il suo ambiente) Noah torna in patria, seguito dalla madre, che sarà sempre presente quando conta.

Noah Trionfa al Roland Garros Da junior vince l'edizione di Wimbledon 1977, tutti in Francia guardano con attenzione a questo piccolo prodigio, anche per la sua origine razziale, ma soprattutto perchè il tennis nazionale languiva da parecchi anni. Yannick inizia la sua carriera professionistica nel 1978, vincendo subito il suo primo torneo a Manila. Una continua ascesa, fino all'ottima annata 1982, in cui si aggiudica 4 titoli. L'esplosione definitiva avviene nel 1983, quando vince la coppa dei moschettieri al Roland Garros, sconfiggendo in finale Wilander, ancora imbattuto il quel torneo. Fu un tripudio, la Francia si fermò nel celebrare questo ragazzo così esplosivo e divertente. La stagione 1984 fu più avara di risultati, anche per la sbornia dovuta al grande trionfo, ma vinse il doppio sempre al Roland Garros in coppia con Leconte. Nella stagione 1985 vince a Roma ed altri titoli, costruendosi così il suo best ranking di #3 la stagione seguente. Fu anche numero uno di doppio. Chiuse la carriera nel 1990, a parte alcuni sporadici rientri negli anni seguenti, con 23 titoli di singolare, la vittoria di uno slam (Parigi), una semifinale in Australia nel 1990 ed i quarti raggiunti più volte agli US Open. Ma un altro momento storico della sua vita tennistica fu la Coppa Davis vinta da capitano non giocatore nel 1991, in una bellissima finale giocata a Lione, in cui la giovane coppia americana Courier-Sampras usci sconfitta da Forget e Leconte. La Francia coronò Noah come grande artefice della vittoria, per il merito di aver saputo trarre il meglio dal talento spesso incompiuto dei due giocatori schierati. Tutti festeggiarono in campo cantando "Saga Africa", singolo musicale appena prodotto da Yannick, il primo della sua carriera di cantante.

E' stato un vero personaggio, un idolo assoluto in Francia. Riportò un titolo maschile del Roland Garros in patria dopo anni di digiuno. Era un esempio molto positivo, segno di una crescente integrazione razziale in un paese nel pieno boom multietnico degli anni 80; ragazzo divertente, istrione fuori e dentro il campo, infiammava il pubblico con il suo gioco muscolare e spettacolare. Era un po' il Rafter degli anni 80, non eccelso tecnicamente come McEnroe Edberg e Becker, ma coraggioso, funambolico, correttissimo e divertente. Persona determinata, dotata di un carisma assoluto, si faceva rispettare in campo e fuori. Come quando l'israeliano Mansdorf insultò nelle fasi finali di un match l'angolo di Noah; terminato l'incontro, a favore del francese, Yannick a rete pretese le scuse del tignoso rivale prima di stringergli la mano, con un atteggiamento di sfida della serie "o ti scusi subito o ti aspetto fuori…", che fece uscire l'avversario con la coda tra le gambe per l'imbarazzo. Un One Man Show, per la sua grande capacità di attirare su di se le luci della ribalta fuori dal campo e reggere alla grande il suo ruolo di star.

Noah Adesso vive con impegno la sua nuova carriera artistica di cantante, produttore di giovani artisti africani, regista, attore. Pochi mesi fa ci fu sul canale nazionale France 2 una serata a tema su di lui, in prime time, in cui Noah si raccontava, come tennista e come uomo. Tante vittorie, tanti aneddoti, molta musica da lui composta. Neanche a dirlo, è stato il programma più visto del mese in Francia! Noah è molto impegnato dal punto di vista umanitario, soprattutto per l'istruzione e la lotta agli abusi contro i bambini nella sua Africa, grazie alla sua associazione "Enfants de la Terre" (i bambini della terra), che cura personalmente e con il supporto dell'immancabile mamma, che lo ha seguito passo passo nella sua vita e carriera. Inoltre è sempre in prima fila nei vari match esibizione che vengono organizzati in tutto il mondo per raccogliere soldi in beneficenza e divertire il folto pubblico con delle gag di cabaret-tennis esilaranti, con coinvolgono vecchie glorie della racchetta come Leconte, Barhami (richiestissimo in queste occasioni!), McEnroe, Borg e tanti altri, match giocati soprattutto in Svizzera, visto che adesso Noah vive a Montreux, Logo dove si rilassa con il suo Yoga quotidiano ammirando il verde circostante. Attentissimo al suo look, imponeva mode e colori nel circuito maschile, proprio in quegli anni '80 caratterizzati da una moda estrema e variopinta nelle divise da gioco. Adesso sfila occasionalmente per alcuni amici stilisti nelle varie occasioni mondane parigine, di cui è sempre uno dei protagonisti. Reduce da vari matrimoni, padre di un numero imprecisato di figli legittimi e non (almeno a sentire la stampa popolare!), ama come pochi la bella vita, il tutto con quella pazza voglia di vivere intensamente che sempre l'ha contraddistinto.



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