Yannick Noah è considerato da alcuni critici come uno dei tennisti più
scarsi tecnicamente ad aver vinto una prova del grande slam. Forse quest'affermazione
è un po' ingenerosa. Noah non era un giocatore tecnicamente eccelso, è
vero, ma tuttavia riusciva a gestire piuttosto bene tutte le fasi gioco,
sorreggendosi soprattutto sul suo punto di forza, il fisico. Pochi giocatori
hanno potuto disporre di una base atletica di così grande qualità. Potente
ma allo stesso tempo agile, soprattutto sotto rete, grande scattista dal
fondo nonostante l'altezza, elastico ed esplosivo allo stesso tempo. Un
gran fisico ma fragile, visto che diversi infortuni (alle ginocchia ed
alla schiena) ne hanno in parte frenato la continuità. Oltre alle doti
atletiche, al coraggio ed alla grande combattività, Noah riuscì a costruirsi
un gioco che copriva le sue lacune ed esaltava i suoi punti di forza:
reggeva lo scambio, ma appena poteva si proiettava a rete, sfidando i
passanti avversari. Il colpo più debole era la risposta al servizio, che
spiega il perché del suo record negativo a Wimbledon, dove non fece mai
strada nonostante fosse uno dei migliori attaccanti degli anni 80. Preferiva
giocare su terra, anche se era attaccante nato, perché i suoi swing erano
un po' lenti, non aveva un braccio velocissimo. Ed amava poi scivolare
in campo, cambiar ritmo per i suoi attacchi, non amava l'uno-due.
Dal suo metro
e novanta faceva partire servizi con ogni taglio, spesso vincenti. E'
stato un grande battitore, ma cercava più spesso una prima da seguire
a rete che un ace. Ottimo il suo rovescio tagliato, soprattutto in approccio,
uno dei migliori del circuito nel suo periodo. Male invece il diritto,
che gli scappava spesso e non riusciva quasi mai a giocare con potenza,
per colpa di una meccanica esecutiva troppo macchinosa, completamente
inefficiente, che non è mai riuscito a migliorare. Non ruotava abbastanza
il busto nell'accompagnare il colpo, ed il braccio era sempre o troppo
teso o l'azione del gomito era eccessiva: mancava di fluidità. Fortissimo
sotto rete, un gatto, agile e preciso, sia di tocco ma soprattutto di
potenza. Chiudeva quasi sempre la volee lunga o incrociata con sicurezza,
ma non disdegnava nemmeno delle beffarde chiusure corte, che morivano
dolcemente appena al di la della rete.
Quando i nuovi materiali compositi s'imposero sul circuito, Noah si fece
appositamente costruire una racchetta marchiata dal suo sponsor, con il
cuore aperto ma con una curiosa razza centrale, che secondo lui ed i tecnici
francesi gli dava più stabilità. Era un arnese pesantissimo e davvero
difficile da governare, solo con il suo braccione era possibile armeggiarlo
con disinvoltura. Noah nacque a Sedan il 18 maggio del 1960, figlio di
una ragazza francese e di un forte calciatore del Camerun dell'epoca.
Nel 1963 il padre fu costretto ad interrompere la sua carriera a causa
di un grave infortunio, e fece ritorno in Africa per motivi personali,
portandosi con se la famigliola. Il piccolo Yannick cresce in Camerun
con lo sport nel sangue, eccellendo soprattutto con la racchetta in mano,
assistito dalla passione della madre per questo sport così amato in Francia.
La sua fama di tennista precoce arriva in fretta agli orecchi degli osservatori
della FFT, che mandano a visionarlo alcuni tecnici. Colpiti dal potenziale
del ragazzino, gli proposero di tornare a Parigi e di stabilirsi nel centro
tecnico nazionale, per completarlo e dargli le strutture adeguate. Non
senza resistenze (amava il suo ambiente) Noah torna in patria, seguito
dalla madre, che sarà sempre presente quando conta.
Da junior vince l'edizione di Wimbledon 1977, tutti in Francia guardano
con attenzione a questo piccolo prodigio, anche per la sua origine razziale,
ma soprattutto perchè il tennis nazionale languiva da parecchi anni. Yannick
inizia la sua carriera professionistica nel 1978, vincendo subito il suo
primo torneo a Manila. Una continua ascesa, fino all'ottima annata 1982,
in cui si aggiudica 4 titoli. L'esplosione definitiva avviene nel 1983,
quando vince la coppa dei moschettieri al Roland Garros, sconfiggendo
in finale Wilander, ancora imbattuto il quel torneo. Fu un tripudio, la
Francia si fermò nel celebrare questo ragazzo così esplosivo e divertente.
La stagione 1984 fu più avara di risultati, anche per la sbornia dovuta
al grande trionfo, ma vinse il doppio sempre al Roland Garros in coppia
con Leconte. Nella stagione 1985 vince a Roma ed altri titoli, costruendosi
così il suo best ranking di #3 la stagione seguente. Fu anche numero uno
di doppio. Chiuse la carriera nel 1990, a parte alcuni sporadici rientri
negli anni seguenti, con 23 titoli di singolare, la vittoria di uno slam
(Parigi), una semifinale in Australia nel 1990 ed i quarti raggiunti più
volte agli US Open. Ma un altro momento storico della sua vita tennistica
fu la Coppa Davis vinta da capitano non giocatore nel 1991, in una bellissima
finale giocata a Lione, in cui la giovane coppia americana Courier-Sampras
usci sconfitta da Forget e Leconte. La Francia coronò Noah come grande
artefice della vittoria, per il merito di aver saputo trarre il meglio
dal talento spesso incompiuto dei due giocatori schierati. Tutti festeggiarono
in campo cantando "Saga Africa", singolo musicale appena prodotto da Yannick,
il primo della sua carriera di cantante.
Adesso vive con impegno la sua nuova carriera artistica di cantante, produttore
di giovani artisti africani, regista, attore. Pochi mesi fa ci fu sul
canale nazionale France 2 una serata a tema su di lui, in prime time,
in cui Noah si raccontava, come tennista e come uomo. Tante vittorie,
tanti aneddoti, molta musica da lui composta. Neanche a dirlo, è stato
il programma più visto del mese in Francia! Noah è molto impegnato dal
punto di vista umanitario, soprattutto per l'istruzione e la lotta agli
abusi contro i bambini nella sua Africa, grazie alla sua associazione
"Enfants de la Terre" (i bambini della terra), che cura personalmente
e con il supporto dell'immancabile mamma, che lo ha seguito passo passo
nella sua vita e carriera. Inoltre è sempre in prima fila nei vari match
esibizione che vengono organizzati in tutto il mondo per raccogliere soldi
in beneficenza e divertire il folto pubblico con delle gag di cabaret-tennis
esilaranti, con coinvolgono vecchie glorie della racchetta come Leconte,
Barhami (richiestissimo in queste occasioni!), McEnroe, Borg e tanti altri,
match giocati soprattutto in Svizzera, visto che adesso Noah vive a Montreux,
dove si rilassa con il suo Yoga quotidiano ammirando il verde circostante.
Attentissimo al suo look, imponeva mode e colori nel circuito maschile,
proprio in quegli anni '80 caratterizzati da una moda estrema e variopinta
nelle divise da gioco. Adesso sfila occasionalmente per alcuni amici stilisti
nelle varie occasioni mondane parigine, di cui è sempre uno dei protagonisti.
Reduce da vari matrimoni, padre di un numero imprecisato di figli legittimi
e non (almeno a sentire la stampa popolare!), ama come pochi la bella
vita, il tutto con quella pazza voglia di vivere intensamente che sempre
l'ha contraddistinto.
