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Profili di Campioni

Thomas Muster

"Se fossi nato duemila anni fa, credo che sarei stato un Gladiatore! Del resto, quello era lo sport dell'epoca, e la competizione è sempre stata la fiamma che dentro m'accendeva, che mi faceva lavorare come un matto. Spenta quella fiamma, quando provavo meno voglia di lottare in campo, ho preferito dire basta." Questo è Thomas Muster, irriducibile fighter austriaco, giocatore solido e grintoso, un incubo sulla terra battuta dove ha conquistato dal 1986 al 1998 ben 40 tornei, compreso lo "slam rosso" (Roland Garros, Roma, Montecarlo).

Muster è nato il 2 ottobre 1967 in piccolo centro turistico vicino a Graz, chiamato Leibnitz. Figlio di un calciatore professionista e di una istruttrice sportiva, Thomas ha praticato in gioventù tutti gli sport in voga nel suo paese. Era un ottimo sciatore, vista la coordinazione e la potenza delle gambe; giocava bene anche a calcio, ma faceva pochi goal, e quello non si addiceva al suo sogno di essere centravanti come papà; con la racchetta in mano era invece imbattibile! Mosse i primi passi sul campo da tennis a 5 anni, visto che casa sua si affacciava su di un piccolo centro sportivo dotato di 2 campi in terra. Anche se poco assecondato dai genitori in questa disciplina a loro poco nota, Muster imparò a colpire la palla da solo contro il muro, maestro severo e silenzioso. Colpiva talmente bene che fu notato dal maestro di quel circolino. Lo invitò a palleggiare con uno dei suoi allievi migliori, poche palle ed iniziò un match, il primo di Muster: …indovinate chi vinse nello stupore generale! Non smise più quella racchetta dalla mano, iniziò ad allenarsi seriamente, fino alla decisione a 15 anni di lasciare lo studio per dedicarsi completamente al tennis nel centro nazionale di Vienna. Fu campione nazionale giovanile più volte e raccolse parecchi successi in sud america in varie manifestazioni junior, anche se l' highlight maggiore da ragazzo fu la finale del Roland Garros persa contro Yzaga nel 1985. Roland Garros. Questa fu la parola magica dell'infanzia dell'austriaco, quel sogno che lo spinse più di ogni altra cosa a diventare professionista, per emulare le gesta del suo idolo assoluto, Borg. Quella finale persa gli lascio tanto amaro in bocca, "ma la consapevolezza che su quel centrale prima o poi avrei vinto la coppa che conta".


Thomas Muster Inizia così la carriera di Muster nel Gran Prix mondiale. Il suo primo successo open fu a Hilversum nel 1986. Una delle statistiche più curiose di Thomas è la sua capacità di difendere i titolo dell'anno prima, in vari tornei; ed il suo record di vittorie in Italia, ben 11, di cui 3 volte il prestigioso titolo romano e 3 volte il titolo a Firenze, dove lo vidi giocare live per la prima volta tanti anni fa. Mi impressionò il suo ruggito da leone, la sua forza di gambe, la rotazione pazzesca che imprimeva alla palla con il diritto. Giocava un colpo mancino con una preparazione ampia, un po' macchinosa, con la racchetta (tirata a 40 kg!) che andava ben dietro assecondando la rotazione del busto e della spalla, e le gambe sempre ben divaricate e piegate; poi con una frustata violentissima sparava tutta la sua forza in avanti, con l'attrezzo che cadeva basso per risalire improvviso con il polso aperto, in modo da imprimere uno spin poderoso alla palla. Non giocava particolarmente lungo Muster, ma le sue traiettorie arrotatissime erano vivaci e quasi impossibile da attaccare. Thomas ti "finiva" a forza di scambi, cambiando ritmo dopo alcuni palleggi, cercando il vincente con delle accelerazioni anomale dopo essersi aperto il campo. Soprattutto ad inizio di carriera Muster era un regolarista. Correva come un matto cercando di colpire quasi solo diritti, coprendo il rovescio. Non che disdegnasse di tirarlo, anzi. Era un buon rovescio ad una mano, con una esecuzione apprezzabile in fase di palleggio, ma diventava vulnerabile se attaccato perché era un colpo poco sensibile e giocato troppo di polso.

Del resto Muster aveva poco tocco in genere come dimostra la mostruosa tensione della sua racchetta, molta forza e concentrazione, più un picchiatore che un fiorettista. La dimostrazione più eloquente di questa lacuna è il suo record in carriera contro Edberg: nessuna vittoria, nemmeno su terra rossa! Stefan lo metteva sotto pressione continuamente dal suo lato destro, e Muster finiva in balia dell'angelo svedese, cercando passanti stretti troppo lenti o lob solo difensivi. Solo quando l'austriaco riuscì a rinforzare il rovescio ed ottenere qualcosa in più dal servizio fece il vero salto di qualità vincendo vari attuali Master Series ed il sospirato Roland Garros, a metà degli anni novanta, nella sua "seconda carriera".

Seconda carriera si, perché la vita sportiva e non solo di Muster ebbe una frattura il 1° aprile 1989 a Key Biscayne. Giovane, fresco numero 3 del mondo, nel pieno della forma ed in grande crescita sportiva aveva appena battuto nella semifinale del grande torneo sul cemento la "pantera" Noah per 6-2 al 5° set. Lo aspettava in finale Re Lendl. Ostentava sicurezza Muster in sala stampa, dicendosi fiducioso per questa finale. Il fato malvagio gli si presentò sotto forma di un ubriaco al volante di un'auto impazzita nel parcheggio dell'impianto, che lo colpì violentemente alle gambe mentre Thomas rimetteva le borse nella bauliera della sua auto. Un ginocchio da ricostruire completamente fu il duro responso medico. Qualche "luminare" americano gli disse che la probabilità di ritornare come prima era modesta. Testardo come un buon montanaro, disse al mondo intero che sarebbe ritornato, presto e più forte di prima. Subì una lunga e dolorosa convalescenza, decine di punti gli segnarono per sempre la gamba ferita. Mi fece una enorme impressione vedere una foto sul giornale in cui Muster, a poche settimane dall'incidente, si allenava in campo seduto su di una panca di legno appositamente costruita dallo zio per permettergli di star in campo e tirare diritti. Teneva la gamba infortunata (rinchiusa nell'augusta doccia gessata fino all'anca) distesa sulla panca, e colpiva con tutta la sua forza serie di 50 palle sparate da una macchina a varie altezze! "E' una furia, mai nemmeno immaginata una cosa del genere!" disse il suo coach Ronnie Leitgeb, ex giornalista e da sempre all'angolo di Muster. Forse personalmente sentivo ancor più quell'immagine perché io stesso ero costretto a letto da una gamba rotta e malandata…

Il destino poi volle che Muster molti anni dopo (1997) vincesse proprio a Key Biscayne il suo ultimo grande torneo, il 44° in carriera. Muster tornò a tempo di record. Dopo qualche mese in cui fece il possibile, non giocando ai livelli di prima (nonostante una vittoria nel piccolo torneo di Adelaide nell'opening 1990), iniziò una cavalcata vincente nella primavera del '90, con molte vittorie tra cui spicca la prestigiosa vittoria al Foro Italico contro il russo Chesnokov da cui aveva preso poche settimane prima in finale a Montecarlo. Thomas fu di parola con il pubblico romano, visto che l'anno prima si presentò con le stampelle a ricevere un premio in campo e giurò agli appassionati che sarebbe tornato l'anno dopo, magari in finale! L'austriaco è ormai tornato ai livelli che gli competono, anche se tende a giocare soprattutto sul rosso, sia per caratteristiche tecniche, sia per proteggere il povero ginocchio. Nelle stagioni 90-94 Muster vince moltissimo, è uno dei giocatori più continui e difficili da battere, non regala mai niente all'avversario, gioca uno stupendo tennis percentuale sfruttando al massimo i suoi punti di forza. Ma manca l'acuto in uno slam, e manca spesso contro i più forti, anche perché contro i migliori la sua pressione forse non è abbastanza per vincere sempre.

Nel 1995 avviene una crescita soprattutto sul rovescio e nella sua attitudine in campo. Seguendo le orme di Wilander, sposta il baricentro del suo gioco più in avanti, entra di più in campo, gioca più spesso il rovescio coperto per aprirsi il campo e non solo per reggere lo scambio, lavora tutto l'inverno sul servizio per ottener di più, adotta una racchetta più lunga di 3 cm per migliorare la spinta. Tutti questi accorgimenti lo portano alla straordinaria e meritata vittoria al Roland Garros, oltre ad altri successi di prestigio contro i migliori, come la vittoria nel Super9 di Essen in cui sconfisse indoor il magico Sampras di quell'anno. Chiude l'annata al 3° posto del ranking, suo massimo in carriera di fine stagione. Raggiunse per qualche settimana anche la 1° posizione del mondo l'anno seguente, come premio per una carriera incredibile. Questa nuova forza interiore combinata alle migliorie tattico-tecniche lo portano ad essere tra i migliori anche sul duro, sempre lottando allo stremo delle forze. Emblematico del suo animus pugnandi il torneo di Montecarlo del magico 1995, in cui sconfisse il suo compagno di team Andrea Gaudenzi in semifinale, arrivando a fine match completamente disidratato. Passò la nottata in ospedale a reintegrarsi, mentre Becker, l'altro finalista, già "godeva" per una probabile vittoria contro un avversario a pezzi. Muster invece arrivò al Country Club tirato a lucido, un vero e proprio Lazzaro tennistico, capace di dare un durissimo 6-0 a quinto set ad un allibito Becker, che lo accusò poco velatamente di doping. Scattò la furia di Muster che si sottopose volontariamente e pubblicamente ad esami antidoping per mostrare la sua innocenza di fronte all'arrogante rivale. Ne usci alla grande, dimostrando come la volontà sia il primo e più naturale dei doping!

Questo episodio è solo uno dei tanti che costellano la vita del bizzarro austriaco. Infatti la sua scorza durissima, il suo atteggiamento scattoso da semi-epilettico in campo celavano una persona assai sensibile e colta nella vita reale. Un ragazzo divertente, con una cultura personale sopra la media. Non era strano vederlo leggere di filosofia nella sua meravigliosa residenza di Montecarlo in compagnia di Gaudenzi, che gli faceva compagnia sui libri studiando diritto per la sua carriera da avvocato. Pur essendo un fanatico dell'allenamento (chiedere al nostro Andrea, che si è aggregato per anni al team Muster-Leitgeb), Muster non terminava mai la sua giornata nel dolce far niente di casa, ma piuttosto si armava di colori e pennello per dipingere quadri naturalistici di ottimo pregio, tutt'altro che Naif. Oppure armato di bacchette scaricava la sua "rabbia agonistica" suonando la batteria. Pare che spesso sempre a Montecarlo ci fossero delle vere sfide dietro ai tamburi con Big Jim Courier (uno con caratteristiche simili a quelle di Thomas sia in campo che nella vita), match all'ultimo virtuosismo ritmico addirittura più sentiti di quelli in campo!

Altro aneddoto divertente è targato torneo di Firenze, non mi ricordo di che anno. Muster è atteso in campo, ma non arriva! Lo cercano senza esito. Arriva di corsa con un taxi, in borghese, con la sua valigetta di legno: s'era talmente immerso nella campagna di Greve in Chianti a dipingere i colori primaverili delle dolci colline toscane da perdere il senso del tempo! Muster ha vissuto in Australia, lontano dalle luci della ribalta, a pescare negli atolli dell'oceano, a guidare elicotteri, a divertirsi con la sua splendida compagna, fino a recenti problemi coniugali che l'hanno spinto a tornare sia in patria che… in campo! Nell'estate del 2003 si è presentato a Graz in pompa magna, per delle esibizioni estive, riservandosi addirittura l'intenzione di tornare nel circuito ATP. Tirato a lucido fisicamente, il buon Thomas regala ancora spettacolo, ma nel Senior Tour, dove da vita a match all'ultimo sangue con McEnroe & C. Fortunatamente non è tornato nel professionismo: scelta giusta e più logica per un ragazzo così intelligente.







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