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Profili di Campioni

Andy Murray, ruvido, rissoso, dalla scozia con talento

10/10/2007
Andy Murray

Sporco, brutto e cattivo, la classica definizione del Bad Boy. Tutto questo è Andy Murray, o forse no. Di sicuro irascibile, duro, senza peli sulla lingua nella sua vis polemica che esterna di getto, da ragazzo spontaneo, senza compromessi. L'opposto di Tin Henman, il bravo ragazzo sempre sorridente e politically correct in pieno stile Oxfordiano, il maritino ideale per tutte le figlie. Eppure Andy ha tutto per sfondare al massimo livello sia in campo che fuori, facendo breccia nel cuore volubile e appassionato dei sudditi di sua maestà, ancor più di Timbledon, che purtroppo sta appendendo la racchetta al chiodo senza aver vinto in carriera niente di veramente epico, come i tifosi inglesi sognavano dopo 70 anni di vacche magrissime.

Inglesi, no, British. Non chiamate Andy inglese, perchè vi guarderà con lo sguardo ancor più torvo del solito, sotto quel cesto ispido di capelli rossicci sempre spettinati e indiavolati. Murray è orgogliosamente scozzese, sbandiera la sua provenienza con patriottismo totale, tanto diventare idolo assoluto di coloro che lottano per l'indipendenza culturale scozzese, come il mitico Sean Connery che lo ritiene "uno di noi". Un "Braveheart" moderno con la racchetta (non a caso dichiara Andy che la pellicola di Gibson è nettamente il suo film preferito), che entra spesso e volentieri in polemica con la parte inglese del suo paese, appena se ne presenta la possibilità, esternando tutta la sua grinta e provocando la rabbia dei giornalisti inglesi, che non mancano occasione di coprirlo di insulti. Clamoroso il caso dei mondiali di calcio 2006, in cui a precisa domanda su chi tifasse in occasione della rassegna, rispose stizzito "spero che vincano tutti fuorché l'Inghilterra". Apriti cielo, proprio durante Wimbledon... Centinaia le email minacciose ricevute, ma niente più che cicatrici di guerra da mostrare agli amici per lui. Anche con la federazione gioie e dolori. Andy da un lato collabora con l'istituto nazionale che gli ha affiancato un coach esperto come Brad Gilbert (del quale si dirà più avanti) contribuendo a pagarne parte dell'oneroso cachet; dall'altro non manca occasione per sparare velenose frecce contro il palazzo, un'orda di incapaci che hanno rovinato il fratello Jamie, anche lui tennista di un anno più grande; segue il licenziamento dopo pochi mesi di lavoro dell'ex giocatore Petchey che gli era stato assegnato come coach, poi gli errori in Davis, critiche a trasferte, alle carenti strutture che lo "costrinsero" ad emigrare in Spagna per crescere tennisticamente, addirittura critiche alla scelta delle palle che lo mandano fuori palla durante gli allenamenti in patria nei centri federali! Federazione che più di una volta ha preso dure posizioni contro questi assalti verbali, multandolo in modo esemplare dopo le escandescenze in Davis passate in diretta nazionale sulla pudica BBC. Pubbliche scuse da parte di Murray? Macché, Andy rincara la dose affermando di vergognarsi per una prestazione "pessima, abbiamo giocato come donnicciole". Insomma, un personaggio ingombrante, rissoso e scomodo, ma dotato di un talento che non si vedeva da tanti anni tra i ragazzi British, e quindi da tutelare e aiutare per farne spiccare il volo.

Gongola McEnroe, che lo elegge tra i suoi preferiti per il personaggio ma anche per qualità tecniche. E non solo lui. Sua Maestà Federer l'ha eletto a sicuro campione del futuro dopo la finale del torneo di Bangkok, giocata nel 2005 e che ha rivelato Murray al grande pubblico, e poche volte Roger sbaglia le sue valutazioni. Andy però deve ancora maturare, molto, a 360°. Si dice nell'ambiente che preferisca giocare ore ed ore alla sua amatissima Playstation piuttosto che sputare sangue in campo, ama perdersi nella musica col suo Ipod e magari "fuggire" per serate intime con la sua splendida girlfriend. Ecco spiegata la scelta (azzeccata) di affiancargli Brad Gilbert come coach, uno che ha saputo inculcare il dogma del lavoro e dell'umiltà ad un certo Agassi, facendolo diventare un campione vero ed una persona stimata da tutti dopo una giovinezza a dir poco movimentata. Dove ricercare questa spigolosità di carattere di Murray? Una parte è innata, proveniente dal suo sangue scozzese, ribelle per natura. Pare che la madre Judy, maestra di tennis che lo avviò al suo sport insieme al fratello quando aveva 3 anni, sia un po' ingombrante e ne alimenti il caratterino poco docile. E chissà che la tragedia che Murray ha sofferto in infanzia non abbia lasciato qualche scoria dentro la sua testa, se è vero quel che affermano gli psicologi, che i traumi infantili segnano per sempre il carattere.

Era il 13 marzo 1996, un giorno come un altro, piovoso nella sua Dunblane, piccolo centro nel nord della Scozia, paesello meta di pochi turisti, di passaggio. Andy aveva solo 8 anni, e frequentava la scuola primaria insieme al fratello. La morte arrivò improvvisa in quel quieto istituto per mano di Thomas Hamilton, un 43enne disturbato che mise in scena la sua vendetta contro le istituzioni locali, ree di averlo allontanato dal gruppo scout che coordinava per via dei suoi modi violenti di trattare i bambini, e accuse poco velate di pedofilia. Armato come Rambo, fece irruzione nella palestra della scuola, freddando in pochi minuti 16 poveri bambini, un insegnante e ferendo una dozzina di altri studenti, prima di suicidarsi sparandosi un colpo in bocca con la sua pistola Browning. La peggior strage che si ricordi nel Regno Unito, un dramma nazionale che ha segnato per sempre la coscienza Inglese e la cittadina di Dunblane, ora "la città del Mostro". Andy era lì, visse quella sparatoria, scampandola per merito di maestro che con un gesto eroico riuscì a sottrarre dal fuoco del folle alcuni bambini, buttandoli di peso dentro la stanza del preside, salvandoli dal tiro assassino del maniaco. Andy non ricorda quasi nulla di quella tremenda mattinata, era piccolo ed è un classico rimuovere i traumi dalla parte cosciente. Non parla volentieri di questa pagina nera della sua vita, anzi, si stizzisce ogni volta che gli viene ricordato, anche se sono frequenti le domande al riguardo. Ricorda solo scene di pianto di tutti i compagni scampati al massacro, ricorda le famiglie che correvano alla scuola a riprendere i bambini, l'invasione dei giornalisti e delle tv nella quieta cittadina, le settimane seguenti nel tentativo di tornare alla normalità. Cerca di chiudere nel cassetto più lontano quel ricordo, ma appena vinse il suo primo importante torneo (Us Open Junior nel 2004) dedicò alle vittime del massacro il successo, "perchè voglio che Dunblane non sia più ricordata come la città del Mostro".

Andy Murray
Andy ha bruciato le tappe nella sua crescita tennistica. A soli 13 anni vinse l'Orange Bowl, pur dividendosi tra tennis e calcio. Fece la scelta definitiva per la racchetta quando i Glasgow Rangers lo scelsero per la loro selezione giovanile, ed Andy rifiutò, volando in Spagna all'accademia Sanchez-Casal, dove si formò anche tecnicamente. Vedendolo giocare infatti non ha quasi nulla dell'archetipo del tennista erbivoro inglese. Murray è un giocatore completo a tutto campo, visto che non ha lacune tecniche particolari e sa governare con buona disinvoltura tutte le situazioni di gioco. Non è un attaccante puro, nemmeno un giocatore di rete, tanto meno un contrattaccante. La forza di Andy è quella di saper variare ritmi, angoli e velocità di palla a seconda delle situazioni e dei rivali. Cambiando continuamente le carte in tavola riesce a distruggere il gioco di ritmo e pressione dei tennisti moderni, tutto corsa e potenza in scambi serrati. Lo scozzese riesce con estrema disinvoltura a rispondere a colpi liftati e potenti dei rivali con pallette di varia traiettoria, altezza di parabola e rotazione, sia in back che piatto, o ancora liftato montandoci sopra e dandoci dentro. Questo grazie ad una mano educata e capacità tecniche sopra la media. Ricordo contro Nadal agli Australian Open un match in cui trovò per oltre un ora un ritmo al servizio pazzesco, degno dei migliori battitori del circuito, con cui riusciva ad aprirsi il campo. Con facilità irrisoria governava gli spin avvelenati dello spagnolo, caricando il drittone con un'apertura ampia e scaraventando bordate sulle righe; allo stesso modo col rovescio, movimento corto e molto composto, reggeva con disinvoltura il pressing ed accelerava esplodendo lungolinea senza apparente sforzo, con gesta di "gattoniana Mecir" memoria. Un oretta di tennis stellare, una lezione. Una oretta appunto, perchè il principale limite di Andy oggi è la tenuta fisica alla distanza che non gli permette di mantenere altissimo il livello del suo gioco per molto tempo. Un longilineo come lui avrà difficoltà a metter su molti muscoli, anche se ci stanno lavorando. Gilbert l'ha subito indirizzato verso il rafforzamento della struttura muscolare, tanto da farlo lavorare col pugile Amir Khan (Murray ama la boxe, soprattutto il mitico Alì e l'inglese Ricky Hatton).

Andy Murray
Murray è intelligente e versatile in campo, assistito dal miglior stratega del circuito, quello che prende giocatori già formati e gli da quel pizzico in più per limarne i difetti e farli rendere al loro 100%. Però l'aspetto su cui Brad Gilbert deve assolutamente lavorare è sul "piano 2", cioè l'alternativa quando il game plan di Murray non funziona a dovere. Andy è perfetto per stravolgere il gioco degli altri, variare, mandare fuori palla, approfittando degli errori ed entrando in campo per aggredire le palle interlocutorie dei rivali di turno. Però quando questa tattica non rende, allora paradossalmente non riesce a dare una svolta decisa, prendendo una strada che gli possa far girare il match a favore. Con la sua buona intelligenza tennistica ed i mezzi tecnici che possiede dovrebbe esser un passo naturale, invece ancora stenta a far questo salto, decisivo. Esempi lampanti di questa situazione le sberle rimediate in primavera sul duro americano contro Djokovic. Novak giocò contro Andy in modo perfetto, con il suo forte pressing e le sue accelerazioni micidiali. Andy provò a smorzare i ritmi, a variare angoli e rotazioni, ma Djokovic riusciva sempre a spingere e prendere il possesso del campo. Murray dimostrò i suoi limiti cercando sempre variazioni inefficaci, cercando di rompere il ritmo, invece di provare un cambio totale di rotta, come attaccarlo verso la rete o provare a giocar sul ritmo anche lui, tennis che non è proprio ideale ma che possiede tecnicamente. Pare un controsenso, ma è così: Murray ama far giocar male gli altri con mille variazioni, ma quando questo non funziona, allora va in confusione lui stesso. Segno di materiale ancora grezzo, da limare. Gilbert sa di aver un marmo di Carrara purissimo da plasmare a forza di piccole martellate, duro per la scorza scozzese ma fragile per i tanti infortuni che subisce nonostante la giovane età. Quest'anno ha saltato tutta l'estate per colpa di un guaio al polso rimediato contro Volandri ad Amburgo, ed anche le caviglie sono delicate (tanto da proteggerle con appositi tutori).

Nel suo metro e novanta ha apertura alare per dominare la rete, e tocco interessante, ma preferisce giocar dietro e poi avanzare se necessario. Scorie forse degli anni passati sul rosso ispanico, dove era chiamato "el Flojo" per la sua indole pigra. Pochi come lui hanno un rovescio bimane micidiale ed un back sicuro con cui variare i ritmi, un dritto fulminante ed un tocco di palla delicato. Murray non ha ancora vinto un grande torneo, solo un paio di acuti negli States in eventi di medio livello. Il potenziale è enorme, il carattere da vincente, ha al suo angolo il miglior coach del circuito, quindi le premesse per vederlo competere per le vittorie negli slam ci sono tutte. L'ha dimostrato battendo quasi tutti i migliori, Federer compreso l'anno passato. E' pronto a spiccare il volo, alzare coppe e firmare autografi, tutti. Si, Andy s'è ripromesso di firmare tutti gli autografi che i ragazzini gli chiedono, poiché anni fa restò molto deluso da un distratto Agassi che a Wimbledon gliene negò uno. Ruvido, ma dal cuore d'oro. (articolo pubblicato sul numero di ottobre della rivista 0-15 Tennis Magazine)



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