
Gli slavi si sa, sono un popolo bizzarro, straordinario, ricco di talento.
Primeggiano storicamente nello sport, anche nel tennis. Monica Seles
basta e avanza per rappresentare la categoria. E poi come imparano le
lingue straniere! Italiano compreso, sarà per la vicinanza col nostro
bel paese, per la Rai che ben si riceve sulla costa adriatica. Ragazzi
giovani, affamati di successo (e da una recente tirannia e guerra),
che cercano di emergere mostrando la loro grinta ed il loro talento.
Novak "Nole" Djokovic rientra a pieno titolo in questa categoria. Da
qualche anno si parla di lui come il futuro Messia del tennis. È cresciuto
velocemente, elevandosi a minaccia per il duo Federer - Nadal. Djokovic
ha rotto l'incantesimo, finalmente. Un successo che viene da lontano,
da Kopaonik con precisione.
Un paesino di montagna, turistico, il feudo della famiglia Djokovic.
Srdjan, padre di Novak, da ex sciatore professionista salì a Kopaonik
per lavorare presso la scuola di sci "Genex". Conobbe la giovane istruttrice
Dijana, e ben presto si sposarono. Gestivano un piccolo ristorante pizzeria,
tirando avanti tra mille difficoltà in annate grigie, segnate dalla
guerra civile nei Balcani. Con sacrifici e dignità mettono al mondo
tre frugoletti, Novak, Marko and Djordje. Novak viene subito allevato
a pane e sci, buttato in pista quasi prima di camminare. Il padre è
stato anche un buon calciatore, e sognava per lui un futuro da centravanti
o discesista. Però davanti al loro piccolo maniero costruirono tre campi
da tennis. Sport strano, si corre dietro a quella piccola palla, da
colpire con forza e precisione. Nole è affascinato, chiede una racchetta;
i genitori, che poco conoscono questo sport, acconsentono alle voglie
del figlio, che viene avviato al tennis a 4 anni. Mai scelta fu più
azzeccata. Il piccolo è un prodigio, e la benedizione arriva all'età
di 8 anni, grazie a Jelena Gencic, leggenda del tennis dell'ex Jugoslavia.
Un aneddoto dalla campionessa spiega tante cose: "Non dimenticherò mai
quando quel bambino arrivò sul mio campo, con un borsone tutto attrezzato,
quasi da professionista. Gli chiesi: chi ti ha preparato tutta quella
roba? Io, mi rispose. E che vuoi farci? Diventare il miglior giocatore
del mondo. La stessa risposta mi era arrivata molti anni fa da una ragazzina,
si chiamava Monica Seles. Lui è stato il più grande talento che ho potuto
seguire dai tempi di Monica". La mano dell'allenatrice è rimasta indelebile.
Coordinazione, determinazione, grinta. Lo sport può essere la via di
fuga, il riscatto per una famiglia che ben lo conosce e che può uscire
dal dramma che vive il suo paese.
A soli 12 anni Djokovic fa il primo viaggio: direzione Monaco di Baviera,
presso l'accademia di Niki Pilic che per tre mesi l'accoglie e istruisce.
"Sarà un'esperienza fondamentale, ho imparato ad esser indipendente".
In Germania aggiunge progressi tecnici alla base motoria metabolizzata
fin dall'infanzia, aspetto oggi determinante nel suo tennis, valorizzando
al massimo le straordinarie capacità atletiche, di reattività e coordinazione.
Ma secondo Niki "L'arma più importante nel tennis di Novak non sono
i colpi o la forza atletica, ma la sua stabilità mentale. Un giorno,
mentre ci riscaldavamo, mi disse che non voleva sprecare la sua carriera.
Era giovanissimo, ha sempre avuto idee molto chiare sugli obiettivi,
da raggiungere focalizzandosi totalmente". La permanenza all'Accademia
di Pilic si rinnova, e dura più di due anni. Sarà un'esperienza di vita
prima che tecnica. Non ritorna spesso a casa, e il distacco dalla madre
pesa. Continua a migliorare e coltiva il suo interesse per le lingue
straniere, assecondando il suo naturale spirito comunicativo, la voglia
di conoscere che ancora lo anima e lo rende uno dei giocatori più estroversi
e simpatici. Per diventare un tennista vero la strada è lunga, c'è da
trovare un coach ed un team che lo assista nel delicato passaggio al
professionismo. C'è l'Italia lì accanto, che Novak ha sempre sognato:
prepara di nuovo il "fagotto", e parte. Incontra Riccardo Piatti che
prende sotto le sue sapienti ali questo piccolo prodigio, allenandolo
e facendogli capire che brutta bestia è il tennis dei grandi. Il loro
rapporto è splendido, però il destino non vuole che sia Riccardo al
suo angolo quando Novak alzerà il suo primo slam. Piatti vede lontano,
sa benissimo che Novak sarà un futuro campione; ma Ivan Ljubicic è l'investimento
di una vita, tecnico e umano, e non si può lasciare il croato proprio
ora, nel miglior momento della carriera. A malincuore e senza alcun
rancore Nole e Riccardo si salutano dopo otto mesi splendidi, in cui
imparerà anche un discreto italiano.

Inizia a lavorare nel 2006 con Marian Vajda, ex giocatore slovacco,
uno che pedalava duro, stringendo un rapporto anche di amicizia. Siamo
già nei primi anni del professionismo, ma Novak ha alle spalle anche
dei titoli giovanili. A 14 anni è campione europeo in singolo, doppio
ed a squadre. L'anno seguente vince importanti tornei U16 in Francia
e la prestigiosa Prince Cup di Miami. Nel 2003 a Latne (Francia) vince
la medaglia d'oro come miglior U16 del vecchio continente, ed esordisce
sul circuito ITF vincendo un Future in Serbia. Nel 2005 il debutto in
uno slam, con una batosta memorabile rimediata da Safin, poi vincitore
del torneo. Il tennis pro è duro, ma Nole c'è, cresce match dopo match,
terminando l'annata al n.78. Nel 2006 arriva il primo titolo ATP ad
Amersfort, seguito da quello di Metz. L'exploit a Parigi, dove raggiunge
i quarti contro Nadal. È il giocatore più giovane tra i top20. Finisce
l'anno al n.16, Novak è pronto a spiccare il volo verso la vetta. Il
2007 è l'anno della consacrazione. Vince al Masters Series di Miami
dopo aver perso la finale di Indian Wells; raggiunge le semi a Parigi
e Wimbledon. A Montreal gioca da favola, mettendo in fila Roddick, Nadal
e Federer, i primi tre tennisti al mondo nello stesso torneo! A New
York perde in finale contro Federer. Nole è la terza forza del circuito.
Finisce un'annata strepitosa con le gomme sgonfie. Ma nell'inverno lavora
bene e si presenta tirato a lucido a Melbourne, dove spazza via tutti
i rivali, Federer compreso in semifinale, travolto dal ritmo forsennato
che Nole impone agli scambi, scattando come una molla su tutte le palle.
Batte Tsonga in finale, è il primo slam in carriera. Primo sì, perché
altri ne seguiranno. Con quel tennis completo, fatto di ritmo e angoli,
capacità di variare schemi e tattica, sostenuto da una mano eccellente
ed una fiducia totale in se stesso, ha armi per competere su ogni superficie
e contro ogni rivale. Il limite di Novak? Forse il cielo…
Novak ama anche il calcio, che sogna di praticare attivamente una volta
appesa la racchetta al chiodo. Fuori dal campo ama navigare sul web,
ascoltare musica pop tranquilla e preferisce una bella cena casereccia
ai fasti dei gourmet internazionali, niente come la cucina della mamma!
Il fratellino Marko è campione serbo under 16, e si allena con il più
piccolo Djordje sotto la supervisione di Pilic. Lo stesso Novak ha avvertito
il mondo: "La mia famiglia è stata sempre la mia ispirazione, senza
di loro non sarei mai arrivato qua, gli devo tutto. E non ci sono solo
io. Il treno dei Djokovic è partito, e andrà molto lontano". (articolo
pubblicato sul numero di Maggio 2008 della rivista 0-15 Tennis
Magazine)
