Nell'aprile del 2002, durante il torneo casalingo di Barcellona, Sergi
Bruguera ha annunciato la sua decisione di ritirarsi dalla vita agonistica,
dopo molti anni di battaglie e tante vittorie. Erano ormai diverse stagioni
che lo spagnolo navigava ai margini del grande tennis, disputando tornei
minori e sottoponendosi alle qualificazioni negli eventi maggiori. Non
una fine gloriosa per un grande del tennis degli anni '90; tuttavia giocava
con estrema dignità, sospinto dall'amore per questo mondo che gli ha regalato
una carriera formidabile. Tanti problemi fisici ne hanno limitato la competitività
al massimo livello nelle ultime stagioni, ma Bruguera ha sempre creduto
in cuor suo di poter rientrare nel grande giro, o almeno di poter togliersi
ancora la soddisfazione di sgambettare qualche big qua e la, e questo
gli dava ancora motivazione per andar avanti, seppur nella penombra, dopo
molte stagioni alle luci della ribalta. Recente la sua vittoria nel nostrano
challenger di Barletta, contro il nostro stagionato Furlan, ultima vittoria
pro di una lunga e fortunata carriera. Dichiarò che quella vittoria gli
avrebbe dato spinta e morale per il resto della stagione; invece ha deciso
di smettere.
Bruguera è stato un vero arrotino se mai ce n'è stato uno, le sue traiettorie
alticce erano cariche di uno spin spesso incontrollabile per la racchetta
nemica. Col diritto, il colpo migliore, imprimeva un micidiale carico
alla palla, grazie ad un polso totalmente aperto ed un movimento quasi
sempre frontale; in un'ampia apertura il braccio andava ben dietro-laterale
con le gambe quasi sempre rivolte alla rete e poco piegate; al momento
dell'impatto, ben lontano dall'anca per sfruttare al massimo la leva dell'attrezzo,
partiva una velocissima spazzolata di spalla e gomito, con una chiusura
ampia ma molto fluida, per quanto un gesto del genere lo possa essere.
Il peso del corpo andava sempre nell'effetto visto che Bruguera pareva
quasi cadere all'indietro in certe esecuzioni così esasperate per poi
ruotare nella spinta assecondando la palla, anche se l'azione del braccio
e del polso-gomito resta sempre prevalente. Ma sbaglia chi considera lo
spagnolo capace soltanto di un colpo così arrotato. Bruguera aveva una
mano delicata, che mostrava troppo raramente nei suoi match. Non penso
che ci sia mai stato un contrattaccante puro ispanico con una mano così
dolce, e così capace tecnicamente di chiudere a rete in ogni soluzione.
Chiaramente difettava di posizione nei pressi del net, più per desuetudine
nel trovarsi a certe latitudini in campo che per intelligenza tennistica,
in cui eccelleva. Poche discese a rete, ma con quell'allungo e con quel
tocco sbagliava raramente una volee, anzi, ne giocava molte bellissime.
Per non parlare delle smorzate in cui esaltava la sua sensibilità; nascondeva
fino all'ultimo istante il movimento, accarezzava delicatamente la palla,
magari proprio dopo uno scambio estenuante in cui aveva sballottato l'avversario
da un angolo all'altro a forza di dirittoni toppatissimi. Poi un colpo
in cui Sergi era fantastico: quando era chiamato a rete per rispondere
ad una volee corta scivolava verso la palla, quasi appiattendosi al livello
della terra con la gambe ben divaricate, nel cercare il massimo equilibrio,
quasi fosse un ninja nipponico, e di puro tocco passava stretto, riscrivendo
il suo manuale della geometria applicata su un campo da tennis. Bellissime
giocate, ne ricordo davvero tante, contro i migliori specialisti della
rete. A questo bagaglio tecnico va aggiunto un servizio di tutto rispetto,
che dal suo metro e novanta gli portava spesso diversi punti; arma che
ha poi migliorato nel tempo e grazie al quale arrivarono interessanti
risultati anche indoor e sul duro nella seconda parte della carriera.
La seconda di servizio invece, da buon terraiolo, era meno incisiva e
carica di lift. Un muro alla risposta, anche se cercava più una posizione
di vantaggio in campo che un vincente diretto. Il suo tennis era noioso?
Contro gli attaccanti passanti, risposte, lob, …che match! I più belli
per il contrasto di stile.
Sarà la stagione 1993 a consacrarlo tra i grandi del tennis. Dopo il bis
a Montecarlo si aggiudica il Roland Garros sconfiggendo il Courier dominante
di quell'anno in una battaglia memorabile vinta al 5° set. Nell'estate
vince anche a Gstaad, Praga e Bordeaux; chiude l'anno con la sua prima
apparizione al Master, in cui perde con onore i suoi tre match impegnando
severamente Sampras; arriva al numero 4 a fine anno, suo best ranking
di fine stagione, mentre il suo massimo assoluto sarà il terzo posto.
Ottima anche l'annata 1994, con la conferma del titolo del Roland Garros,
molti tornei vinti ed una importante semifinale al Master in cui mette
paura a Becker infilandolo ripetutamente con i suoi passanti. Ormai Bruguera
è uno dei tennisti più forti al mondo, temuto dai suoi rivali e pericoloso
anche sul duro. Nella stagione 1995 inizia il calo di Sergi, iniziano
i primi guai fisici, non arriveranno più vittorie nei tornei ATP. Ottiene
buoni risultati, ma non grandi acuti, solo la semifinale a Parigi persa
contro Chang. Da qui in avanti la sua carriera andrà avanti a strappi,
a causa dei suoi malanni. La stagione 1996 vede il solo highlight nel
torneo Olimpico, in cui perde la finale contro Agassi, e chiude l'annata
solo all'81° posto. Migliorano in quell'inverno le sue condizioni fisiche,
ed il 1997 lo rivede protagonista, con la finale persa al Lipton contro
Muster dopo aver battuto il miglior Sampras in semi in uno dei match più
belli dell'anno, e soprattutto al suo Roland Garros, in cui rinasce arrivando
in finale, sconfitto dalla vigoria e dai colpi dell'emergente Guga Kuerten.
Altri buoni piazzamenti gli fanno chiudere l'anno al #8, ma non ci saranno
altre vittorie in tornei. Poi ancora problemi seri alla spalla, la caduta
rovinosa in classifica, i vari rientri in punta di piedi, ma senza vere
soddisfazioni.
