10/07/2009
Edizione Storica. Detta così potrebbe apparire la solita frase scontata, detta e ridetta, visto che Wimbledon è la storia del tennis. Quest'anno però non c'è appellativo più calzante per descrivere i Championships appena conclusi. Un torneo a tratti esaltante, che ha scritto alcune pagine di storia del nostro sport per le gesta in campo, arricchito da episodi curiosi che resteranno nel foto album dell'All England Club.
Partiamo dalla fine, l'epilogo del torneo. Dopo oltre quattro ore di tennis serrato, rarefatto ma di incredibile intensità, Roger Federer salta di gioia dopo aver trasformato il match point, il primo concesso da Andy Roddick. Beh, che c'è di strano? Roddick da Roger ha perso 18 volte su 20... Invece no, c'è molto di più. E' un match point storico, che entra nei libri dello sport per la porta principale. Federer ha vinto una finale thrilling, è il suo sesto titolo a Wimbledon ma soprattutto è il quindicesimo titolo del Grande Slam. Quindici, record di tutti i tempi. Quindici, come un punticino del nostro sport. Quindici dopo quindici, servizio dopo servizio, Roger ha battuto il miglior Roddick mai visto. Andy ha giocato un torneo straordinario per qualità, intensità, capacità di giocare tatticamente in modo impeccabile massimizzando le forze e coprendo le debolezze. Non più quei rovesci ballerini, mai una scelta errata. Tra i suoi scalpi uno Hewitt ritrovato e il lanciatissimo Murray, tutti battuti di forza. Un Roddick così tosto da costringere Federer ad un'imprevista maratona, terminata 16 a 14 al quinto. Sì, 16 a 14! Questo match entra nella storia perché mai c'era stata in una finale un long set così clamoroso, tanto da far apparire la conclamata sfida dell'anno scorso contro Nadal uno sbiadito ricordo.
Altri record della finale: con 77 games è la più lunga della storia, ed il quinto il set è il più lungo mai disputato in una finale come durata, 95 minuti. Inoltre Federer s'è prodotto in 107 punti vincenti e 50 ace, record assoluto per una finale. Numeri da capogiro. Roddick ha servito benissimo, ha giocato con coraggio tutti i punti, nessuno escluso. E quando ha sbagliato l'ha sempre fatto con un'idea dietro. Bravissimo. Lo sport a volte è crudele, perché Federer è un campione di una spanna (facciamo qualcuna…) superiore al bombardiere del Nebraska, ma se ci fosse una giustizia divina, una mano invisibile, questa finale doveva vincerla Roddick. Andy ha giocato il match della vita, impossibile chiedergli di più. Non è bastato perché Federer aveva a portata di mano l'appuntamento con Storia, quella con la S maiuscola. Sampras è arrivato a Londra a match iniziato, era lì ben in vista nel Royal Box, trepidante di sapere se il suo record di 14 Slam sarebbe stato cancellato. Così è stato, e lo stesso Pete s'è fatto immortalare con Rod Laver, Bjorn Borg e Federer al termine della finale. I più forti sempre, tutti insieme, altro piccolo evento storico. Questa istantanea resterà la cartolina più bella del torneo. Di fronte a tanti record, il fatto che Roger sia tornato anche n.1 è passato in secondo piano.
Il film della finale è presto detto: lo svizzero è parso timoroso all'avvio rispetto al giocatore spavaldo, sicuro e sorridente di tutto il torneo. La sensazione è che sia rimasto sorpreso dalla vivacità e tenacia di Roddick. Federer era fin troppo sicuro di vincere, s'è irrigidito e le gambe non volavano più come ai turni precedenti. Sotto di un set per un brutto gioco di servizio, con Roddick che serviva in totale sicurezza, Roger si ritrova 2-6 nel tiebreak del secondo, ad passo dal baratro. Ma con un paio di giocate sicure, da Federer, e soprattutto grazie ad una sciagurata volee alta di rovescio di Roddick, vince sei punti di fila e pareggia il conto dei set. Il match gira, perché Federer prende ritmo, vince il terzo al tiebreak. Ormai pare fatta, ma non per l'indomito Andy, che ruggisce, strappa il servizio al rivale, si va al quinto. Che set! Nessuno concede nulla. Roddick non ha ancora mai perso il servizio e non accenna cali di tensione. Roger pare il più stanco, le sue gambe traballano, meno sicure negli appoggi tanto che qualche "stecca" torna a farsi viva, le prime di tutto il torneo. Si aggrappa al servizio Roger, pare un robot, un androide costruito col meglio di Ivanisevic e Sampras. Saranno 50 Ace alla fine (altro record), e pensare che doveva esser Roddick quello attaccato al servizio… 15-14 Federer, Roddick scheggia un diritto, ecco il calo di tensione, al primo match point si chiude il sipario. Roger salta, felice ma misurato, perché è consapevole che il Roddick stremato, ucciso sportivamente, avrebbe meritato più di lui.
La storia è il filo conduttore, e l'appuntamento con la storia l'ha mancato per un soffio Andy Murray. Il record book dei Championships era già aperto, una nazione lo stava spingendo con una veemenza sconosciuta alla Henman-mania di fine '90. Ma la penna di Wimbledon, pronta a marcare il record book, s'è inceppata ad un passo dalla finale. Qui finisce la corsa di Murray, mandato al tappeto da un impeccabile Roddick. Lo scozzese c'ha messo del suo perché è stato troppo difensivo, corto nel palleggio, e tenendo ritmi così blandi da far sì che l'americano potesse ribattere da dietro con totale agio. Bocciato. Murray almeno è entrato nei cuori dei sudditi di sua maestà, che tra l'altro si vociferava avrebbe fatto un suo (storico) ritorno presso All England Club in caso di accesso alla finale di Andy. Assente da Church Road dal 1977, sarebbe stata una tortura per sua Maestà, amante dei cavalli e dei cani. C'ha pensato un Murray deficitario a risparmiarle il supplizio. Murray ha segnato tuttavia un'altra pagina di storia di Wimbledon, perché quest'anno è andato in scena Wimbledon By Night! Non ci siamo dimenticati della grande novità, il tetto mobile del centrale. Nel pieno rispetto della "legge di Murphy", un sole formidabile ha baciato Londra per quindici giorni, neanche fossimo all'isola di Rodi tanto amata dai British. Cielo sgombro quasi tutti i giorni e sporadiche nubi, inoffensive; di acqua neanche una goccia fino alla seconda settimana, durante il match tra Mauresmo e Safina. Entra in scena il tetto, che celermente copre per la prima volta il centrale durante il torneo. Si riparte con la Safina che approfitta delle solite amnesie e timori della amazzone francese. Il rischio di pioggia rimane, così Murray - Wawrinka inizia indoor. Sono le 19, Wawrinka gioca da Dio, porta Andy al quinto, e allora via al tennis serale ai Championships, grazie ai fari posti sotto al tetto. Si gioca fino alle 22 e 30, altra pagina storica del torneo. Impensabile fino a qualche anno fa, quando il Chairman dell'All England confessò a Gianni Clerici "Noi un tetto e luci artificiali? Mai!". Pragmatismo britannico, perché l'audience è andata alla stelle, e chissà che qualche orecchio non abbia fischiato, col profumo di sterline fumanti della tv pronta a ripetere all'infinito questo storico, notturno, show down. Vedremo se la tradizione verrà trafitta, per ora annotiamo l'ennesima pagina storica targata 2009.
Per una volta un po' di storia l'ha segnata anche il nostro bistrattato tennis italico. Mai una partenza così buona, addirittura nove successi al primo turno su undici presenze, con belle sorprese (Starace e Fognini) e qualche conferma. Come sempre le ragazze sono state le migliori, anche se rileviamo un buon Seppi che arriva ad un onesto terzo turno. Brava la Vinci, che giocando un tennis magnifico sui prati è arrivata al terzo turno, dove la potenza di Serena è stata troppo per il suo fioretto d'autore. Ma Francesca Schiavone sì che è entrata nella storia, grazie al suo approdo ai quarti di finale. E' la quarta italiana di sempre a farcela, dopo Lucia Valerio nel '33, Laura Golarsa nel '89 e Silvia Farina nel 2003. Impresa che merita una pagina a parte nel giornale, bravissima!
Dalle stelle alle stalle. Un fatto "storico" ma in negativo è stata l'assenza
del detentore del titolo ed ex n.1 Nadal. Il torneo nasce zoppo per il
suo ritiro, perché l'annuncio è venuto a tabellone già compilato, nonostante
il forfait fosse sventolato da giorni. Faccenda gestita male, in modo
dilettantesco da parte dell'entourage del tennista più hot del circuito.
Grottesco. Se veramente stai male al ginocchio, e con uno Wimbledon alle
porte da difendere, non hai bisogno di 2 esibizioni 3 giorni prima dell'inizio
del torneo per sapere che non ce la farai, ancor più se sei da tempo sotto
stretto controllo medico. A quel punto il fair play imporrebbe di ritirarsi
prima della compilazione del tabellone, per rispetto all'integrità del
torneo. Situazione aggravata dallo stesso Nadal, che ha dichiarato di
non stare "così male", ma di non esser al 100% e quindi non competitivo
per vincere. Colui che difende il titolo va in campo se non è rotto, e
se perde perché non in forma, pazienza. Lo imporrebbe la correttezza dello
sportivo vero. Uscire così, con piede prima dentro e poi fuori, con uno
stucchevole tiramolla durato settimane, è stato un clamoroso autogol.
Tanto che durante il torneo di lui s'è parlato il giusto, anche perché,
archiviata questa brutta parentesi, il campo ha regalato moltissime emozioni.
La rinascita di Haas e Hewitt per esempio, che ritrovata la salute fisica
hanno fatto valere le proprie armi sui prati, divertendo il pubblico con
match spettacolari. La lezione inferta da Lleyton a Del Potro è da antologia
di tennis "moderno" su erba, mentre gli attacchi continui con cui Tommy
ha scardinato i rivali issandosi sino alla semifinale sono stati tra i
più applauditi. Lascio per ultimo il torneo femminile, non perché sia
stato modesto, ma perché il suo epilogo ha lasciato con l'amaro in bocca.
L'ennesima finale in famiglia tra le due Williams è stata brutta, senza
tensione, giocata col viso lungo da entrambe. Si sono trascinate quasi
stancamente sino al tiebreak del primo, che Serena ha vinto agilmente.
Il match è finito li, con Venus che pareva lanciatissima durante la settimana
ma che in finale s'è sgonfiata. Queste sfide tra le sorellone sono davvero
deludenti, non hanno pathos, non hanno anima. Un vero peccato, perché
invece il torneo era stato bello e ricco di match interessanti. Su tutti
resta la bellissima semifinale tra un'eccellente Dementieva e Serena.
Tre set clamorosi per intensità di gioco ed emozioni, con la bionda russa
che nel secondo set è stata vicina alla grande sorpresa, ma Serena, da
vera campionessa, ha ruggito al momento giusto. Elena ha giocato forse
il suo miglior tennis in uno slam, servendo con buona continuità e spingendo
in sicurezza con i suoi poderosi fondamentali. Altra storia rosa della
settimana è stata Dinara Safina, n.1 senza slam e senza gloria. Lotta
e dà sempre il suo meglio, come non applaudirla. I colpi di coda con cui
ha rimontato più volte testimoniano grinta e capacità di spinta, ma i
suoi piedoni sull'erba fanno cilecca. Il miracolo le era riuscito contro
una bellissima quanto inconsistente Mauresmo, ma contro Venus è stata
spazzata via, ridicolizzata. N.1 di sostanza, regina senza corona. La
sorpresa è stata la tedesca Lisicki, piegata ai quarti solo dalla potenza
di Dinara. Buona velocità dei colpi e varietà di gioco, ha impressionato
per la coordinazione degli appoggi. Da seguire. Articolo pubblicato
sul n.38 di Luglio-Agosto di 0-15 Tennis Magazine
