08/07/2008
Davvero una finale epocale quella di Wimbledon 2008, lunga, intensa, che
ha segnato probabilmente una svolta nella storia recente del tennis. Un
altro capitolo di questa saga che pare infinita tra Roger e Rafa, con
il solito “toro” spagnolo che prende possesso anche del giardino di casa
Federer, quel campo centrale di Wimbledon su cui non perdeva da un lustro.
Stoppato a 5 il record di vittorie in fila di Federer ai Championship’s.
Ancor più grave il fatto che un buono (ma non buonissimo) Federer non
sia riuscito a sfruttare le occasioni che gli si sono presentate nel match,
e non è riuscito ad avvantaggiarsi dalla superficie a lui più favorevole
per vincere una sfida contro l’acerrimo rivale. Siamo 4-0 per Nadal in
questo 2008, 3 su terra, 1 su erba, a sottolineare come oggi Nadal sia
il vero n.1 del mondo. Un 2008 bislacco per Roger, segnato da una mononucleosi
che ne ha compromesso i primi mesi dell’anno e condizionato il gioco;
mentre Nadal, vistosi braccato dall’ascesa di Djokovic, ha elevato ancor
più la potenza, la sua cattiveria, e con sagacia tattica ed intelligenza
in campo, ha affinato ancor di più le sue armi, per la sua stagione più
vincente di sempre.
Il match più bello di sempre? Per me no. Tante sono state le emozioni,
inutile negarlo. Soprattutto nel finale thrilling, con Nadal che non raccoglie
i match point nel drammatico tiebreak del 4° (uno di questi annullato
con una risposta di rovescio vincente da cineteca di Roger). E poi nel
5°, la nuova interruzione, che stavolta danneggia un Federer in rimonta
(mentre l’interruzione del 3° set lo aveva evidentemente avvantaggiato,
bloccando l’emorragia). Federer che non sfrutta una palla break vitale
che l’avrebbe portato vicino alla vittoria. Nadal che lotta come un leone,
ed alla fine la spunta. Nonostante le tremende emozioni, non penso che
sia il match più bello di sempre, perché nonostante l’alto livello di
gioco, nessuno dei due ha dato il suo meglio con continuità. La tensione
in campo era moltissima, ma come livello puro di gioco, penso che la finale
di Roma 2006 fu anche migliore, e come emozioni siamo li. E poi la semifinale
del Master 2006 fu forse il picco massimo di gioco mai toccato dai due
nei loro scontri diretti. Domenica scorsa a Londra il palleggio di Nadal
è stato spesso corto, mentre la sua interpretazione tattica delle varie
situazioni di gioco è stata perfetta. Federer di par suo ha servito bene
ma non benissimo in certi momenti decisivi (tiebreak a parte); ha come
al solito insistito a giocare sempre e comunque quel rovescio in top,
spesso corto e docile, che aiuta non poco Rafa a tessere la sua trama.
Quando entra in lui la tensione, diventa conservativo, e nonostante le
discese a rete nei primi 2 set gli avessero garantito un 70% di trasformazione
con successo, ha finito per mettersi a lottare nell’arena da dietro, come
predilige il rivale. Però ha rimontato diranno i pretoriani di Roger….
Si, ha rimontato in parte perché ha tirato fuori tutto, coraggio, orgoglio,
classe. Ma senza un gioco più furbo e tatticamente corretto, Nadal sull’”erba
battuta” non lo batti. Applausi a Rafa, il 4°set avrebbe abbattuto un
toro, ma non “el toro”. Bravissimo a reggere, come lui stesso ha dichiarato
al cambio di campo dopo i match point sprecati: sto giocando bene, sto
facendo tutto bene, qualcosa accadrà.. E’ accaduto, ha vinto da campione
il suo primo Wimbledon, ha soprattutto tirato una mazzata morale al rivale,
che dovrà ingoiare amarissimo per settimane, e chissà se ha la forza per
riprendersi dopo tale delusione. Molte analogie alla rivalità Borg – McEnroe
in questo match, ed il destino potrebbe anche ripetersi. Non in un ritiro
di Roger, per carità, ma in un crollo emotivo certamente. Tornando al
match, continuo a tirare le orecchie a Federer, perché le occasioni, nel
corso di un match così lungo, ci sono state. E vanno sapute prendere al
volo. Non l'ha fatto, ha meritato di perdere.
Continuo a ritenere Roger una meraviglia tecnicamente, ed anche esteticamente.
Sul fatto che si sia standardizzato da dietro, è un dato di fatto: quando
sente la pressione diventa conservativo e finisce per fare (o provare
a fare) il gioco in cui si sente più sicuro, anche se così facendo tatticamente
favorisce il rivale. Psicologo? Forse, ma anche un buon coach a suo fianco
già sarebbe un passo avanti., uno di carisma, che non gli insegni a giocare
(non ne ha bisogno) ma piuttosto gli insegni a gestire la pressione in
certe fasi. Inoltre la gestione dei turni di risposta di Federer sono
rivedibili. Soprattutto quando serve per primo nel set, ogni tanto doveva
rifiutare lo scambio, sparando un improvviso tentativo di winner, oppure
un attacco diretto a rete per metter sotto pressione il passing di Rafa,
fuori equilibrio dopo il servizio. Forse non avrebbe cavato nulla, però…
Il grande Pete ci ha insegnato che una tale tattica di gara alla risposta
a Wimbledon risparmiava energie fisiche e mentali, concentrando il meglio
sui propri turni di servizio, e mettendo invece moltissima pressione al
rivale che sapeva dalla difficoltà di brekkarlo. Lezione che Roger ancora
non ha capito, e che forse non capirà mai. Federer quindi talento inarrivabile,
un libro vivente di cosa è il tennis come tecnica. Ma tatticamente uno
dei giocatori più miopi che io ricordi se comparato alla sua grandezza.
Ultima nota sul fattore umano. Ho sentito parlare di un Federer senza
anima. Commento assurdo, chi ha visto il match e conosce il tennis ha
visto completamente l’opposto, perché un tennista senza anima avrebbe
perso mestamente in tre netti set, contro la furia di un Nadal in grandissima
vena. Chi parla di Nadal solo rozzo, idem. Nadal ha come winner la potenza,
le rotazioni, la testa, un drittone che combina al meglio tutto ciò. Non
sbaglia mai a caso, non ti regala nulla, sa venirsi a prendere i punti
di forza. Nei mesi centrali dell’anno è programmato come una macchina
a reggere fatiche titaniche, non arrendersi mai, giocare un tennis velenoso
e vincente, e ogni anno riesce a mettere un piccolo tassello che ne completa
l’efficacia. E' il nuovo campione dei Championship. Lo attende il 1° posto
del ranking, a breve. Adesso a Roger spetta la contromossa, il nuovo sorpasso.
Ne sarà capace? Saprà reagire una volta sorpassato? Gli appassionati se
lo augurano, credo anche i sinceri tifosi di Nadal.
Personalmente mi è dispiaciuto per la sconfitta di Federer. Non ho niente
contro Nadal, lo sottolineo, e le mie parole sopra dimostrano stupore
e ammirazione per come lo spagnolo sia cresciuto e riesca a dare il meglio
nei momenti decisivi, il segno del campione. Come ha fatto Roger tante
volte in passato, elevando in modo esponenziale il suo tennis. Oggi è
Nadal quello che riesce a dare la zampata decisiva al momento giusto,
è il suo momento. Ma quello che più mi rattrista è la “profanazione” (mi
si passi il termine) del Tempio di Wimbledon. Non che Nadal non sia un
degno vincitore, ci mancherebbe! La storia lo consegnerà come uno dei
più forti di sempre su terra, e non solo. Ma con la sconfitta di Roger
e la contemporanea vittoria di Nadal, è sconfitto (proprio dove si gioca
storicamente il tennis più nobile) il tennis di tecnica, fatto sul tocco
di palla, volee, variazioni, anticipi. Questo tipo di tennis classico
non ce la fa più a reggere il confronto con la potenza, l'irruenza, la
tecnologia e la scienza. Giocatori sempre più potenti, programmati a puntino,
che usano il massimo delle rotazioni e della violenza stanno crescendo
sempre più, lasciando le briciole a quelli che puntano invece sulla fantasia,
sulla tecnica, sulle variazioni. La conferma impietosa viene dall’albo
d’oro delle vittorie dei tornei di quest’anno: nessun torneo importante
è stato vinto nel 2008 da un giocatore con un tennis classico, non basato
su spin, potenza, irruenza. Nessuno e Nessuna, perché la perdita della
Henin è altrettanto significativa e dolorosa. L'elasticità e la forza
di Djokovic, la potenza e scienza di Nadal, il motorino di Davydenko,
l’irruenza delle russe, la potenza di Masha e della Ivanovic. Federer
ha vinto 2 torneini, e dico Federer. Gasquet, Murray, Safin, Nalbandian,
Youzhny, Baghdatis, e tutti gli altri giocatori dal talento tecnico sopra
la media, a secco. Chi tocca la palla, gioca in leggerezza, varia il gioco,
scende a rete, crea varietà, sta pericolosamente annaspando. Un applauso
ai vertici del tennis, che omologando le condizioni di gioco, con palle
dure e pesanti e superfici sempre più lente, hanno creato un Mostro.
Ultimissime note: Ernests Gulbis! Federer a parte, è stato l’unica vera
minaccia per Rafa. Grande! Se ci crederà, ha finalmente dimostrato di
possedere un talento da top10 e di aver tennis per divertire, e tanto.
Safin: grazie ad un serio lavoro con l’ottimo Gumy, ha ritrovato grande
condizione fisica e convinzione, e ci ha regalato alcune delle pagine
più belle di questo Wimbledon. Col suo talento mirabile ha dato una lezione
a Djokovic, fortissimo ma ancora molto limitato quando con la sua pressione
non riesce a sfondare. Come molti dei nuovi giovani, è molto forte ma
standardizzato, omologato ad un tipo di tennis. Marat, quanto ci sei mancato
al massimo livello…
