10/07/2007

Che emozioni a Wimbledon! Nel tempio del tennis il torneo maschile 2007
ha regalato un'edizione che resterà nella memoria di tutti. Match lottati,
straordinari per spettacolo e durata, tra protagonisti nuovi, in ascesa.
Abbiamo assistito alle semifinali più giovani di sempre, segno di un ricambio
generazionale che si sta completando. Il tutto in uno stadio "decapitato"
di quel tetto severo, pesante, che rendeva l'aria già grigia di Londra
ancor più cupa e incombente. Stanno procedendo i lavori per dotare il
centre court di un tetto mobile, che possa coprire il campo in caso di
pioggia e consentire qualche match di giornata. Mai come quest'anno se
n'è sentito il bisogno per il maltempo che ha martoriato le due settimane,
costringendo i giocatori ad estenuanti attese, falsando in parte molti
incontri, iniziati un giorno e finiti chissà quando. Emblematica la sfida
di terzo turno tra Nadal e Soderling, cagnaccio svedese pronto a sgambettare
il ciclone iberico. Giorni e giorni di attese, qualche game e poi corse
negli spogliatoi, col valore tecnico dell'incontro completamente sballato,
e così tanti altri match.
In mezzo a tante emozioni, la "solita" finale tra i due campionissimi,
Federer e Nadal, ancora loro. Se sulla presenza di Federer all'atto finale
c'erano ben pochi dubbi, per la classe del numero uno e un tabellone a
dir poco benevolo, ben più tribolato è stato il torneo di Rafael. Non
baciato dalla sorte come l'anno scorso, in cui una autostrada a 4 corsie
spianò la corsa verso la sua prima sorprendente finale. Quest'anno Nadal
ha dovuto soffrire match dopo match, sconfiggendo avversari tosti e predisposti
al tennis sui prati. Fish all'esordio, giocatore un po' scomparso ma capace
di rendere al meglio a Wimbledon. Poi l'ostico Soderling, rissoso e imprevedibile,
contro il quale Rafa ha lottato e sofferto nell'arco del match infinito
per colpa della pioggia. Mille episodi da raccontare, compresa una clamorosa
schermaglia in campo tra i due, che si lagnavano a vicenda dei tic e ritardi
al momento di riprendere il gioco. 5 set durissimi, con Nadal che si fa
rimontare 2 set ma da campione gestisce meglio le fasi finali e vince
75, con coda velenosa a fine partita tra i due. Poi il russo Youzhny,
che domina Nadal per due set, fino a che la schiena non fa crac e scompare
dal campo, permettendo allo spagnolo di rimontare un match ormai perso
e portare a casa una insperata (e fortunosa) vittoria. Ingrana Rafael,
tanto da spazzar via con facilità Berdych nei quarti, quando tutti pensavano
che le accelerazioni e il servizio del boemo potessero far male. Niente,
Nadal impone ritmi crescenti, servizi solidi e grandi progressioni, correndo
in avanti a raccogliere i frutti del suo pressing. Sta crescendo Nadal,
in modo esponenziale. Si muove sicuro in campo, corre bene, non soffre
l'erba, vince di potenza e intelligenza. Domina anche Djokovic in semifinale,
costretto al ritiro nel terzo set dopo oltre nove ore di corse folli nei
due giorni precedenti per venire a capo di Hewitt prima e di Baghdatis
poi. Stremato, il serbo getta la spugna, non senza aver ormai dimostrato
di esser la terza forza del circuito. Col suo gioco solido, senza troppi
fronzoli ma nemmeno lacune, ha disputato un torneo eccezionale per qualità
di gioco e mentali. Ha vinto praticamente tutti i tiebreak, segno di qualità.
Duro battere un recuperato Hewitt, sempre pronto alla rissa agonistica
in cui si esalta. Durissimo venire a capo di Marcos Baghdatis, simpatico
cipriota che sull'erba si trova a casa sua, sapendo sfruttare come Federer
le accelerazioni su rimbalzi bassi. Il quarto di finale tra Baghdatis
e Djokovic è stato probabilmente il miglior match del torneo come qualità
pura di tennis, con il cipriota a menar le danze e il serbo pronto a controbattere
palla su palla. Rischia Marcos, produce meraviglie, ma risponde Novak,
con passanti letali e tante accelerazioni. Scambi estenuanti, ricchi di
attacchi e variazioni, break, controbreak, altalene continue di situazioni
fino al 75 finale al 5°set, con i due protagonisti che a fine incontro
sanno di aver regalato emozioni incredibili. Baghdatis è uscito dal campo
in modo magnifico, col sorriso, consapevole di aver dato tutto, di aver
regalato spettacolo e di aver perso di fronte ad un campione vero, ormai
sicuro dei propri mezzi e pronto a sferrare l'attacco al duo di testa,
non più così lontano.
Già, il duo di testa. Ancora loro in finale, per il match che tutti volevano,
la rivincita di Parigi e di tanti altri tornei negli ultimi mesi. Molti
esperti danno Roger strafavorito, e lui inizia con un ace, sfidando Rafael.
A vederlo il centrale pare più verde, più ricco di erba rigogliosa rispetto
a tante altre edizioni, come se la pioggia copiosa che ha martoriato le
due settimane londinesi l'abbia preservato maggiormente. Nonostante questo
Roger non ha giocato "da erba", dimenticando nello spogliatoio armi letali
come rovesci tagliati, servizi slice, cambi di ritmo e attacchi alla rete.
Roger avanti di un break subito, ma si fa raggiungere sul 3 pari; si arriva
al tiebreak vinto 97 da Federer (ma non senza penare, era 63); il 2° set
si gioca punto su punto con Rafa che scappa nella stretta finale. Il servizio
tiene a galla Roger, ma nello scambio Nadal va avanti comandandolo di
forza con la sua potenza. Roger insiste a spingere in topspin, dando così
vigore alle sbracciate mortali di Rafael, invece di toccare la palla in
slice e complicare gli scambi con contropiedi e cambi di ritmo. Vuol a
tutti i costi prendere il toro per le corna e vincere di potenza, andando
a sfidare lo spagnolo sul piano della sua forza. Inoltre Roger ha risposto
mediamente molto male, andando poco a cercare la palla e subendo quasi
sempre. Scambi belli, tirati, violenti, da erba battuta come detto sapientemente
da Clerici in telecronaca. E su questo piano il Nadal sorretto da risorse
fisiche misteriosamente infinite è quasi imbattibile. Ancora un tiebreak
per Federer nel 3° set, che si rilassa e fa scappare Nadal nel 4°. Piccola
pausa per lo spagnolo per colpa di un malessere al ginocchio che però
non sembra decisivo. 62 Nadal, sarà il quinto set, senza tiebreak, ad
assegnare la coppa. Roger è teso, si salva per due volte da 15-40, e li
gira il match. Nadal accusa le mancate occasioni, Federer da campione
prende rischi e strappa finalmente il servizio sul 32, vola via chiudendo
il match con un gioco di servizio ingiocabile ed un parziale di 13 punti
ad 1. Lo sguardo spento di Nadal è il segno della resa, mentre Federer
sul match point crolla a terra piangendo a dirotto, libero da quella pressione
che lo stava divorando. Vedevo Nadal quasi favorito alla vigilia, perchè
ormai Federer s'è incaponito a giocar contro di lui come contro un qualsiasi
tennista, senza gli accorgimenti che potrebbero aiutarlo a scalfire il
tennis poderoso del rivale. La classe dello svizzero è venuta fuori nelle
strette decisive, i tiebreak ed il quinto set, dove certamente il servizio
l'ha sostenuto moltissimo, e portato alla vittoria. Molti loro scontri
spesso deludevano il pubblico, match nervosi, ricchi di errori e poco
pathos. Wimbledon 2007 ha lasciato invece un segno indelebile in questa
sfida infinita. Nadal ormai è pronto a vincere anche a Londra, rispetto
allo scorso anno ha imparato moltissimo, copre meglio il campo, avanza
con coraggio e lucidità, il servizio lo sostiene e sa giocare bene nei
momenti duri importanti. C'è voluto un Federer a tratti perfetto per batterlo,
e solo al fotofinish.

Tra le tante storie che meriterebbero di esser raccontate nel film di
questo torneo, è doveroso spendere qualche parola per Richard Gasquet.
Il francese era uscito malissimo dallo slam di casa, sconfitto subito
e male. L'erba è la sua migliore superficie, poiché il suo talento rende
al massimo in condizioni di gioco rapido, in cui angoli e accelerazioni
valgono più della potenza fisica. Pochi pensavano che il francese avesse
reali chance di avanzare. Un tabellone benevolo l'ha pure assistito, ma
contro Roddick nei quarti ha giocato il miglior match della carriera.
Sotto di due set, persi di pochi punti, ha avuto la forza mentale e fisica
di resistere. Come in una trance stellare ha demolito i continui attacchi
dell'americano a furia di rovesci da cineteca, saranno oltre 40 gli winners
col suo colpo migliore. Ace, attacchi, passanti, il tutto in un furore
agonistico mai visto prima. Allibito Roddick ha subito la veemente e imprevista
rimonta, perdendo nella stretta finale del quinto set. Poco ha potuto
Gasquet in semifinale contro il tiranno Federer, ma l'aver rimontato così
quel match sarà una base su cui il gioiello transalpino potrà costruire
una nuova carriera, con la consapevolezza di poter lottare anche negli
slam contro i migliori, e vincere anche sulla lunga distanza.
Il torneo ha più che rispettato le attese. Per molti Wimbledon
è ormai anacronistico, a causa dell'erba, superficie scomparsa,
su cui non si gioca più. Questa edizione ha dimostrato il contrario,
che su erba si riesce a vedere un tennis splendido, in cui gli arrotini
diventano più propositivi e attaccanti, ed in cui gli attaccanti
puri sono costretti anche a difendersi. Una eraba strana rispetto ai canoni
classici, in cui la regola era prendere la rete appena possibile. Oggi
le condizioni di gioco sono molto cambiate rispetto anche a soli 5/6 anni
fa. Erba tagliata più alta, palle diverse, una combinazione di
fattori che ha un po' snaturato il classico tennis "da prato",
concedendo rimbalzi più alti a coloro che amano scambiare da fondo
e mettendoli in condizioni ideali per scambiar da dietro. Penalizzati
sono i voleeatori di professione, perchè toccare queste palle più
consistenti è complicato, ed i rimbalzi alticci rendono più
agevoli i passanti. Tanto che di veri serve&volley ce ne sono sempre
meno, anche per una generazione che non ha nel servizio l'arma prediletta.
I puristi storcono il naso, io stesso vorrei vedere più attacchi
decisi alla rete, ma certamente il tennis di oggi su erba è gradavole,
fatto si di scambi ma senza quelle estenuanti maratone che ci regala la
terra o, talvolta, anche il cemento.
In queste condizioni il tabellone era decisamente sbilanciato verso il
basso, con la maggior parte dei giovani emergenti a sfidare Nadal, insieme
all'esperto Hewitt. Di sopra tutto faceva pensare ad una semifinale Roddick
- Federer, con l'americano che ha veleggiato sicuro fino al 3° set
del suo quanto contro Gasquet, dove il talento del braccio transalpino
ha prevalso. Roddick è recuparato al massimo livello, ma spiace
(per lui) notare come ultimamente non riesca più a battere i campionissimi,
strano aspetto che Connors deve valutare attentamente, quasi che Andy
si sia un po' fermato ad un livello alto ma incapace di strappare al momento
decisivo.
Dopo il buon Roland Garros era prevedibile che i nostri sull'erba non
ripetessero le buone prestazioni. Tuttavia ci si poteva aspettare qualcosa
in più. Solo delusioni a cui, purtroppo, siamo sin troppo abituati.
