04/07/2005
Federer, ancora Federer, sempre più Federer. Dopo l'amarezza della
semifinale persa al Roland Garros, forse la più grande delusione
in carriera, arriva l'erba. Prima Halle, poi i Championship, IL torneo
di tennis per eccellenza, dove è nato il gioco, dove si fa la storia.
Federer si annunciò al mondo interrompendo la striscia di Sampras
nel 2001. Un segno del destino, ora che Roger ha vinto per la terza volta
consecutiva la coppa più prestigiosa del tennis. Adesso è
davvero nell'olimpo del gioco, insieme a Borg (5 titoli consecutivi),
Sampras (2 triplette) e Perry, nella notte dei tempi. L'urlo liberatorio,
il pianto a fine match, giudicato quasi esagerato da qualche osservatore,
celava invece una forte tensione per una annata strana. Solo tre sconfitte,
molti tornei vinti e dominati, ma sconfitte in Australia ed a Parigi,
dove voleva vincere a tutti i costi. Sentiva la pressione di dover difendere
il titolo, e di dover vincere un major per giustificare una stagione positiva.
Ancora Roddick di fronte, come l'anno scorso. La finale è iniziata
con una prova di forza del numero uno, che in soli 21 minuti ha giocato
alla perfezione, strappando il servizio due volte all'americano per un
netto 6-2, dominando in ogni settore di gioco. Un Roddick mai domo, coraggioso
fino alla testardaggine per il voler seguire a rete approcci a volte corti
e maldestri, ha lottato da grande fighter quale è, strappando il
servizio all'inizio del secondo set. Federer s'è un po' distratto,
ma ha pareggiato il set sul tre pari. Non ha sfruttato alcuni setpoint
fino al tiebreak, vinto nettamente, strappando vari punti alla risposta.
Quindi una piccola interruzione per pioggia che non ha invertito l'inerzia
del match. In poco più di mezz'ora un 6-4 sanciva l'ennesima vittoria
dello svizzero sull'americano, per un bilancio ormai impietoso di 8-1
a suo favore. Del resto, non esiste oggi un tennista con un bilancio favorevole
contro Roger, vorrà dire qualcosa
La finale è stata ben giocata anche da Roddick, che non ha mai
regalato nulla. Ha servito bene, ma non è riuscito a sfondare grazie
alle risposte impressionanti di Federer, che molto spesso riusciva a respingere
le bordate di Andy con un timing misterioso e poi passare all'attacco
da fondo. Proprio da fondo Roger ha vinto la sfida. Un dominio netto,
non solo di diritto, ma anche tanti rovesci vincenti, tanti passanti millimetrici,
a scoraggiare l'unica tattica sensata dell'americano: attaccare per non
esser messo in difesa sul debole rovescio, o tentare improbabili passanti
in corsa di dritto. Ma Federer oggi voleva vincere, ha giocato con quella
faccia scura, severa, da cui non trapela nulla, con quegli occhi intensi
e determinati, quasi un piccolo Lendl, che con la sua tristezza da sicario
intimoriva i rivali. Federer tuttavia non è stato perfetto, ha
sbagliato qualcosa concedendosi minime pause. La sua capacità di
reazione immediata gli consentiva però di neutralizzare ogni velleità
di sorpasso di Roddick. Ha giocato poco di volo Federer, penso per una
corretta scelta tattica. La perfezione tecnica che possiede gli consente
di poter scegliere il modo di giocare, il gameplan, a seconda di come
si evolve il match, di come reagisce il rivale al suo piano di base. Oggi
Roddick era determinato come mai, sparava bordate ad ogni colpo, proiettandosi
molto a rete, ma non ottenendo poi così tanti punti. Allora Federer
ha preferito passare Roddick ed attaccarlo in controtempo, piuttosto che
esporsi a violenti passanti di dritto dell'americano. Il tutto grazie
ad una sicurezza assoluta nei suoi turni di servizio. Solo un paio di
palle break concesse, nell'unico game in cui è stato breakkato.
Palleggiando ad altissimo ritmo da dietro, ha spesso costretto Roddick
all'errore diretto, o l'ha esposto ad attacchi suicida, prontamente puniti
con precisione ..svizzera!
Federer ha vinto il suo terzo Wimbledon perdendo solo un set per strada,
un tiebreak contro il positivo Kiefer, giocatore educato al tennis sui
prati. Onestamente oggi su erba non si vede chi lo possa battere. Forse
un Safin in stato di grazia, o un Ancic super, o magari aspettiamo che
Gasquet metta un po' di esperienza nel suo cilindro geniale. Roddick per
batterlo avrebbe bisogno di essere ingiocabile al servizio, ma Roger pare
aver trovato la chiave per leggerne le bordate, e neutralizzarle.
Hewitt era il giocatore più temuto da Roger. Si sono incontrati
nella semifinale, dando vita ad un buon match. Bilancio di sette a sei
per lo svizzero, ma con gli ultimi sette incontri vinti consecutivamente
dal numero uno, soprattutto in occasioni importanti come la finale degli
US Open 2004 e Indian Wells 2005 per dirne due recenti. Tutte dominate
dallo svizzero, con umilianti cappotti in alcuni set. Nei primi due set
Hewitt ha giocato un po' troppo corto, nonostante Roger non abbia servito
al massimo. Questo in teoria avrebbe dovuto avvantaggiarlo, ma Federer
ha sempre controllato lo scambio, l'inerzia del gioco. E quando non faceva
i punti, li raccoglieva mandando fuori giri l'aussie. Hewitt non mi è
dispiaciuto nel terzo set, quando ha messo qualcosa in più come
aggressività, pagando in percentuale ma riuscendo spesso a mettere
in difficoltà il tiranno. Hewitt però non avuto la forza
per reggere un tennis così accelerato ed offensivo per un intero
match sulla lunga distanza. Non un problema di tenuta fisica, ma piuttosto
tecnica e mentale. Se Lleyton vuol provare a crescere ancora, credo che
questa sia l'evoluzione migliore, per durar meno fatica ed arricchire
il suo repertorio, un po' quello che anni fa fece Wilander, diventando
sempre più offensivo e vincendo come non mai, prima di scoppiare.
Io non vedo l'australiano meno forte rispetto alla sua versione 2001.
In quel momento sbagliava meno, serviva più piano ma non si faceva
quasi mai attaccare, soprattutto sapeva trarre dentro di se un fuoco così
vivido da fargli infrangere i limiti. Però, onestamente, non c'era
questo divino montanaro.... Federer nella semifinale non ha quasi mai
giocato a rete con continuità. Mi aspettavo questa tattica, poiché
al contrario avrebbe aperto il campo al passing game di Hewitt, uno dei
suoi punti di forza. Mi aspettavo un Roger a rete solo se diventava più
falloso da dietro e non riusciva a sfondare.
Questi sono stati i match clou delle due settimane londinesi. Per il resto,
il torneo ha nel suo piccolo parlato italiano. Per punteggio ottenuto
da uomini e donne siamo stati il sesto paese, un piccolo record per il
nostro movimento. Peccato che nessun maschietto sia arrivato alla seconda
settimana. Ottima la presenza italiana al via, 6 uomini e 8 donne, per
un totale di 14 presenze nel tabellone principale, epocale presenza sui
prati.
Ancor più interessante il bilancio della prima giornata con ben
4 vittorie su 4. Sorprendente vittoria dell'esordiente Di Mauro, che perde
poi dal quotato Kiefer. Ancor più sorprendente la vittoria di Antonella
Serra Zanetti contro Patty Schyder, numero 10 del mondo e talento indiscusso.
Bracciali ci ha regalato forti emozioni, battendo prima Karlovic, mina
vagante del torneo grazie al suo terrificante servizio. Una battaglia
epica, vinta con classe e vincenti da campione, misterioso il motivo di
tanti anni di anonimato per questo talento, ormai non più giovanissimo.
Nel secondo turno, il campo centrale contro Roddick. Un match giocato
in due giorni, con Daniele che riesce a portare l'americano al quinto,
stupendo tutti per come reggeva il ritmo forsennato e produceva vincenti.
Sanguinetti vince il derby contro Seppi sfruttando la maggior esperienza
ed attitudine all'erba, ma forse ci si poteva aspettare qualcosa di più
nella sua sconfitta contro Andreev.
Il torneo inizia abbastanza tranquillo, fino al giovedì quando
arrivano le prime vere sorprese. Mentre Gasquet procede con sicurezza,
mulinando rovesci spettacolari, il suo alter-ego Nadal perde malamente
contro Mueller, specialista dei campi rapidi. Io non sono poi così
stupito dalla sconfitta, perché Rafael manca di alcune qualità
necessarie per eccellere sull'erba. Intanto il suo servizio è interessante,
ma non così buono da fare punti diretti, nemmeno per aprirsi completamente
il campo. Gli appoggi sono l'altro tallone d'achille. Nadal è straordinario
in difesa perché riesce a far molte prodezze, ma gioca questi passing,
queste accelerazioni con appoggi da terra rossa. Lì Rafa ama scivolare,
gioca spesso in pieno allungo in corsa o meglio se scivolando in spaccata,
cosa che non esiste su erba! Ai Championship servono quei micropassettini
con appoggi rapidi e sicuri che oggi mancano allo spagnolo. Inoltre gli
schemi di gioco devono esser rivisti. E' così giovane che l'aspetto
tattico è decisamente migliorabile, ma il modo di colpire in corsa
sarà più duro da cambiare.
Cade anche Henman, tempi bui per gli inglesi. Tim pare avviato ad un mesto
declino, senza questa maledetta coppa, che resterà probabilmente
nei suoi sogni. Dopo un primo turno stentato, perde al secondo. Non accadeva
da dieci anni, segni di un declino inevitabile. Tanto che l'attenzione
dei british s'è spostata sul giovane Murray, non proprio un erbivoro,
ma giocatore interessante. Tim s'è lamentato molto (non è
il solo) dell'erba tagliata troppo alta, e della pesantezza eccessiva
delle palle. Combinazione perfida per gli attaccanti, vero, però
s'è visto più tennis del solito, molti scambi, forse quasi
troppi
abituati ai serve&volley classici.
Feliciano Lopez è stato la vera rivelazione del torneo. Grande
settimana, poche pause, ottime propensioni a rete e funambolismi per battere
prima Safin e poi Ancic, due tra i favoriti come sfidanti di Federer.
Perde da Hewitt nei quarti di finale, lottando per tre set e disputando
il miglior torneo della sua carriera. Sarà ricordato anche per
aver vinto "l'ambito" premio del più bello sui prati
nell'edizione 2005!
Federer batte nei quarti il potente Gonzalez, in tre set. Fernandone era
arrivato ai quarti per la prima volta, spingendo come un forsennato su
dei campi non così rapidi e con rimbalzi abbastanza alti, senza
perdere un set. Poi contro Roger ha giocato una bella, coraggiosa partita,
ma non abbastanza per contenere il gioco perfetto del numero uno.
Roddick
avanza senza convincere troppo, perde alcuni set per strada, quando il
servizio va a mille diventa incontenibile a tratti, ma quando questo cala
allora tutto il suo tennis crolla come se cadesse l'ultima carta di un
castello di carte e vengono fuori i dubbi, le incompletezze, le lacune.
Se Grosjean avesse avuto più coraggio in un paio di occasioni,
forse avrebbe vinto. Così come Joahnsson in semifinale. Nel tiebreak
del terzo set (decisivo per girare il match) il braccio di ghiaccio dello
svedese ha tremato, consentendo a Roddick di salvarsi.
Proprio Thomas Johansson è stato l'intruso di qualità in
semifinale, in mezzo alle altre prime tre teste di serie. Ottimo torneo
per il vincitore degli Australian Open 2002, un ritorno ad alto livello
dopo qualche mese di appannamento a questi livelli. Tutti si aspettavo
"pimpim" Johansson, spauracchio con quel servizio sui prati,
ed invece è venuto fuori a sorpresa il vecchio Thomas, giocatore
sempre positivo.
In conclusione, il bilancio delle due settimane londinesi è positivo.
Ci sono stati buoni incontri, già dai primi turni. Però
sarà ricordata come una edizione "scontata", nel senso
che Federer era l'uomo da battere, ed ha perso solo un set. Soprattutto
non c'è mai stata l'impressione che potesse per davvero perdere.
Del resto il numero uno è arrivato a Londra affamato, quasi famelico,
determinato come mai a vincere un major in questo 2005 per lui vincente
ma non soddisfacente. Con tale motivazione ha studiato alla perfezione
ogni match con Roche, e davvero è stato difficile anche strappargli
un solo set. Si rompe così l'incantesimo negativo del grande Tony
Roche, che pur avendo seguito in passato mitici campioni, non era mai
stato coach di un vincitore di Wimbledon!
Tra le delusioni, oltre ad Henman (ma io mi aspettavo ben poco da lui),
certamente Safin dopo l'ottimo Halle; Ancic, che ha perso un match per
grandi demeriti contro Lopez negli ottavi, e ci metterei pure Nalbandian,
perché pur essendo arrivato ai quarti di finale, dopo aver battuto
Gasquet, ha perso una enorme occasione contro Joahnsson per tornare in
semifinale in uno slam, e quale miglior avversario poteva trovare? Quando
arrivano i match che contano, troppo spesso crolla mentalmente, è
dura per David, molto dura. Peccato, perché il talento c'è.
Due righe anche per la finale femminile, intensa e veramente emozionante.
Venus risorge dal mare di problemi in cui era crollata, battendo 8-6 al
terzo una straordinaria Davenport. Peccato per Lindsay, forse all'ultimo
acuto della carriera. E brava alla Pennetta, la migliore delle nostre.
