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La Crisi di Filippo Volandri

21/07/2006

Volandri A metà della stagione 2006, è già tempo di bilanci parziali per la stagione in corso, ancor più per un tennista specializzato sul rosso come il nostro miglior giocatore delle ultime 3 stagioni, Filippo Volandri. Dispiace constatare come il livornese non abbia mantenuto le attese, peggiorando il suo ranking in classifica rispetto all'anno passato e deludendo in quesi tutti i grandi tornei. Dolorosa è stata la sconfitta prematura a Montecarlo, davvero una prestazione deprimente contro Acasuso (buon giocatore, ma tutt'altro che imbattibile). A Roma è incappato nella furia di Nadal, ed anche al Roland Garros è venuta una sconfitta sonora contro Berdych, talento dal potenziale devastante contro tutti. Però in queste due sconfitte Volandri ha deluso per il modo arrendevole con cui ha accettato il verdetto, non dando segni di reazione o di tentare in qualche modo di invertire le sorti dell'incontro.

Per un tennista che il suo entourage giudica uno dei migliori 5 al mondo su terra, è un po' pochino, troppo poco nei grandi eventi, dove si misura il reale valore di un tennista. Anche in eventi minori non sono arrivati i risultati sperati. Dopo un promettente inizio di stagione a Doha sul cemento (semifinale) ed a Buenos Aires (finale persa contro Moya), è incappato in una serie di sconfitte al primo o secondo turno, spesso nette. Culminate contro la brutta partita della settamana scorsa contro Feliciano Lopez, un tennista che teoricamente dovrebbe esaltare il pressing da fondo del nostro tennista data la leggerezza dello spagnolo e la poca consistenza dal fondo. Anche nel challenger di Biella, torneo da lui vinto in due occasioni, netta sconfitta contro il malandato Vinciguerra.

Quello che mi preoccupa in generale non è tanto il momento no, che può esser causato da un calo di forma e che può esser facilmente recuperato nelle prossime settimane. Non mi piace la direzione che sta prendendo la carriera di Filippo. Dopo la grande ed inaspettata esplosione del 2004, con i quarti raggiunti in importanti eventi e le prime vittorie, Filippo ha vissuto un 2005 stabile, di consolidamento a questo livello di top40, quindi una stagione tutto sommato positiva, seppur non in crescita. Confermarsi è sempre più difficile che scalare, quindi ci si aspettava il salto di qualità in questo 2006, sia a livello di risulati che di evoluzione tecnico tattica. E non parlo tanto del famigerato servizio, lacuna anche psicologica che forse non potrà mai colmare a pieno. Mi pare che Filippo si sia fermato come evoluzione nel suo proprio tennis, cercando invece di restare soltanto solido da dietro e non arricchendo altre parti della sua tattica e tecnica, fondamentali per rinnovarsi, presentare nuove problematiche a tennisti che iniziano a conoscerlo ed adottare contromosse per batterlo.

Nel 2004 ero colpito dal suo sapiente e vincente uso delle diagonali strette alternate alle botte lungolinea, fattore questo che riusciva a destabilizzare molti rivali, abituati allo scambio in lunghezza di potenza. Ultimamente questa capacità di variazione pare smarrita. Inoltre il suo gioco mi pare sempre più ancorato dietro, a "remare", giocando di consistenza e non sfruttando il suo tocco, tutt'altro che pessimo. Non vedo un programma di evoluzione tecnica, non vedo (almeno vedendolo giocare in campo) un qualcosa di nuovo, un tentativo di migliorare gli aspetti lacunosi del suo tennis, quali la capacità di avanzare in campo, di migliorare la risposta al servizio per prendere possesso del campo, soprattutto non mi piace il modo in cui pare non reagire e cercare qualcosa di diverso nei match in cui non riesce a vincere col pressing di ritmo. Come se accettasse questa dimensione e cercasse di mantenere un buon livello generale, senza rischiare una evoluzione. Questo mi pare grave, perchè è ancora un tennista molto giovane, ancor più giovane a livello di alti livelli ATP, con un buon potenziale non ancora del tutto espresso, e con una base fisica così notevole da poter esser sfruttata al meglio. Anche scelte di calendario mi paiono spesso errate, come la ritrosia a giocar sul rapido (che potrebbe invece potenziare non poco i suoi meccanismi in attacco su terra, come fece benissimo Kuerten nella sua stagione di trasnsizione 1998).

Forse sarebbe auspicabile un cambio di staff, per cercare qualcosa di nuovo; forse sarebbe interessante una piccola pausa dopo gli US Open per riconsiderare il suo gioco e potenziare le parti ancora deficitarie. Ha perso 20 posizioni in classifica rispetto al 2005, un passo indietro notevole. Auguro tutto il meglio a Volandri, anche per il nostro tennis, visto che ne è uno dei patrimoni principali, in attesa che Bolelli e gli altri possano entrare stabilmente nei top100. Però spero fortemente di vedere una reazione, un colpo di coda che rimetta in piedi una stagione davvero deludente nei grandi eventi e di piccole soddisfazioni in quelli minori, non una stagione da giocatore di alto livello, quale lui aspira ad essere.


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