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US Open 2008: Ruggiti da N.1

08/09/2008

Federer ancora Re di NY New York New York, the Big Apple. Broadway, ma in scena anche grande tennis nel 4° slam stagionale, con i numeri uno che hanno prevalso. Pardon, nel femminile si, ha vinto Serena Williams, riprendendosi la vetta WTA dopo 5 anni, confermando sul campo che il dopo-Henin ha solo in Serena una credibile alternativa. Non le serbe, non una Sharapova sempre rotta. N.1 si diceva, come Roger Federer, Il Tennis. N.1 nel gioco ma non più per il computer, perché adesso lassù in vetta si legge Nadal. Rafael l’alieno, con potenza e grinta ha strappato a Roger corona di Wimbledon, il primato e soprattutto ne ha minato le certezze. A New York lo svizzero è il secondo favorito, forse anche terzo dietro a Nole Djokovic, il più vincente sul duro nell’anno. Roger è cupo, ma inizia a volare di nuovo in campo, a fiammate. Match dopo match s’intuisce che sta tornando. Regala uno dei suoi spettacoli contro Stepanek. Poi la maratona contro Andreev lascia ancora dubbi. I quarti con Muller sono una formalità, il test vero è Nole in semifinale, appena uscito da una sfida all’Ok Corral contro Roddick per via di dichiarazioni al vetriolo tra i due. Federer illumina il campo con colpi magistrali, ancora a fiammate, ma batte Djokovic in quattro set e giunge in finale, dove non c’è il solito Nadal, ma l’emergente Murray. Gioca da Federer, e vince, da n.1. Pazienza se per il computer non lo è più. Sul campo ha dimostrato di giocare a tennis meglio di tutti, soprattutto di esser tornato Roger Federer, quello che racconteremo ai nipotini come il tennista che ha racchiuso l’essenza di questo sport meglio di chiunque altro.

MURRAY CHE INTENSITA’
Nadal in semifinale è stato messo sotto nel gioco da un Murray coraggioso. Non più l’inconsistente affabulatore, ma bensì un attaccante capace di sparare colpi con potenza e coraggio, come dimostrato anche nel duro quarto contro Del Potro, il tennista più “hot” del momento. Contro Rafa vola due set avanti, mai aveva strappato tanto all’uomo da Manacor. Però la temuta pioggia fa capolino, tutto spostato alla domenica. Nadal e zio Toni studiano ogni mossa, tanto che all’ingresso in campo la corsa di Rafa pare telecomandata. Nadal è di nuovo lo schiacciasassi, strappa il set e va avanti nel quarto. Murray rimugina, forse una nottata passata insonne a giocarsi il match? Accade l’imprevedibile: Nadal a metà quarto set sbanda, rimette in pista Murray che riprende il filo interrotto il giorno prima. Sul 5-4 Murray, servizio Rafa, va in scena un game con scambi tremendi, emblematico del “nuovo” Murray: dalle sue corde escono potenti mazzate, alternate a cambi di ritmo che spiazzano i rivali. Intensità e varianti, un mix vincente. Nadal piegato in due, sfiancato dal travolgente scozzese, è un’immagine rara, nuova nel 2008 tutto d’oro di Rafa. È l’istantanea della fine. Nadal bravo anche nella sconfitta, un guerriero stanco ma non umiliato, umanizzato dopo mesi in cui pareva un Dio greco. E’ finale per Andy, la prima in uno slam.

LA FINALE
Roger parte come un treno, i suoi fendenti in anticipo cadono maligni nei pressi delle righe, spesso imprendibili, il servizio gira bene. Murray non ha il tempo di reagire, travolto da una lezione di tennis stellare. 6-2. Roger fa il break e si porta 2-0, ma Murray reagisce, controbreak e tre palle per il vantaggio. Passaggio a vuoto dello svizzero ma regge, serve bene e si salva. Murray ha allungato la profondità dei colpi e Roger sbaglia qualcosa. Sul 6-5 servizio Murray, Federer sale in cattedra con risposte a tutto braccio, passanti, chip & charge d’altri tempi con cui taglia il campo al rivale. Strappa di classe il game, il secondo set e di fatto l’incontro. Il terzo parziale è un’esibizione di purezza tennistica, attacchi alla rete senza sosta, pare un filmato d’epoca, di quelli dei gesti bianchi ma a velocità moderne. Ormai Murray è scomparso dal campo, e non serve a niente un colpo di coda finale. Roger crolla a terra, urlando e piangendo, un’esultanza esternata come poche altre volte. Si capisce l’importanza di questa vittoria, che di fatto gli allunga la carriera. Ha ritrovato il successo, ma soprattutto se stesso e il suo tennis. Un ruggito da n.1. Non è un caso che durante la settimana Roger fosse più vivace, esternando finalmente la rabbia, senza quel torpore che aveva accompagnato stucchevolmente la discesa dal trono. La chiave del match è stata l’aggressività di Roger, che con i suoi anticipi non ha permesso al rivale di imbastire un disegno tattico efficace. Federer fa apparire tutto facile, mentre il suo tennis è un miracolo di talento e balistica applicata al tennis. Per sostenerlo è indispensabile che l’elasticità e la reattività sia al top, il tutto sostenuto da una convinzione assoluta; solo così un ingranaggio tanto complesso può funzionare. Match dopo match si notavano progressi: sul lato sinistro (quello più debole) Roger arrivava sempre più attivo con le gambe, scaricando il peso in appoggio sulla gamba esterna, e di puro polso ha spesso giocato in sicurezza quel colpetto che diventa un passing lento ma chirurgico, mortale. Inoltre quasi mai s’è imballato sul rovescio, producendosi in quel “toppone” senza senso, largo in corridoio, passivo. Tutti segnali concordanti di crescita fisica, tennistica e mentale. La coppa alzata nel cielo newyorkese ne sono la conferma definitiva.

SALTA SERENA, SALTA!
Serena batte Venus nell’ennesimo scontro in famiglia ed alza la coppa. Non è proprio andata così, ma la rivale più pericolosa resta sempre la sorellona. Bel match il loro nei quarti, due tiebreak con tanti scambi pregevoli. Serena riprende la leadership familiare e WTA. Non c’è russa o slava che tenga, Serena sana e motivata è la miglior giocatrice del mondo. È quella con più tennis, soluzioni e soprattutto testa. Proprio quello che manca ad una Jankovic simpatica, generosa, ma ancora acerba per capitalizzare al meglio gli sforzi prodotti in campo. Con Masha KO, Ana che si avvita sulle proprie incertezze, una Safina dirompente ma limitata, Serena è la vera n.1 e stavolta il computer legge benissimo. Vince il suo 3° Us Open senza perdere un set. In finale la Jankovic ha giocato il solito match generoso, ma è stata tradita dal nervosismo e dal servizio nei momenti chiave, non riuscendo a monetizzare gli sforzi sovrumani in cui si produce. L’equilibrio nel 1° set è stato spezzato dalla maggior classe di Serena al decimo game. Nel 2° set Jelena gioca bene, conduce arrivando a conquistare ben 4 setpoint… tutti sprecati. Tre addirittura consecutivi sul 5-3, con la Williams che ha servito da campionessa; il game successivo è costato la sconfitta a Jelena: prima rimonta con coraggio da 0-40, ma al momento di chiudere il servizio fa cilecca, doppio fallo. Serena è stanca, tira fuori gli artigli e vola 6-5. Jelena salva un matchpoint, ma l’ennesimo doppio fallo, quando poteva esser tiebreak, chiude di fatto il match. Serena rischia tutto, con un rovescio stretto da cineteca trasforma il match point! Urla e salti di gioia, con l’Ashe impazzito. Alza di nuovo la coppa a distanza di sei anni. Bella finale, di sicuro la migliore partita del torneo, ottima cartolina visto che spesso è proprio l’atto conclusivo a deludere.

LE ALTRE
Malissimo Ana Ivanovic: la mano non era a posto, ma perdere dalla Coin è grave. Insicura, non gioca un bel match da mesi. S’è incaponita a tirare solo col drittone, tanto da scombussolare qualsiasi piano tattico decente. Ha dimostrato una fragilità inquietante. La Mauresmo, dopo qualche risultato estivo, annunciava propositi di rilancio, ma il suo tennis va a fiammate, e brava è stata la nostra Pennetta ad approfittarne, infliggendole una lezione. Dinara ha confermato di esser una top player, serve meglio ed è solida. S’è giocata fino in fondo le sue carte per diventare n.1, ma sarebbe stato troppo. Contro Serena in semifinale è stata dominata. L’americana tirava più piano, ma ha governato meglio i capricci del vento, portando la rivale all’errore. Solito psicodramma per la Dementieva, anche lei teoricamente in corsa per la vetta in caso di vittoria. L’Oro di Pechino l’ha finalmente sbloccata? Sullo schermo s’è visto il solito film in semifinale contro la Jankovic. Scappa via Elena, sostiene un ritmo tremendo col dritto, sballottando da tutte le parti una Jelena troppo difensiva. Sul 4-3 e servizio per la russa, il giocattolo si rompe, d’incanto i colpi sono corti e Jelena si fa sotto. Gli incubi aleggiano di nuovo minacciosi su Elena, che non apre il campo, e dritto per dritto, soprattutto rovescio contro rovescio, è inferiore alla serba. Dementieva crolla in difesa, perde il set. Quattro break di fila in avvio del 2°, il livello di gioco crolla. 5-4 Jankovic, Elena serve per restare nel match, ennesima sbandata.

PENNETTA AI QUARTI, EROICO CIPOLLA
Flavia è stata la migliore della pattuglia azzurra a New York. Approfittando del “buco” lasciato dalla Ivanovic, la brindisina s’è issata sino ai quarti, dove poco ha potuto contro la potenza della Safina. L’avvio è in salita: Dinara spinge a tutta, break ed in pochi minuti Flavia è sotto 3-0. Dinara serve bene, concede pochissimo; Flavia spinge dritto per dritto cercando lunghezza di palla, ma non basta, perché la russa corre e trova angoli appoggiandosi alla perfezione sui colpi puliti della Pennetta. 6-2 Safina. Serve un cambio di marcia, così Flavia sull’uno pari lascia andare i colpi, trova alcuni winners. Ma Dinara reagisce, fa subito il break e tiene alto il ritmo, chiudendo 63. La sua prestazione segna un record nella storia dell’italtennis. Oltre ad esser il suo miglior risultato in carriera in uno slam, è la terza italiana ad andare così lontano negli States: Maud Rosenbaum Levi (americana sposata con un italiano) ci riuscì nel ’30 (fu semifinale), bissando nel ’34; e Francesca Schiavone nel 2003. Nell’era open solo in 7 occasioni le nostre ragazze hanno raggiunto i quarti in un major, brava! Bene anche Garbin, giunta al 3°turno, mentre altre 4 si fermano al secondo. Tra i ragazzi, il migliore si conferma Seppi, giunto al terzo turno, dove è stato fermato da un Roddick in ottima vena. Si sperava che il rovescio lungolinea potesse far male all’americano, ma il suo rendimento al servizio è stato troppo incisivo. Tuttavia l’azzurro di questo US Open resterà Flavio Cipolla: entrato come lucky loser, vince da leone contro Hernych, batte in 4 Lu e sfida ad armi pari Wawrinka, cedendo solo 64 al 5°, eroico Flavio! Continua il momento no di Bolelli, battuto in tre set da Wawrinka. Arrivederci a Melbourne.


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