26/09/2005
A distanza di due settimane dalla finale dell'ultimo slam stagionale,
scrivo un piccolo commento sul torneo, scusandomi per il ritardo dovuto
al mio viaggio di nozze! Ho visto la finale del torneo in Hotel a Venezia,
godendomi uno spettacolo straordinario. Mi ritengo fortunato di poter
assistere ad incontri come la finale. Agassi è …come commentarne le gesta
di questo torneo? Mach rimontati, vinti al quinto, battendo giovani in
crescita come Berdych, il giocatore più caldo dell'estate americana James
Blake, un ottimo Ginepri vera sorpresa del torneo. Stanco ma convinto
di se stesso, deciso a sfruttare al meglio una chance forse unica di rivincere
uno slam, il torneo di casa, quello a cui tiene di più.
Federer ha giocato al suo meglio, determinato a confermarsi a New York
per rendere vincente una stagione incredibile nei numeri, meno nei successi
nei major. Ha sofferto con Kiefer, l'unico giocatore del circuito che
ha capito come infastidire il tiranno del tennis moderno, ma senza la
testa per reggere tre su cinque a quel livello. Poi anche Hewitt in semifinale
ha giocato un buon match, strappando un set dopo diversi match persi nettamente
(tra cui la finale dell'anno passato, in cui beccò due 6-0 !). A dire
il vero Hewitt è stato bravo a capitalizzare un calo di tensione di Federer,
che poi ha allungato al momento giusto nel match ed è andato via, sicuro,
deciso a non farsi scappare questo titolo a cui teneva tremendamente.
Si è così arrivati alla finale più ambita dal pubblico americano, e forse
mondiale. Tutti o quasi si aspettavano una sfida tra Federer e Nadal,
come degna conclusione di una annata dominata da questi due formidabili
tennisti. Però Nadal non è ancora pronto a vincere a New York, non so
se mai lo sarà davvero. Il Nadal di questa stagione è pazzesco per forza,
dedizione, intensità, gioca con le ali ai piedi regalando prodezze su
prodezze, vincendo con risorse nascose, misteriose. Ma se vuol vincere
uno slam come gli US Open deve per me migliorare la fase intermedia del
gioco, non vincendo i match di prodezze atletiche e balistiche, perché
è fisicamente impossibile farcela, o si rientra nella casistica dei miracoli.
Contro Blake, il giocatore più caldo dell'estate, quasi un giocatore nuovo,
con dentro una convinzione nei propri mezzi prima sconosciuta, Nadal è
stato quasi sempre sotto nel gioco, a difendersi, remare, vincendo i suoi
games con fatica, con prodezze da applausi, ma mediamente è stato dominato
negli scambi. Finché Rafael non sarà in grado di mantenere una posizione
di campo meno difensiva e reggere, anzi, impostando lui per primo lo scambio
offensivo, non credo che Nadal possa vincere agli US Open, difficile anche
in Australia.
Blake è stata la favola del torneo. Dopo aver vinto un torneo nell'estate
americana, dopo aver impensierito Federer a Cincinnati, si è presentato
nella grande mela come outsider. Io lo consideravo favorito contro Nadal
nell'incontro del terzo turno che li vedeva opposti, ed il campo mi ha
dato ragione per i motivi che sopra ho spiegato. Vero che Blake ha giocato
ad un livello altissimo, sconosciuto prima del suo grave infortunio. L'americano
forzava sbagliando poco, il rovescio regge bene la velocità di palla,
ottima la capacità di trasformare a rete gli attacchi, molto consistente
il servizio, insomma un pressing vincente, gioioso e spettacolare. Ha
emozionato la sua sfida contro Agassi. 5 set giocati in notturna, con
una alternanza di situazioni, punteggio ed emozioni da film. Agassi in
vantaggio, poi Blake, poi Agassi rimonta, fino ad un thrilling tie break
decisivo in cui Blake ha la palla per portarsi al match point ma gli esce
di poco e poi Agassi entra da campionissimo su di una seconda per una
volta un po' corta, e Agassi vince, con lo stadio che viene letteralmente
giù. E' l'una di notte, non uno spettatore è andato via, si è giocato
uno dei match più emozionanti dell'anno. Il tutto reso ancor più interessante
dalla storia umana di André, questo straordinario atleta che non si arrende
alle sferzate del tempo che passa, che sorprende ogni anno per la sua
capacità di vincere, regalare emozioni e lampi di classe, ed ancora una
consistenza inspiegabile, come se avesse fatto un patto con il diavolo
per mantenere dentro di se una forza, una capacità di recupero dagli infortuni
e giocare ancora ed ancora il suo tennis unico. Anche contro Ginepri una
lotta, ancora cinque set… sarà morto in finale, e poi c'è Federer di la,
come è possibile che possa giocare alla pari?
Signori, mi auguro che abbiate visto il match, perché quello che Andrè
ha fatto in campo va oltre alle leggi del tennis. Federer è partito forte,
deciso ad imporre subito il ritmo al match. Agassi si sa, è un front runner,
spesso le sue migliori vittorie sono venute dopo partenze convinte, uno
strappo violento. 6-3 per lo svizzero, che non rischia niente e da fondo
domina lo scambio. Poi Agassi inizia mulinare colpi in sequenza travolgenti,
sempre più lunghi, sempre più insidiosi. Break! Agassi vince il secondo
set giocando a tennis in modo superiore, travolgendo Roger sulla diagonale
del diritto, impedendogli quei colpi in mezza volata impossibili da rigiocare
con lunghezza. Agassi prende in mano il pallino del gioco, comanda, sballotta
Federer da una parte all'altra, e quando lo svizzero prova a ribaltare
lo scambio rischiando, lasciando andare il braccio a tutta, Agassi monta
sopra ad ogni accelerazione, la rende ancor più mortale, definitiva, quasi
una scia di luce segue i colpi magici di André, non si può spiegare a
parole il livello di tennis raggiunto in quei momenti. 6-2 per André!
Non un errore, non un colpo giocato a caso. Vincenti, strabilianti, si
sta facendo la storia in campo. Il terzo set all'inizio è ancora più straordinario,
tutti in tribuna si rendono conto che stanno assistendo a qualcosa di
irripetibile. Federer, il miglior Federer, è messo sotto sul piano del
gioco dal più forte giocatore di rimbalzo di sempre. Agassi va avanti
di un break, Federer pare spacciato, non riesce a reagire, non riesce
a trovare il modo per portare Agassi all'errore, per mandarlo fuori dal
campo. Per quanto Federer acceleri, cambi diagonale, Agassi arriva prima,
prende, la mira, spara ancor più forte, più lungo, più preciso.
Poi, all'improvviso, succede qualcosa. Agassi sbaglia un rovescio; poi
un attacco di Federer va a buon fine. Federer capisce che è il momento
giusto, l'unica, ultima occasione per girare il match. Il fiuto del campione,
la forza dello Zeus del tennis per lanciare il fulmine maligno, e brekkare
il suo rivale a morte. Federer pareggia il conto, il suo sguardo è cupo,
quasi non si vedono i suoi occhi nella maschera tirata, oscura, di colui
che ha prodotto un enorme sforzo e sta dando tutto se stesso, eclissandosi
dentro la sua prestazione. Iniziano 30 minuti di tennis da cineteca. Agassi
non molla un millimetro, ma Federer produce qualcosa di inspiegabile.
Ho visto decine, forse più di centro match di Federer. Mai l'avevo visto
ribaltare una situazione così disperata e poi allungare con tale veemenza,
giocando un tennis superiore alle regole stesse del gioco. Il tie break
del terzo set è stato imbarazzante, solo colpi vincenti, di ogni tipo,
con ogni angolo, ogni soluzione conosciuta sul pianeta terra relativamente
alle balistiche nei 30 metri scarsi di un rettangolo da gioco. O forse
qualcosa di più. Questo è il campionissimo, è Federer. Nel momento più
duro di una partita eccezionale ha prodotto il massimo, qualcosa di incredibile.
Tramortito, Agassi ha continuato a giocare con una determinazione luciferina,
o anzi, divina. Ma Federer era scappato, break ancora, e dopo pochi minuti
alza le braccia al cielo con un urlo liberatorio, un ruggito del leone
vittorioso. 6-3 2-6 7-6 6-1 dice lo score.
Una finale bella, con momenti di tennis altissimi. Un ultimo tabù è forse
caduto, quello di coloro che dicevano "Federer vince senza soffrire, la
sua disumana perfezione non mi emoziona". Una critica particolare, ma
condivisibile in parte. Adesso è caduto anche questo muro, Federer ha
lottato, sofferto, ha vinto con la sua superiorità tecnica e con un cuore
enorme. Ha rovinato soprattutto quella che poteva essere la favola più
bella dopo Cenerentola, Agassi che a 35 anni suonati risorge, lotta, rimonta,
soffre, e vince l'ultimo slam della carriera, prende il microfono e si
ritira in campo. Tutto bellissimo, tutto perfetto. Invece no, Agassi ha
trovato Sampras sulla sua strada uscendone spesso sconfitto; poi se possibile
ancora uno peggiore, più cattivo forse…
Per il resto due righe veloci per segnalare la delusione del torneo, Roddick.
Perde al primo turno contro Muller, Luxemburghese volante, talentuoso
ok, ma Roddick in casa deve dare di più, molto di più. Bravo Sanguinetti,
che arriva con merito agli ottavi di finale, confermandosi giocatore capace
di imprese, purtroppo non di continuità ai massimi livelli. Ottimo torneo
per Hewitt; bravo anche Dent, oltre al già citato Blake, ed il solido sorprendente Ginepri, per
la prima volta in semifinale in uno slam. Molti americani avanti, una manna i network USA.
Per Nadal non parlo di delusione, ma di test non superato, gli gioverà per la sua crescita.
Gli Us Open chiudono alla grande una annata buonissima negli slam. Difficile
dire quale sia stato il migliore. Certamente New York ha regalato emozioni
fin dai primi turni, con una seconda settimana bellissima. Con due slam stagionali ed un record
incredibile di solo 3 sconfitte nei primi 10 mesi dell'anno,
Federer ha vinto la sfida a distanza con Nadal per il trono di miglior
giocatore del 2005.
