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Petroldollari e Tennis: Tennis nel Deserto

23/02/2006

Federer Agassi a Dubai 2005 Lo sport sta sempre più entrando nei paesi dei ricchi emiri asiatici. Calcio, con vecchie star che chiudono la carriera cullati dai denari ed i lussi del Qatar; i motori, che ormai da alcuni anni scaldano le ruote in piste realmente costruite nel deserto. Atleti africani prendono con leggerezza il passaporto di questi stati per gareggiare e vincere molti soldi in premi e sponsorizzazioni, magari in meeting di nessun valore tecnico.

Il tennis non si fa da parte, anzi… i Capi del tennis mondiale, per intricare ancor più i calendari già oggi quasi terroristici come intensità, creano ogni anno più opportunità di giocare in questi eventi, creati dal nulla, ricchissimi, spesso con spalti vuoti o con personaggi che non conoscono nemmeno le regole di questo sport. Tutto questo per alimentare un vorticoso giro di denaro e sponsorizzazioni, sempre più alte, sempre più ambiziose, in paesi ricchi di petroldollari, ma non accessibili ai più. Non parlo solo di denaro, ma anche dello sport in se. Praticamente non si gioca a tennis in questi paesi, giocano solo i ricconi che passano splendide vacanze nei resorts che nascono come funghi, magnifici paesi dei balocchi che fanno esclamare alle ricche signorotte a stelle e strisce "ormai i negozi di New York sono superati, il vero shopping si fa qua a Dubai…" Le tv durante i loro tornei passano ore di tennis, con i telecronisti che cercano di spiegare il gioco ai loro nuovi spettatori. Lodevoli iniziative, ma il tennis poi non è accessibile ai ragazzini del paese, o almeno a pochissimi di loro. Mai alle ragazzine, sport poco pudico quello della racchetta, nonostante le sue remote origini.

Questa non vuol essere un critica rivolta unicamente a questi paesi. Già hanno i loro forti problemi interni, culturali, storici, economici di disuguaglianze ed ingiustizie, e non sta a me far un sunto politico della faccenda, della quale mi interesso poco a dir il vero. Il mio attacco è rivolto a chi gestisce il tennis mondiale, il suo sviluppo, il folle calendario annuale. Non alcun senso giocare in questi paesi in momenti casuali dell'anno. Se vogliamo far crescere il tennis in queste aree si dovrebbe concentrare qualche settimana all'anno da quelle latitudini, portando tutti i migliori, facendo un investimento sui giovani locali per fargli conoscere lo sport, portar il tennis nelle scuole, insegnargli a capire il gioco e magari anche le sua storia, perchè il tennis ha delle tradizioni che sono la sua stessa vita, e che vanno difese, tramandate.

Il più grosso problema di questi tornei sono il loro modesto valore tecnico, e come "rompono" a volte la programmazione di molti giocatori. Gli sponsor tecnici e di contorno spingono i loro uomini immagine ad accettare le lusinghe degli emiri. Così si presentano in pompa magna a questi eventi, spesso organizzati in modo divino, ma vere cattedrali nel deserto. Come non ricordare il clamoroso incontro dell'anno passato tra Federer ed Agassi sopra la pista d'atterraggio degli elicotteri in vetta al grande Hotel-Vela di Dubai? Immagini così curiose che fecero rapidamente il giro del mondo, con una astutissima mossa pubblicitaria. Pochi minuti di tennis in quota, con gli stessi protagonisti increduli di fronte a tale bizzarra stranezza. Però, chi si ricorda poi chi ha vinto il torneo??? Federer, ok, che non perde mai… Questo serviva a sottolineare come in questi eventi spesso il tasso tecnico è modesto. Molti partecipanti prendono la settimana come esibizione, tanto il sistema di classifica poi non li penalizza. Ma si finisce per giocar troppo, programmarsi malissimo, perdere spazio in una annata intasata che potrebbe esser sfruttato assai meglio, per altri eventi più interessanti o per allenarsi bene in vista di questi.

Il tennis iniziò ad affacciarsi negli anni 70 in Iran, con il torneo di Teheran che era spesso ben frequentato. Dopo la rivoluzione del paese, tutto lo sport scappò. Per anni quasi non si giocò nei paesi arabi, fino all'affacciarsi del Marocco, che da alcune stagioni organizza con successo piccoli eventi su terra. E poi i due "big" arabi: Doha ad inizio anno e poi Dubai. Tornei che spesso vantano ottimi campi di partecipazioni, ma che suscitano in me molte delle critiche che ho appena espresso. Spingono anche Kuala Lumpur ed altri staterelli come il Brunei per entrare in questa lotteria. Se si decide di far entrare con forza il tennis in quei paesi, posso trovarlo giusto. Ma ve ben organizzato nell'annata, dedicando una parte specifica del calendario e sacrificando altri tornei così da preservare un valore tecnico, ed agendo anche sul contorno in modo che questi eventi non siano puri incontri esibizione, nel deserto più totale.


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