17/05/2007

Tutto come previsto? In parte si. Nadal era il favorito ed ha vinto, stravinto,
confermandosi imbattibile su terra rossa, allungando la sua striscia vincente
che dura dalla primavera del 2005 ed è diventata la più lunga di sempre
su di una superficie. Supera John McEnroe che sul sintetico aveva inanellato
anni fa oltre 70 incontri senza sconfitte. Rafael chiude la settimana
romana con quasi 80 match, un striscia mostruosa che rende bene l'idea
della superiorità del mallorchino su terra, e dall'altra fa riflettere
a come oggi manchino i migliori competitors per affrontarlo: Coria scomparso
perso nei meandri della sua vita personale, Nalbandian più interessato
ai Rally che al tennis, Safin forse sulla via di un prematuro tramonto,
Ferrero in ripresa ma non più competitivo ai massimi livelli, come Moya,
ed i giovani in crescita ma che ancora pagano la personalità di Rafael.
Bravissimo Nadal, se possibile ancora migliorato rispetto al 2006 (cosa
che io stesso non ritenevo probabile) perchè ha messo più servizio e cerca
più spesso di tirarsi fuori dalla "garra" con un vincente.
Però l'edizione 2007 degli Internazionali sarà ricordata soprattutto per
il risveglio clamoroso dei nostri giocatori, per una volta reali protagonisti
del torneo. Erano 4 in tabellone, tutti entrati con una wild card visto
il livello assoluto dei partecipanti. Bracciali vince all'esordio contro
Ginepri in due buoni set, guadagnandosi il "privilegio" di sfidare Nadal
nel secondo turno. Partita coraggiosa di Daniele, che dopo aver subito
uno 03 iniziale ha lasciato andare il braccio conquistando alcuni scambi
pregevoli. Troppo forte Nadal, che la spunta in due set. Emblematico il
commento di Daniele a caldo: "Gli giochi 2 o 3 vincenti ma la palla torna
sempre di qua, come si fa a batterlo? Alla fine a forza di rischiare si
sbaglia…". Bolelli ha giocato un match discreto contro Massu, servendo
bene e sfondando in accelerazione col dritto, ma l'ottima giornata dell'avversario
ha messo a nudo le carenze di spostamento del bolognese, ancor più sul
contropiede. Male alla risposta, dove ha commesso errori gravi. Perde
un match combattuto, anche se non s'è mai avuta la sensazione che Bolelli
potesse girarlo a suo favore. Un'altra esperienza per Simone, entrato
nei top80 del ranking ATP. Starace e Volandri sono stati i grandi protagonisti
del torneo, regalando emozioni forti al pubblico romano. Potito era in
gran forma, fisica e mentale, come dimostrano gli ottimi risultati di
questa primavera sul rosso. Con assoluta serenità ha esordito domando
la potenza di Calleri, contenendone l'esuberanza e contrattaccando alla
perfezione in un freddo lunedì sera. Al 2°turno sfida Juan Carlos Ferrero,
contro cui aveva perso due match duri nelle settimane precedenti. La chiave
dell'ottimo momento di Potito è la forma fisica: si muove benissimo in
campo, toglie l'iniziativa all'ex numero 1 col suo dritto angolato e tenendo
molto bene col rovescio. Vinto il primo set, reagisce Ferrero che inverte
l'inerzia entrando più in campo e mettendo in difesa Starace, pareggiando
i conti. Quando si temeva che il match scivolasse via nel terzo, Potito
riprende il pallino del gioco, spostandosi bene in avanti, sorprendendo
Juan Carlos con rovesci bellissimi in lungolinea, e strappando la vittoria
con il pubblico in delirio. Negli ottavi lotta come un leone contro Davydenko,
che perso il primo set sale in cattedra con un tennis sempre più anticipato
e preciso. Potito è più falloso ma regge anche nel terzo set, riesce a
brekkare il russo sul 35 annullando match point, per poi cedere 75. Il
campano possiede una sensibilità notevole, e il suo tennis non è banale,
propone schemi complicati ai rivali, da sempre. La salute atletica è il
suo punto debole. Adesso sta bene, è allenato ottimamente e gioca con
una serenità che gli permette di dare il meglio, alternando sapientemente
ritmi ed angoli, sfruttando al meglio la sua mano delicata. Su terra è
un giocatore temibile per tutti, l'importante è che mantenga questo stato
di grazia fisica, su cui basare il suo tennis brillante e divertente.

Volandri ha regalato le emozioni più forti, una cavalcata maestosa fino
alle semifinale, che mancava per un nostro giocatore da ben 29 anni. Gasquet,
Federer, Berdych, tutti caduti sotto il pressing consistente del livornese
che con coraggio e grinta ha esaltato il pubblico del Foro, salutato con
giri di campo ad abbracciare i tifosi impazziti dopo le vittorie. Federer
lo scampo più prestigioso negli ottavi. Dopo la vittoria contro Gasquet
s'era detto fiducioso nell'affrontare Roger, "non parto sconfitto contro
nessuno su terra, anche grazie a questo pubblico". Filippo ha dimostrato
intelligenza nel non forzare. E' stato paziente e consistente, giocando
palle vive ed arrotate, alternando palleggi centrali a soluzioni in diagonale
per portare all'errore Federer, che crolla con 44 errori gratuiti, alcuni
di una bruttezza inconsueta per sua maestà, quasi che non volesse sporcarsi
della terra rossiccia di Roma. Non vanno sminuiti i meriti di Filippo,
perché invece di farsi prendere dalla foga e forzare nella ricerca del
vincente strappa applausi per la folla in estasi è restato quieto, concentrato,
macinando chilometri e facendoli fare a Federer, lento e svogliato. Volandri
volava in campo, preparato alla perfezione, tanto da presentare lo stesso
copione contro Berdych, che è andato in confusione regalando molti colpi
forzati per uscire dal palleggio vivace imposto da Filippo. Il match capolavoro
però stato quello contro Gasquet, in cui l'avversario ha variato ritmi
e traiettorie, costringendo il livornese a molte difese. Una emicrania
ha colpito il francese, ma in campo non pareva così assente, tutt'altro.
Bravissimo Volandri a resistere nei momenti duri del match, a non far
scappare Richard quando ha subito i break, stancandolo e venendo fuori
alla distanza con attacchi poderosi e ritmi sempre crescenti. Dichiara
di sentirsi in gran forma, pronto anche a sfidare Nadal in finale e non
sentirsi battuto. Impeto del momento, sperando che questo torneo gli serva
come base di partenza per esser competitivo nei grandi eventi, e non gli
"monti la testa" visto che noi italioti siamo primissimi nella specialità
di esaltarci ed esaltare, perdendo di vista la realtà, spesso un pò diversa.
Non che voglia sminuire queste eccezionali vittorie, ma preferisco tenere
un tenore più basso, perchè credo che queste prestazioni ottime di Filippo
siano frutto di lavoro, intelligenza, ed anche un pizzico di buona sorte
per come i rivali abbiamo un po' subito il pressing del nostro tennista,
non accennando reazioni consistenti. Tutto cambia purtroppo in semifinale,
dove Volandri ha trovato un Gonzalez perfetto che ha scardinato il suo
tennis di pressione. Fernando prendeva subito l'iniziativa con servizi
oltre i 220 kmh, muoveva Filippo con il suo back senza peso per poi entrare
col dritto micidiale. Volandri ha provato a muovere il gioco col rovescio,
ma senza gli errori di un Gonzalez perfetto ha finito per sbagliare troppo.
In poco più di un ora si chiude la settimana magica di Volandri e sfuma
il sogno di una finale contro Nadal.
Rafael è avanzato sicuro nel torneo, demolendo con i suoi drittoni in
top giocatori temibili che recentemente l'avevano battuto sul duro come
Youzhny e Djokovic. Ci si aspettava che il serbo potesse opporre una certa
resistenza al dominatore del rosso, ma Nadal ha giocato con una attenzione
e potenza assoluta, rendendo impotente qualsiasi difesa di Novak. Impressionante.
E pensare che in settimana s'è vociferato di un Nadal con problemi di
vertigini, quasi un mal di mare, con una corsa in ospedale per un controllo
medico, notizia non confermata. A vederlo in campo sprizzava la consueta
energia da tutti i pori, esaltando le orde di ragazzini che lo hanno eletto
idolo assoluto. L'unico match in cui ha Rafael ha davvero sofferto è stata
l'incredibile semifinale contro Davydenko, vinta dopo oltre 3 ore e mezza
di lotta per il 2° match più lungo della storia giocato al meglio dei
3 set. Un Nadal tirato nello sguardo soffre come mai su terra rossa, più
falloso del solito, forse infastidito e sorpreso per la tenacia di Davydenko
che ha clamorosamente spostato buona parte del pubblico a suo favore,
esaltato dalla sua vis pugnandi, pronto al martirio pur di non regalare
nulla e battere il rivale sul piano della lotta. Il russo anticipava spesso
con i piedi dentro al campo i colpi di Nadal, rimettendo tutto con varie
angolazioni, spesso strette, quelle che Rafael detesta. Però è mancato
a Nikolay il pugno del KO, quando Nadal dava la sensazione per la prima
volta di esser in difficoltà seria, anche fisicamente. Lo spagnolo ha
vinto perchè ha giocato da campione i punti cruciali, nei momenti in cui
il match poteva girargli contro. Davydenko non è riuscito a sfondare,
anticipava le diagonali e ha trovato molti winners col lungolinea, come
il punto decisivo che gli ha regalato per 10/8 il tiebreak del secondo
set. Ha rincorso e lottato, ma non è bastato perchè spesso non entrava
deciso a prendersi il punto dopo l'apertura di campo; e col servizio non
ha mai fatto male al rivale. Si pensava che Nadal potesse pagare in finale
la stanchezza di un match così duro. La notte ha misteriosamente rinvigorito
lo spagnolo, che tirato a lucido ha affrontato Gonzalez con ferocia.

Deludente la finale, ci si aspettava che il cileno, in vantaggio negli
head to head, potesse ripetere l'ottima prestazione degli Australian Open
quando sconfisse nettamente Nadal. Con serie di rovesci in back senza
peso Nadal era costretto fuori dal campo, incapace così di difendersi
contro i dritti potenti di Fernando. Sulla terra romana invece Fernandone
ha giocato un match abulico, frettoloso, senza lavorare ai fianchi Rafael
ma cercando troppo spesso di sfondare subito col dritto anomalo, che sbatteva
proprio contro il dritto altrettanto portentoso dello spagnolo ed in gran
vena. Impreciso e spesso corto col back, Gonzalez non ha trovato varchi
nella solidità dello spagnolo, regalando molti errori e consentendo a
Rafael di difendersi e contrattaccare in sicurezza, vincendo nettamente.
Troppo nettamente, il pubblico romano esce deluso, dopo le incredibili
finali 2004 e 2005, 5 set tirati con spettacolo ed emozioni. Quest'anno
la novità della finale al meglio dei 3 set, soluzione da un punto di vista
"regolamentare" corretta visto che tutto il torneo si gioca così, ma che
toglie pathos e spettacolo per il match conclusivo. Ultima nota per Federer.
Abulico, lento, da campione vero ha dato tutti i meriti al nostro Volandri
per la sua netta sconfitta, ma resta il forte dubbio che qualcosa s'è
rotto nella perfezione delle sue prestazioni. Ha divorziato da Tony Roche
proprio a Roma, altro segnale allarmante. Che stia pagando un forte lavoro
atletico? Il Roland Garros si avvicina, ma il Federer letargico e scuro
in volto del Foro Italico non ha alcuna chance di competere sulla terra
rossa con la furia di Nadal.
