08/05/2005
Dopo l'ottimo torneo di Montecarlo, Roma conferma lo stato di salute del
tennis maschile. Emozioni, battaglie, grandi match in un'edizione degli
Internazionali d'Italia che sarà ricordata per il ritorno del pubblico
e per una finale epica. Nadal contro Coria, la stessa di Montecarlo, a
sottolineare che in questo momento sono i due specialisti del rosso più
in forma. L'emergente, devastante Nadal; la ragnatela intelligente, i
contrattacchi dell'argentino, in notevole crescendo di forma rispetto
al torneo del principato.
Il fatto più sorprendente è stato il grande successo di pubblico del torneo.
I dati ufficiali degli organizzatori parlano di 82772 spettatori paganti
durante la settimana di gare. Un record, con un incremento del 20% rispetto
all'edizione 2004, già considerata buona rispetto alle medie degli ultimi
anni. Era dai tempi dell'Italia dei Davismen Panatta & C. che non si vedeva
un simile afflusso di gente, con moltissimi giovani fin dai primi turni.
Le molte iniziative dei circoli che hanno organizzato pullman per le scuole
tennis è stato un successone, uno spettacolo vedere decine di piccoli
tennisti armati di cappelli variopinti, armeggiando i poster dei campioni
a caccia di autografi, sognando di imitarne i gesti. Gente di tutti i tipi ha frequentato
il Foro Italico, stracolmo nelle ore centrali del giorno, e buone presenze
anche nelle sessioni serali, spesso deserte negli ultimi anni. Forse anche
l'effetto Davis (giocata nel weekend precedente al torneo proprio al Foro
Italico) ha fatto da traino. Sicuramente il buon risultato di Volandri
a Montecarlo ha creato buone aspettative, s'è parlato di tennis sui massmedia
nelle ultime settimane. Io do un buon merito anche a Sport Italia, che
nel suo piccolo ha mostrato finalmente in chiaro un po' di tennis nei
mesi scorsi, facendo riscoprire questo sport bellissimo a tutti, dopo
anni di dorata clausura nelle paytv, destinate ai veri fan e … a chi se
le può permettere.
Gli italiani hanno movimentato i primi giorni del torneo. Volandri ha
esordito con una facile vittoria contro il rientrante El Aynaoui per poi
perdere contro il detentore del Roland Garros Gaston Gaudio. Un match
duro, lottato, in cui Filippo ha sprecato troppe occasioni per rientrare
in partita, provare a scappare. Ha mostrato un buon tennis dal punto di
vista tecnico con i fondamentali, ma gli è mancato quel un pizzico di
convinzione in più per far quel salto di qualità in questi match duri,
tirati, che si giocano su pochi punti importanti. Contro i migliori è
fondamentale la capacità di saper cogliere al volo le poche occasioni
che ti concedono. Buon esordio per Seppi, che ha passato un turno battendo
la testa di serie Joachim Johansson, impantanatosi nella terra romana.
Bene anche Potito Storace che ha approfittato di un Moya menomato dal
torneo di Barcellona, ma ben motivato dall'essere il detentore del titolo
di Roma 2004. Peccato per la mancata conferma nel turno successivo per
i nostri due giovani, dove il campano è caduto per mano di Beto Martin,
tennista ostico, grande fighter, troppo consistente per il nostro
Starace, capace di exploit ma in difficoltà contro quel tipo di giocatore
irriducibile, che non gli regala niente. Seppi ha invece perso contro
Horna, solido peruviano. Apparizione di prestigio per l'altro italiano
Di Mauro contro Agassi, una bella esperienza sul centrale per questo volonteroso
ragazzo siciliano, che ha mostrato alcuni colpi interessanti.
Il miglior italiano è stato sorprendentemente Davide Sanguinetti. Molti
avevano criticato la Wild Card concessagli dagli organizzatori, preferendolo
al prestigio di Ferrero o all'emergente Gasquet. Davide, mai davvero competitivo
su terra in carriera, non passerà un turno dicevano i più… Invece lo spezzino
ha prima giocato un bel match di primo turno, rimontando un set contro
Max Mirnyi, e poi ha vinto contro Santoro, giustiziere del finalista 2004
Nalbandian. Un incontro bizzarro tra due tennisti particolari, che interpretano
il tennis in modo antico, non sulla potenza o sulla velocità di palla,
ma sugli angoli, le variazioni, il gioco a tutto campo. E' stato l'unico
nostro atleta a raggiungere gli ottavi, dove un Coria troppo forte l'ha
prima castigato con un 6-0 nel primo set, per poi lasciarlo giocare un
onorevole secondo, perso per 6-4. A 32 anni suonati Davide ha ritrovato
un'ottima forma fisica, una nuova convinzione e l'obbiettivo personale
di migliorare il suo best ranking di sempre, mira ambiziosa per un "vecchietto"
come lui, studiato a tavolino col coach Pistolesi per trovare le giuste
motivazioni quotidiane. Davide di crede, e Wimbledon non è lontano.
Chiusa l'importante parentesi dei nostri atleti, una veloce descrizione
del resto del torneo. Molti incontri degni di nota già dal primo turno.
Un bellissimo Coria vs Gonzalez ha nobilitato il martedì, regalando scosse
adrenaliniche per i molti spettatori in tre ore di bordate e passanti,
con un pubblico quasi spaccato in due tra la devastante potenza di Fernandone
ed i tocchi beffardi di Coria. Alla fine la spunta l'argentino, complessivamente
più forte, più razionale. Gonzalez regala spettacolo ad ogni incontro, ti lascia
a bocca aperta per certe soluzioni senza senso, bellissime nella loro
brutale potenza. Però spesso perde il filo logico del punto, finisce per
buttare al vento occasioni importanti per overshooting, cercando improbabili
vincenti. Probabilmente non sarà mai possibile imbrigliare il suo tennis
in una regnatala più razionale, perché perderebbe il suo istinto, la sua
stessa unicità come tennista. Coria è parso subito, fin da questo importante
esordio, in buone condizioni. Più vivace atleticamente, più lunga la sua
palla negli scambi, meno errori nei recuperi, passanti chirurgici, un
Coria di lusso. Perdono al primo turno i due finalisti del 2004, Moya
e Nalbandian, in crisi di risultati da parecchie settimane; passa invece
Roddick, con un nuovo look targato Lacoste e con i soliti problemi tecnici,
che sulla terra si evidenziano ancor più dato che il suo servizio è meno
incisivo. Però A-Rod sarà ricordato in questa edizione 2005 per il bel
gesto che l'ha visto protagonista nel terzo turno contro Verdasco. Il
mancino spagnolo nel secondo set serve per restare nel match, affrontando
un matchpoint per l'americano. Sulla seconda di servizio, il giudice di
linea chiama fuori un tremebondo lift centrale. Game Set Match urla l'arbitro,
ma Roddick, senza pensarci due volte, non fa nemmeno scendere l'arbitro
per controllare il segno, cancella il mark della palla, buona! e fa rigiocare
il punto. Verdasco vincerà il match, e Roddick in sala stampa ricorderà
a tutti di aver fatto solo il suo dovere, non un gesto da libro cuore.
Però questo piccolo episodio apre forse una nuova luce su di un ragazzo
visto ingiustamente come uno sbruffone, non proprio come un modello di
correttezza. Delude Safin, sconfitto ancora troppo presto da Almagro in
una serataccia del russo, una delle tante in questa primavera arida di
successi per Marat.
Agassi ha onorato il torneo con prestazioni di livello, regalando al pubblico
ore di spettacolo puro, accelerazioni millimetriche, un tennis in progressione
di una bellezza abbagliante. Una lezione al bambino prodigio Gasquet al
secondo turno, quasi brutalizzato (tecnica nota dei big ai nuovi rampolli:
"ora ti faccio vedere io come si gioca…", ed il tutto in modo assolutamente
bonario, ci mancherebbe!), e poi una netta vittoria contro una delle sue
bestie nere Hrbaty nei quarti di finale. C'è voluto il miglior Coria per
arrestarne la corsa verso la sua terza finale agli Internazionali d'Italia.
Due set molto lottati, in cui Coria ha giocato un tennis paziente, intelligente.
Agassi invece ha alternato colpi perfetti a pause che l'hanno condannato
alla sconfitta. Come poter criticare un vecchietto così magico, che a
35 anni ci regala ancora lezioni di tennis, arriva alla semifinale di
Roma, lotta con l'entusiasmo di un ragazzino! Però una delicatissima tiratina
d'orecchi la voglio fare al mitico André, perché in alcuni momenti importanti,
nelle strette finali, ha accelerato i tempi in modo eccessivo, una fretta
e frenesia che l'ha penalizzato. Aveva rimontato con pazienza, sparando
vincenti incredibili al momento giusto, per poi rovinare il tutto con
pochi colpi forzati al momento errato. Peccato, perché avrei voluto vedere
una bella finale tra Agassi e Nadal, il vecchio campione contro il giovanissimo
emergente.
Nadal. Least but not last, Rafeal Nadal. Non ho ancora parlato di lui
perché voglio chiudere il racconto del torneo con la sua settimana, bellissima,
ancor più emozionante. Dopo la vittoriosa cavalcata sulla terra rossa
in Brasile ed in Messico, è poi approdato a Montecarlo dove ha sbaragliato
il campo vincendo quasi a mani basse, con il solo Gasquet che l'ha fatto
veramente tremare. Una piccola pausa a Valencia e poi ancora una netta
vittoria a Barcellona. Sarà stanco, scarico? Al primo turno il russo Youzhny
aveva potenzialmente delle armi per togliergli il campo, ma è stato schiacciato
con forza, sbattuto da un lato all'altro a furia di diritti violenti,
passato senza pietà da rovesci precisi, definitivi. Ancora il solito vigore
atletico così sbandierato da destabilizzare psicologicamente l'inerme
rivale, esaltando il pubblico. Continua la corsa di Rafael, turno dopo
turno. Schianta anche il temibile Canas, che lotta come un matto, rimette
tutto, ma non basta. Il suo volto, come quello del suo coach Gumy, parlano
meglio di qualsiasi dichiarazione, sembrano urlare una rabbiosa impotenza
contro il forcing di Nadal, contro la sua capacità di mangiare il campo,
di metterti in difesa a tentare difficili traiettorie per invertire l'inerzia
dello scambio, quasi sempre a suo favore. Arriva in semifinale un po'
rigido dopo tanti incontri vinti consecutivamente, avendo speso molto
con quel tipo di tennis, così brutale, travolgente. Ferrer ancora di fronte,
come a Miami. David inizia bene, accetta con coraggio il forcing riuscendo
con sagacia tattica a mettere nell'angolo Nadal con bei contropiedi, entrando
per primo in campo, spezzando il ritmo del connazionale, tirando a tutto
braccio senza paura. Ha tremato Rafael, ma alle fine è venuto fuori, forzando
al momento giusto, vincendo i punti importanti, producendo dei recuperi
prodigiosi e mandando su tutte le furie Ferrer, convinto di potercela
fare, di sconfiggere questo spauracchio dei campi rossi.
Invece Nadal trionfa ancora, ancora una finale, ancora contro Coria. Stavolta
Coria pare favorito ai più. L'argentino è in crescita di condizione, sta
giocando sempre meglio, mentre Rafael è stanco, si vede più imballato,
il suo tennis è meno lungo, continuo. Il surplus di Nadal è la capacità
di "mangiare il campo", prendere immediatamente il controllo dello scambio
e dominare il campo con i suoi piedi rapidissimi, velocissimi, con frequenza
degne del giovane Agassi. Appoggi di punta sempre perfetti, esplosivi,
che uniti a quel gancio mancino impossibile da leggere, e quel rovescio
sempre più mortale, lo rendono quasi perfetto quando comanda la scambio.
Come batterlo? Riuscire a non fargli dominare la riga di fondo nella sua
lunghezza, ma buttarlo indietro, farlo correre nelle diagonali che detesta,
mandarlo in difesa a far prodezze, perché per ora Rafael in difesa è più
da prodezza che continuo, sagace. E' difficile vincere un match di sole
prodezze difensive… e Nadal lo sa. Anche Coria lo sa, ed a tratti Coria
ha dominato. Ma anche Nadal ha furoreggiato, all'inizio, nel terzo set,
nel finale con una rimonta strepitosa nonostante una mano piagata da pesanti
vesciche.
La finale è stata un film unico, bellissimo, che meriterebbe un articolo
a se per raccontarne i molti capovolgimenti, i tanti vincenti degni di
nota, le smorzate, le mille emozioni. Da una parte Nadal che spinge, sbatte
Coria da un lato all'altro del campo, raccogliendo molti winners, soprattutto
col diritto anomalo. Coria invece regge, resiste, contrattacca da campione,
infilando l'angolo lasciato aperto da Rafael. E' un continuo susseguirsi
di emozioni, con Coria che va sotto per due set ad uno, ma che reagisce
al quarto e si presenta più fresco nel quinto, con lo spagnolo sofferente
ad una mano per delle micidiali vesciche. Scatta via Coria, sembra fatta,
invece reagisce ancora una volta Nadal, si riporta in parità, si arriva
dopo 5 ore ad un drammatico tie-break, che si chiude a favore dello spagnolo,
con una palla contestata da Coria, ma senza troppa convinzione. Un record
per il torneo una finale finita al tiebreak del quinto, un record la durata
di quasi 5 ore e mezza. Una finale consegnata alla storia, e fortunatamente
anche al ricordo di molti spettatori, che hanno potuto assistere su Italia1
alla diretta integrale del match (altro fatto molto positivo, oltre al
solito ottimo servizio offerto da Sky).
E' inutile una analisi più approfondita di un match così, potevano vincere
entrambi. Nadal vince col cuore e con il coraggio, oltre che con i possenti
colpi. Coria in effetti ha perduto ancora una finale partendo da favorito
ed essendo stato in vantaggio, dopo Hamburg 2004 contro Federer e soprattutto
quella di Parigi sempre lo scorso anno, come se nelle strette finali Guillermo
mancasse di qualcosa, di una certa determinazione, o paura che lo irrigidisce
e magari lo fa stare troppo sulla difensiva. Nadal si presenta così come
il favorito numero uno per Parigi, proprio con Coria. Che sia però entrato
in forma troppo presto? Difficile tenere una condizione così alta per
tutta la stagione su terra. Pochi hanno fatto lo "slam Rosso", una grande
impresa. Federer è avvisato: Nadal è pronto ad insidiare il suo trono,
non solo sul rosso.
