12/06/2007

Non c'è due senza tre dice un vecchio adagio, e Rafael Nadal segue alla
lettera, vincendo il suo terzo titolo consecutivo al Bois de Boulogne,
battendo per il terzo anno consecutivo Federer, come l'anno scorso in
finale, come l'anno scorso in 4 set. Tutto scontato? Per me no. Alla vigilia
non c'era una certezza, anche se il mallorchino era il giusto favorito.
Dopo una primavera ancora dominante su terra, interrotta solo da una giornata
di lucida follia di Federer nel suo "feudo" di Amburgo, Nadal pareva un
po' stanco, o comunque meno travolgente rispetto al 2006, quando pareva
inarrivabile. Piccole cose, perché Rafael ha giocato un torneo ottimo,
ma alcune incertezze in dei passanti di solito agevoli, o anche dei dritti
forzati senza la consueta pazienza, facevano aleggiare qualche dubbio.
Difficile oggi trovare uno specialista capace di impensierire Nadal, anche
per una strana crisi di vocazione alla terra rossa. Se ci pensate, tanto
si parla della estinzione dei giocatori di rete, o della scomparsa del
gioco di volo. Ma dove sono oggi, Nadal a parte, i veri specialisti del
rosso? Quelli che aspettano tutto l'anno i mesi primaverili per scatenare
la propria rabbia agonistica a furor di corse, arrotate, contrattacchi,
passanti, lotta e sudore? Nel passato c'erano sempre orde di specialisti
del rosso, di livello medio alto. Qualche nome a caso del recente passato?
Corretja, Mantilla, Moya, Ferrero, Coria, Gaudio, Kuerten, Norman, per
non andare tanto indietro, tutti scomparsi per un motivo (età) o per un
altro (logorio). Nadal è molto, molto forte, ma onestamente i veri specialisti
la titano, e Rafa gongola, stravince. Probabilmente vincerebbe lo stesso,
ma in mancanza di specialisti gli unici che lo possono battere (o perlomeno
impensierire) sono i fortissimi, i campioni in genere. Federer, Davydenko,
l'emergente Djokovic, e poi altri carneadi o giocatori da impresa singola
come Berdych, Youzhny, Blake, gente però che sul rosso rende assai meno.
Tornando al torneo, ed a Nadal, è importante sottolineare che al Roland
Garros ha un record immacolato: mai una sconfitta, solo 21 vittorie in
fila e 3 coppe, per la rabbia di un Federer per il secondo anno di fila
sconfitto in finale. Nel 2006 Roger partì come un treno, pareva lanciatissimo,
ma poi si fece raggiungere e superare. Quest'anno Federer veniva da una
primavera più povera come qualità di tennis, ma con la vittoria su Rafael
ad Amburgo, forse una inutile illusione poiché le condizioni di gioco
sono molto diverse, ed onestamente Nadal mollò un po' la presa ad un certo
punto di quella strana finale. Stavolta Nadal ha giocato con molta calma,
riuscendo a reggere l'impatto del primo set in cui Federer era solido,
propositivo anche se troppo ancorato dietro, come al solito. 10 palle
break annullate (o sprecate) da Federer, che si disunisce a metà del primo
set, perdendo il servizio ed il set a favore del rivale. Il match è finito
li per me. Non conta un secondo set vinto da Roger, perché lo svizzero
aveva un disperato bisogno di imporre maggiormente il suo tennis, cosa
che non è successa nonostante un set vinto. Troppe volte Federer s'è incaponito
in schermaglie difficili e faticose a dietro, facendo spesso dei bei punti,
ma non mettendo mai alla frusta il rivale, che pazientemente ha approfittato
dei momenti di calo fisiologico di Federer, scappando via nei momenti
chiave dei set, vincendo in quattro partite e poco più di tre ore di gioco.
Eppure il pubblico era tutto (davvero tutto) per Federer, alla caccia
di quella impresa riuscita solo a 4 giocatori, di vincere in tutte le
prove degli slam. Roger ci credeva, era chiara la delusione a fine partita,
nonostante il fair play e la solita scontata gentilezza di fine match.
Il viso ombroso del numero uno è tornato in auge, chissà che nella sua
testa non aleggi ora per mesi una spina, ora altri 12 mesi di attesa per
un nuovo Roland Garros, sperando che nel 2008 ci sia ancora un Federer
così efficiente da poter competere contro il più giovane e dominante Nadal.
Rafael ha dichiarato di aver giocato un torneo ancor più puntuale e positivo
del 2006, giocando in finale preferibilmente sul dritto di Roger, perché
ormai lui tende a coprire così tanto il rovescio da lasciar campo alla
sua destra, e quindi è più produttivo spinger duro sul diritto del rivale
che rischiare l'angolino appena scoperto dal lato del suo rovescio, nettamente
migliorato negli anni. Federer deve una volta per tutte capire che se
vuol sperare di vincere deve spingersi oltre l'ostacolo, provare un match
d'attacco coraggioso, come aveva fatto con impeto inconsueto ad Amburgo,
attaccando alla prima occasione, servendo come a Wimbledon per efficacia
e rischiando molte volee. Perso per perso, meglio provare a cambiar le
carte in tavola che allungare di mezz'ora l'agonia, anno dopo anno, uscendo
sempre perdente. E il torneo è vissuto per tutta la settimana su questo
dualismo a distanza.

Federer pareva ritrovato, ha giocato 2 settimane di buon tennis, se vogliamo
in crescendo, venendo fuori bene dai pochi momenti di difficoltà, come
il set perso contro un ottimo Robredo nei quarti o dalla sfida durissima
contro un Davydenko stellare nella semifinale. Il russo era spiritato
all'inzio, anticipava i colpi come il miglior Agassi, mettendo Roger sempre
in difesa lontano dalla palla. Ma un paziente Federer non s'è scomposto,
approfittando come un killer professionista dei 3 o 4 momenti di crisi
del russo, quelli in cui la sua mancanza di personalità non gli ha fatto
chiudere dei punti importanti o affrettare soluzioni senza molto senso
dal punto di vista tattico del match. Davydenko gioca davvero bene a tennis,
è tutt'altro che un pallettaro o difensore, s'è evoluto in modo clamoroso,
correndo e coordinandosi da dietro in modo spettacolare, accelerando con
i due groundstrokes in scioltezza totale, trovando angoli perfetti. Ma
il pugno del KO non ce l'ha, non solo tennisticamente ma anche mentalmente.
Stesse situazioni della semifinale di Roma contro Nadal, a tratti dominata
ma poi persa. In vantaggio in molte situazioni, s'è fatto rimontare da
Federer e battere, in soli 3 set, durissimi, ma 3 set. Avrebbe potuto
vincere in tre set, ha perso in tre set, vorrà dire qualcosa. Djokovic
è stato il 4° personaggio del torneo. Molti non lo credevano pronto a
ripetersi ai massimi livelli su terra, invece il ragazzo è forte, impara
in fretta. Ha dominato i suoi match, a tratti con un tennis molto divertente,
a tratti rischiando qualcosa, ma mettendo giorno dopo giorno qualche mattoncino
in più nel suo bagaglio. Nadal è oggi troppo forte per lui. Gli proposto
un tennis vario, solido e veloce, ma non è abbastanza per mandare a casa
il terraiolo più forte dai tempi di Kuerten. In estate sarà molto pericoloso
sul cemento, per tutti.
Saluto con piacere l'ottimo torneo di Moya, tennista che con più salute
fisica e con un pizzico di cattiveria in più potrebbe ancora lottare per
i massimi traguardi. Buone vittorie dopo un esordio contro il nostro Seppi,
spazzato via facilmente. Vince i suoi match e sfida Nadal nei quarti.
L'ultimo precedente era a favore del più esperto dei mallorchini, ma stavolta
Rafael non s'è fatto sorprendere, vincendo nettamente. L'Italia per una
volta ha giocato un torneo più che dignitoso. Volandri il migliore, sconfitto
agli ottavi da Robredo. Peccato, perché nei confronti diretti Filippo
era in vantaggio, logico sperare in un match alla pari, o perlomeno combattuto.
Tommy invece ha imposto la maggior esperienza in match di questo livello,
vincendo abbastanza nettamente. Resta un buon torneo per Volandri, la
sua miglior prestazione in un torneo del grande slam e una ottima vittoria
in 5 tirati e spettacolari set contro Ljubicic, giocatore battibile su
terra ma che difficilmente molla un match con rassegnazione. Oltretutto
Ivan difendeva i punti della semifinale 2006, quindi era tutt'altro che
ben disposto a lasciar strada al nostro. Starace s'è inchinato a Federer
nel 3°turno. Speravo che la tecnica e le variazioni di Potito potessero
impensierire Roger, ma il ritmo di palla troppo blando di Potito ha consentito
a Roger di entrare troppo facilmente sulla palla, mettendo così il campano
in difesa. Poco sostenuto dal servizio s'è dovuto arrendere in tre set
piuttosto rapidi. Resta comunque un buon torneo per Potito, in continua
crescita in questo 2007, e speriamo che l'onda continui anche lontano
dalla terra battuta.
E' stata una buona edizione del Roland Garros, ma ha vissuto fin troppo
sul dualismo Federer Nadal, con la finale troppo scontata. E' necessario
che si inserisca qualcuno tra i due schiacciassi, perché l'incertezza
non deve mai mancare in un grande torneo. Djokovic pare quasi pronto,
ma non basta. Murray (purtroppo ai box), Baghdatis, Gasquet (tremenda
figuraccia, sconfitto al 1° turno!) Berdych devono crescere, per garantire
una rosa più ampia e varia di pretendenti ai grandi tornei.
