03/11/2005
Con la netta sconfitta patita ieri a Bercy contro Haas, David Nalbandian
vede svanire matematicamente la possibilità di presentarsi al Master si
Shangai. Chiude così mestamente una stagione tutto sommato modesta per
un tennista dotato dei suoi mezzi, senza gli acuti che mi aspettavo dato
il suo talento. Come mai Nalbandian ha brillato così poco, anzi, ha sofferto
una certa involuzione sia tecnica che tattica? David penso abbia sofferto
innanzitutto la stagione precedente, segnata da diverse finali perse,
alcune malamente come quella di Roma in cui Moya lo dominò per tutto il
match. Il tennista di Cordoba non è mai stato un vero vincente, non ha
nel suo DNA quel killer instinct che contraddistingue altri atleti, pronti
ad afferrare la prima occasione per spiccare il volo verso la vittoria.
Scorie sono rimaste nella mente non solidissima dell'argentino, già minata
dalla sconfitta pesante nella semifinale degli US Open 2003 patita da
Roddick, quando ormai il match, e forse il torneo, parevano nelle sue
mani. Sul piano mentale dobbiamo lavorare, diceva il suo coach Infantino
in quel di Roma 2004, durante uno dei suoi tornei più positivi… fino alla
finale, persa malamente, forse da favorito.
Match dopo match, certe sconfitte per me hanno minato le sue certezze,
portandolo ad irrigidirsi in momenti chiave del match, portandolo a proteste
eccessive, a deconcentrasi, a perdere di vista la vittoria e soprattutto
i suoi punti di forza, offrendo maldestramente i punti di debolezza al
rivale di turno. Emblematica la sconfitta patita da David ad inizio stagione
2005 contro Hewitt negli Australian Open. David è stato più volte avanti
nel punteggio, dominava a tratti dal fondo contro uno Hewitt mai domo
ma nettamente sotto sul piano del gioco. Puntualmente al momento di chiudere
i set o nelle strette finali punto punto, le certezze del suo tennis svanivano,
in rovesci sempre più corti, in dritti più fallosi, in servizi poco incisivi,
in errori non forzati portati solo dalla tensione negativa, da una inquietudine
che ha sempre più soffocato la spregiudicatezza degli esordi. Hewitt vinse
quel match, ma i demeriti di David furono evidenti.
Questo motivetto è risuonato spesso nel 2005 di Nalbandian, troppo spesso
perché la sua stagione si trasformasse in positiva. Alcuni mesi sono stati
condizionati da una condizione fisica precaria, con una sosta ed una difficoltà
iniziale nel riprendere il ritmo partita e ritrovare con facilità la vittoria.
Dove Nalbandian è veramente mancato in questo 2005 è stato nei tornei
importanti, negli slam. Tre quarti di finale negli slam sul rapido, sconfitta
prematura al Roland Garros. Non risultati da buttare, ma l'acuto manca,
mai s'è avuto la sensazione che David fosse davvero in gara per vincere.
Ha vinto un solo torneo, il piccolo torneo di Monaco, troppo poco. Ha
mantenuto un buon livello medio, ma Nalbandian aspira a vincere tornei
importanti, non ha galleggiare nella media. L'aspetto psicologico è predominante
nei problemi di Nalbandian. Questi poi sfociano anche in problemi tecnici,
che non riscontravo nel suo tennis del periodo 2002/3, le sue migliori
annate, quelle della crescita. Nelle prima stagioni dell'argentino la
diagonale di rovescio era una delle più temute sul circuito, chiedere
a Federer che ci sbatteva la faccia ogni volta, issandolo a bestia nera
del futuro tiranno del tennis moderno (anzi, penso che nella crescita
virtuosa di Roger abbia giovato non poco il riuscire finalmente a battere
con continuità la sua ex bestia nera!). Dal lato sinistro ogni angolo
era giocato in sicurezza, sia in top di controllo che nella mortale accelerazione
lungolinea, in cui David accompagnava il movimento con una naturalezza
monumentale, pulito, da manuale, trovando sempre appoggi perfetti ed una
coordinazione istintiva che esplodeva un colpo raccolto, equilibrato,
veloce e preciso. Al servizio David era solido, non produceva aces in
grande quantità, ma il rendimento medio era sempre su ottimi livelli.
Col diritto qualche problema in più, ma per essere il colpo di relativa
debolezza era piuttosto buono, più falloso in fase di spinta e ricerca
del punto visto che scappava via, ma nei momenti di contenimento era un
colpo abbastanza affidabile e mai precario. Non uno sprovveduto a rete,
tocco di palla sopra la media, mobilità non eccezionale vista la stazza,
ma non partiva battuto nemmeno in una gara di corsa.
Insomma, il prototipo del tennista completo, moderno, oltretutto buono
su ogni superficie, come dimostrano i risultati che vanno dalla finale
a Wimbledon, la semifinale sul duro di New York, la finale a Roma, vittorie
sul cemento ed indoor. E' proprio da questo profilo di tennista quasi
ideale che nascono i miei rimpianti e le mie critiche. Un peccato che
un tennista dal così buon potenziale stia purtroppo perdendo la strada.
Oggi la sua completezza è diventata paradossalmente una debolezza. Visto
che ha perso solidità per colpa della fragilità mentale/mancanza di sicurezza
nei suoi mezzi, non possiede oggi un colpo che lascia fermo il rivale,
a cui aggrapparsi quando le cose non girano. La scarsa tranquillità lo
porta a perdere il filo del suo tennis e questo si riflette in ogni settore
del gioco: servendo peggio e con percentuali minori viene attaccato spesso,
e messo in difesa va in maggiori difficoltà. Di rovescio non è più una
macchina infernale, ma anzi soffre i cambi di diagonale e non riesce con
la facilità di un tempo a prendersi i vincenti a cui era abituato. Il
diritto finisce spesso sotto pressione e vengono fuori le storiche lacune.
Un consuntivo sconfortante? I risultati negli ultimi tornei dimostrano
questa fragilità, questa disuguaglianza nelle prestazioni che ne minano
ancor più le certezze ormai infrante. Un circolo vizioso difficile da
spezzare, forse solo con un drastico cambio di rotta David potrà uscire
da questo medio grigiore in cui vivacchia da qualche tempo, e provare
di nuovo a lottare per i titoli che contano. Non sarà facile per lui ritrovare
questa forza, ed era per questo che ritengo grave la chance che ha perso
per qualificarsi al prossimo Masters. Visto che ci saranno diverse defezioni
(Federer oggi ha confermato la presenza, per fortuna!), sarebbe stata
per lui una vetrina importante, e magari l'opportunità per un riscatto
mentale, la miglior medicina per un ragazzo ancora giovanissimo ma che
ha perso la strada maestra. Solo dentro di se potrà ritrovarla, perché
credo che la sua involuzione tecnica sia dovuta principalmente a quelle
scorie mentali che, malefiche, troneggiano nel suo io, meno spavaldo di
un tempo, ma pieno di dubbi.
