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Miami 2007: Djokovic impressiona, Federer crolla

05/04/2007

Djokovic a Miami
Miami è da molti considerato come il 5° torneo dopo i quattro Majors che formano il grande slam. Il sontuoso albo d'oro racconta gesta di campioni come Agassi (ben 6 volte!) Sampras, Lendl, Courier e tanti altri, un titolo che non si vince a caso, un torneo che apre le porte all'Olimpo del tennis. Novak Djokovic dopo la finale a Indian Wells conferma l'ottimo stato di forma vincendo nelle Keys di Miami il suo primo Masters Series. Con un tennis solido e spettacolare batte Cañas in finale, ma il match decisivo è quello nei quarti contro Nadal, che proprio una settimana prima l'aveva sconfitto in finale. Miami e Indian Wells hanno spesso storie parallele, data la vicinanza tra i due eventi. Nadal vs Djokovic, Murray vs Djokovic, Cañas vs Federer, tutti match che si sono ripetuti, ricchi di spunti interessanti.

Federer era il favorito a Miami, tutti scommettevano sulla pronta rivincita dello svizzero dopo lo stop inatteso contro l'argentino Cañas che aveva interrotto bruscamente il record di vittorie consecutive. In California Roger era parso imballato, perso dentro una spirale di errori non forzati, poco convinto e alla fine sconfitto. Il sorteggio gli mette di nuovo di fronte il pugnace argentino, da poco rientrato nel circuito (non senza polemiche dei colleghi) dopo la squalifica per doping, scontata solo in parte. Cañas affronta ancora Federer con quella sfrontatezza e decisione che indispettisce lo svizzero, abituato in questi anni di dominio ad un rispetto quasi remissivo da parte dei più. Non si tira mai indietro Guillermo, lotta e fa giocar male Roger, più volitivo che a Indian Wells, ma ancora non al meglio. Va sotto Federer, continua a sbagliare, mentre le corse furiose di Willy e il potente dritto fanno male. Federer non ci sta, rimonta fino al tiebreak, che perde malamente 7-2. Roger si scuote, inizia a giocar quei colpi anticipati di mezzo volo che lo rendono unico, vince di slancio il secondo set e si porta in vantaggio nel terzo. Tutto pare rientrato, con Federer in versione diesel ma avviato verso una classica vittoria. Invece Cañas resta in partita, lotta da vero fighter e si riprende di forza il break subito, sgomita e soffre fino al tiebreak decisivo. Qua Federer ritorna scuro in volto come in certe sue sconfitte nelle strette finali, in cui la tensione gli fa perdere la solita sicurezza ed i suoi swing così armonici divengono più strappati. Gioca un pessimo tiebreak, con qualche vincente ma servendo male e regalando un paio di errori gravi che gli costano l'incontro. Esce dal campo a testa bassa, perdendo il peggior match dal 2003, prima dell'inizio del suo dominio dispotico.

Federer sconfitto a Miami
Roger è parso letargico, meno sicuro e con un tennis così complicato basta un piccolo ritardo nell'accelerazione per commettere errori. L'unica vera lacuna tornata a galla è l'incapacità di chiudere con sicurezza a rete dopo essersi costruito aperture di campo così ampie. Roger ha affossato alcuni smash in modo sconcertante, giocati con apparente sufficienza, come alcune volèes sbagliate con strana disinvoltura. Roche dovrà puntare a migliorare questi aspetti per conservare la longevità al vertice dello svizzero, visto che la mobilità da dietro potrà solo peggiorare rispetto alla felina rapidità di piazzamento mostrata in questi anni di vittorie senza fine. Meglio accorciare gli scambi e poter raccogliere più rapidamente i frutti maturi e dolcissimi delle sontuose aperture in accelerazione. Alcuni hanno addirittura notato un'eccessiva rotondità nell'adipe del campione… come a sottolinearne uno stato di forma approssimativo. Fisicamente non sarà stato al massimo, è parso un po' svuotato, infastidito per l'incapacità di far girare un match che sulla carta non doveva esser così complicato. Possibile che dopo la striscia vincente Federer abbia staccato la spina. Normale che possa succedere, ancor più dopo un dominio così lungo e consistente. Non che il regno di Roger sia già in pericolo, ma è probabile che d'ora in poi possa cadere più spesso. E' la storia del gioco che lo indica: nessuno nel tennis moderno ha dominato per più di 3 anni. Inoltre dal basso stanno finalmente emergendo nuovi volti, dotati di talento e spregiudicatezza. Sinceramente, un Federer ancora bellissimo ma meno vincente, meno tiranno direi, è forse il miglior augurio che si possa fare al tennis di questa stagione e delle prossime. Ancor meglio se i giovanissimi Djokovic e Murray potranno sedersi al banchetto dei grandi tornei, e magari anche il braccio d'oro del mio Gasquet...

Djokovic a Miami ha giocato alla perfezione, in ogni match. Ci si aspettava molto da lui, ma non un'esplosione così completa. La personalità con cui ha battuto Nadal nei quarti, con cui ha distrutto Murray in semifinale e ha gestito la finale è stata da campione vero, già pronto per la vetta. Tecnicamente Nole (così lo chiamano i suoi amici serbi) è un giocatore molto completo. Serve già bene, anche se non ricava ancora molti punti diretti. Entra in campo seguendo una prima lavorata, che predilige alla botta piatta. Il dritto è un colpo molto sicuro con cui ottiene winners, ma anche colpi interlocutori molto lavorati che destabilizzano i rivali. Non bellissimo a vedersi perché giocato con le anche un po' larghe, ma trova appoggi fenomenali con cui spinge senza perdere il controllo in tutte le direttici. Quel che ha impressionato negli ultimi 3 match di Djokovic è stata la sua camaleontica tattica di gioco: 3 avversari diversi affrontati con 3 tattiche diverse, tutte gestite alla perfezione. Contro Nadal ha giocato a viso aperto, prendendo subito l'iniziativa, alternando botte a chiudere sull'uno-due che Rafael soffre tremendamente, a palle anomale, lavoratissime, con cui ha buttato Nadal metri fuori dal campo sfruttando l'apertura con il lungolinea vincente. Ha letteralmente mandato su tutte le furie il maiorchino con una serie di drittini stretti incrociati, molto lenti, che hanno costretto il rivale a sprint disperati in avanti, sempre perdenti. E palle corte mortali, con cui ha ricavato molti punti nei match decisivi. Contro Murray invece ha accettato di giocare sotto ritmo, non cadendo nella trappola costruita da Brad Gilbert, che sperava così di mandarlo fuori giri e raccoglierne i molti errori non forzati. Novak ha giocato piano, pianissimo, mandando così Murray fuori tempo e fuori di testa. Orrendo match dello scozzese, che non ha trovato le contromosse e ha commesso gli errori che sperava di raccogliere. Paziente e sereno, Djokovic ha giocato con quella maturità che tutti invece vedevano amplificata proprio in Murray, volando in semifinale con straordinaria facilità.

Canas a Miami
In finale Cañas era ancora un avversario diverso, pugnace lottatore che non gli avrebbe concesso nulla come errori e che avrebbe lottato su ogni palla spingendo forte col dritto. Novak l'ha affrontato con pazienza, facendo muover moltissimo l'argentino, sbagliando il meno possibile ad accelerando in contropiede per rendere le difese in corsa del rivale meno efficaci. Willy ha disputato il solito match solido e coraggioso, ma n'è uscito sconfitto. Dopo un primo set vinto 63 dal serbo, il secondo si gioca duramente punto su punto. Un break porta avanti per 3-2 Djokovic, che serve in un game drammatico in cui Cañas ottiene varie palle break senza trasformarne nessuna, per merito di un Djokovic concentrato e molto attento. Scampato il pericolo, Novak avanza sicuro fino al 62 e l'argentino capisce che il match è scappato. Chiude 64 al terzo set, senza perdere mai il servizio (ceduto in tutto il torneo solo contro Nadal); esulta a terra, incredulo per questa splendida vittoria. Molto cordiale il saluto tra i due, con Cañas sportivo nel riconoscere la maggior forza del giovane rivale ma rinfrancato per aver dimostrato a tutti che lui è tornato nel tennis che conta, dopo aver subito un'ingiusta (secondo lui) purga sportiva e mediatica. Dura contestazione contro Willy da parte di Ljubicic, dopo la sconfitta patita dal croato per mano dell'argentino in semifinale, ricordando i recenti trascorsi di doping e la rapida risalita aiutata a suon di wild card. Ha risposto solo in campo Cañas, dimostrando più fair play del rivale. Murray è stato l'altro personaggio del torneo di Miami, conferma dopo Indian Wells. Batte con fortuna Roddick nei quarti, costretto al ritiro per un problema al fondoschiena sul finire del primo set. Ha lasciato molta perplessità il modo in cui ha gestito malamente la semifinale con Djokovic. Si riconosceva allo scozzese una straordinaria capacità di sofferenza, confermata da come s'è tirato fuori dallo scontro con Mathieu in cui ha rimontato e vinto un match da 26 35 sotto, col solito sciagurato francese che serviva per il match. Murray ha reagito mentalmente alla sconfitta non accentandola, prendendo "il toro per le corna" e costringendo Paul-Henri a un ritmo diverso, ributtandolo all'improvviso nelle sue più intime paure e battendolo in rimonta. Djokovic partiva favorito visti i precedenti, ultimo quello di Indian Wells.

Murray è crollato su se stesso incapace di gestire un match nato male, di cambiarne la direzione in corsa. Sbatteva continuamente le mani contro la racchetta, come se non sentisse la palla. Travolto da una valanga di errori non forzati impreca e ruggisce contro se stesso, ma nulla cambia e il match scivola via veloce fino alla sconfitta netta e senza alibi, un 61 60 inimmaginabile. Esce tra i fischi, forse ingenerosi. Dovrà ripensare a lungo a questo match, per capire che la sua forza può diventare un'enorme debolezza se è lui stesso a non saper reagire quando l'avversario non picchia e non sbaglia. Per il resto non molto da segnalare. Ottimo torneo per Chela, che dopo aver vinto ad Acapulco sul rosso, conferma l'ottimo momento di forma anche sul duro con i quarti di finale, il migliore degli argentini in questo momento visto che Nalbandian ha iniziato molto male l'annata, Coria è al momento un oggetto misterioso e Del Potro sta venendo fuori, ma sarà la terra a dirci le sue reali potenzialità già in questa stagione.

Per una volta anche il tennis italiano ha fatto parlare di se. Simone Bolelli ha disputato il suo miglior torneo in carriera: si qualifica, batte al primo turno Monfils in due set in modo convincente, riuscendo a gestir bene una pausa per la pioggia all'inizio del secondo set; al secondo il forte russo Tursunov salvando ben 7 palle break su 8, confermando il servizio come suo punto di forza sui campi veloci. Conclude la sua corsa al 3°turno per mano del solido Ferrer, ma il primo set è stato combattuto con Simone avanti di un break fino al 5/2, quando lo spagnolo macina 12 punti in fila equilibrando l'incontro fino al tiebreak, in cui Ferrer infligge un netto 7/0, e scappa via sicuro nel secondo a chiudere il match. Regge Bolelli fino al 2 pari, per poi perdere 6/2, ma davvero in questa settimana non si poteva chiedere di più al bolognese. Finalmente un acuto italiano in un torneo importante dopo alcuni mattoncini negli eventi minori. Ma la strada per i nostri è ancora molto lunga, e tutta in salita


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