25/10/2007
Clamoroso ritorno per David Nalbandian, il gaucho che in questo 2007 s'era
distinto più per le brutte sconfitte e le "maniglie dell'amore" che per
buoni risultati. Sprofondato oltre la ventesima posizione del ranking
ATP, il buon David ha avuto bisogno della salutare aria di Madrid per
risorgere dalle ceneri. Madrid, città che probabilmente ama e che gli
suscita ottimi ricordi. Nel torneo indoor spagnolo grandi piazzamenti
per l'argentino di Cordoba, finale, semifinale, non la vittoria però.
E' arrivata quest'anno, fragorosa, splendida perchè inaspettata. Intendiamoci,
se Nalbandian gioca al suo meglio, è tennista che vale ampiamente la top5
assoluta. Pochi come lui hanno una tale completezza di gioco, pochi hanno
un rovescio così pungente e capace di detronizzare gli anticipi del "tiranno"
Federer. Mai s'era scontrato con l'altro big, Nadal; il destino ha voluto
che per battezzare questo successo avvenisse anche questo inedito scontro.
Incertezza prima del loro match di quarti di finale. Si pensava che il
buon David di questa edizione potesse creare problemi a Rafael, non grande
forma ma in crescita di condizione dopo l'inizio di torneo titubante,
al rientro dopo diverse settimane di stop ed un ginocchio che fa le bizze.
L'impatto è stato devastante. Nalbandian ha preso a pallate un incredulo
Nadal, l'ha schiantato con un tennis preciso, con rovesci anticipati splendidi,
meglio se "palaleli", uno spettacolo veder l'argentino produrre un tennis
così completo. Anche il servizio, spesso tallone d'achille, ha lavorato
bene, non producendo molti ace, ma al momento giusto. Una lezione, ad
ammutolire un pubblico prima festoso. Nalbandian esce dal campo ancor
più motivato e sicuro di aver ritrovato il suo gioco.
Contro Djokovic in semifinale si pensava ad una prova del nove severa,
forse troppo. Niente invece, la furia dell'argentino travolge anche il
serbo, incapace nei momenti decisi di reggere il tennis a tutto campo
del rivale. Era come se David menasse le danze in sicurezza, colpendo
quasi sempre dal centro del campo, coi piedi ben aderenti al terreno,
facendo correre all'impazzata Nole, incapace di rispondere pan per focaccia.
Uno spettacolo il tennis dell'argentino, solido. Libero da quelle pressioni
che sempre ha gestito male, David si conferma tennista eccezionale quando
può comodamente recitare il ruolo dell'underdog, quello che parte tranquillo,
tanto è sfavorito e più semplicemente giocare, senza troppi patemi. Battendo
il numero 2, e poi in semifinale il numero 3 del mondo, David arriva alla
domenica a sfidare il numero 1, quel Federer che ultimamente l'aveva sempre
battuto, anche su terra, ma contro di cui Nalbandian vanta ben 7 successi
in passato, era la sua bestia nera. Federer era arrivato in finale quasi
per inerzia, giocando bene, ma senza mai davvero spingere al massimo.
Nalbandian è sereno, lo si vede entrare in campo tranquillo, e parte fin
troppo tranquillo, dominato in lungo e in largo dal tennis meraviglioso
dello svizzero. In pochi minuti un 61 fa pensare che non ce ne sia, e
che la favola dell'argentino sia giunta al capolinea. Invece accade l'imprevisto.
Un gioco letargico di Roger lo manda sotto di un break, poi una canna
di acqua a bordo campo, addetta ad irrigare le piante che circondano il
terreno di gioco, si rompe, provocando un mini allagamento di un angolo.
Stop di alcuni minuti, proprio mentre Federer è andato sotto. Infastidito
non poco, quella pausa contribuisce a disunire Roger, gli perdere la pazienza,
e, peggio ancora, il ritmo di gioco. David ne approfitta, iniziando a
crederci e mulinando i suoi rovescioni che fanno tanto male. Il set scivola
via liscio, per l'argentino. Un set pari, si riparte da zero, anzi no.
Roger ha perso sicurezza, è più scuro in volto, come nelle sue rare giornate
grigie. Anche il servizio lo sorregge meno del solito, mentre incedere
pesante del gaucho si fa più leggero, consistente. Nalbandian lotta, produce
alcuni colpi eccellenti che esaltano il pubblico, si lotta, ma David gioca
meglio e vince! Trionfo clamoroso per Nalbandian, capace di battere i
primi tre giocatori al mondo uno dopo l'altro, ripetendo l'impresa capitata
a Becker molti anni fa, e quest'estate a Djokovic a Montreal.
Un grande torneo, ricco di spunti e di match divertenti. Segnalo con piacere
il rientro a buoni livelli di Kiefer, non un simpaticone ma un ragazzo
capace di regalare un tennis d'attacco molto piacevole. Dopo mesi di stop
per problemi fisici, il tedesco è rientrato in piena efficienza ed indoor
è una brutta gatta da pelare, per tutti. Nadal si conferma invece in calo,
impreparato a vincere indoor a meno di strane congiunzioni astrali. Pare
che le sue ginocchia stiano presentando il conto di tante, troppe, battaglie
all'ultimo sangue. Nella sua pur giovane carriera l'intensità che ha richiesto
al suo fisico è stata così estrema da metterlo in qualche difficoltà fisica.
A soli 21 anni che sia già sulla via del tramonto fisico? E' presto per
dirlo, ma certamente dovrà ripensare alla programmazione della sua stagione
se non vuole passare mese in infermeria a curarsi nel 2008. E magari cercare
di giocare sempre con quello spirito pugnace, ma senza vivere ogni punto
del match come se fosse l'ultimo, preservando di più il suo fisico. In
chiusura segnalo il solito torneo negativo degli italiani, presenti solo
a marcare il tabellino nei masters series fuori dall'amata terra rossa;
e anche il buon momento di Feliciano Lopez, il bello del tennis. Albert
Costa l'ha sicuramente aiutato a rinforzare i suoi groundstrokes, e l'atteggiamento
in campo è più positivo, si avverte una maggiore presenza. Ha fatto un
buon torneo, ultimamente è in ripresa. Saluto volentieri il suo rientro
a buoni livelli, perchè il suo tennis d'attacco verso la rete è ormai
un oggetto d'antiquariato, che va ammirato ogni tanto.
