21/03/2005
Ancora Federer, sempre più Federer. Il numero 1 del ranking ha dominato
la finale di Indian Wells vincendo in tre set contro Hewitt, a conclusione
di un torneo in cui non ha perso un set, confermando il titolo dell'anno
passato. Se il 2004 si era chiuso con un dominio netto del campione svizzero,
l'inizio del 2005 ne conferma la superiorità assoluta. Dalle olimpiadi
di Agosto 2004, dove perse da Berdych, ha inanellato una striscia di più
di quaranta vittorie, con la sola sconfitta agli Australian Open contro
Safin (avendo un match point a favore). Mostruoso. Ancor più impressionante
la sua striscia aperta di vittorie in finale, 17 con ieri, record nell'era
open. Hewitt era uscito vincitore nella sofferta semifinale contro Roddick,
tre tiebreak, palle contestate, agonismo di alto livello. Che si sia troppo
svuotato? Sicuramente l'aver perso gli ultimi sette incontri contro Federer
lo intimorisce. Nonostante la sua vis pugnandi di prim'ordine, anche il
gladiatorio Hewitt non riesce a scatenare tutta la sua aggressività contro
il tennis perfetto di Federer, non riesce ad approfittare di quelle minime
pause che gli concede. Non ha molto senso commentare l'andamento della
finale, perché Roger è entrato in campo deciso, allungando immediatamente.
Ha scoraggiato Hewitt proprio sulla diagonale del rovescio, dove in teoria
l'australiano poteva giocarsela alla pari, mulinando improvvisi rovesci
vincenti, sia lungolinea che incrociati. L'unica consolazione per Hewitt
è quella di aver vinto un punto straordinario, fatto di lob e contro-lob,
corse incredibili, ed i due a giocarsela col sorriso in faccia, consapevoli
della meraviglia prodotta! Anche in California l'unico giocatore che ha
impensierito Roger è stato Ivan Ljubicic, capace di farlo soffrire fino
al tie break nei due set persi. Quattro incontri tra i due nel 2005 comprese
due finali, sempre match piuttosto combattuti. Una vera disdetta per il
croato trovarselo sempre davanti nella sua miglior stagione di sempre
e non riuscire a batterlo. Ljubo è decisamente il tennista più caldo del
2005, l'unico che riesce col suo tennis classico a reggere i cambi di
ritmo imposti dal campione svizzero, ad infastidire Federer dal fondo
grazie al suo ottimo rovescio, addormentando a tratti lo scambio per poi
accelerare improvvisamente.
Questo torneo è di per se anomalo, strutturalmente. Non ha molto senso
un tabellone a 96 giocatori, se non per farlo durare il più possibile,
cercando così di recuperare le spese fisse di un evento, dell'impianto
e tutto il resto. Tecnicamente è sempre sbagliato non far partire i giocatori
allo stesso tempo, poiché si da la possibilità ad alcuni di rodarsi con
le condizioni ambientali, quali le palle, la velocità del campo, il clima.
Se questa formula è nata per "proteggere" le teste di serie, cercare di
preservare i cosiddetti big, paradossalmente tende a svantaggiarli sul
piano del campo. Tuttavia l'unico vero a Big ad uscire presto è stato
Safin. Marat ha infatti perso contro Dent, ammettendo di aver prodotto
un tennis pessimo. Il russo quest'anno aveva iniziato col botto, in Australia,
dove ha giocato probabilmente il miglior torneo della sua vita per qualità
di gioco e continuità. Poi si era giustamente preso un pausa, per ritemprarsi
e lavorare. Il rientro a Dubai fu negativo, perse subito. Lo aspettavo
in condizioni migliori qua in america, ma invece ha esordito al primo
turno soffrendo maledettamente, e passando a fatica. Per poi perdere al
terzo turno (il suo secondo). Teoricamente ci sarebbe stato lo scontro
con Federer, che tutti volevano dopo lo strepitoso spettacolo offertoci
nel primo slam stagionale!
Buon torneo per Kiefer, che ha battuto contro pronostico sia Gaudio che
Nalbandian, prima di arrendersi a Federer. Deludente ancora una volta
Nalbandian. Purtroppo ha giocato male, davvero male. Io sono tra i suoi
sostenitori, nel senso che considero David come un tennista dotato di
mezzi sopra la media, potenzialmente pronto ad imporsi in un grande torneo.
Purtroppo la stagione 2004 è stata negativa sotto il punto di vista mentale.
Dopo un 2003 in cui si è davvero avvicinato al grande colpo (gli US Open…),
credevo che già nella stagione scorsa potesse farcela, scrollandosi di
dosso quelle scorie mentali che non gli permettono di esplodere del tutto.
Inizio invece a temere che la grigia stagione scorsa abbia ancor più appesantito
quelle nubi grigiastre che gli aleggiano in testa. I suoi demoni non lo
abbandonano mai nelle fasi delicate dei match, come non ricordare quel
finale di match contro Hewitt in Australia. Lavorare mentalmente, riuscire
a sciogliersi, a non irrigidirsi quando la tensione sale, credere di più
nei propri mezzi, non cadere in difesa quando invece c'è da spingere di
brutto sull'acceleratore. Solo con questo salto di qualità David potrà
vincere quando conta, e non restare un talento incompiuto. Restando nella
parte alta e tra gauchos, Cañas è riuscito ad arrivare in semifinale sfruttando
il corridoio lasciato libero da Safin, ed essendo così "l'intruso" in
semifinale, dove erano arrivati gli altri primi tre del ranking ATP.
Agassi era arrivato in California in ottime condizioni fisiche, deciso
a far bene. Contro Coria ha dato spettacolo, imponendo al giovane argentino
un tennis consistente, impressionante per ritmo, lunghezza di palla ed
intensità, schiantandolo in soli due set. Peccato per il ritiro prima
del match contro Hewitt, per un misterioso infortunio ad un dito del piede,
gonfiatosi improvvisamente. Una vera disdetta per il grande vecchio, che
ama questi due tornei americani e sempre ha regalato spettacolo in queste
occasioni. Costernato, ha spiegato personalmente al numeroso pubblico
i suoi problemi fisici, uscendo comunque con una vera ovazione dal campo
di gioco. Grande rispetto da parte di tutti per questo immenso campione.
Buon torneo anche per Moya, fermatosi nei quarti di finale per mano di
Roddick. Quest'ultimo ha come al solito impressionato per la potenza del
servizio e del suo diritto, ma allo stesso tempo ha confermato anche tutti
i suoi limiti tecnici e tattici. Non tanto per la sconfitta di misura
contro Hewitt in semifinale, in tre tiebreaks, visto che un match del
genere lo puoi vincere o perdere su due punti. Credo in ogni modo che
anche l'americano avrebbe poi perso nettamente contro il Federer ammirato
ieri.
Roddick si trova attualmente in un punto delicato della sua carriera.
Ha raggiunto un livello di specializzazione altissimo, dotato di una combinazione
servizio-diritto senza pari. Però non riesce a completarsi tecnicamente,
a dotarsi di un rovescio più solido e di una mentalità più propositiva,
duttile, lucida. Brad Gilbert stava cercando di spostare maggiormente
verso la rete il baricentro del suo tennis, in un'ottica di tennis percentuale:
per limitare i danni di un rovescio ballerino e di una scarsa lucidità
tattica meglio fargli giocare più punti a rete, dove l'istinto è dominante.
Roddick però non ha "tutta questa mano", difetta di sensibilità e soprattutto
non ama giocare a rete in modo continuo. Credo che alla base del loro
divorzio ci sia stata proprio questa divergenza di vedute sulla strada
da prendere. Andy si sente un giocatore da fondocampo, ama spingere e
dominare col diritto. Così divorzio tra i due è stato. Temo quindi che
Roddick sia già al suo top, che sarà difficile per lui fare un gradino
ulteriore, migliorarsi ulteriormente. Possiede delle armi formidabili
che riesce già a sfruttare molto bene. Però con quei limiti i suoi rivali
(…se non vengono travolti) sanno come affrontarlo e possono batterlo.
Senza parlare di Federer, contro il quale il giovane yankee sbatte regolarmente
la faccia. Per stessa ammissione di Roddick "rivalità con Federer? Direi
di no, per esserci una rivalità devo iniziare a batterlo qualche volta…".
Male purtroppo i nostri giocatori. Hanno perso tutti al primo turno, davvero
poca gloria per noi nei tornei che contano. Sono molto deluso da Volandri.
Il nostro miglior giocatore è ormai un tennista da battere …nei piccoli
tornei su terra battuta. E' una amara considerazione, ma purtroppo è la
realtà. Questo 2005 a mio avviso potrebbe essere un anno di crescita per
Filippo soltanto se riuscirà ad andare avanti in qualche grande torneo,
non solo negli International Series. Nel complesso Indian Wells si conferma
un torneo importante. I Big sono andati avanti ed hanno regalato momenti
di buon tennis, ma non ci resterà un match epico, da ricordare a fine
stagione come tra i migliori dell'anno.
Segnalo in chiusura, il bel ritorno di Kim Clijsters nel femminile. Dopo
mesi di assenza per colpa di gravi problemi ad un polso, è tornata ed
ha vinto in finale contro la Davenport. Un acquisto importante per il
tennis femminile di vertice. Adesso aspettiamo anche la Henin, per contrastare
l'ondata russa sempre più inarrestabile.
