13/06/2005
Roger Federer ha vinto il suo terzo titolo consecutivo ad Halle, sconfiggendo
ieri in una bella finale il russo Marat Safin in tre set, 6/4 6/7 6/4
il punteggio. Si conferma l'imbattibilità del numero uno sull'erba, per
una striscia vincente che dura da Halle 2003, e comprende soprattutto
gli ultimi due titoli ai Championship di Wimbledon. Il torneo è stato
di buona qualità e ci ha regalato la miglior finale possibile. Era prevedibile
che Federer arrivasse a difendere il suo titolo, anche se ha rischiato
moltissimo contro lo svedese Soderling al primo turno. Pessimo sorteggio
per entrare in un torneo quello contro Robin, dotato di un servizio incisivo
e di un tennis senza ritmo, piuttosto diseguale, ma dotato di accelerazioni
notevoli. Inoltre Federer veniva dalla terra parigina, con in "dote" una
amarissima sconfitta in semifinale. Le scorie di quella forte delusione
sono state evidenti, nel suo nervosismo insolito ed in qualche errore
di troppo, probabilmente dovuto anche al repentino cambio di superficie.
Duro match, con due tiebreak, uno vinto per parte, e poi un terzo set
in cui Federer ha allungato, ma quanta fatica trovare lo spazio per entrare,
e che strepitosi vincenti ci ha regalato Soderling! Davvero una mina vagante
anche a Wimbledon nel primo turno.
La sorpresa positiva del torneo è stato certamente Safin. Il bizzarro
russo ha più volte ironizzato sul tennis giocato sui prati. Dalle prime
positive sensazioni in giovane età, a cocenti delusioni nelle stagioni
scorse, con propositi minacciosi di saltare la stagione erbivora perché
ritenuta non congeniale al suo tennis, quasi dannosa per il suo già precario
equilibrio mentale: "mi arrabbio troppo giocando sui prati, non arriva
mai una palla uguale, è assurdo, non è tennis quello, non so se mai tornerò
a Wimbledon".
Qual'era (dico era, perché la settimana scorsa tutto pare
superato) il problema del tennis di Safin sull'erba? Principalmente due.
Intanto una certa difficoltà di corsa e mantenimento dell'equilibrio,
per uno coi suoi piedoni, non proprio velocissimi. A questo si aggiunge
una spiccata lentezza mentale nell'adattare il corpo ai minimi necessari
aggiustamenti che i rimbalzi erbivori richiedono, il tutto in un millisecondo.
Troppo per l'indole pigra di Marat, troppo soprattutto per uno che pensa
di poter sempre e comunque compensare col braccio magico che gli dei del
tennis gli hanno regalato. La combinazione di questi elementi non gli
ha mai permesso di esprimere al meglio il suo talento sull'erba. Eppure
la velocità d'esecuzione di Marat è a tratti superiore a quella di Federer,
il suo servizio è potente, continuo, variato. A rete non sarà un falco,
ma nemmeno uno sprovveduto, e può compensare col tocco a difetti di posizione.
Gli manca la fase di split step, con cui un vero giocatore di rete fa
quel mezzo stop più o meno sulla riga del servizio per poi prendere la
direzione decisiva in diagonale verso la palla. Marat invece corre "forte
e dritto", finendo a volte per travolgere la palla invece di toccarla.
L'errore è ancor più evidente sull'erba, dove spesso la palla va appunto
toccata, accarezzata: non è necessario spingere con forza, perché si finisce
per farla rimbalzar troppo, meglio un tocco di taglio, a farla morire
tra i ciuffi verdi, per renderla ancor meno giocabile.
Safin, come del resto Federer, ha rischiato fortemente di perdere con
Santoro, una delle sue bestie nere. Un match divertente, che il russo
alla fine ha vinto anche grazie ad un infortunio del francese, costretto
al ritiro nel terzo set. Però, in mezzo a mille difficoltà, Safin ha retto,
ha giocato, s'è dimostrato volitivo e convinto di potercela fare, non
ha buttato il match, come troppe volte gli capita, anche in questo 2005
iniziato col botto in Australia e continuato in un inspiegabile grigiore.
Bravo il mago Santoro, ci mancherà quando tra qualche stagione appenderà
la racchetta al chiodo. Il tabellone del torneo era buono, ma non eccellente,
visto che molti tennisti di calibro hanno giustamente deciso di recarsi
al Queen's, per assaggiare l'erba inglese. Joachim Johansson è stata una
vera delusione, sconfitto al primo turno. Non ha brillato nemmeno il tedesco
Kiefer, che spesso ha brillato nel torneo di casa. Bene invece Haas, che
ha vinto alcuni buoni incontri e s'è presentato in semifinale contro Federer.
Roger l'ha dominato, ma Tommy non ha sfigurato. Federer l'ha affrontato
con determinazione e molta cautela, visto che il loro bilancio negli head
to head era in parità. Inoltre i due si stimano molto a vicenda, si sono
sprecati gli elogi, soprattutto da parte di Federer per Tommy, dicendosi
molto felice per il suo ritorno ad alto livello dopo i tanti problemi
che ne hanno frenato per quasi due anni l'attività. Marat in semifinale
ha vinto contro Canas, il cagnaccio del circuito, sempre grande lottatore,
intelligente stratega, mai pago e remissivo.
Tutta la settimana ha vissuto nella speranza di questa finale, poi confermata.
S'è giocato col tetto chiuso, causa i rigori della fredda primavera teutonica.
Uno stadio gremito ha accompagnato l'ingresso dei due finalisti. Molti
pensavano in una passeggiata dello svizzero. Non io. Marat quando arriva
in finale vuol dire che è "in the zone", è pronto a vincere, perché "il
matto" Marat nelle finali non scherza, non ne ha perse molte in carriera.
L'inizio del match è stato equilibrato, ognuno ha tenuto i servizi con
buona continuità, qualche punto in più alla risposta per Federer, ma anche
Safin ha regalato perle di risposte e passanti. Molti punti di ottima
fattura, come alcuni rovesci "traccianti" di Safin, o quell'incredibile
diritto giocato al volo dal fondo da Federer, un colpo di una bellezza
misteriosa. Fino al 5-4 servizio di Safin, in cui un calo di tensione
(o forse troppa tensione) ha favorito Federer. Nel secondo set Safin è
molto salito col servizio. Non ha concesso nulla allo svizzero, si muoveva
con molta agilità, prendeva la rete con sicurezza, ha vinto al tiebreak
con un colpo lunghissimo, sulla riga di fondo, che ha costretto lo svizzero
all'errore. Tra l'altro le fasi finali del secondo set sono state anche
disturbate da continue proteste del russo contro l'arbitro Grillotti per
alcuni giudizi mal digeriti, ma tutto sommato corretti. Maliziosamente
si potrebbe pensare ad una "tattica" per deconcentrare Federer nella stretta
finale del match, ma conoscendo il carattere del russo, non vedo intenti
del genere, anche se le varie, lunghe, interruzioni possono aver destabilizzato
il numero uno, fin troppo paziente dopo una settimana un po' rabbiosa
per lui.
Nel terzo set Federer ha decisamente aumentato il ritmo. Servizi slice
mortiferi, quasi sempre sul diritto di Safin, la sua risposta meno incisiva;
attacchi più frequenti per non subire le precise accelerazioni del rivale,
con rarissimi errori nonostante la potenza dei passanti. Insomma, un Federer
praticamente perfetto che ha approfittato della prima indecisione di Safin,
strappando il servizio una volta, sufficiente per portare a casa il match
senza poi mai concedere una palla break. La chiave del match è stata certamente
la capacità, nei tre set, di giocar bene i punti importanti. Nel tiebreak
del secondo set Safin ha giocato divinamente, non ha concesso una sola
opportunità di rispondere e contrattaccare alla risposta. Nel terzo set
invece Roger ha veramente alzato il livello, il suo gioco al volo è stato
perfetto, poche volte ho visto lo svizzero giocare così bene, senza sbavature,
sotto rete. Un ottimo viatico per Wimbledon, dove Federer cercherà di
vincere il suo primo slam stagionale dopo le delusioni australiane e parigine.
Ma Safin, se arriverà a Londra con questa indole positiva all'erba, non
andrà assolutamente dimenticato, anzi…andrà temuto.
