09/02/2007

Domenica sera grazie alla tv locale di Bergamo ho potuto vedere la finale
del buon Challenger che viene organizzato nella cittadina lombarda da
2 stagioni. In finale erano opposti il "mago" Santoro ed il nostro Simone
Bolelli. Ottima occasione per poter vedere nuovamente all'opera il nostro
giovane tennista bolognese, oltre ai colpi unici del talentuoso francese.
A distanza di diversi mesi ho voluto osservare con attenzione il tennis
di Simone, sperando di trovare novità importanti dopo quasi un anno di
esperienza e di lavoro in più con il team Pistolesi, certamente uno dei
migliori in Italia oggi.
Sono rimasto molto deluso da Bolelli, non lo nascondo. Non tanto per il
netto punteggio con cui Santoro ha vinto la finale, un 6/2 6/1 che non
lasciano molto spazio all'immaginazione. Mi ha lasciato perplesso il modo
in cui Simone ha perso quel match. Unica scusante che posso concedere
a Bolelli è la natura dell'avversario. Santoro è un tennista per certi
versi unico, che se non riesci a metter nell'angolo ed in difesa con colpi
potenti può davvero mandarti in confusione a furia dei suoi tagli vari
ed improvvisati, con quei continui cambi di ritmo che non ti consentono
di entrar facilmente nello scambio. Essendo Bolelli ancora relativamente
inesperto, avrà sicuramente pagato la difficoltà propria dell'incontro.
Però gli appunti che voglio fare al nostro atleta non sono solamente tattici
e relativi all'incontro in se stesso. Avevo parlato di lui nella primavera
2006, quando a Roma mi impressionò per la sua facilità di accelerare e
di entrare in campo, con una ottima combinazione di servizio e diritto.
Mi aspettavo di ritrovarlo a distanza di qualche mese più pronto fisicamente,
maturato per la condotta di gara, più elastico e meno rigido. Purtroppo
nella finale di domenica non visto alcun miglioramento fisico. La palla
di Santoro svaria di lunghezza e larghezza, ma non è particolarmente penetrante.
Bolelli era spesso in ritardo, cercando di compensare con il braccio a
soventi difetti di posizione. Ancora troppo lento nell'uscita dal servizio,
colpo per se stesso buono, ma che lo mette in difficoltà se non entra
una buona prima proprio per la lentezza nel ricomporsi dopo l'esecuzione.
Ottime le accelerazioni di dritto, qualche buon rovescio, ma colpi troppo
estemporanei, spesso giocati fuori equilibrio e quindi "o la va o la spacca".
In almeno due situazioni importanti s'è lasciato scivolare un game da
40/15 giocandolo proprio male, forzando senza una idea e commettendo il
più banale degli errori gratuiti. Grave soprattutto sul 4/2 del primo
set: era sotto 4/0, entrato malissimo nel match; aveva rimontanto un break
con coraggio lasciando andare il braccio, e servendo sul 40/15 ha forzato
un rovescio senza senso, finito ben fuori, condendo il tutto con un successivo
doppio fallo a mezza rete e un altro colpo malamente forzato fuori, perdendo
il servizio, il set, e soprattutto la possibilità di entrare veramente
nel match. L'aspetto fisico però è quello che più mi fa preoccupare per
il suo futuro. Molta esplosività con la parte superiore del corpo, quanto
"legnosità" (mi si passi il termine) in quella inferiore. Come rapidità
di piedi è ancora molto indietro, e l'elasticità nei recuperi ancora manca,
così che quando è messo in difesa va in estrema difficoltà. Pistolesi
fu molto bravo a migiorare Sanguinetti del punto di vista fisico, ma Bolelli
ha un fisico molto diverso, più massiccio e potente.
Mi auguro che nei prossimi mesi il lavoro inizi a pagare, perchè purtroppo
nel tennis del 2000 la palla corre così veloce, su ogni superficie, che
per quanto si possa tirar forte è tropppo importante sapersi difendere
e recuperare i colpi dell'avversario. Mi dispiace molto dare un giudizio
così severo. E' stato un solo incontro, visto peraltro in tv. Ma ho notato
più o meno gli stessi difetti della primavera scorsa, e questo mi fa pensare
a problemi grossi da risolvere. Spero che con un buon lavoro e tanta fatica
si possa migliorare, perchè il braccio ed il talento di Simone è notevole.
Mi dispiacerebbe molto se questo ragazzo non sfruttasse il suo potenziale
restando nel limbo dei buoni giocatori da tornei minori.
