07/11/2005
Secondo titolo in carriera, ma primo vero grande torneo, per il talento
ceco Tomas Berdych. Vince a Bercy l'ultimo Masters Series stagionale,
spezzando il dominio del duo Federer Nadal, capaci nell'impresa di aggiudicarsi
tutti gli otto tornei stagionali, quattro per parte. A Parigi i due dominatori
della stagione mancavano, era quindi inevitabile che ci fosse un "terzo"
intruso. Sono felice che abbia vinto Berdych, perché è tutto l'anno che
lo seguo con estremo interesse, intravedendo nel suo tennis un buon talento
e molte qualità. Classe 1985, boemo, viene da una delle migliori scuole
tennistiche, e lo si può notare facilmente dalla sua impostazione tecnica.
Nonostante la grande stazza (193 cm), ha una coordinazione invidiabile,
gesti molto puliti, fluidi, una capacità di spinta eccezionale ed una
mano piuttosto educata. Non è flessibilissimo, ma può ancora migliorare
in tanti aspetti del gioco. Berdych tra l'altro vinse il suo primo torneo
atp proprio in Italia a Palermo l'anno passato, battendo il nostro Volandri,
anzi, infliggendo al livornese una vera lezione balistica, senza mai consentirgli
l'ingresso nel match.
Questo mi impressiona di Berdych: la capacità di entrare nella partita
con forza, prendere il possesso del campo sia quando serve che in ribattuta,
non lasciando spazio alla reazione del rivale. Quando è davvero in palla,
soprattutto mentalmente, ti travolge, come il miglior Safin che purtroppo
abbiamo visto poche volte. E' ancora molto giovane Tomas, ha pause ed
a volte perde un po' il senso del match. Ma ci sono stati diversi match,
come quello a Cincinnati contro Nadal, in cui mi lasciava spesso a bocca
aperta per la forza e la precisione dimostrata in campo, uno spettacolo
vederlo colpire con tanta forza e precisione rasoiate ingestibili da ogni
lato del campo. Travolgente.
Il torneo parigino quest'anno è stato poco fortunato all'avvio. Ha la
fama di esser forse il 5° torneo stagionale per importanza. Però quest'anno,
come ho scritto in altri articoli, il finale di stagione sta vivendo una
vera ecatombe di tennisti, i favoriti, quasi tutti rotti o in pessime
condizioni. Federer, Nadal, Hewitt, Safin, Agassi, tutti assenti. Oltre
a tennisti come Coria completamente fuori forma, inguardabili. Mancava
anche Gasquet, il giovane talento francese, attesissimo. Insomma, un torneo
nato male, ed in una Parigi grottesca per gli assurdi tumulti e saccheggi
che stanno devastando la periferia, come in cupo film post-atomico. La
nostra pattuglia era composta dall'ottimo Sanguinetti di questa seconda
parte di stagione e Seppi, qualificato con merito, ancora una volta. Entrambi
hanno perso subito. Match difficile per l'altoatesino, contro un bombardiere
come Rusedski. Peccato per Davide, che è andato molto vicino a sconfiggere
il francese Mathieu, conducendo per set ed arrivando a due punti dal match
nel secondo. Non si deve comunque rimproverare nulla, perché il colpitore
transalpino ha giocato bene (per una volta!) i punti importanti, vincendo
con merito il match.
Grande sofferenza poi per Paul Henri, che ha sconfitto in un match durissimo
Gonzalez, con una alternanza di punteggi e situazioni interessante, uno
dei migliori match settimanali. Svuotato da tanta lotta, il francese ha
poi perso al turno successivo contro Stepanek. Molto motivato il ceco
Radek Stepanek, che difendeva la finale dell'anno passato persa contro
Safin. Ha giocato alcuni buonissimi match, con il suo tennis un po' retro,
fatto di tagli ed attacchi. Non un simpaticone, ma un giocatore interessante.
Perderà in semifinale, lottando tre set proprio contro in connazionale
Berdych, nel loro primo incontro ufficiale. Nei primi giorni, buon incontro
tra Ferrero e Berdych, vinto dal boemo in tre lottati set. Non una strada
facile quella del vincitore, che gli regala ancor più merito, ancor più
convincente per un talento che doveva dimostrare di esser maturato, pronto
a regalare prestazioni convincenti in serie, nella stessa settimana. Un
altro protagonista del torneo è stato Roddick. Testa di serie numero 1,
abbigliato anche da una nota azienda francese, Roddick è arrivato a Parigi
in non perfette condizioni fisiche, ma molto determinato a vincere finalmente
un grande torneo in questo 2005, per lui modesto come risultati di prestigio.
Ha finito spesso per vincere di lotta, rimontando match incredibili come
nei quarti contro Ferrer. Però niente a ha potuto contro Ljubicic, il
giocatore più caldo dell'autunno tennistico.
Il croato veniva da due tornei vinti e dalla finale persa male contro
Nadal a Madrid. Deciso come mai a vincere un grande evento dopo 5 finali
perse nell'anno (tre contro Federer), Ljubicic ha giocato spesso con una
sicurezza invidiabile. Il tutto si è poi risolto per il meglio quando
è stato certo della presenza al Master di Shangai, date le sconfitte degli
altri pretendenti come Gonzalez, Nalbandian (ancora una enorme delusione),
Robredo. Giocava bene Ivan, servendo in sicurezza, con una buona scelta
di tempo negli attacchi, il solito ottimo rovescio ed un diritto finalmente
poco falloso, anzi spesso vincente. Contro Roddick in semifinale ha vinto
di potenza, col rivale non al massimo, ma dimostrando una sicurezza da
giocatore vero.
Si arriva così alla finale, in cui parte favorito, anche se un po' stanco.
Berdych parte forte, determinato, con le ali ai piedi mulina servizi,
diritti e rovesci da manuale, mentre il croato pare un po' letargico,
meno reattivo, è sorretto dal servizio ma non basta, ritrovandosi due
set sotto, meritatamente. Berdych tira forte, preciso, domina il campo,
mentre Ljubicic è più falloso, non era mai stato così falloso da settimane,
soprattutto indoor. Poi Ljubicic reagisce, approfittando anche di un calo
di Berdych, ed di una coscia malandata, più volte massaggiata. Rimonta
Ljubicic, che non accetta di esser ancora sconfitto, ancora in finale.
Due set pari, l'inerzia del match è tutta per il croato. Ma Berdych non
molla, anche se è meno mobile di prima. Aumenta da campione l'efficacia
del suo servizio, sia come numero di aces, che per aprirsi il campo e
sparare subito il vincente. Il quinto set vola via sui servizi senza palle
break, fino al decisivo 4-5, servizio Ljubicic. Qua Berdych gioca da campione,
entrando in campo subito, prendendosi di prepotenza un quindici, forzando
Ivan a sbagliare un diritto in recupero, ed entrando ancora in campo.
0-40, tre matchpoint! Però il croato reagisce ed li annulla in serie,
con freddezza. Ancora un punto conquistato dal ceco, quarto matchpoint,
Berdych lo gioca a tutto braccio, a tutto campo, corre anche con una gamba
sola e vince, cadendo in terra per la gioia. Un Safin con un capello impressionante
consegna il bel trofeo ad un commosso Berdych, impacciato di fronte a
cotanta platea. Una bella finale, per coronare un torneo che ha offerto
più di quello che sulla carta sembrava potesse regalarci. Si chiude così
la stagione dei Master Series, adesso tutti a Shangai per decretare il
vincitore dell'ultimo torneo stagionale. Ma chi ci sarà? Ed in che condizione?
