30/01/2005
Marat Safin si è aggiudicato il titolo 2005 degli Australian Open sconfiggendo in finale l'idolo di casa Lleyton Hewitt in 4 set. Dopo un ottimo finale di stagione in cui si era aggiudicato gli ultimi due Masters Series indoor ed aver disputato un buon Master, Safin si propone come il vero anti-Federer, l'unico in grado di giocarsela alla pari con il tennis perfetto dello svizzero. Dopo anni di problemi fisici e di discontinuità per carenze mentali e d'allenamento, Safin ha forse trovato la strada giusta per esprimere al meglio le sue enormi potenzialità tecniche. Non sarà mai un modello di regolarità, …ma se il suo coach Lundgren con tutto il suo staff ha trovato il modo per imbrigliare il suo genio tennistico, allora ne vedremo delle belle in questo 2005!
La semifinale contro Federer è stata l'essenza del tennis. Due tennisti diversi, con due talenti diversi; un grande spettacolo con un finale degno di un thriller, continue emozioni e giocate da favola. Federer che gioca nel tiebreak del quarto set due smorzate vincenti, un lob da manuale del tennis, e comunque non riesce a vincere il match nonostante un match point a favore, annullato da una buona difesa del russo. Un quinto set splendido, con un alternanza di colpi ed emozioni come non si vedevano da anni. Alla fine ha prevalso con merito Safin, mentre Federer, incredulo, usciva dal campo sommerso da una ovazione del pubblico, ma a testa bassa, perché dentro di se adesso sa che c'è davvero un rivale vero, forte, determinato, sicuro dei propri mezzi. Non quel giocatore svuotato delle sue energie come nella finale del 2004, una comparsa, uno sparring partner del campione svizzero, e niente di più.
La vittoria di Safin è stata completa. Ha battuto la sua nemesi, Rochus, quel piccolo talento belga che l'ha sempre mandato nei matti con le sue variazioni. Ha battuto l'indiscusso numero uno del tennis in una sua ottima giornata. Ha battuto in finale il pugnace Hewitt, il vero gladiatore del tennis moderno. Era partito fortissimo Hewitt, deciso ad impressionare subito il suo rivale, contro il quale vantava un netto predominio nei confronti diretti. Grinta, forza, entrava in campo e non gli regalava niente. 6-1 in pochi minuti. Un'altra giornata nera di Safin, la terza finale persa in Australia? No, Safin è partito lento, forse teso, forse ancora un po' scarico (o troppo carico) per l'impresa del giovedì. Il servizio è lentamente salito, i rovesci via via più lunghi, i dritti più precisi, anche il suo incedere è diventato meno pesante, con i piedoni che scappavano via veloci, quasi leggeri. Lo sguardo, inizialmente un po' vuoto, è diventato più vivo, più cattivo. Niente imprecazioni, nessun monologo o autolesionismo. La coppa e la gloria sono li, a portata di mano, basta che lasci andare il braccio Marat, pensa solo a giocare a tennis e soffrire, perché l'altro è un diavolo, e ti farà sputare l'anima per batterlo. I colpi sono diventati pesanti e precisi, un break, e poi un altro. Hewitt continua a lottare, non si darà mai per vinto. Scambi spettacolari, accelerazioni del russo, corse e passanti dell'australiano, che non molla anche se ormai l'inerzia del gioco è in mano a Safin. Quel doppio fallo di Lleyton è complice di una sconfitta che arriva, alla fine. Safin ha vinto, esulta, ma con compostezza, segno anche questo di una nuova maturità, e del rispetto per il suo grande rivale.
La chiave della vittoria di Safin è secondo me da ricercare nell'ottimo stato di forma del russo, sia mentale che fisica. Troppo spesso la follia è stata incolpata di essere la sciagura di Marat. Vero, ma non basta a giustificarne certe sconfitte. Per portarlo alla vittoria in questi mesi è servito anche un ottimo lavoro atletico, che gli permettesse di affrontare fresco i momenti topici dei match, senza affidarsi solo al genio. Safin è arrivato in Australia tirato a lucido come mai, magro, con forza nelle gambe ed un footwork efficientissimo. Sentirsi bene fisicamente l'ha sicuramente aiutato a rafforzare le sue convinzioni, a non lasciar andare sempre il braccio e via…chiudendo gli occhi e sperando che vada bene. Safin ha vinto almeno tre match di questo torneo soffrendo, e tanto.
Questa edizione degli Australian Open si chiude con un bilancio estremamente positivo, per tutti (o quasi… non parlo di noi italiani, è meglio!). Per gli organizzatori, che hanno battuto tutti i record di incasso, e di ascolto grazie al loro Hewitt. C'è stato molto spettacolo, con parecchi match che saranno ricordati come tra i migliori dell'anno: Safin-Federer è già candidatissimo, e sarà dura trovarne uno più intenso, …anche se con quei due giocatori al top sperare è lecito. Poi Hewitt-Nadal e Hewitt-Nalbandian sono stati incontri emozionanti, molto intensi. Joahnsson-Agassi è stato un altro match particolare, con ben 51 aces del giovane svedese e tantissimi vincenti del grande vecchio. Hewitt ha giocato un torneo importante, lottando come ai tempi in cui era numero uno, e con qualche soluzione in più. Per la prima volta in finale a casa sua, è arrivato vicino al successo. Sarà per tutto l'anno li, a lottare per il vertice ed a regalarci molto spettacolo con la sua intensità.
Interessante l'ingresso del giovane francese Monfils nel grande tennis, un atleta che ha mezzi discreti e che sicuramente infiammerà i tifosi con il suo tennis e la sua grinta.
C'è stata anche qualche delusione, come i nostri tennisti, arrivati in massa ma scomparsi immediatamente. Ferrero è ormai un mistero, temo per lui che i fasti del 2003 saranno un lontano ricordo. Male anche Moya, uscito subito; e metto tra le delusioni anche Roddick, perché nonostante la sua potenza è uscito malissimo dal match contro Hewitt, primo vero test in un tabellone fin troppo morbido.
In conclusione è stata una buonissima edizione degli Australian Open, da ricordare. Il fatto più importante è stata la conclusione della striscia impressionante di Federer. Non perdeva da agosto 2004, e non perdeva da 25 match contro un top 10. Federer non esce affatto ridimensionato da questo torneo, poteva vincere contro Safin (ha avuto il match point), e probabilmente avrebbe vinto l'ennesimo slam. Che abbia perso è forse un bene per il tennis, perché l'avere per tutta la stagione una grande rivalità con Safin è il miglior augurio che possiamo farci, invece di un dominio assoluto e dispotico come quello di Federer del 2004. Le rivalità sono il sale dello sport, sono il veicolo con cui cresce un movimento e si appassionano i tifosi. Ogni match tra questi due campioni sarà un evento. Speriamo che la stagione ce ne regali altri, di pari bellezza ed intensità agonistica.
