16/01/2009
Chi sarà l’outsider degli Australian Open, primo slam del 2009? L’outsider
sì, non il vincitore. Perché questa bizzarra scelta per presentare il
primo grande torneo dell’anno appena iniziato? Semplice. Guardiamo l’albo
d’oro del major di Melbourne. Sarà facile vedere come quasi ogni anno
nelle ultime stagioni un vero outsider è arrivato a giocarsi il titolo.
Perdendo dal campione di turno (escluso il 2002, quando lo sciagurato
Safin ha regalato la gloria della vita a tale Thomas Johannson, che ha
portato a casa il malloppo e ringraziato tutti). L’ultimo è stato Tsonga,
mitico attaccante vecchio stile, adrenalina pura (schiena di nuovo KO,
a rischio la sua presenza); Gonzalez, il bombardiere cileno; Baghdatis,
da Cipro con furore, allegria e talento; Clement, il francese tutto corsa
e sostanza; Schuettler, die harbaiter dalla Germania. Questi alcuni nomi.
Giocatori che in un modo o nell’altro hanno comunque segnato non solo
quel torneo, ma anche parte della stagione.
L’Australian è un torneo che più di ogni altro si presta a questo tipo
di sorprese. Intanto per la sua collocazione temporale. Inizio anno, lunga
trasferta, condizioni ambientali uniche e irripetibili. Molti big hanno
ancora le ruote sgonfie dalla precedente stagione, e stentano a riprendere
ritmo. Altri invece sono carichi da iper-lavoro, svolto in inverno per
mettere fieno in cascina; altri ancora invece hanno altri obiettivi, entrare
al top della forma a aprile-maggio, quando sul caldo rosso europeo si
possono scrivere leggende nella specializzazione. Questo per i campionissimi;
per i giocatori di livello medio-alto, la faccenda si fa ancor più intricata
e complessa, mixando in un frullatore impazzato tutti i fattori prima
citati e molti altri ancora. Insomma, a Melborune la sorpresa è spesso
dietro l’angolo, e quindi c’è da attendersi qualche carneade che si issi
a farfalla dai colori sfolgoranti; e qualche big che, mestamente, abbassi
la testa per il primo uppercut stagionale. Pero Tsonga stese all’avvio
Murray, enorme sorpresa poi conferma nell’arco della quindicina australiana.
Occhio quindi anche ai primi turni, anche se i tabelloni con 32 teste
di serie hanno in parte limitato le sorpresone. Ma a Melbourne, mi aspetto
anche quest’anno qualche sorpresa. Nomi. Vogliamo i nomi. Difficile, perché
s’è visto davvero poco tennis in queste prime 2 settimane, e molti hanno
preso questi tornei come meri allenamenti. Vedi Djokovic, che ha deciso
(o meglio, è stato decisamente aiutato nella decisione con un bel check
a veri zeri…) di cambiare racchetta, passando dalla Wilson alla Head.
Un ritorno all’ovile, ma che per sua stessa ammissione l’ha un po’ incasinato
nell’esordio, perso peraltro contro quel che cavallo di razza che di nome
fa Ernests e di cognome fa Gulbis. Segnatevi questo nomi, sprovveduti
viaggiatori del grande tennis, perché dovrete imparare a conviverci in
questa stagione.
Restando sui nomi, chi gli altri outsiders? Ne fornisco alcuni, senza
pensarci troppo, mentre questo articolo usciva diretto e veloce dalla
mia penna elettronica. Uno viene dal cuore, l’altro dalla testa, due parti
del corpo così essenziali, ma spesso così opposte nel loro dirigere la
mia azione quotidiana. Il cuore dice proprio Gulbis. Il lettone mi ha
letteralmente mandato il tilt quando a Montecatini l’ho potuto ammirare
a bordo campo e poi intervistare brevemente. Un amore da colpo di fulmine?
Non proprio, visto che le orde di ragazzine che ci rincorrevano avranno
la precedenza, per fortuna del belloccio Ernesto… Ma tennisticamente sì,
i miei occhi hanno ammirato un talento come non ne vedevo da anni. La
palla esce dalle sue corde veloce, precisa, con una capacità di accelerare
che ha pochi pari oggi sul circuito. Rafa Nadal quasi ne uscì secco al
2° turno di Wimbledon, proprio quello Wimbledon che è passato poi nella
leggenda dello sport moderno per la finale vs Roger e per il cambio della
guardia al vertice. Bastava un rovescio non finito largo per tre dita
nel tiebreak del 2° set, e sarebbe stato 2 set a zero per il lettone,
e primo a servire nel 3° set. Vero che Nadal è un lottatore gladiatorio,
però lo sguardo del maiorchino in quei 5 minuti del tiebreak è stato il
più tetro e disperato di tutto il suo 2008. Sarebbe un vera impresa per
Gulbis arrivare all’atto conclusivo di uno slam, forse non ne è ancora
pronto. Però il tennis c’è, il fisico e la testa un po’ meno. Ma siamo
a fare una scommessa, no? Ecco la mia. La testa invece mi fa indicare
un nome venuto dal basso, anzi, dai bassifondi della balieur parigina:
Geal Monfils. Non mi piace per nulla il suo tennis, tutto forza, grinta
da bulletto di periferia (appunto), pochissimo tocco e fantasia. Da 4
metri fuori dal campo tira randellate senza alcuna poesia, ma che randellate!
In un tennis del 2000 che è sempre meno arte e sempre più boxe, beh, il
Geal visto a Doha è da prendere con le molle. Ha dato 2 set a Nadal (non
eccellente, ma pur sempre Nadal), issandosi in semifinale nel ricco appuntamento
degli Emiri. Inoltre a Melbourne conteranno tanto fisico, intensità, cattiveria
agonistica. Geal lì è al top della gamma. Poco talento, troppo poco per
farmelo piacere, ma del resto il tennis non è più un passatempo nobile
da astuti giocolieri, semmai uno sport sempre più duro e intenso. Quindi
il moretto francese ha tutte le carte in regola per prendere il posto
che fu del suo funambolico amico Tsonga. Altri nomi? Attenzione ad un
Gasquet a fari spenti. Offuscato dai connazionali Simon e Tsonga, ha meno
pressione addosso; se è sano e gioca tranquillo, potrebbe anche sorprende.
Peccato per lui che presto, forse troppo presto, ha Nadal sulla sua strada.
E contro il toro di Manacor ha sempre raccolto le briciole. Però, chissà…
Nalbandian, ferito a morte nella caporetto Davis, pare in buona condizione.
E’ uno dei pochi che si porta da casa un tennis da top5, peccato spesso
sia mancato in tutto il resto.
Ed i Big? Ci sono anche loro, off course. Ma come stanno? Su alcuni di
loro, incombe una X bella grossa. A partire da Nadal. Il n.1 ha finito
il 2008 a pezzi, dopo uno sforzo sovrumano per passare Re Roger. L’ha
pagato, perdendo Masters e Finale di Davis. Lo pagherà anche ad inizio
2009? Possibile, anche per pura matematica. Da Aprile a Luglio Rafa dovrà
difendere una valanga di punti, pena un tracollo verso l’oblio. Se non
ci arriva non dico al massimo della forma, ma perlomeno sano, impossibile
difendere tale bottino con successo. Quindi è possibile che Nadal giochi
in Australia con una preparazione incentrata al cuore della stagione,
e cerchi di arraffare tutto l’arraffabile con una condizione così così;
stando sempre molto attento a non farsi la minima bua. Non lo vedo come
primo favorito, però è Nadal. E se c’è uno spiraglio, state certi che
lui ne saprà approfittare. Federer è un’altra bella incognita. Roger ha
iniziato negli Emirati con i soliti lampi di classe cristallina, ma anche
con quella ruggine accumulata nel grigiore targato 2008. Difficoltà a
chiudere certe partite, meno intensità, qualche rovescio di troppo instabile.
E’ sicuramente da inserire nei favoriti. Ostenta sicurezza di par suo,
“non avevo mai lavorato così bene fisicamente in vita mia” afferma. Bene.
Dovrebbe saperlo che invecchiando le ore di allenamento devono aumentare
in modo più che proporzionale non per migliorare, ma per mantenersi. E
senza la sua elasticità e capacità di arrivare benissimo sul lato sinistro
per scappar via appena colpito, non avrà alcuna chance, perché quando
si pone passivo col corpo sul rovescio, son dolori contro i topponi dei
randella tori d’oggigiorno. Il campo parlerà.
Come parlerà per Novak Djokovic, campione in carica ma per tanti commentatori
addirittura il 4° favorito del torneo. Per me è almeno il 2°, visto che
è appunto il detentore, e darà l’impossibile per farcela ancora. La superficie
è ideale per il suo tennis. Vedremo un po’ la prima settimana che Novak
ci regalerà. Anche al Masters molti non lo davano come vincente, ma con
una bella impennata (ed un minimo di buona sorte) ce l’ha fatta. Credo
che molto dipenderà da come parte. Se entra bene in regime, fermarlo non
sarà facile, nemmeno per Murray, lo scozzese di ferro, il giocatore più
“hot” dall’estate scorsa, e forse il vero favorito, almeno a livello di
forma. Ha nell’armadio l’esperienza della finale di NY, persa nettamente
da un Federer più forte. Sconfitta che gli ha insegnato molte cose, messe
in pratica già in autunno, tanto da aver battuto quasi tutti (e Roger
già 2 volte da quel lunedì sera newyorkese). Oggi Murray è sempre più
dinamico, sempre più convinto dei propri mezzi. E’ in giocatore affascinante,
grazie a quella tecnica particolare con cui pare arrivare sulla palla
completamente “sgonfio” e poi invece colpire con forza e precisione; ha
incrementato la capacità di coprire il campo e di accelerare con tutti
i fondamentali da ogni posizione; ha davvero pochi punti deboli. Oggi
che ha inserito anche intensità a quella cattiveria agonistica che si
porta da casa, è uno dei più forti, in assoluto, sul duro. Anche per me
è il vero favorito, visto che l’ottimo tabellone che si ritrova (è dalla
parte di Nadal, quindi potrà trovare Federer o Djokovic solo in finale),
ma è una strana condizione per uno che non ha mai vinto uno slam. Signori,
siamo in Australia, la terra nuova, delle scoperte, non ce lo dimentichiamo.
