05/07/2005
Ieri ho avuto il privilegio di ammirare dal vivo (la mia seconda volta)
i Madredeus nello splendido cortile della villa Medicea di Poggio a Caiano
(nei pressi della mia città, Prato). Bellissimo! Un concerto incantato,
che mi ha rapito per due ore, immerso nelle soffurse melodie del gruppo
portoghese.
I Madredeus sono un gruppo ormai storico, passato alla ribalta internazionale
grazie al film di Wim Wenders "Lisbon Story" del 1995 .Fado, ma non
solo. Un Fado "moderno", con venature classiche rivisitate dalle sapienti
mani dei vari compositori e dalla incredibile voce di Teresa Salgueiro,
calda, sottile, appassionata.
Sentire la loro musica è come una piccola terapia, ci si immerge dentro,
persi nelle note e nelle melodie struggenti. Un bellissimo concerto, molto
ben accolto dal folto pubblico, quasi inaspettato per me. Unica nota negativa
l'assenza di molti pezzi storici in questo tour, solo un paio di classici,
bellissimi, e poi tutto il nuovo repertorio degli ultmi 3 album. E' una
scelta voluta, dovuta principalmente al cambio di lineup ed alla volontà
di imporre al pubblico soprattutto le nuove liriche. Scelta commercialmente
corretta, ma un tuffo nella loro storia compositiva avrebbe certamente
esaltato non solo me, ma tutti gli amanti della loro musica.
Inizialmente i Madredeus erano formati da una chitarra classica, un violoncello,
una fisarmonica, una tastiera e la voce di teresa. In questa formazione
li vidi per la prima volta dal vivo nel 1996 al teatro Verdi di Firenze,
proprio nel tour che accompagnava l'uscita del film di Wenders. Non avuto
idea di chi fossero, un amico mi portò al concerto "al buio",
promettendomi forte emozioni. Rimasi stupito, sorpreso, ammaliato dall'impatto
con questa musica così sottile, ma allo stesso tempo coinvolgente.
Da qualche anno sono passati a due chitarre classiche, un basso acustico
e la tastiera. Il suono non ne ha risentito più di tanto, ma la vivacità
compositiva un po' si. Prima c'erano più variazioni, il cello dava profondità
maggiore del basso acustico, e la fisarmonica tendeva a dare vivavità
alle varie strutture armoniche. Adesso la parte più bella della loro musica
è data dall'intreccio sonoro delle due chitarre, che creano armonie molto
belle, struggenti. E' una misica diversa, ugualmente bella. Io preferivo
le variazioni del lineup orginale, ma in ogni modo è sempre una esperienza
unica ascoltare dal vivo la magia di questo quintetto da un lato moderno,
dall'altro che sembra uscito da una polverosa pagina di storia della musica.
