28/07/2006
Noto con piacere questa settimana le vittorie di Lapentti al torneo di
Kitzbuhel, un piccolo ritorno dopo molti problemi fisici ed un appannamento
generale che l'avavano fatto crollare in classifica. L'ecuadoregno è giocatore
uscito troppo presto dal giro che conta, un peccato visto il suo buon
talento tecnico. Nel panorama spesso sconfortante degli arrotini lui era
(diciamo è) un tizio bizzarro, con una mano molto docile ed un braccio
assai educato, versatile, capace di giocare colpi molto vari e cambiar
ritmo e schemi al match.
Il suo dritto non camminava tanto in relazione alla velocità di esecuzione
del colpo, magari per un eccesso di spin impresso alla palla; ma quando
vuole è in grado di colpi più piatti e penetranti, definitivi anche su
terra. Swing ampio, spezzato nell'istante precedente della fase attiva
che attraversa la palla, con un buon uso del gomito e del polso per dare
la correzione definitiva alla traiettoria della palla. Vigorosa la chiusura,
per uno spin vivace e cross notevoli per precisione. Il rovescio di Nicolas
è buono, bimane, giocato più di precisione che di forza, ottimo nel cercare
il contropiede lungolinea, ma a volte perde il controllo del colpo, in
genere meno sicuro del drittone con cui varia di più il gioco e domina
il campo. Buono anche il servizio, più per capacità di variazione che
per la potenza. Questa è la caratteristica del tennis di Nicolas, quella
di dar l'impressione di giocare al rallentatore, al gatto col topo, per
poi accelerare improvvisamente e sorprendere il rivale in contrattacco.
Pare quasi lento in campo con quel passo falpato, ma poi con le lunghe
leve ed un ottimo piazzamento riusciva nei momenti migliori a corprire
bene tutta la riga di fondo, scivolando in sicurezza per controllare anche
i passing più estremi.
Penso che potesse vincere di più nelle sue annate migliori, anni in cui
il suo tennis vario su terra era ottimo per infastidire il pressing di
Ferrero, che odiava chi gli proponeva molte variazioni, ed anche le accelerazioni
di Kuerten, dominatore sul rosso a cavallo tra i due secoli ma che pativa
il tennis di Nicolas. Probabilmente mancava di una cattiveria agonistica
totale, quel surplus che è indispensabile per andare oltre ai propri limiti
ed imporsi contro i top player. Il miglior risultato in carriera resta
la semifinale agli Australian Open 1999, torneo in cui riuscì a vincere
vari match tirati, giocando con il piglio del campione che poteva essere.
Chiccherato di bella vita, infortuni seri, magari poca volontà di soffrire
per un ragazzo nato e cresciuto nella buona borghesia del suo paese a
Guayaquil (il padre è un famoso politico nazionale e la madre è stata
la Miss del paese, ed anche lui piace molto alle ragazze). Noto più per
i suoi flirt clamorosi (Kournikova su tutte) che le sue poche vittorie
di alto livello, fece una piccola apparizione, fugace, tra i top10 nel
1999 chiudendo l'anno all'8° posto, per poi calare dal 2001. Indianapolis
nel '99 la vittoria più prestigiosa. Non credo che sia in grado di tornare
ai massimi livelli, ormai trentenne e da un paio di stagioni fuori dal
giro dei grandi tornei, ma lo saluto con piacere, ricordando diversi bei
match a cui avevo assistito, anche dal vivo. Vi assicuro che era un spettacolo
vederlo in allenamento cambiar continuamente ritmo e tagli senza perdere
di lunghezza e controllo del colpo,il tutto con un sorrisone sempre stampato
sul volto, magari contemplendo qualche bellezza locale a bordo campo tra
un colpo e l'altro...
