10/09/08
Ho conosciuto la Larcher de Brito per puro caso nella primavera del 2007.
Mi reco a Santa Croce per la finale dell’U18 Maschile, con in campo le
due promesse azzurre Trevisan e Lopez. Prima del loro scontro, in campo
le ragazze. Una serba biondina, solida nelle sue geometrie, ed una ragazzina
leggermente paffutella, con un cappellino che le raccoglie un’ampia chioma
castana riccioluta: Michelle Larcher de Brito, portoghese. Strano, il
paese del fado è uno dei più modesti come tradizione. Però questa ragazza
è devastante! Resto di stucco nell’ammirarla a bordo campo. Colpisce con
una coordinazione incredibile, sempre in totale anticipo con dei balzi
pazzeschi. La palla gli esce dalle corde veloce e profonda, a volte troppo,
tanto che alla fine perderà il match. Una serie di colpi terrificanti
ma perde spesso la misura contro l’abile ragnatela della navigata rivale.
Il rovescio a due mani è un colpo potente, giocato in totale anticipo,
e anche stilisticamente apprezzabile, compatto. Il dritto è leggermente
più coperto con una certa azione del polso, ma quello che impressiona
l'aggressione brutale con cui arriva sulla palla, contro cui scarica con
un salto vigoroso tutti i suoi 60 kg di peso. Lo swing è ampio,
la testa della racchetta viaggia con un fulmine e finisce ben dietro per
lo slancio tremendo, con la palla che viaggia impazzita dell'altro lato
del campo. Quando sono in campo, son dolori... perchè mira sempre
agli ultimi centimenti del campo. Senza compromessi. M’informo, questo
portento lusitano ha soli 14 anni! Il match è duro, Michelle non si tira
indietro. Il suo tennis è dinamite: un mix esplosivo che ricorda il tempo
sulla palla e le geometrie della Hingis, l’aggressività della Seles, anche
per la ricerca della palla e la spinta coi piedi. Il tutto con la cattiveria
di chi vuol comandare sempre e comunque, mai un recupero alticcio, soltanto
fendenti a pizzicare le righe, a tutto braccio senza compromessi. Troppi
errori, evidente che quel tennis così rischioso fosse perfetto per il
cemento, non per gli infidi campi in terra; e che questa macchina da guerra
necessitava di una consistente oliatura tattica. Però mi ha impressionato,
e non mi ha stupito la crescita esponenziale.
Con pochi tornei giocati, a causa della “Age Eligibility Rule” introdotta
nel ‘95 della WTA, è già vicina alle top100. Con quel talento nel colpire
la palla i margini di miglioramento sono enormi. E poi che cattiveria
agonistica. Pareva quasi in trance durante il match, e vedendone dei recenti
filmati l’atteggiamento in campo non è cambiato. Come quei ruggiti sparati
con decibel a tre cifre che di sicuro la renderanno “famosa” quanto il
suo tennis. Altro che Sharapova, sarà lei la vera “urlatrice” WTA. Esuberanza
latina eccessiva, che farà discutere appena sarà una habitué dei campi
principali. Che questo vezzo sia anche un tentativo di intimorire l’avversario?
Interpretazione maliziosa, ma il suo tennis è schiacciare la rivale in
tutti i sensi, anticipando al massimo, buttandola fuori campo già dal
primo colpo e sballottandola come un tergicristallo impazzito sotto una
grandinata di colpi. Che il fattore psicologico in una simile sfida sia
importante è indubbio. Un peperino, non scorretta ma fin troppo teatrale.
Domina il campo in tutti gli angoli, anche sotto al seggiolone dell’arbitro…
Del resto lei non vuol perdere, mai.
Imporre il proprio gioco, in pieno Bollettieri Style. Infatti Michelle
è crescita proprio nell’accademia del Guru del tennis a stelle e strisce.
Fu Gabriel Jaramillo dello staff di Nick che notò questa ragazzina di
nove anni a Lisbona. Convinse prima Bollettieri, poi la famiglia a volare
in direzione Florida, dove tecnici di alto livello potevano svilupparne
il talento. “Mi manca il paese, però in Florida si sta bene, è un posto
ideale per giocare a tennis e migliorarmi”. Ha le idee molto chiare, e
i suoi margini di miglioramento sono infiniti. Unico dubbio il fisico
non da amazzone, che oggi impera sul circuito. Ma con quella tecnica,
grinta e voglia di arrivare, la de Brito ha tutte le carte in regola.
Bollettieri sentenzia: “Ne passano tanti, ma talenti come Michelle sono
un dono raro”. L’esperienza sul circuito è limitata, ma chi l’ha affrontata
se l’è vista brutta. Chiedere a Serenona, che quest’estate a Stanford
c’ha vinto in 3 set, dichiarando: “Credevo di non farcela, questa ragazza
è impressionante”. Una testa da vincente, come dimostra l’episodio di
Miami 2007. Entrata nel torneo con una wild card, batte la Shaughnessy
(sua prima vittoria nel circuito), e all’indomani sfiderà la Hantuckova
sul centrale. Fermata prima dell’ingresso in campo: “Michelle, ci sono
quasi 14mila spettatori”. Sgrana gli occhi e risponde: “Meglio,
così mi conosceranno in tanti…”.
LA SCHEDA
Michelle Larcher de Brito è nata a Lisbona il 29 Gennaio 1993. E’ alta
165 cm per 57 kg di peso, gioca il rovescio a due mani che supporta un
tennis molto aggressivo in anticipo. Ha iniziato a giocare a tennis molto
presto, grazie alla passione del padre Antonio, di origine angolane; la
madre Caroline è invece di origine sudafricana. Anche i suoi due fratelli
maggiori (Sergio e Sebrastiao) si allenano presso la Bollettieri Academy
in Florida. Oltre ai coach dell’Accademia è seguita dal padre. Vanta alcuni
record di precocità, come la vittoria a soli 12 anni dell’importante torneo
junior Eddie Herr, e nel 2007 l’Orange Bowl a soli 14 anni e 10 mesi,
seconda solo alla Vaidisova. Attualmente è intorno alla 130^ posizione
del ranking WTA, ma data la giovanissima età ha giocato pochi tornei.
Adora il tennis di Seles, Hingis e Nadal, è una fan di Justine Timberlake,
ama correre col suo cane e la competizione. Odia perdere, anche a carte.
