16/08/2005
E' da qualche tempo che sentivo parlare di Novak Djokovic, giovane giocatore
serbo, senza averlo mai visto giocare. Pochi giorni fa ho notato il suo
ingresso nei top 100 del ranking ATP, a soli 18 anni. Incuriosito, non
vedevo l'ora di poterlo osservare. Finalmente ieri sera in tv ho potuto
vedere il suo incontro di primo turno a Cincinnati, dove affrontava il
poderoso Fernandone Gonzalez, dopo aver superato le qualificazioni dell'ottimo
Masters Series americano, quasi un piccolo torneo dello Slam per la qualità
dei giocatori. Subito sono rimasto impressionato dalla stazza di questo
ragazzone. Quasi un metro e novanta, ben proporzionato, col baricentro
abbastanza basso in relazione all'altezza totale. Infatti già al primo
scambio ho notato una leggerezza di corsa inusuale per un atleta così
alto. Ottima coordinazione negli appoggi, ed eccellente ricerca della
palla sia con il diritto che con il rovescio, bimane. I colpi dal fondo,
vere frustate velocissime per esecuzione, gli uscivano veloci, fluidi,
leggermente strappati se giocati in avanzamento, più composti nei colpi
di controllo dello scambio.
Da una impressione televisiva non si possono evincere sfumature, posizioni
corrette al momento di colpire la palla, reale attitudine tecnica in campo.
Però già dal match di ieri alcuni aspetti del suo tennis mi hanno decisamente
colpito. Intanto, il servizio è già di livello eccellente per esser solo
un teenager. 187 cm non sono pochi, ma non basta una altezza di riguardo
per esser veri battitori. La coordinazione nel suo gesto è evidente. Movimento
composto, con la partenza a piedi piuttosto aperti, che si poi si avvicinano
nella fase di caricamento e di esplosione verso la palla. Buono il caricamento
della schiena e la velocità di braccio. Un movimento apparentemente molto
composto, rapido, che non consente una lettura della direzione della palla.
Non a caso ieri Gonzalez è stato in evidente difficoltà alla risposta,
arrivando spesso tardi sulla palla sia per la velocità pura del servizio,
che per l'impossibilità di leggerlo prima. Tutti sappiamo quanto sia importante
nel tennis moderno avere un servizio incisivo; possederne uno così a soli
18 anni è una arma decisiva nella carriera di un giovane tennista.
Non solo il servizio mi ha colpito. Il diritto è una buona frustata, con
apertura piuttosto ampia ma movimento rapido, chiusura verso il basso
con un certo topspin, adeguando il movimento con una certa azione del
polso. La palla gli esce decisamente bene, ma a volte gli scappava lunga
(non ci dimentichiamo però che contro un Gonzalez spesso si è costretti
a giocare sovraritmo per non esser travolti). Mi è piaciuto di più il
rovescio, mi pare che abbia più controllo. Colpo bimane, giocato in modo
composto, scuola Ivanisevic per dare una idea visiva del movimento. Peggio
quando stacca la mano per il controllo. Anche se in alcune soluzioni corte
presso la rete in avanzamento ha dimostrato di possedere una mano niente
male, ancor più considerando le difficoltà di coordinarsi date dall'altezza.
Scende molto bene sulle ginocchia a cercar la palla Djokovic, questa è
la cosa che mi ha più colpito. Oggi i tennisti, a causa della evoluzione
della tecnica di gioco e della velocità assurda della palla nello scambio,
tendono quasi tutti a giocar piuttosto frontali, colpendo col diritto
abbastanza lontani dal corpo, con il busto abbastanza eretto a far da
leva con la racchetta per dare una grande frustata, una grande rotazione.
Invece Djokovic ha una impostazione decisamente più classica, almeno nella
ricerca della palla. Scende molto bene sulle gambe per cercare di impattare
laterale, in avanzamento spesso, per dare una spinta decisa non solo in
piena accelerazione, ma in controllo. Questo aspetto mi ha colpito, perché
non sono molti i giovani a colpire così, e sono quei pochi dotati di un
vero talento tecnico e di una mano piuttosto educata. Anche col rovescio
ricerca la palla in modo preciso, ma è sul diritto che questo aspetto
è evidente. Sempre ottima l'aderenza al terreno, anche nella massima spinta
= coordinazione.
Insomma, una grande coordinazione, penso naturale, sorregge il tennis
di Djokovic, anche alle alte velocità. Mi pare che non abbia affatto paura
ad avventurarsi a rete, anche se nel match di ieri erano le soluzioni
da fondo a predominare. Alla fine il match l'ha perso, 6-4 al terzo, ma
contro un bombardiere come Fernando ci sta. Io resto con l'ottima impressione
di questo giovane serbo, un talento interessante, dotato di una completezza
di gioco e di un servizio che gli consentiranno a breve di scalare le
classifiche. Leggendo commenti di giornalisti serbi, pare che le condizioni
del tennis in quel paese dopo la lunga guerra di fine secolo siano disastrose,
impianti carenti, strutture scadenti, supporto ai giovani pressoché inesistente.
Dicevano che per un giovane l'unico modo per uscire vincente nascendo
in Serbia era "scappare" presto dal paese verso strutture all'estero più
adeguate. A meno di possedere un talento fuori dal comune. Djokovic è
nato a Belgrado e risiede tutt'ora nella capitale. Eppure è uscito fuori,
segno che di talento ce n'è, in abbondanza. Lo aspetto a verifiche ulteriori,
sperando di poterlo presto ammirare dal vivo per avere un quadro più preciso
delle sue reali caratteristiche tecniche.
