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W la terra Blu (e la scarsa cultura dei top players attuali)

14/05/2012

terrablu

























W la terra-blu! Sì, e per un motivo molto semplice: questo discusso torneo di Madrid ci ha proposto molte novità in campo. Erano anni, direi ad occhio da una decina, che non si vedeva un evento maschile con così tanto tennis offensivo. Scambi brevi, immediatamente alla ricerca del punto o del colpo che metta in difesa l'avversario. Tanti serve&volley, spesso sistematici, addirittura sulle seconde di servizio! Un tennis d'attacco, ma tatticamente molto “percentuale”, visto che difendersi sulla scivolosa terra “dei puffi” era molto difficile, almeno per i tennisti-trattori del tennis di oggi, atleti formidabili ma pesanti, carichi di muscoli per scaricare a terra potenze inaudite ed aggredire a suon di toppate micidiali le palle da tennis. W la terra-blu, perché coloro che hanno gridato allo scandalo “se ne romperanno a dozzine”, escono a mani vuote, mentre il recente evento di Monte Carlo ne ha azzoppati tre, e nemmeno di poco... W la terra-blu, perché ha riportato alla mente il tennis “che fu”, quello più puro, che è nato oltre 140 anni fa come gioco che premiava la destrezza, un divertimento per dimostrare abilità e fantasia. E che negli anni s'è evoluto, tanto; ma che era rimasto fino ai '90 del secolo scorso “onesto” tra i più acerrimi difensori e spericolati attaccanti. Poi il giochino s'è rotto. Politicamente s'è scelto di omologare, per facilitare i giocatori, appiattendo condizioni di gioco con erbe battute, terre appena più veloci e cementi ruvidi. Un 10 mesi di tennis costante, in cui essere delle “bestie” fisicamente conta molto di più di una tecnica sopraffina. Spingere palle più grosse e pesanti, con corde che tengono tutto in campo e racchette sempre più perfette e grandi, è diventato il vangelo per ogni coach sparso per il globo. Si tira a tutta, cercando di creare in serie solo dei cloni di Agassi ma meno spregiudicati, più difensivi e tosti. Annichilendo la fantasia, asservita alla potenza. Così il gioco (Federer e pochissime altre eccezioni) è diventato una sorta di rissa agonistica continua, un braccio di ferro con un unico schema: tirare il dritto sul rovescio avversario il più forte possibile, e non sbagliare mai. Sbadigli. Noia. Grandissime battaglie all'orizzonte, match epici per lotte all'ultimo sangue, ma uno uguale all'altro. Come se delle macchine di F1 sempre più potenti facessero per 10 mesi all'anno lo stesso giro sullo stesso circuito. Per quanto possa essere spettacolare... alla fine ci si addormenta. E allora ben venga la terra-blu, che ha rispolverato schemi perduti, leggerezza e angoli dimenticati. Ha risvegliato i produttori di gioco, o almeno ha aiutato per una volta coloro che il punto lo cercano, subito, non restando invischiati in lunghe schermaglie in top spin. Ci sono state critiche feroci, “non tornerò mai più a giocare qua” hanno tuonato in diversi. Lasciando fare l'effetto minaccia delle dichiarazioni (eleganza zero), queste frasi sono state un vero boomerang per i suddetti, dimostrando scarsissima cultura di questo sport. Fino a poco tempo fa, era normale doversi adattare a condizioni diverse, ogni settimana. Dall'erba più veloce, alle terre più paludose, agli indoor più rapidi ai cementi più vari. Fino a fine '70 si giocava persino sul legno... Giocatori che si lamentavano? Zero. Era normale doversi adattare, anzi, era molto stimolante. Era un sfida, e il pubblico era curioso e molto attento, perché di torneo in torneo almeno 8-10 giocatori avevano reali chance di vittoria, a volte anche di più. Inoltre si esaltava il talento, la capacità di riuscire a tirar fuori il meglio con adattamenti, e quindi riuscendo a vedere match non solo più spettacolari, perché il confronto tra attaccanti e difesa genera sempre il miglior spettacolo, ma anche perché lo stesso giocatore era “costretto” in parte a re-inventarsi, a tirare fuori il meglio e migliorare. Infortuni? Ce ne sono molti di più ora, perché oggi si cerca solo di spingere la macchina-corpo umano al limite della spinta e della potenza... mentre qualche tempo fa spingere sempre a tutta non era la via maestra per la vittoria, perché “talento + intelligenza tattica” riuscivano a colmare i gap fisici. Inoltre coloro che hanno duramente criticato la terra-blu “perché non si sta in piedi”, hanno ragione solo in parte. Scivolosa è scivolosa, e qui andrà indubbiamente migliorata; ma perché alcuni giocatori sono riusciti a giocare lo stesso bene, e addirittura “scivolare in controllo”, senza alcun infortunio o caduta? Perché sono giocatori più duttili, che corrono con piccoli passi sempre in equilibrio, riuscendo a gestire ogni fase della spinta del corpo “in controllo”, senza dover per forza esplodere tutto a tutta. E match dopo match sono anche migliorati, riuscendo a gestire bene ogni fase del gioco, a volte anche quella difensiva, ma sempre cercando il prima possibile di andare all'attacco. Le parole di Janko Tipsarevic (ragazzo a detta di tutti con un'intelligenza sopra la media nel Tour) dopo il successo contro il n.1 Djokovic spiegano tutta la faccenda in poche righe: “Il problema non è “il blu”, ma che la superficie è molto più veloce del solito, e meno aderente. Qua è più difficile difendere, e per questo Nole e Rafa hanno avuto problemi... non si sono adattati. Io ho attaccato appena possibile per vincere, cambiando in parte il mio gioco, e correndo con più attenzione". Attacchi in controtempo, serve&volley, continua ricerca del contro piede e di aperture di campo, rovesci in back per prendere la rete, passanti stretti millimetri. Un'orgia di piacere tennistico a tutto campo. W la terra-blu. Metterla ovunque? No, ma che non scompaia, e che insegni che la varietà è il miglior ingrediente per lo spettacolo.


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