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Focus - Approfondimenti

Social Network e tennis: Agorà del 2000

30/03/2010

comunicazione

Immaginate un giovane donna. Bionda, fascinosa, con uno stuolo di ammiratori da far spavento... Immaginate di esser in contatto con lei, e di vivere la sua vita leggendo in tempo reale i suoi pensieri e movimenti. Non è un sogno proibito, questi sono i messaggi (reali) che la nostra musa lascia quotidianamente su Twitter, scandendo il ritmo della sua giornata: “Sono appena tornata dalla colazione, mamma mia che sonno....uaaaahh!? Devo svegliarmi in fretta, c'è la palestra / Eccomi in palestra, la doccia mi ha svegliato. Tra un po' ritorno e vi racconto / In taxi verso l'allenamento, ci ha fermato la polizia perché la macchina aveva troppe pubblicità, abbiamo fatto tardi! / Mi sono allenata con Stefan Edberg, spettacolo! Colpisce la palla così bene! / Hong Kong è affascinante, ci sono i migliori ristoranti, stasera sarà ancora giapponese! / Nobu è fantastico, cibo ottimo con Laura Robson, Sorana e l'Adidas Team, ci siamo divertiti, buona notte!” In pratica tutta la giornata scandita, quasi ora per ora. Chi è? Non una top model, e purtroppo nemmeno la ragazza della porta accanto. E' la top10 Caroline Wozniacki, che dall'Iphone racconta la sua vita in tempo reale sul social network Twitter. Come lei anche Serenona Williams, ecco qualche suo messaggio (davvero divertenti in genere): “Aiuto, qualcuno mi dia un aggiornamento sui match di football, sto impazzendo!? / Dove sono finiti i miei fans? All'aeroporto non ne ho trovato nessuno, svegliatevi!”.

Non solo donne, e non solo Twitter. Roger Federer non manca l'appuntamento quotidiano con Facebook, dove condivide direttamente con milioni di fans sensazioni e piccole curiosità: “Ciao amici, la passeggiata al lago in famiglia è stata bellissima, finalmente una bella giornata di sole dopo tanta pioggia, anche Myla Rose e Charlene Riva hanno gradito con grandi sorrisi!”. Come James Blake, che aggiorna amici & fans sugli incredibili score che strappa al poker online Texas Hold'em, la sua mania: “Stasera ho sbancato il sito yeaaah!”.

Come mai i big del tennis vivono questa smania di sbattere ai quattro venti la propria vita, scrivendo direttamente dalla propria penna (pardon, tastiera) il loro privato? Perché la società è in continua evoluzione, è sempre più globale e interconnessa. C'è curiosità, voglia di “esserci”, gridare al mondo i propri pensieri. E grazie ai nuovi media informatici è esplosa la voglia di comunicare, a tutti i livelli. Dal ragazzino che torna da scuola al più grande tennista dei nostri giorni, in modo totalmente trasversale. Globale.

Comunicazione. Una parola molto complessa, che è insita nella vita stessa degli uomini. L'uomo è infatti un “animale sociale”. Le più grandi conquiste sono arrivate proprio grazie alla capacità di esprimersi, confrontarsi, trasmettere idee e pensieri, passando dall'idea all'azione. L'uomo ha sempre cercato di comunicare, sfruttando tutti i mezzi in suo possesso. Dai graffiti della preistoria ai famosi papiri che ci raccontano una società già complessa come quella egizia. Poi i grandi filosofi greci, gli oratori romani, la religiosità medioevale sino all'illuminismo e i grandi filosofi, senza dimenticare l'Asia e le Americhe, con le loro civiltà. Non c'è solo l'elite del pensiero, comunichiamo perché viviamo interagendo con altre persone. I rapporti sociali, dalla famiglia alla scuola, dal lavoro all'incontro casuale, si nutrono dall'interazione, tanto che una qualsiasi modificazione di ciascuno di noi comporta una modificazione di tutti gli altri quando comunichiamo. La parola “comunicazione” viene dal latino communico = mettere in comune, far partecipe. Quindi non è solo un processo attraverso cui trasmettiamo informazioni. Comunicazione significa “rendere noto" da parte di un soggetto che agisce, creare un processo con l'intenzione che il ricevente abbia una reazione. Quindi la comunicazione vive dell'interazione tra soggetti, è un'attività che presuppone una cooperazione, tanto che non si può parlare di comunicazione quando il flusso delle informazioni è unidirezionale. “Comunicare non significa solo inviare informazioni all'indirizzo di un'altra persona. Significa creare negli altri un'esperienza, coinvolgerli fin nelle viscere e questa è un'abilità emotiva”. Così Daniel Goleman, noto ricercatore e psicologo statunitense, definisce la comunicazione. Siamo quello che pensiamo, l'uomo si distingue dalle cose proprio per la sua capacità di pensare, creare.

Il mondo va sempre più veloce, viaggiamo, conosciamo persone ovunque. Le nuove tecnologie spingono tutte verso la possibilità di integrare popoli e pensieri, perché il mercato ormai è il mondo: un mondo sempre più interconnesso, capace di creare desideri e voglia di acquistare beni e servizi di ogni genere. Non a caso sono proprio le aziende informatiche e di telefonia le più aggressive e diffuse. Internet ha dato il classico “la” a far sbocciare questa voglia irresistibile di esserci, di conoscere, di tenere legami e se possibile farne di nuovi. Magari un po' rinchiusi in noi stessi, davanti ad un monitor senza sapere chi viva alla porta accanto... Ma il desiderio di urlare non solo agli amici ma al mondo intero il nostro io, le nostre idee, è esploso come una pacifica bomba atomica grazie ai social networks. Gratuitamente e in tempo reale possiamo metterci in vetrina, chiamare i nostri amici per raccontar tutto di noi; ritrovare vecchi amici che avevamo perduto e conoscerne di nuovi grazie a passioni comuni o solo con il passaparola ...come se fossimo invitati in ogni istante ad una festa in cui un amica ci presenta un suo amico e via a prendere un drink insieme. Un circolo virtuoso in teoria illimitato. Inoltre l'accesso alla rete è possibile ovunque, spesso a costi molto bassi e col cellulare, e questo permette di restare in contatto con la propria “vita” da ogni angolo del pianeta. Ideale per i nostri amati tennisti, gente che vive con la racchetta in mano e la valigia sempre pronta.

Facebook, taggatto, Twitter, comunità, poke, MySpace... nomi così familiari a noi giovani, che passiamo ore, giornate intere di fronte a questa tastiera, quasi un prolungamento nelle nostri mani. Ma non diamo per scontato che sia così per tutti. Cosa sono questi social network? Ecco una veloce storia di questo fenomeno, per capirne l'enorme portata e come sta violentemente e velocemente cambiando il modo di comunicare, e quindi la società. Partendo dai giovani, che sono la società del futuro.

I social network sono definiti dai ricercatori Boyd-Ellison come “quei servizi web che permettono la creazione di un profilo pubblico o semi-pubblico all'interno di un sistema vincolato, l’articolazione di una lista di contatti, la possibilità di scorrere la lista di amici dei propri contatti. Attraverso ciò questi servizi permettono di gestire e rinsaldare online amicizie preesistenti o di estendere la propria rete di contatti”. Negli anni '90, quando il fenomeno internet esplose in tutto il mondo, i social network come li conosciamo ora non esistevano. Erano comunità, come Geocities, in cui le persone creavano delle proprie pagine personali con i propri interessi, e potevano interagire in delle chat room. I servizi erano assai limitati, come le applicazioni; e soprattutto non c'era modo scambiarsi amicizie attraverso una propria lista di contatti. Non è certa la “data di nascita” del primo moderno social network; intorno al 2001/2 ne nacquero diversi, e tra quelli che per primi ebbero successo e diffusione citiamo Linkedln e MySpace, tutt'ora esistenti. Poi Hi5, Bebo, Orkut, Friendster, mentre in Italia si affermava Supereva. E' del 2004 Facebook, sino a Twitter, uno dei più nuovi (creato nel 2006 dalla Obvious Corporation di San Francisco), “cool” e facilissimo da usare, quindi in enorme espansione. Ci si inscrive in pochi minuti fornendo un indirizzo email. Ci si incontra e ci si conosce, si scambiano idee e passioni. Oggi il social network più usato al mondo e interessante è Facebook. Twitter è più immediato grazie alla struttura di mini-messaggi; è ideale per veloci contatti in tempo reale, ma fornisce un'esperienza forse meno coinvolgente rispetto al rivale dalla grande F. Facebook è nato per l'intuizione di un giovane californiano Mark Zuckerberg, precisamente il 4 febbrario del 2004. Mark all'epoca era un diciannovenne studente di Harvard, giocatore amatoriale di tennis, tra l'altro; insieme ad un paio di amici creò questa rete di contatti all'interno del famoso ateneo. Fu un boom così grande che il progetto fu esportato anche alle Big-University Usa, come Stanford, Columbia, Yale, MIT. All'inizio si diffuse spontaneamente, quasi per passaparola, grazie alla facilità d'uso e per il carico di novità, “cool”. Il dominio web che conosciamo oggi fu registrato solo un anno dopo, quando questa rete inter-universitaria è esplosa, coinvolgendo trasversalmente utenti da tutto il mondo. Oggi FB conta oltre 330 milioni di utenti in tutto il mondo (20mila in Italia), ma la cifra corre così rapida che il mero tempo di stampa di 0-15 l'avrà resa obsoleta. Altri dati: dal 2007 è tra i 10 siti più visitati al mondo, si stima che ogni utente passi intorno a 20 minuti al giorno sul sito, e l'utente medio è soprattutto donna (oltre il 65%). In una ricerca tra le università Usa, la parola Facebook è la quarta che vien fuori in ordine d'importanza dopo birra, Ipod e ...sesso. “Papà” Zuckerberg ha una sua idea molto precisa dell'impatto che Facebook sta avendo sul web, e di quello che sarà il futuro della rete. Un misto tra entusiasmo giovanile e megalomania: “Facebook è una rivoluzione epocale, paragonabile a quelle di Gutenberg e Marconi”. Esagerazioni o meno, in effetti il modello Facebook sta cambiando le regole di funzionamento del web. Se oggi Google è il “padrone” della rete, poiché è il motore di ricerca più usato, secondo Mark in futuro sarà proprio la rete “umana” di Facebook a rimpiazzarlo. “Su Facebook i navigatori usano i loro veri nomi, parlando dei loro veri interessi e condividono opinioni reali, il tutto con i loro principale indirizzo email. Perché consultare l'algoritmo matematico di Google per trovare un hotel in una città quando me lo può consigliare un amico reale che vive lì o lo conosce? Meglio interrogare persone di fiducia...”

Informazioni. Questa la parola chiave. Quando scrivi su Facebook dai informazioni su te stesso. E quando carichi foto, ecc, tutto diventa di proprietà del sito, è scritto chiaramente nelle condizioni. Facebook è una miniera d'oro di informazioni. Le aziende che ne entrano in possesso, possono colpire direttamente i potenziali acquirenti per quelle che sono le loro passioni e attività, non il mondo indiscriminato e quindi dispersivo della rete. Inoltre, per via della struttura dei server di Facebook, queste informazioni sono “blindate” ai server generici, come quelli usati appunto da Google. Avere informazioni = valore della società. 4 le chiavi del successo: capacità di accumulare dati personali “reali”; ridefinire la ricerca sul web tramite la rete personale di contatti; colonizzare sempre di più il web grazie nuove applicazioni sempre più mirate come “connect”, grazie a cui linkare direttamente sulla propria pagina FB un link esterno; vendere pubblicità a siti partner che possono colpire in modo mirato i potenziali utenti “interessati”. Bingo! Continua Mark: “Pensiamo che il nostro servizio sia speciale perché dietro la tastiera c'è una persona vera. E' la nuova democrazia informatica, quella che rivoluzionerà il mondo quando tutti vivranno a pieno questi mezzi”. L'incognita di questo sistema è la privacy: molti i dubbi sul trattamento dei dati, con battaglie che gli utenti stanno già combattendo viste le modifiche in parte attuate al sito stesso. Inoltre sulle condizioni è scritto chiaramente che Facebook si riserva il diritto di trasmettere a terzi (tradotto: aziende partner) le informazioni nel profilo di un utente e di usare/rivendere i file caricati dagli utenti. Insomma, io vi racconto tutto di me, e voi fatene quel che volete... Twitter da questo punto di vista è molto più riservato, poiché il concetto è trasmettere pure informazioni che si scrivono direttamente. Stop. E non avendo le migliaia di applicazioni di Facebook, ci si espone di meno, a parte quel che si scrive.

Tornando al tennis, essendo il nostro sport una parte importante della vita di molti appassionati, era chiaro che Facebook sia diventato punto d'incontro per i fans di Federer & C. Non si contano i fan club - gruppi - serate ed iniziative nate e promosse sul sito. Come il “sogno” di diventare amico di un campione. Ci si può provare: basta inserire il nome nella ricerca “amici” e richiedere l'amicizia. Magari vi andrà bene e vi accetterà... (un top10 me l'ha concessa, alè!). Al limite, potrete diventarne Fan, e quindi ricevere in automatico sulla vostra homepage ogni aggiornamento del giocatore stesso ogni qualvolta posta qualche novità “per i fans”. Vi piacciono le racchette di legno ma non sapete con chi giocare? Facilissimo, troverete decine di appassionati come voi, non siete poi così tanto demodè... Oppure se proprio amate la rissa informatica troverete pane per i vostri denti negli sfottò tra federeriani e nadaliani, un po' il “Coppi vs Bartali” del 2000; e magari potrete vedere le foto scattate in tempo reale da qualche vostro amico a giro per i tornei del mondo (beato lui). Inoltre le possibili applicazioni per gli amanti del tennis sono infinite. Una delle più divertenti viene da EA Sports che ha lanciato un simpatico advergame su Facebook per promuovere il suo gioco Grand Slam Tennis per Wii: l’applicazione consente di crearsi un Avatar (sono moltissimi i giocatori disponibili tra cui Federer, McEnroe, ecc). Nel primo giorno di diffusione, ben 40.000 utenti hanno scelto il proprio. Il più richiesto? Re Roger, ovviamente. Chissà che nel brevissimo periodo non si arrivi a telecronache vere e proprie via social network, o addirittura che i tennisti, tra un cambio di campo e l'altro, non si mettano a chattare con i propri tifosi nel minuto e mezzo di pausa (giusto per scrivere un messaggio su Twitter) sfogandosi per il break appena subito... 

(Articolo pubblicato sul n.40 di 0-15 Tennis Magazine)


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