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Focus - Approfondimenti

Tennis e calcio a 5, inversione di tendenza

29/10/2010

Calcetto

























Il tennis è tornato di moda. Lo dicono le scuole tennis affollate, termometro della vitalità del nostro sport. Il calcio a 5 arranca? Non proprio, ma la colonizzazione che lo scorso decennio aveva decimato i campi da tennis in favore di tappeti sintetici per la scorribande dietro al pallone pare esaurita. Il tennis cresce, il calcio a 5 non più. Andiamo per ordine.
Prato, la mia città, può esser presa ad esempio di quel che è successo in tutta Italia. 200mila abitanti (hinterland compreso) e moltissimi tennis club grazie al boom degli anni 70-80. Da quelli iperlusso ai classici 2 campetti per il quarantenne autodidatta. Trovare un campo libero negli ‘80s a volte era complicato visto l’enorme numero di praticanti; ma girando un po’ si riusciva a prenotarne almeno uno visto che l’offerta era imponente. Poi nei primi anni novanta entriamo nel cono d’ombra, il tennis perde visibilità, giocatori, appeal. I campi si svuotano, non c’è unità di intenti sulla promozione del gioco al massimo livello, le scuole tennis sono in affanno. Inizia una crisi che pare irreversibile, aggravata dal ciclone “calcetto” o calcio a 5. Tristi e vetusti campi da tennis, consumati da anni di pratica assidua e poi dall’abbandono, vengono soffocati da tappeti sintetici per il calcio a 5; spesso adibiti al solo calcetto, a volte ibridi, ossia dotati anche delle righe per il tennis. Ma la precedenza è sempre e comunque per i seguaci del Dio pallone, visto che un campo da tennis si vede a 10 euro, uno da calcetto da 60 in su. Molti club non navigano in acque tranquille e vedono nella crescita esponenziale del calcio a 5 un nuovo El Dorado. Via il tennis, relegato semmai ad ore mattutine, e avanti coi tappeti erbosi, a tutto spiano. Nascono come funghi squadre con i nomi più improbabili, campionati in ogni bar o azienda; fanno affari d’oro i negozi che personalizzano le maglie per i vari team di calcetto; si gioca persino dalle 24 all’1 di notte pur di esserci. Il calcio a 5 sta uccidendo il tennis, ecco una frase ricorrente a metà anni 90. 

INVERSIONE DI TENDENZA 

Toccato il fondo, da qualche tempo il tennis ha rialzato la testa. Quello che pareva un gigante addormentato si risveglia dal torpore, grazie ad un lavoro stavolta ben fatto dalla Federazione, dai molti club che si sono rimboccati le maniche, e soprattutto grazie all’amore dei maestri e di coloro che hanno continuato a giocare a tennis e proporlo. Accade il miracolo. La scuole tennis ritornano di moda, i ragazzi di nuovo affollano i corsi SAT, i soci tornano vigorosi ad impugnare le loro racchette sempre più moderne; mentre i campi da calcio a 5 iniziano ad esser più vuoti, o almeno non sempre pieni. Diminuisce il numero dei campionati di calcetto tra le squadre di amatori, mentre aumentano i tornei di tennis e i corsi per adulti sono nuovamente affollati in molti club. Che cosa è successo? Dove il tennis ha recuperato? E veramente il calcio a 5 è entrato in crisi? Questo è il sentore dell’appassionato di tennis, che lo sport della racchetta stia recuperando praticanti e visibilità, soprattutto tra i giovani e giovanissimi. Per averne conferma abbiamo sentito l’altra campana, coloro che amano e seguono il calcetto, ed i club in cui è possibile giocare entrambi gli sport. Tra le migliaia di strutture presenti, una delle tante è l’Associazione Sportiva Calvairate a Milano, club che dispone di campi da tennis, calcio a 5 ed anche uno in erba naturale dove si disputa il campionato dilettanti. Hanno confermato come l’interesse per il tennis sia notevolmente cresciuto. Un risveglio generale che ha portato più gente sui campi e soprattutto un grande aumento nelle iscrizioni alla scuola tennis. Secondo loro questo deriva da una scelta di tanti genitori che non vogliono più lanciare i propri figli (soprattutto quando sono piccoli) ad una sola disciplina, il calcio, ma intendono far provar loro più sport. Il tennis piace e molti genitori mandano i figli a calcio, ma anche a tennis. Inoltre secondo i responsabili del club, il tennis ha aumentato la propria visibilità in tv rispetto al passato grazie alle tante ore di diretta sul satellite (strumento ormai alla portata di quasi un quarto degli italiani secondo le fonti Sky e di organi di ricerca, ndr); e si sente l’influenza positiva di personaggi come Nadal che fanno da traino persino in Italia, grazie alla sua immagine nuova e vincente che molti ragazzini vogliono emulare. Allo stesso tempo hanno constatato come ci sia una leggera flessione nella richiesta di campi per il calcio a 5, visto che sul territorio ce ne sono a bizzeffe. Quindi non è corretto affermare che il tennis stia togliendo praticanti al calcetto, ma c’è di sicuro un maggior interesse per il tennis rispetto al passato, soprattutto nei giovanissimi e nelle famiglie; e contemporaneamente inizia a calare sia il numero di giocatori di calcio a 5 che la richiesta di campi vista, l’enorme offerta. Prendiamo questo club ad esempio, poiché molti altri hanno dato risposte similari. Qualche anno fa molti club avevano problemi di gestione, per convincere i custodi a “resistere” fino alle le 2 del mattino per assistere gli irriducibili amanti del calcetto, disposti a fare notte fonda pur di giocare, anche durante la settimana. Oggi queste realtà sono quasi scomparse, e dalle 22 in poi è molto facile trovare posto per giocare, anche per il calo del numero dei tornei che alimentavano moltissimo il giro dell’attività. Oggi invece diversi club ci hanno confidato di aver rifiutato dei ragazzini alla Sat, poiché pieni; idem per i corsi serali per gli adulti, che funzionano benissimo nei club e presso la Uisp. Impensabile solo alcuni anni fa. Sentire alcuni club completamente convertiti in calcio a 5 intenzionati seriamente a togliere qualche tappeto sintetico da “futsal” per rimettere un bel campo in terra battuta è musica per le nostre orecchie… Al TC Palermo è in fase di completamento il primo campo ibrido per tennis e calcio; ma la spinta alla nuova opera non è venuta tanto dalla richiesta di calcio quanto dalla voglia di proporre ai soci un diversivo, e soprattutto poter usare quello spazio per il minitennis e l’attività ludica dei più piccoli in genere. Quindi un accessorio all’attività tennistica, che è tornata a tirare. Un interessante chiave di lettura sul momento positivo del tennis sul calcio a 5 arriva da Andrea Volonteri, direttore sportivo del TC Genova 1893: “Stiamo vivendo un buon momento, soprattutto per le scuole, il tennis sta crescendo bene. Ed abbiamo allo stesso tempo il sentore che ci sia meno richiesta per il calcio a 5 rispetto a qualche anno fa. Credo che il calcio a 5 stia vivendo adesso la situazione che visse il tennis in passato: l’offerta dei campi da calcio a 5 è molto ampia, c’è stata una crescita esponenziale, se ne trovano ovunque. E’ quindi normale che non siano tutti pieni, anche per un fenomeno di mode che dopo un po’ passano. Restano i giocatori, smettono gli occasionali che però facevano numero. Inoltre i veri appassionati di calcio a 5, quelli che lo praticano agonisticamente, vogliono giocare sui campi con erba specifica per calcetto, non su quella “ibrida” su cui si gioca anche a tennis. Oltre alla mia attività al TC Genova, sono consigliere di un club di calcetto a Pegli, e nell’ultimo periodo le entrate dal calcio a 5 si sono ridotte notevolmente, altro chiaro segnale del calo d’interesse. Questo è un problema, sia per le strutture che vivono di calcio a 5, ma anche per i tennis club che avevano investito trasformando alcuni campi da tennis in campi ibridi, poiché le minori entrate dal calcetto penalizzano il bilancio complessivo del club. Ad un certo punto molti pensavano di poter fare grossi guadagni col calcio a 5, visto che il prezzo orario del campo è molto più alto rispetto a quella del tennis. Al TC Genova abbiamo un campo ibrido per tennis e calcio a 5. Da noi non c’è stata una flessione, ma è adibito poche ore al calcio, non gli dedichiamo molto spazio, assai meno rispetto ad altri club che invece pensano di riequilibrare col calcetto i costi del tennis e della loro struttura in genere. Chi ha investito così, oggi di sicuro vive dei problemi”. 

ALTRI FATTORI IN GIOCO 

Indagando direttamente presso il calcio a 5 attraverso vari contatti con l’associazionismo di settore, giocatori e club in diverse zone d’Italia, nessuno vuol nemmeno accennare alla parola “crisi”, troppo grossa e perentoria per il momento; tuttavia alcune ammissioni di un rallentamento dell’attività generale sono venute fuori, a vari livelli. Di sicuro il boom degli anni 90 pare esaurito, come la conversione dei campi da tennis in campi da calcio a 5. Il fenomeno è assai complesso, con tante sfaccettature e realtà locali diverse. In questo reportage daremo alcune chiavi di lettura generali venute fuori dai molti colloqui fatti alla base, dove si gioca per passione e si ha maggiormente il polso della situazione. Da ogni città interpellata è venuta la conferma che oggi l’offerta di campi di gioco è enorme, e questo ha fatto si che la “caccia” al campo sia finita. S’è investito moltissimo nel calcio a 5, pensando che fosse un mercato immenso e inattaccabile da ogni crisi, visto l’amore viscerale dell’italiano per il Dio pallone. Più o meno in ogni città si trovano campi da calcetto, oggi spesso vuoti. Come mai? Di sicuro è venuto meno l’effetto moda, confermato da varie organizzazioni sul territorio, anche in provincia e non solo nelle grandi città: dalle Uisp a leghe private nate ad hoc per tornei estivi o invernali, collegate o meno alla Figc. Un dato su tutti: molti tornei che venivano disputati da anni sono stati dimezzati, in alcuni casi cancellati, per mancanza di squadre iscritte. Meno squadre, meno giocatori. Ma non è solo l’effetto moda ad essersi esaurito, pare siano entrati in ballo altri fattori specifici. In primis, la crescita del calcio a 7 (oppure ad 8), specialità che si gioca sulla metà di un campo da calcio regolamentare, quindi su erba naturale. Disciplina questa che inizialmente ha fatto storcere il naso essendo un vero ibrido, nata in molte città direttamente dalla base dei giocatori e che invece sta prendendo sempre più piede; rispetto al calcio a 5 le dimensioni del campo permettono un calcio più “vero” ed arioso rispetto al frenetico “futsal” che ha una tecnica di gioco tutta sua. Le porte hanno la stessa dimensione del calcio, dando maggior soddisfazione ai novelli goleador di provincia. Coloro che s’erano buttati sul calcio a 5 venendo dal calcio oggi preferiscono la versione a 7, più vicino a loro come tecnica e divertimento. Un altro interessante tassello del fenomeno arriva dall’esperienza diretta dal campo: il calcetto è uno sport piuttosto traumatico per il ginocchio, le caviglie e la muscolatura, come confermano giocatori, organizzatori ed alcuni medici dello sport. Tanto che in vari club si scherza dicendo che il calcio a 5 ha riempito maggiormente le tasche degli ortopedici di quelle dei club stessi…E’ una disciplina rapida, giocata sull’erba sintetica (spesso non indossando calzature adeguate), in cui si affrontano continui ed improvvisi cambi di direzione e contrasti spesso violenti. Il risultato è stata un’ecatombe di infortuni, aggravata dal fatto che molti neo-calcatori hanno iniziato a giocare troppo allegramente, senza alcuna preparazione fisica adeguata e subendo contrasti di gioco troppo duri, figli di un agonismo eccessivo che ha portato molti praticanti a subire seri traumi. C’è chi ha preferito mollare senza interventi chirurgici; altri invece hanno risolto il problema, ma non sono tornati in campo o sono tornati a giocare su erba naturale. Non vogliamo assolutamente dire che il calcio a 5 sia pericoloso, intendiamoci! Qualsiasi sport se praticato senza una corretta preparazione può causare traumi, anche il tennis; il calcio a 5 tuttavia, vista l’enorme diffusione che ha avuto, ha finito per portare in campo giocatori più “improvvisati”, senza una storia di sport giovanile alle spalle, estremizzando in molti la componente agonistica. Inoltre degli studi in merito all’incidenza degli infortuni giocando sui tappeti sintetici parlano chiaro: giocare su erba naturale è la miglior soluzione, poiché “l’erba sintetica presenta una capacità ammortizzante inferiore rispetto all’erba naturale e la scarpa ideale da adottare (cross training o sneakers) non risulta invece adatta per le necessità del calcio, soprattutto per calciare il pallone” (E.Sproviero). Da questi studi, di provenienza americana dove l’erba sintetica si usa da molti anni anche nel football, si evince come la struttura muscolare sia sottoposta a forti stress sull’erba sintetica, e se non si è ben preparati è facile esser preda di pubalgie e stiramenti; diventa quindi fondamentale curare l’interfaccia scarpino-superficie di gioco. Il che diventa complesso per il fatto che esistono molti tipi diversi di erba, e che le condizioni climatiche influiscono pesantemente sullo stato del manto, rendendo difficile l’adozione di una scarpa ideale, come invece può ben avvenire nel tennis dove l’erba sintetica è più meno sempre quella come altezza e tipologia; ed inoltre la trazione e le torsioni che si producono sono diverse e senza l’incognita del contatto fisico. Anche Paolo Foschia, responsabile FICG per il Piemonte, ci ha confermato gli elementi emersi: “Il movimento del calcio a 5 è sano e stabile. Tuttavia la crescita enorme degli anni 90 s’è fermata 4/5 anni fa. Oggi c’è una saturazione dei campi, e se ne continuano a costruire nonostante non siano più sempre affollati. L’attività alla base va ancora molto bene, anche a livello specifico con tornei locali extra Figc. Però l’effetto del calcio a 7 s’è fatto sentire, come l’incidenza degli infortuni. La flessione è nell’occupazione dei campi, non nell’attività. Credo comunque che tennis e calcio a 5 possano coesistere nei club. Infatti l’attività del calcio a 5 si concentra soprattutto di sera nei giorni lavorativi, mentre a tennis si gioca moltissimo nel weekend e le scuole tennis lavorano durante la settimana”. Che dire dopo un quadro così complesso? Noi che seguiamo il tennis con tanta passione non possiamo che gioire per il risveglio dell’interesse per il nostro sport, e per come le scuole tennis siano tornate piene. Mai però adagiarsi su falsi allori. Se il movimento tennistico nazionale è riuscito ad invertire la tendenza negativa e recuperare “punti” sul calcio a 5 è solo grazie al lavoro, all’unità di intenti ed alla passione di chi ogni giorno lavora con racchette e ragazzini. Anche di quella di tanti club che sono andati dritti per la loro strada, continuando ad investire mezzi e uomini nonostante la crisi. Dobbiamo ringraziare soprattutto loro, che in silenzio sono il vero motore dell’attività tennistica nazionale.


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