MarcoMazzoni.com

Focus - Approfondimenti

Russia dove sei?

02/01/2013

Radek Stepanek in azione a Praga

Il letargo del tennista è finito. Non c'è quasi il tempo per stappare lo spumante e festeggiare il nuovo anno che già le prime palle volano sui campi australiani e degli Emiri. L'occhio, affamato di tennis dopo varia astinenza, cade distratto sul programma giornaliero, ma si illumina scrutando il primo match di Doha: Davydenko vs Youzhny. Non un incontro trascendentale, tutt'altro. Sarà una sfida di rovesci, tra quello bellissimo e retrò di Misha, e quello un tempo chirurgico di Nikolay, sperando che i due siano in discrete condizioni fisiche per darci un po' di spettacolo. Hanno spesso giocato bene da quelle parti, staremo a vedere. Ma la curiosità deriva da una ardita intuizione: sarà la sfida tra i due migliori russi in classifica. Ebbene sì: questi due giocatori, seppur consumati, segnati da infortuni e lunghe alternanti carriere, sono oggi il meglio che il grande paese riesce a proporre sul circuito maschile.

Pare impossibile, ma basta consultare il fido sito Atp per constatare questo e qualcos'altro. I due russi rispettivamente a 32 e 31 anni, sono di gran lunga i migliori tennisti del proprio paese. Il 2012 s'è chiuso con solo quattro russi tra i primi 100, e solo loro due tra i primi 50. Gli altri due sono Kuznetsov (78) e Donskoy (81), l'unico giovane classe 90, ma con precisi limiti che non fanno intravedere prospettive clamorose. Ma anche tornando indietro di qualche anno, e vedendo il ranking per nazione della Russia, la situazione è rimasta molto stabile, anzi, al ribasso. Pochi gli inserimenti di qualità, e molto sporadici, di gente come Gabashvili (cavallo pazzo se ce n'è uno...), Andreev (buon terraiolo qualche tempo fa), Tursunov (“cementaro” simpatico ma mai oltre la top20). Tutti ormai trentenni, tutti avviati verso la pensione.

La situazione del paese del grande freddo non appare in rapida e positiva evoluzione a breve termine, perché il vivaio langue. Nelle manifestazioni junior importanti non sono usciti nelle scorse stagioni dei veri “crack” russi, e guardando il ranking ITF junior, non c'è un russo nei primi 50 (Desyatnik giusto al n.51 e solo altri 4 tra i primi cento). Freddo siberiano...

Ma che è successo a quell'ondata (più rosa a dire il vero) che pareva inarrestabile? Il buon Marat Safin, ultimo vero campionissimo russo e tremendamente rimpianto a tutte le latitudini da chi ama il bel gioco, ogni tanto lancia qualche twitter sibillino e quasi velenoso. Perso tra bella vita e impegno politico (?), apostrofa il movimento tennistico del suo paese con poche parole, ma piuttosto precise: meno fame di un paese in enorme crescita e cattiva organizzazione alla base e nella crescita dei talenti. Le varie storie di russi di successo sono venute più da casi univoci, spesso estremi (vedi Sharapova, o la crescita tra mille difficoltà di Davydenko) o da un talento fuori del comune (Safin e Kafelnikov per non tornare troppo indietro) che da un sistema paese. Con giovani che poi di fatto sono cresciuti e diventati forti all'estero (Marat in Spagna, Masha negli Usa, Davydenko in Germania, ecc). La base ancora gioca a tennis, molto, ma stenta a reclutare i migliori atleti come un tempo, magari attratti da altri sport con guadagni più “sicuri” ed una crescita meno problematica di quella del tennista. Usare il tennis per scappare dal paese è roba anni 80 e dei suoi figli, un triste passato lontanissimo per i teenager moscoviti, sempre più griffati ed esigenti.

A completare quest'analisi rapida e assolutamente non esaustiva, va rilevato che a differenza di altri paesi come Spagna, Francia e Argentina in primis, nessun ex tennista di alto livello è rimasto nell'ambiente lavorando sulla base o sulla crescita dei giovani. Tutti si sono dati alla macchia o a godersi i milioni, affaccendati tra poker online come il genio di Sochi o semplicemente in pensioni dorate come Medvedev & c. Un anello invece fondamentale nell'alimentare la crescita dei teenager talentuosi nei paesi con maggior peso tennistico, visto che il nostro sport si evolve molto rapidamente e gli ex giocatori ancora freschi di circuito sono senza dubbio i migliori prospetti per accompagnare le nuove leve nei primi passi sul duro tour. Ci torneremo per una analisi più aprrofondita.

Fa riflettere anche che le maggiori potenze economiche mondiali con una buona o almeno discreta tradizione tennistica (Usa, Germania, Russia, Svezia, Gran Bretagna se togliamo Murray per dirne solo alcune) sono tutte in evidente crisi di giovani prospetti tennistici. Geopolitica a parte, ributtiamoci sul tour e su partite fresche di giornata, ...personalmente rimpiangendo di brutto le magie di Marat.


Home | E.mail
Tennis HP