15/12/2010
Con la stagione 2010 in
archivio, ecco i miei consueti "Oscar"
dell'anno, tra grandi imprese e delusioni. In generale i temi
tennistici di interesse non sono mancati,
ma il continuo duopolio tra Nadal (quest'anno predominante) e Federer
avrebbe bisogno del reale inserimento di una terza e quarta forza per
creare ancor più attenzione e pathos. Soprattutto nel
periodo primaverile
dei tornei su terra battuta, quando l'ispanico prende possesso del
circuito e non lo molla a nessuno. Applausi alla sua forza, ma oggi
è proprio l'amato "rosso" ad essere la superficie
più in crisi, quella che soffre di mancanza di vocazione.
E' un vero peccato perché a differenza del cemento sulla
terra ci sarebbe ancora spazio per variare il gioco, e creare emozioni.
Vedremo che ci riserverà la prossima stagione.
Tennista dell'anno:
Francesca Schiavone.
Ovvio il titolo maschile per Nadal, che dalla primavera ha corso come un toro scatenato (e rigenerato in modo quasi miracoloso dopo la chiusura del 2009) e ha fatto incetta di tornei, Slam compresi. Però il 2010 sarà per sempre l'anno di Francesca Schiavone. La quindicina di Parigi resterà a caratteri cubitali nella storia del nostro sport, non solo dell'amato batti e tira. Un'impresa così grande che forse era solo peccato anche il solo sognarla... ma lei è stata brava e fortunata nell'azzeccare la forma top in un torneo che si preannunciava aperto, incerto. I suoi match sono stati un crescendo impetuoso di emozioni, di bellezza tattica e di tennis vario, quello che ancora la terra battuta consente. Demolita senza alibi l'emergente (oggi n.1) Wozniacki, fortunella ma con merito contro “paura Dementieva”, fino all'apoteosi della finale contro la Stosur. Un match perfetto, fin troppo bello per esser vero, le ha regalato un titolo dello Slam e l'immortalità. Dopo 34 anni si torna a casa con un Major, ancora Roland Garros. Questa vittoria è bella, bellissima. Se fosse bella anche Francesca oggi sarebbe ovunque, colpa dei nostri media “malati” che sanno premiare solo gambe lunghissime di presunte starlette che solo pubblicizzano telefonini e nella vita hanno sfondato grazie a scandali o comparsate nei letti giusti. Non è Francesca che appartiene a questa degradata categoria. Lei ha creduto nel suo sogno da sempre, ha lottato, sudato, corso e vinto. Con pieno merito. La fortuna aiuta gli audaci, lei lo è stata. Applausi, e grazie perché forse non avrei mai creduto che sarebbe potuto accadere, proprio a Parigi, dove posso dire “c'ero anch'io!”
Torneo dell'anno
Difficile scelta, perché tutti gli Slam hanno deluso, o quasi. Il peggiore di sicuro Wimbledon, salvato solo dal match più lungo di sempre tra Isner e Mahut, ma anche Roland Garros lo segue a ruota perché nella versione maschile di emozioni ce ne sono state pochissime. E New York? Eccetto la bella semifinale (più di pathos che tecnicamente) tra Federer e Djokovic, di bel tennis se n'è visto pochissimo. In Australia ci sono state alcune prestazioni maiuscole di Federer, ma troppo poco per eleggerlo a best event of the year. Scendendo ai Master 1000, non c'è molto da scialare... Bruttini quelli Usa di primavera, la terra è stata un monologo Nadaliano. Cincinnati e Toronto hanno offerto belli sprazzi, ma non molto altro. Il miglior Shanghai di sempre non basta però a superare Bercy, che eleggo a torneo dell'anno per questo semplice motivo: una superficie molto rapida ha finalmente permesso un tennis d'attacco, vario, come non si vedeva da tempo. Pazienza se la finale non è stata granché, e se diversi attori (Nadal assente, Murray orribile, Djokovic quasi) hanno toppato. Mediamente s'è visto del tennis vario, interessante, una boccata d'ossigeno per chi ormai ne ha fin troppo di questo continuo forcing col dritto anomalo del cemento. In conclusione anche il Master ha mostrato alcuni bei match, ma premio Bercy, perché hanno avuto il coraggio di uscire dal coro, quasi “sfidare” lo scellerato piano dell'Atp di omologare del tutto il tennis, cementificando anche le emozioni.
Match dell'anno: semifinale NY Djokovic batte Federer in 5 set. Tecnicamente ci sono stati match migliori, però a livello di emozioni è stato un bel match, con Djokovic che ha annullato 2 match point all'ex “tiranno”, arrivando per la seconda volta in finale a New York. Di sicuro da ricordare il match “del secolo” a Wimbledon tra Isner e Mahut, ma anche la semifinale al Master di Londra tra Nadal e Murray, match durissimo, a tratti rocambolesco, in cui lo spagnolo ha vinto con le unghie contro un Murray per una volta buono, ma non ottimo (sennò avrebbe vinto...).
Delusione dell'anno: Murray
Affermazione forse un po' “forte” per uno che comunque ha vinto 2 Master 1000 e fatto finale agli Australian Open e semifinale a Wimbledon... però quello che è mancato davvero è stato il salto di qualità. Più o meno è lo stesso Murray del 2009, dando l'impressione di non aver dentro di sé quel qualcosa in grado di fargli battere i due “big2” nell'occasione top (finale o semifinale di Slam/Master). Le sconfitte durissime pagate a Melbourne e al Master contro Roger e quella nerissima di Wimbledon sono troppo invadenti per dargli un giudizio positivo. Andy l'aspettavamo al varco proprio in quelle occasioni, perché ormai da 3 stagioni s'è dimostrato un tennista importante (e vincente) a livello Atp e Master 1000, soprattutto sul duro non velocissimo. Però la combinazione fisico – attitudine ancora latita al massimo livello. Tende a diventare conservativo, a non prendere in mano il gioco e subire la maggior classe di Roger e la maggior potenza di Rafa. Allora il Djokovic di metà stagione pari quasi migliore, nel senso che lui almeno ha costanza di rendimento medio e il servizio pare stia tornando quello del 2008 dopo i disastri del 2009. Certamente alla stagione è mancato tantissimo Del Potro, quello di New York, che pareva il predestinato a detronizzare Federer e che poi è stato invece messo ai box per tutto l'anno da un serio infortunio al polso.
Tra le delusioni, inserirei anche Roddick (ormai pare un ex al massimo livello) e Davydenko, che anche per colpa di vari infortuni è crollato dopo un inizio di stagione folgorante.
Miglior azzurro: Starace
I numeri forse dicono Starace, perché ha migliorato la sua classifica, arrivando ad Umag ad un passo dalla vittoria in torneo Atp, sarebbe stata la sua prima. Però non è riuscito a confermare questa bella prestazione altrove, è mancato un altro acuto davvero importante. Situazione ben più grave per il resto della truppa. Seppi ha giocato bene solo 1 mese in estate, quando veniva da 6 mesi in cui non aveva vinto 3 partite in fila... mentre Fognini s'è trascinato malamente per mesi con un polso malandato... non era meglio guarire bene e quindi riprendersi? In stato confusionale Bolelli, che non è riuscito a brillare nemmeno a livello Challenger escluso pochissimi giorni di gloria. Profondo nero per un talento che sarebbe delittuoso perdere.
Sorpresa dell'anno: in una stagione contraddittoria, in cui abbiamo assistito a mezze esplosioni (Cilic e Gulbis) prontamente regredite, e in cui non ci sono giocatori con meno di 22 anni tra i top100 Atp, voglio premiare il talento di Melzer, che grazie alla semifinale a Parigi arriva ad passo dai top10. Vederlo giocare è sempre un piacere, con quel tennis molto personale, anticipato e proiettato in avanti; gli è sempre la consistenza, e la calma. Il modo in cui ha scherzato Nadal a Shanghai è da applausi per bellezza tecnica e coraggio. Voglio citare anche il bravissimo Golubev, russo-piemontese, che grazie all'eccellente lavoro svolto a Bra ha scalato 80 posizioni nel 2010 finendo la stagiona al n.36, bravissimo! E' la dimostrazione che anche in Italia se c'è serietà, voglia di lavorare e programmazione ben fatta si possono ottenere risultati. Bei ritorni a buoni livelli anche per Baghdatis e Youzhny, dopo un periodo di appannamento.
Il fatto dell'anno: tennis sempre più fisico.
Nadal è solo la punta dell'iceberg, perché il n.1 sa giocare bene a tennis e mentalmente è una “bestia”. Ma mediamente, tutti i tennisti cosiddetti buoni hanno brillato solo e soltanto nei loro picchi di forma fisica. Appena sono un minimo calati come efficienza, corsa e resistenza (Cilic, Berdych, Roddick, Verdasco, Monfils e via dicendo), hanno inanellato settimane orribili. Un altro segno “grave” di come ormai la potenza e resistenza conti più della tecnica e del talento è la difficoltà enorme dei giovanissimi di salire. Il 2010 si chiude con il solo Berankis nei top100 con meno di 22 anni, e c'è entrato per il rotto della cuffia nell'ultimo Challenger in stagione. Tutti i talenti più o meno annunciati che hanno dai 18 ai 21 anni (Dimitrov, Harrison, Kontinen, Krajinovic, Bahambri solo dirne alcuni “famosi”) stanno annaspando per strappare punti anche al piano di sotto, dove orde di pedalatori in topspin lottano su ogni palla come se fosse l'ultima. E via via che si sale, la situazione diventa ancor più dura. L'uscita di corde sempre più diaboliche fanno stare in campo di tutto. Lapidario il commento uscito pochi giorni fa da Ivan Lendl, noto “maniaco” dell'attrezzatura e di tutto quel che ruotava nel nostro sport, che recentemente ha ripreso la racchetta in mano per alcune esibizioni: “Erano anni che non giocavo, ma con questi nuovi materiali e soprattutto con queste corde tutto resta in campo! Mi pare di tirare non così piano, non tanto meno di quando giocavo....”. Se lo dice il 50enne di Ostrava ci possiamo credere... mettete queste meraviglie hi-tech in mano ad un pedalatore folle, ed il giochino è fatto. O forse è “rovinato”. Meditate gente...
