16/08/2009
Primo torneo a Montreal per Nadal, dopo la clamorosa sconfitta a Parigi e lo stop di due mesi. Un paio di match scontati e poi la sconfitta, meritata, contro un ottimo Del Potro. Che Nadal vedremo nel prossimo futuro? Incognite e certezze di una carriera al bivio
Rafa Nadal ricorderà questa estate 2009 come la peggiore della sua folgorante carriera. Dopo un 2008 clamoroso, forse anche sopra le sue stesse possibilità, che l’ha issato al n.1 del mondo grazie ad una serie incredibile su successi su ogni superficie, abbattendo uno dopo l’altro tutti i più grandi tennisti della nostra epoca, dalla scorsa primavera s’iniziava a vedere qualche crepa. Vinceva sul suo amato rosso a Montecarlo, a Barcellona, a Roma, ma quasi per inerzia, come se gli avversari finissero per genuflettersi all’aura di imbattibilità che il toro di Manacor s’era conquistato sul campo negli anni scorsi. Vittorie, ma senza quella brillantezza, quel gioco possente che arrivava a terminare sul campo i rivali come una sentenza. Senza appello. La palla di Rafa pareva meno vivace, spesso più corta; a volte persino più piatta, meno carica di quello spin vorticoso che travolgeva regolarmente le velleità del malcapitato (sulla terra) di turno.
A Madrid arrivò una sconfitta imprevista, proprio in casa nel vernissage dell’evento maggiore; proprio contro il rivale di sempre, Federer. Sconfitta forse figlia della battaglia gladiatoria del giorno primo contro Djokovic, o forse no. Un Federer stranamente sereno (in campo senza nulla da perdere… visto che ci perdeva sempre!), ha trovato facilmente il grimaldello giusto per scardinare un tennis di Nadal meno granitico del solito: “cortezza” di palla. Federer con i suoi anticipi straordinari era solito prendersi le classiche 2 pappine dall’iberico per un fatto puramente geometrico (oltre che mentale). Lo spin micidiale di Rafa, abbinato alla lunghezza di palleggio di Nadal, lo costringeva a rischiare troppo nel colpire le sue mezze volate da fondo, visto che Federer (giustamente) non voleva perdere campo. Arretrando un metro poteva colpire la palla ad una altezza più giusta per il suo modo di impattare; però sarebbe una palla più scarica di energia, e soprattutto il suo anticipo perderebbe importanza, oltre che regalare tanto campo al rivale, che con quel gancio mancino avrebbe potuto disporre di angoli aperti su cui entrare. Geometria, la chiave di tante loro sfide. La “cortezza” di palla del Rafal-terraiolo 2009 ha permesso allo svizzero di riguadagnare quel metro di campo che ha fatto tutta la differenza del mondo: le sue mezzevolate da dietro sono state per magia vincenti, Rafa è stato martellato senza pietà. Aggiungiamoci una ritrovata efficacia del servizio, e via per una clamorosa vittoria. I cronisti meno avvezzi a leggere tecnicamente le partite tuonarono sicuri “è stato un caso, figlio della maratona di ieri contro Nole”. Vero, ma in parte. Perché a Parigi è bastato trovare uno con attributi in abbondanza ed una palla consistente (Soderling) per sconfiggere il Campeon nella sua Parigi, per la prima volta. Un Rafa a testa bassa, quasi furibondo seppur composto, è uscito dall’impianto come un toro ferito.
E’ poi entrato in scena il ginocchio, che ufficialmente l’ha fermato per 2 mesi, costringendolo a saltare Wimbledon (lasciamo fare la brutta figura della gestione di quei giorni, con lo stucchevole tira-molla che l’ha portato al ritiro da Wimbledon a tabellone già compilato, assurdo autogol). Ridda di voci sulle sue condizioni “è messo male, è ad un passo dal ritiro, sta bene come un cerbiatto, è solo stanco” e via dicendo. Per non parlare di voci ancor più cupe e nefaste che sono girate come la palla di un flipper impazzita nel sottobosco del circuito, per poi perdersi nel nulla.
Settimane di stop che sono costate all’Ercole spagnolo una emorragia di punti pazzesca, tanto da fargli perdere prima il primato, riconquistato da un Federer rinfrancato e neo papà; ma questa settimana addirittura la seconda piazza mondiale, appannaggio di un Murray in ascesa esponenziale, e forse oggi miglior giocatore al mondo sul cemento, manca solo uno Slam (sarà NY?) a certificarlo.
Nadal è rientrato alla fine a Montreal. Il suo rientro è stato soft, il ritiro del combattivo Ferrer per un problema al ginocchio (strane congiunzioni astrali!), e poi un Peztchner inconsistente. Del Potro era lì ad attenderlo nel quarti, in grande ascesa, forte dei suoi fendenti possenti e di un servizio che inizia ad esser un’arma impropria, per tutti. E’ parso un film già visto, passò alla scorsa edizione di Miami: grande equilibrio, buon tennis di entrambi, Nadal è avanti (in questo caso nel tiebreak, 5-3), rimonta di Del Potro grazie a colpi devastanti, vittoria argentina, Nadal esce mestamente dal campo, sconfitto.
La sconfitta ci può stare tutta, è bene sottolinearlo. Del Potro è forse oggi il 3° giocatore al mondo sul duro dietro al duo Federer-Murray, con ambizioni di issarsi al primo posto di questa classifica di superficie. E Nadal, lo sottolineo perché è giusto, era al primo torneo dal 1° giugno. Quindi ruggine, soprattutto in uno giocatore come lui, che ha bisogno di colpire molte palle per scatenare la sua ragnatela perversa.
Tuttavia, questo rientro di Nadal mi lascia alquanto perplesso, per vari motivi. Ok a tutte le scuse, dalla mancanza della partita, alla mancanza di abitudine ai match duri, tutte le scusanti del caso ben accette a difesa del nuovo n.3 Atp. Però un paio di cose mi hanno profondamente colpito, e mi fanno riflettere.
Intanto l’impressione a prima vista: Nadal pare molto dimagrito, meno massiccio, sgonfiato. Ottimo alleggerire un fisico fin troppo massiccio, per gravare il meno possibile su articolazioni (caviglie prima, ginocchia ora) logore, “quelle di un 50enne” dicono alcuni medici spagnoli non so quanto preparati. Di sicuro i 7 anni di carriera di Nadal al massimo livello, con la sua macchina-corpo-umano spinta così al limite, hanno prodotto un logorio incredibile; ecco presentato “il conto”. Questo era prevedibile. Però, i miei dubbi vengono da questo repentino dimagrimento. Bene non fare pesi da qualche mese, allenarsi in piscina, solo sulla destrezza e via dicendo. Però oggi, se mettiamo una foto di 6-7 mesi fa accanto alla attuale, pare un pugile di un paio di categorie inferiori… Che sia vissuto a pane ed acqua per 3 mesi mi pare improbabile. Oltre a dubbi amletici, una perdita di potenza vistosa quanto può gravare sul suo tennis? Probabilmente molto. La velocità di palla di Nadal deriva da una serie di fattori complessi. E’ una palla che gira a 5000 giri al minuti (dicono studi USA), e che va bella forte, perché nonostante la rotazione è colpita con poco anticipo e moltissima potenza. Meno potenza porterà forse ad una palla più docile, e magari ancor più corta, perché il modo di colpire di Nadal (nonostante negli ultimi mesi abbia cercato molto di entrare di più nella palla, andando più piatto e quindi facendola filare di più) non è quello di uno che cerca velocità e penetrazione in modo classico. Quindi: un Nadal più leggero sarà ancora forse in grado di rimettere tutto con quelle sue difese esaltanti, grandissime. Però con una palla meno forte, vigorosa e corta, sarà forse troppo in balia dei molti colpitori alla Del Potro?
E poi: se l’hanno alleggerito in qualche modo, e quindi punterà di più sulla velocità, sarà in grado di raccogliere la sfida di cambiare il suo modo di stare in campo? Questa sarà la vera sfida.
Un Nadal meno picchiatore, dovrà per forza di cose cercare più spesso il winner, senza voler a tutti costi portare all’errore il rivale con le sue consolidare armi della rotazione e degli angoli. Sarà una sfida anche mentale, perché quando giochi un tipo di tennis (molto vincente e redditizio) da anni, rivoltare completamente il tuo modo di stare in campo non sarà uno scherzo, nemmeno per un tennista così furbo ed intelligente come lui. Sono ormai parte del suo DNA sportivo quelle scudisciate terribili, che dovranno per forza di cose diventare meno velenose ma più vincenti e definitive, magari già al terzo-quarto colpo, non al decimo.
Inoltre è da tempo, direi dai vittoriosi Australian Open di gennaio, che il suo servizio non più così preciso, anche nei momenti importanti. Non solo nella vittoriosa finale contro Federer, ma soprattutto nella semifinale pazzesca contro Verdasco, Rafael trovò spesso punti molto importanti con servizi eccellenti, tirati al momento giusto, unendo angoli e precisione. Ultimamente, non solo in questo zoppicante rientro ma già da Montecarlo, il servizio pare più docile, meno consistente, meno decisivo e meno pronto a sostenerlo nei momenti caldi.
Ci sarebbe ancora molto da dire, ma penso di aver già scritto abbastanza sul tema. Aspetto con curiosità i prossimi tornei per vedere come Nadal proseguirà in questo suo rientro e approfondire l’analisi. Sarà un toro ferito, per tanti motivi. Rafa ha testa, attributi e tennis per riprendersi tutto quello che ha smarrito negli ultimi tempi. L’incognita, bella grossa, che grava sulla sua carriera è valutare come il suo fisico reagirà, se la sua macchina non ha solo bisogno di un tagliando ma è vicina alla rottamazione; e se riuscirà a mediare con le problematiche tecniche che dovrà affrontare per andare avanti con un fisico meno perfetto del passato. Ci sono diversi giovani sempre più pronti (Murray e Del Potro su tutti) oltre ad un Federer sereno. Sarà una bella sfida.
