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Italiani a Melbourne? Chiedere ad Aldo Busi

19/01/2010

davydenko

Il titolo di questo mio commento alla spedizione italica a Melbourne (maschile, off course, le donne azzurre per fortuna sono fatte di ben altra materia) potrà lasciare perplesso più di un lettore, soprattutto coloro che non conoscono la genialità narrativa dello scrittore Aldo Busi. Qualche anno fa, Aldo scrisse un libro alquanto grottesco sulla società italiana, sempre più alla deriva morale per un'ostinata e continua ricerca del potere. Ad Aldo piace il tennis? Non saprei, purtroppo non ho avuto il piacere di conoscerlo. Però il titolo di questo suo libro (consigliatissimo) è un esauriente “Cazzi & Canguri (pochissimi i canguri)”. Non mi date del maleducato o del farneticante, il libro esiste veramente. 

Magari una sua lettura potrebbe anche indirizzare qualcuno verso nuovi orizzonti culturali. Con questo forte accostamento non voglio assolutamente offendere nessuno, perchè non mi riferisco ad uno o più giocatori, tutti seri e bravi professionisti; ma ad una situazione che s’è creata e che con enorme delusione abbiamo vissuto, soffrendo per come è andata. Di sicuro la trasferta dell'italtennis maschile in questi Australian Open 2010 è stata una Caporetto sportiva. 5 match giocati, 5 match persi. Due soli set vinti (entrambi da Seppi, che almeno ha lottato) contro 15 persi. Doppi a parte, già al mercoledì tutti gli azzurri potrebbero esser di ritorno in Italia, magari per giocare qualche torneino minore. Meglio sarebbe per riflettere.

Cazzi & Canguri si diceva... Beh, di canguri in Australia ce ne sono, per fortuna ancora molti. Animali simpatici, bizzarri, a volte pure aggressivi, di sicuro il simbolo di una nazione lontana, che ama il tennis come poche altre cose. Il tennis è australiano per elezione, visto che tantissimi campioni, da sempre, sono nati e cresciuti down under. Dagli Aussie dei '60, agli ultimi, Rafter e Hewitt. Così diversi tra loro, ma tutti clamorosi lottatori, nonostante mille problemi fisici e quant'altro.

Dove voglio arrivare? Forse ai ...cazzi.. ossia un impietoso giudizio su come il nostro tennis continui a toppare clamorosamente nei tornei dello Slam, proprio dove il tennis è Arte, dove è diventato mito. Dove chi vince o va avanti si elegge a giocatore vero. Dove si fa la storia. E chi invece manca, inesorabilmente anno dopo anno, continua a rosicare. O peggio, accontentarsi di vivacchiare.

Nel 2009 c'eravamo illusi con uno Wimbledon stranamente positivo per i nostri colori. Seppi con un po' più di cattiveria e convinzione quasi arriva agli ottavi. Sull'erba poi, dove i nostri non hanno praticamente mai brillato, eccetto tre storiche favole chiamate Panatta, Pietrangeli (immagini in bianco e nero), Sanguinetti. Lo Us Open ci ha riportato tutti sulla terra. I pretoriani più accesi tuonarono “NY non è mai stata il torneo degli italiani”, vero. Solo un ottimo Barazzutti riuscì a salire in cattedra, e solo Connors, il “sindaco” da quelle parte, lo estromise.

Il 2010 si sperava iniziasse a tinte meno fosche, ma i presagi di un diluvio in arrivo, c'erano, eccome. Il tennis non si ferma mai. Non è come una stagione di calcio, in cui a maggio il campionato finisce, ci sono le vacanze, il mercato, nuovi allenatori, e a settembre pronti via, si riparte; la squadra che lottava per non retrocedere può improvvisamente lottare per la Champions, con un paio di ritocchi giusti. Il tennis no. La stagione ufficialmente si ferma a novembre, per un breve letargo, ma in realtà non finisce mai. E' un continuo di tendenze che sono molto, molto difficili da invertire. I freddi (a volte anche antipatici) numeri ci dicevano impietosi che i nostri tennisti complessivamente avevano perso moltissime posizioni in classifica nel 2009 (il n.1 Seppi passato da top30 a top50, ed il secondo Bolelli da top40 a top...basso). Fognini il giovane su cui sperare, ma molto instabile come prestazione, punte molto alte e crolli all'interno dello stesso set, figuriamoci in una stagione. Un plauso al coraggioso Paolino Lorenzi, issatosi nella top100 dopo anni di sacrifici e sudore nei Challenger; la trasferta a Melbourne nel maid draw per il senese è stato in pratica un viaggio di nozze tennistico, difficile sperare chissà cosa. Illusi forse da Starace, che sull'odiato cemento era stato il migliore nel vernissage della prima quindicina dell'anno. Macché, anche Potito spazzato via dal carneade Robert (nome o cognome? Boh, è praticamente sconosciuto). Seppi anche sfortunato oggi, Isner era caldissimo per la vittoria ad Auckland, e con quel servizio lì, dall'alto di 207 cm, sul veloce aussie era una brutta bestia. Però se il nostro miglior giocatore la smettesse di regalare ogni volta l'inizio del match, forse qualche sfida importante in più la porterebbe a casa... Bolelli resta sempre più indecifrabile. Per uno che 7-8 mesi fa aspirava alla top20, Gicquel dovrebbe essere un giocatore da prendere con attenzione, ma non da perderci in tre set. Resto sempre dell'idea che il miglior Simone sia un terraiolo, nonostante tutto. Troppi lenti i suoi piedi e la sua risposta motoria ...alla risposta... per vincere davvero sul veloce. Però la crisi d'identità che sta vivendo è preoccupante, e tra pochi giorni dirà addio alla top100. Incredibile, ma vero.

Risulta difficile salvare qualcosa di questa trasferta, di questo inizio d'anno. La tendenza era al ribasso, e si sapeva che i sorteggi erano brutti. Caporetto si temeva, Caporetto è stata. Difficile da digerire, e per colazione poi visto il fuso orario...

Cazzi & Canguri dicevamo. Davvero strano il destino. Gli australiani si tengono strettissime le loro simpatiche e uniche mascotte, Canguri che saltano qua e la, sperando magari che il giovanissimo Tomic sia il ricambio generazionale di cui necessitano; noi, purtroppo, amanti italici della racchetta e dei suoi misteri, continuiamo a vivere sotto l'ombra ingombrate di quegli “affari lì”, e ne faremmo volentieri a meno.


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