28/1/2008
Da molti anni siamo abituati ad esaltare la bontà del tennis spagnolo
ed argentino, paesi in grande crescita, con serbatoi che sembrano inesauribili,
sempre pronti a produrre tennisti di vertice e continui ricambi. Però
voglio far notare come nel 2007 la Francia abbia vissuto una bella stagione,
di crescita, a conferma della bontà di una scuola storica, eccellente.
L'esplosione fragorosa di Tsonga agli ultimi Australian Open ne è l'ulteriore
conferma, non una pura sorpresa o un fatto estemporaneo. I numeri sono
a conforto della mia teoria e sensazione.
Guardando la classifica ATP di fine stagione, si nota come i nostri cugini
transalpini abbiano piazzato un giocatore (e che giocatore) tra i top10,
Richard Gasquet, grazie alla semifinale a Wimbledon ed un buon finale
di stagione, con la vittoria a Mumbai, la semifinale a Bercy e la prima
apparizione al Master di Shanghai, dove ha battuto Djokovic. Una stagione
di crescita per il talento francese, anche se la vittoria in un grande
torneo non è ancora arrivata. Oltre alla punta di diamante, non mancano
molte altre note di soddisfazione. La Francia ha chiuso il 2007 con ben
8 giocatori nei primi 50 del ranking, addirittura 15 nei top100! Numeri
quantitativamente eccezionali. Il tutto è amplificato in positivo dalla
giovane età di molti atleti in ascesa: Gasquet è un classe 1986; ci sono
poi anche Tsonga, classe 1985, protagonista nel finale del 2007 ed in
questo avvio di 2008, con l'incredibile Australian Open che l'ha visto
lottare in finale contro Djokovic dopo aver rifilato una "lezione" a Nadal;
Gilles Simon, 24 anni ed in piena crescita, dotato di un tennis completo
e buono per tutte le superfici; Mathieu, quasi 26 anni, ma nel pieno della
sua attività e progressivamente rinforzato dopo tante esperienze traumatiche
che l'hanno segnato, portandolo quasi a perdersi ed ora ritrovarsi, ormai
a ridosso dei top20. Senza dimenticarsi di Monfils, tennista che ad inizio
2007 andava molto di moda, ma che una stagione modesta e ricca di infortuni
hanno messo un po' in secondo piano, nonostante i suoi 22 anni ancora
da compiere.
A questo "battaglione" di giovani già affermati e in crescita, si aggiungo
diversi altri tennisti, i cosiddetti buoni giocatori, onesti operai della
racchetta che navigano tra tornei Atp, gli slam ed i grandi challenger,
trovando sempre modo di farsi notare per qualche bell'exploit come Benneteau
o Llodra, recente vincitore del suo primo torneo di Adelaide dopo molti
anni sul tour soprattutto come doppista di successo. E non dimentico i
"gemelli" Grosjean e Clement, un po' in calo ma sempre vogliosi di giocarsela
con i migliori, ed il "mago" Santoro, che non ha alcuna voglia di appendere
la racchetta al chiodo nonostante veleggi coi suoi 36 anni suonati, e
veleggia col vento in poppa intorno alla 35° posizione ATP, prendendosi
gioco col suo tocco e soluzioni bizzarre di tanti stolti picchiatori monocorde.
Questi risultati derivano da tanti fattori. Una federazione che lavora
bene, che ha creato un sistema eccellente di team sul territorio, che
sostiene gruppi di giocatori portandoli da junior ai successi internazionali.
Una della scuole più belle anche stilisticamente al mondo.
Questo è un fattore che mi piace sottolineare. La Francia produce non
solo molti giocatori, ma tennisti versatili, che riescono a sfruttare
al meglio le proprie qualità fisiche o di talento tecnico. Non c'è uno
stereotipo di giocatore francese. Generalmente sono tutti tennisti impostati
in modo classico, con buon tocco e propensione offensiva. Tanti rovesci
ad una mano e tocchi raffinati, parigini oserei dire. Ma anche tennisti
di sostanza che picchiano duro con rovesci bimani potenti, se il loro
surplus è una base atletica notevole. O tennisti moderni dal fondo, come
Mathieu, che spinge come un forsennato col dritto, seppur bruttino stilisticamente,
ma con un rovescio elegante e preciso. La scuola funziona bene perché
ha una base valida, tecnici validi che si sono aggiornati, che viaggiano,
che imparano, che sostengono i loro atleti e insistono fino oltre i 22-23
anni, senza bruciare giovani che dopo un anno di professionismo non ottengono
subito i risultati sperati. Guardiamo per esempio la nidiata parigina
dei tennisti afro-francesi. Monfils era considerato la punta di diamante,
il primo a farsi notare. Adesso è esploso Tsonga, che l'ha addirittura
superato possedendo mezzi tecnici decisamente superiori. E di sicuro continuerà
ad esser seguito anche Ouanna, che è un po' indietro ma non per questo
verrà lasciato solo a se stesso. O come nel recente passato su alcuni
"scarti" come Grasjean e Clement su creato un team che ha prodotto risultati
eccezionali.
Oggi il centro di Lagardere è il più importante, ma non è il solo. C'è
anche Mouratoglou nel parigino che è ben attrezzato e lavora benissimo,
così come tanti altri al sud della Francia. Quindi capacità di insegnare
bene alla base, capacità di far sviluppare le peculiarità di ogni ragazzo
non sopprimendone le doti innate, di seguire i ragazzi non solo da junior
ma nella delicata fase del passaggio al professionismo, senza fargli vivere
una girandola di coach e strutture come da noi... Capacità di sostenere
molti giocatori anche una volta già affermati, finché non arriva il vero
successo, i soldi e la capacità di vivere da soli. La Francia ha l'eccezionale
serbatoio mediatico (ed economico) del Roland Garros, ma l'aspetto fondamentale
è come si spende, nemmeno quanto. Sono bravi, creano giocatori stilisticamente
impeccabili, con la fortuna di aver trovato anche dei talenti secolari
come Gasquet, che se riuscirà a crescere fisicamente e di convinzione
e capacità di soffrire, sarà anche di più di un semplice top10 (fosse
poco…) W la France!
