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Focus - Approfondimenti

Federer & Cahill, matrimonio possibile?

6/03/2009

Federer Pare che Roger Federer si stia allenando in quel di Dubai, suo ritiro privilegiato, nonostante abbia saltato il torneo degli Emiri, ufficialmente per “rinforzare la schiena dopo i problemi del finale di stagione 2008?. Dopo questa sosta post-AussieOpen, Roger sarà impegnato in un piccolo tour de force, nel tentativo di giocare alla grande i due Master1000 americani e recuperare punti preziosi su Nadal, visto che nel 2008 Roger giocò malissimo i due eventi sul cemento Usa.

La notizia è questa: Federer si sta allenando a Dubai con Darren Cahill. Per chi non lo conosce, Darren è un ex giocatore australiano, dotato di una buona tecnica ma di un fisico molto leggero, che lo costrinse a chiudere anzitempo una carriera che poteva esser di ottimo livello. Giocatore molto fino, anche tatticamente, s’è rapidamente riciclato come coach di grande successo, assistendo Hewitt nei suoi momenti migliori, e poi gli ultimi anni di Agassi. Entrambi i due giocatori hanno sempre tessuto le lodi di Cahill, come tecnico e come uomo. Sia nel gioco di Hewitt che in quello di Andre si vedeva “la mano” di Darren, coach per davvero, a 360°, non uno dei tanti improvvisati o posticci che ancora si vedono a giro sul tour.

Federer è ufficialmente senza coach da Roma 2007, quando ruppe in modo brusco il suo rapporto con Tony Roche. Poi è venuta la breve e sfortunata parentesi con Pepe Higueras: debilitato dalla mononucleosi di inizio anno, e frastornato dal ciclone Nadal, Roger prese prima una sberla memorabile al Roland Garros, e poi perse il trono di Wimbledon nella mitica e folle finale, che è appena entrata nei libri di storia del Tennis. Spesso Federer, sollecitato sull’argomento, ha usato toni molto evasivi. Forse la recente e cocente sconfitta a Melbourne, ancora contro il pompatissimo Nadal, l’ha fatto riflettere sul da farsi. E Cahil ha tutte le carte in regola per essere un coach coi fiocchi, uno che è abbastanza credibile da farsi ascoltare ed apportare qualche reale miglioria al campione svizzero. Che si trova ad un bivio: per riprendersi il trono, iniziare a battere Nadal, respingere gli attacchi dei giovani rampanti, deve necessariamente evolvere il suo gioco. Da qua l’esigenza di una guida che crei una discontinuità in una routine che ha portato 5 anni di grandi successi, ma che adesso è necessariamente arrugginita.

Come hanno insegnato nel recente passato Agassi e Sampras (non due a caso, due che hanno vinto anche da “vecchi”), è spesso necessario un cambio di rotta, porsi degli obiettivi concreti, metter mano alle proprie certezze per sparare qualche colpo nuovo, che rafforzi i punti di forza, copra nuove incipienti debolezze, faccia riprendere il massimo della propria fiducia. Una discontinuità che in Federer non si vede. E che reputo assolutamente necessaria, da tempo. Il tempo corre, e questo benedetto-maledetto record di Sampras è li come uno scoglio enorme. Può essere una opportunità, come un tremendo ostacolo, tutto sta nel vedere come lo stesso Roger lo affronterà. Anche in questo caso, un coach vero, serio, lavoratore, può essergli vitale nel superare questa prova.

La cosa “bizzarra” della situazione sta nelle dichiarazioni che Cahill rilasciò non più di un anno a mezzo fa, dopo la rottura con Roche. Interpellato dai cronisti su di un suo possibile legame con Roger, ironizzò con una frase tipo “costo troppo per Roger”. Non che Roger abbia fama di taccagno, quindi una sparata per uno uomo mite e schivo come Cahill, come se ci fosse stato in passato qualche screzio, magari mai venuto a galla pienamente. Superato questo iniziale scoglio, direi che il legame potrebbe esser molto fruttoso, a differenza delle premesse con Higueras, che poi si sono rivelate totalemte (purtroppo per Roger) fondate. Cahill era un maestro nel gioco di volo (cosa in cui Roger è carente, non come tecnica quando come approccio fisico alla rete, e mentale sul suo utilizzo); inoltre Cahill era bravissimo nel governare i tempi di gioco e le situazioni, cosa che ha migliorato sia in Agassi che in Hewitt, soprattutto.

Il buon Lleyton infatti è passato alla storia per la sua grinta e la sua capacità di lottare, ma invece era anche uno dei migliori tattici del gioco, quando era al suo top, riuscendo molto spesso a fare la cosa giusta al momento giusto. E proprio in quello di vede il buon coach. E proprio in quello è spesso mancato Roger, che ha cercato (come sempre) nelle sue ultime, brucianti, sconfitte di imporre il suo solito magistrale tennis d’anticipo; che però è diventato non sufficiente a superare gli ostacoli. Risultato: sconfitte, dure, brucianti, che forse con una diversa e migliore gestione del match potevano essere evitate. Quindi? Un buon coach, potrebbe essere la medicina per Roger, quella molla che scatta, con nuove routine di lavoro, affinamenti, nuovo entusiasmo. Le premesse per un matrimonio felice ci potrebbero essere. Fantasia o realtà? A brevissimo Roger tornerà in campo a Indian Wells. Chissà che ad accompagnarlo, oltre all’onnipresente Mirka, non ci sia anche quel serio e pacato aussie, con il suo bagaglio di esperienza e di saggezza tennistica.


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