23/03/2008
Il 2008 di Roger Federer non è partito affatto bene. Per la prima volta
dal 2000 Roger arriva al mese di Aprile senza aver vinto un torneo. Ok,
vanta la semifinale agli Australian Open, risultato non proprio da buttare.
Ma a Dubai, uno dei suoi tanti feudi inespugnabili, è stato sconfitto
all'esordio. Contro Murray al 1° turno, diranno i pretoriani dello svizzero,
chiamalo primo turno… Passo anche questa difesa, ancor più dopo la conferma
che Roger ha sofferto di una brutta mononucleosi ad inizio stagione, virus
che sicuramente ne ha minato la forza e la resistenza. Terzo torneo stagionale,
Indian Wells, condizioni spesso difficili nel deserto della California,
ma che Roger ha saputo domare per tre anni di fila dal 2004 al 2006, senza
quasi mai tremare. Esordio fin troppo comodo nel torneo, poi Ljubicic
contro cui non perde mai; Haas gentilmente gli spiana la strada grazie
ad una sinusite. Arriva il carneade Fish, al rientro dopo mesi fuori dal
circuito, e gli infligge una lezione severa, peggiore di quella che Volandri
gli impartì al Foro Italico edizione 2007. Roger pare assente, non reagisce,
è completamente da un'altra parte, lontano anni luce dal campo e dal campione
irriducibile che conosciamo.
La stagione 2008 di Roger, che ci crediate o no, è tutta qua. Allucinante
rispetto alla cavalcata di record su record ai quali eravamo abituati.
Che succede Roger? Sicuramente la forma fisica è da ritrovare. In questi
4 anni di dominio totale, da tiranno, in cui è stato inavvicinabile in
classifica e quasi sempre imbattibile nei grandi tornei, quasi tutti gli
amanti ed osservatori si sono fatti fin troppo abbagliare dalla bellezza
del suo tennis, dalla pulizia dei gesti. Trascurando il fatto che il tennis
splendido di questo "beato" svizzero era sostenuto da una base atletica
mostruosa, pari (o appena sotto) a quella del conclamato Nadal. Roger
è forte fisicamente, un mix quasi perfetto di potenza, elasticità ed esplosività,
che gli ha consentito di dominare il campo in attacco e di difendersi
in modo mirabile. Anzi, via via nel tempo il suo gioco s'è sempre più
ancorato a fondo campo, visto che con le palle da tennis attuali controllare
il gioco sottorete è diventata una chimera, per tutti, anche per chi è
stato baciato dagli dei nella culla. Una metamorfosi quasi Lendeliana
che per diventare completa aveva appunto bisogno di una base atletica
Lendeliana, metodicamente preparata in modo scientifico, tayloristico
oserei dire (per chi mastica di teorie economiche). Quindi aver sofferto
questo virus ad inizio stagione è sicuramente un fattore importante, forse
decisivo. Quello che però inquieta i suoi fan e l'amante del suo meraviglioso
tennis è vederlo in campo passivo, assente, senza alcun segno di una reazione
violenta. Federer non s'è mai scomposto nemmeno nelle sue rimonte più
clamorose. Però qualche segno c'era, qualche smorfia, il cercare di aggrapparsi
perlomeno a "San Servizio" come nella bellissima finale di Wimbledon 2007,
quando Rafa era in scia pronto al sorpasso per esempio. Nulla, nessuna
reazione; pareva contro Murray e soprattutto contro Fish come un ciclista
fermo in salita, imballato, cotto, come un velocista sullo Zoncolan ormai
rassegnato a finire fuori tempo massimo.
A Roma, prima "scoppola" presa da Federer dopo anni, venne fuori il retroscena
del divorzio da Roche. Non s'è capito come mai la sua amatissima e fedele
Mirka forse assente dalle tribune nel suo match conto Fish… che ci sia
stata maretta? Qui siamo al gossip puro, e non vado oltre. Tuttavia questa
boutade mi serve per introdurre quello che credo sia il nocciolo della
questione, aspetto fisico a parte. Purtroppo non conosco Roger personalmente,
ma tutti quelli che fortunatamente hanno avuto il privilegio di conoscerlo,
lo descrivono come un ragazzo splendido, straordinario per umanità e semplicità,
ma tremendamente ancorato alle sue abitudini ed al suo entourage. Pare
che sia un ragazzo quasi maniacale nelle sue quotidiane attività, ama
in modo talebano le sue routine, i suoi amici, le sue consuetudini. Tutto
gli deve filare liscio, sennò anche un capello fuori posto o una aranciata
versata alla colazione gli può rovinare la giornata. E' una cosa più comune
di quel che si possa credere nei campioni dello sport; le manie di Borg,
per esempio, raccontate dal suo fido Bergelin o della compagna dell'"orso"
svedese, hanno fatto epoca. Roger pare non sia così dissimile, anzi. Tutto
fila benissimo così, e si va avanti, a testa bassa. Ma ci sono però gli
imprevisti, ed il mondo cambia, Roger stesso cambia. Cosa voglio dire
con questo? Semplice. Dopo aver vinto 12 tornei del grande slam, innumerevoli
tornei e record, è chiaro che le motivazioni possano un po' calare, e
che routine, per quanto amate, necessitino di un cambio. Personalmente
non mi esaltano questi impegni fuori dal circuito sempre più presenti
(vedi le esibizioni con Sampras); non perché lo possano distrarre, cosa
che può esser salutare invece. Ma perché sia meno presente in genere,
che le cose gli siano diventate così scontate da sottovalutarne alcune.
Dopo diversi anni lo stesso tennis in campo necessita di adattamenti,
perché a forza di giocare sempre nello stesso modo, gli avversari prendono
coscienza di tanti aspetti e diventano sempre più insidiosi. Le nuove
generazioni sono sempre più evolute, "cattive" ed affamate di vittorie.
Ritengo che Federer dovrebbe imparare da due grandi campioni come Agassi
e Sampras, che verso la metà della loro carriera, già molto vincente,
hanno giustamente voltato pagina cambiando molte cose nel loro tennis
e nel loro modo di allenarsi, allungando di molto la loro carriera al
vertice. Agassi capì che doveva lavorare ancor di più fisicamente, migliorando
di molto la elasticità e la velocità in campo, rischiare meno e giocar
percentualmente dal fondo. A 35 anni era sempre li, pronto a lottare nella
finale degli US Open contro Federer… Sampras intuì che non era più in
grado di reggere le nuove generazioni a furia di accelerazioni col dritto.
Il servizio, da sempre decisivo nel suo tennis, divenne un vero e proprio
monumento, ed il suo tennis si spostò sempre più verso la rete, sull'uno
due. Ed i successi nei grandi appuntamenti continuarono ad arrivare. Federer
invece è li, con le sue routine, senza coach, e non vorrei che stesse
entrando in un circolo vizioso. Per uno come lui animato da certezze granitiche,
una serie di sconfitte potrebbe fargli letteralmente crollare il mondo
addosso, visto che non pare uno tanto "bravo" a metabolizzarle… Da qui
il mio consiglio di prendere decisioni importanti: trovare un bravo allenatore,
un Gilbert, un Cahill, uno Stephanki, un lavoratore serio, esperto, con
cui impostare un lavoro a medio termine con nuove routine di lavoro, focalizzandosi
su pochi aspetti importanti dell'allenamento e del gioco. Un rinnovamento
sulla continuità, per dare qualche nuovo input, qualche nuovo stimolo
che rimetta l'attenzione al 100% e che gli consenta di allungare la carriera
al massimo livello. Poi magari Roger ritrova il top fisicamente e riparte
d'incanto, stupendoci ancora tutti. E glielo auguro. Però stavolta penso
che possa esser arrivato il momento per un cambio importante, dopo tanti
anni di vittorie.
