MarcoMazzoni.com

Focus - Approfondimenti

Edberg coach di Federer, il senso di una sfida

30/12/2013

Edberg Federer

Come chiudere l'anno con il botto? Altro che “pallone di Maradona”, temutissimo petardo made in Napoli... ci ha pensato Roger Federer a mettere le ali ai suoi tifosi ed appassionati di tennis in genere. Appena il tempo di scartare i pacchi sotto l'albero di Natale che il campione svizzero ha regalato ai suoi milioni di fans il tweet più atteso, in cui ha confermato in prima persona che Stefan Edberg farà parte del suo team come allenatore. Non sarà un rapporto day by day, ma un coaching part time, di qualità più che di quantità, lasciando al fido Luthi il ruolo di partner fisso per la ordinaria amministrazione. Per almeno 10 settimane (in pratica quelle dei tornei top 2014) l'immortale l'acrobata svedese seguirà Roger nel tentativo di arricchirne il gioco con sfumature diverse. Impresa affatto facile. Molti addetti ai lavori reputano quasi impossibile che questo connubio porti reali benefici al Federer attuale, tanto da storcere il naso già dalle primissime voci uscite qualche giorno prima di Natale. Tanti hanno parlato di quest'unione come di una mera operazione di marketing, o addirittura di una sorta di auto-premio-consolatorio, dato dall'aver al proprio fianco quello che era l'idolo da bambino. Eppure Roger pare fare sul serio, come dimostrano le sue parole, appena pronunciate a Brisbane in attesa di scendere in campo per il primo match 2014: “Ho terminato la stagione con Luthi e ci siamo posti una domanda, se il nostro team avesse bisogno di una nuova presenza... Edberg è stato il mio idolo, ma essendo fuori dai giochi da oltre 15 anni non pensavo avrebbe accettato di tornare sul circuito attivamente. Ho provato a contattarlo di persona, si è detto sorpreso e lusingato della mia richiesta. Dopo un periodo di riflessione ha accettato di raggiungermi a Dubai, dove abbiamo trascorso una intensa settimana di allenamento insieme. Anche nei giorni seguenti ci siamo visti e abbiamo parlato molto. Ho cercato di capire se davvero fosse felice dell'opportunità di lavorare assieme, e abbiamo trovato un accordo che soddisfa entrambi... Non sappiamo come andrà a finire, ma sono sicuro che Stefan potrà dare un contributo importante al mio tennis, una prospettiva diversa. Lui non è un coach, è una leggenda del tennis, quindi sarà per me una fonte di ispirazione con cui poter approfondire tutti gli aspetti del mio gioco”.
Inutile negarlo, la suggestione che deriva da questa coppia è enorme. Credo che Federer & Edberg sia la connection giocatore & coach più vincente di tutti i tempi. Insieme i due campioni hanno vinto 23 titoli dello Slam e 7 Master, sono stati n.1 per oltre 370 settimane, e l'elenco dei trofei e riconoscimenti potrebbe allungarsi all'infinito. Ma non è la pura somma algebrica a far sognare i tifosi di Roger, e in genere chi ama il tennis in purezza. E' l'inarrivabile classe che i due hanno portato nel nostro sport, e che sommata fa toccare letteralmente il cielo. Immaginate di vederli insieme in allenamento, con Edberg (ancora in eccellente condizione fisica nonostante la carta d'identità dica 19 gennaio '66) a far lavorare di fino la diagonale del rovescio di Roger, migliorando traiettorie e meccanica esecutiva, e poi solleticarlo a scendere a rete con un approccio insidioso per provare volée ficcanti e delicate. Sarebbe un privilegio da Olimpo del tennis potersi sedere a bordo di quel campo, benedetto dal massimo esempio di classe tecnica, eleganza e regalità mai prodotto da una coppia giocatore-coach. Qualcosa di sconvolgente, uno spettacolo tecnico così alto da valere più di tante finali (ahimé anche Slam) dei nostri tempi...
Delle prospettive reali di questo team da sogno se ne sono lette di tutti i colori, quando ancora non c'era l'ufficialità; su riviste e web il tema impazza letteralmente, tra le speranze dei fans ed i dubbi e scetticismo dei più pragmatici. Davvero un inverno movimentato, con Bruguera nuovo coach di Gasquet, poi la bomba Becker a fianco di Djokovic e quindi Chang con Nishikori.
Non facile trovare una chiave di lettura adeguata. Come ho scritto recentemente in merito all'affare Bruguera - Gasquet (la prima di queste “strane coppie” appena nate), l'atteggiamento più corretto è quello di aspettare il responso del campo, meglio in primavera con qualche mese di lavoro reale alle spalle. E soprattutto quando il gioco si farà duro e servirà il miglior Federer per arginare la virulenza dei colpi dei rivali. In quelle occasioni avremo gli strumenti per valutare il “nuovo” Roger Federer: se avrà preparato bene il 2014, se la sua salute atletica sarà tornata a buoni livelli, e se il tocco di Edberg sarà servito a dare una spolverata all'argenteria tecnica dello svizzero.
Se il coach avesse la magia di poter fondere le proprie qualità in quelle del suo assistito, beh, Federer & Edberg sarebbe lo scacco matto assoluto al tennis. Nella semi-perfezione tecnica di Re Roger i pochi punti di relativa debolezza sono sempre stati il rovescio, la capacità di approcciare la rete e qualche errore di troppo al volo. Casualmente proprio dove Stefan è stato maestro, uno dei migliori sempre, probabilmente il migliore al volo sul lato sinistro (e lato sinistro in genere per tocco, armonia ed eleganza).
Per i pochissimi che poco conoscono Stefan Edberg, l'angelo svedese è stato l'ultimo vero giocatore serve & volley, quello che è riuscito ad elevare il tennis d'attacco ad arte. Il suo storico coach Tony Picard disse di lui: “Quando è in giornata Edberg in campo vola, sprigiona la potenza feroce delle gambe con la leggerezza di un ballerino”. Definizione perfetta del modo di stare in campo di Stefan, un tennista che fondamentalmente non ha inventato niente di nuovo ma che è stato l'interprete più sublime del serve & volley puro, portandolo alla massima velocità ed eleganza. Edberg ha interpretato al meglio tutti i canoni del tennis antico. Come un giovane pianista che suona Mozart con un tocco e stile tutto suo, impreziosendo e dando un'anima ad un classico. L'eleganza del suo rovescio ad una mano è qualcosa di musicale, un miracolo di armonia, velocità e potenza paragonabile ad un triplo salto di un Plushenko sul ghiaccio, qualcosa che cattura lo sguardo e non può lasciare indifferenti. Ma dove Stefan ha davvero staccato tutti per distacco è nella volée di rovescio, che i grandi del gioco considerano come la migliore di sempre. I capolavori degni del miglior Baryshnikov Edberg li regalava quando la palla era infida, tesa e calante tra i suoi piedi. In quelle condizioni di estrema difficoltà ed equilibrio, Stefan riusciva a giocare volée basse al livello del suolo, con la sua racchetta che quasi toccava il terreno di gioco in piena corsa dopo il servizio, e depositare la palla ad un palmo dalla riga di fondo dell'avversario, magari pure in uno dei due angoli, costringendolo ad un passante difficilissimo. Magia, stupore e mistero.
Per quanto sublime sia stato il suo tennis d'attacco, nemmeno Edberg possiede la magia di donare a Roger le proprie qualità. Anzi, il rapporto tra coach e giocatore è molto complesso. Perché si scateni un circolo virtuoso è necessario che scatti la giusta chimica, che il coach riesca ad entrare nel mondo del giocatore e che questo sia capace di aprirsi a lui, accettare di vedere il proprio tennis onestamente, riuscendo a mettersi in gioco. E' indispensabile che il giocatore abbia senso critico, che voglia provare cose nuove con grande umiltà, rischiando di tentarle in partita quando il momento si fa critico. Il tutto è ancor più difficile quando il tennista è un giocatore già “fatto”, maturo, con punti di forza (e debolezza) già sedimentati dentro di sé, e che danno vita in campo ad automatismi molto difficili da disinnescare. La cosa raggiunge l'estremo quando sei il più vincente dell'Era Open grazie ad un tennis completo e divino, ed hai da un pezzo superato la trentina.
La curiosità di vedere cosa combinerà questo magico duo è enorme, ma i suoi sviluppi sul campo sono molto incerti. Per quali ragioni? Almeno un paio. L'aspetto tecnico-tattico del gioco è solo in parte “un problema” quanto ti chiami Roger Federer e sei la Treccani vivente del tennis. Si può sempre migliorare ovviamente, ma il nocciolo della questione è la combinazione tra salute atletica e motivazione, fame di vittorie. Sulla salute di Roger, Edberg non può nulla. Può solo cercare di farlo allenare al meglio, con la massima costanza e convinzione. Qua entra in gioco il fattore motivazione, dove invece si può lavorare eccome. Dovrà cercare di far scattare qualcosa, pungolare l'orgoglio del campionissimo ferito dall'esser stato superato da rivali più giovani, “cattivi” e affamati. Dare nuovi stimoli, alzare l'asticella verso obiettivi nuovi. In questo dovrà esser molto bravo Edberg, nella capacità di farsi ascoltare, tirando fuori il suo carisma, il suo ascendente su Roger.
Dal punto di vista squisitamente tecnico, l'unico aspetto che a mio avviso potrebbe allungare la carriera al massimo livello di Roger è un miglioramento dell'efficacia del servizio. Un processo che doveva aver intrapreso già da qualche stagione, seguendo la scia della clamorosa vittoria a Wimbledon 2009, quando in finale sotterrò un coraggiosissimo Roddick sotto oltre 50 Ace. Quella partita doveva esser la pietra angolare su cui costruire l'ultima fase della sua carriera, attivando una sorta di processo di “Sampras-sizzazione” (se mi passate il termine), ossia sbilanciare pesantemente il suo gioco sulla efficacia della battuta, in modo da risparmiare energie, ottenere molti punti a costi bassi dal punto di vista fisico (e mentale) e quindi focalizzare il massimo sforzo nei giochi di risposta. Un processo non facile per Roger, che ama troppo scambiare, pennellare d'istinto traiettorie magiche con i suoi colpi. Però il tennis è cambiato, è sempre più fisico, e non è pensabile che a 33 anni il Dio svizzero possa reggere i “famosi” 54 scambi arrotati dei vari Djokovic e Nadal... Accorciare i tempi di gioco e ricavare il massimo dalla battuta è conditio sine qua non per provare a vincere un ultimo Slam. Oltretutto per attivare questa novità aveva a suo fianco proprio Annacone, ossia colui che ha guidato l'ultima parte della carriera di Sampras, che proprio grazie alla monumentale efficacia della battuta ha vinto gli ultimi grandi tornei.
Cosa trarre allora da Edberg? Qual è il senso della sfida? Oltre ad una maggiore attenzione al rendimento della battuta, mi aspetto un Roger meno attendista, che cerchi di muovere molto presto il gioco a costo di sbagliare pur di non cadere in difesa. Certamente scendere di più a rete, anche se non con uno schema d'attacco sistematico in pieno stile Edberghiano poiché i tempi sono cambiati, e proprio Federer ha dichiarato più volte che giocare moltissimo di volo è molto rischioso e percentualmente perdente viste le condizioni attuali (palle pesanti, rimbalzi molto alti, eccesso di topspin). Dove Edberg potrebbe realmente aiutare Federer è nella selezione del suo gioco, soprattutto nel sapere mixare al meglio il rovescio in top a quello in back, per i cambi di ritmo e non perdere metri di campo. E anche alla risposta, che deve necessariamente essere sempre aggressiva. Più in generale cercare di inquadrare i suoi attuali punti di forza in un game plan più rigido ma funzionale a far esplodere al meglio la propria differenza tecnica. E chi segue Roger sa bene quanto non sia mai stato un genio della tattica... Nemmeno Edberg apparentemente lo era, ma attenzione: lo svedese fu esempio eccezionale di tennis d'attacco percentuale, di uno che massimizzava i punti di forza coprendo le debolezze. Non il massimo della versatilità ma nemmeno così sprovveduto sul piano tattico, aspetto questo ingiustamente poco sottolineato durante la sua carriera. Questo è il senso della sfida, e a sfidare i sensi ci penseranno le magie di Federer. Ma anche un piccolo sogno, per chiudere.
Immaginare un Roger che grazie al coaching di Edberg scende spesso a rete e tocca di fino sarebbe una “figata” assoluta. In un tennis ancorato a tirar mazzate in topspin da dietro, anche il solo sognare il suo attore più amato che prova a far splendere di nuovo il gioco d'attacco, addirittura a volleare con continuità, sarebbe un pensiero ardito. Eppure più volte Edberg ha dichiarato che i picchiatori di ritmo non sono più abituati tecnicamente e mentalmente ad affrontare un avversario che li sfida in una gara di attacchi e passanti, e quindi che lo spazio per un sapiente gioco d'attacco c'è ancora. Chissà. Questa sarebbe la sfida suprema, far rinascere in parte il gioco d'attacco “vero”. Se c'è uno che ha la classe per provarci, e oggi niente da perdere, questo forse è proprio lo svizzero. Sarebbe il testamento più nobile anche per un certo Roger Federer.




Home | E.mail
Tennis HP