MarcoMazzoni.com

Focus - Approfondimenti

Davydenko, adesso o mai più

13/01/2010

davydenkoIl russo Nikolay Davydenko è il tennista più caldo del momento. Frase un po' bizzarra, visto che l'inverno 2009 / 2010 è uno dei più freddi, nevosi e severi degli ultimi anni. Però, ad altre latitudini, l'ucraino (luogo di nascita di Nikolay) venuto ...dal freddo... sta vincendo, anzi, sbaragliando il campo con continui jackpot. E scaldando i cuori di coloro che amano il bel gioco. Affermazioni queste che accostate a Davydenko possono far sobbalzare qualche appassionato, e magari far “sorridere” alcuni benpensanti tennistici. Pura invidia o miopia, aggiungo io. Eccovi il perché. 

Da ottobre Davydenko non si ferma più. Ha stravinto il Master1000 di Shanghai. “Si, ma molti hanno disertato e Nadal non era Nadal” obiettano i più. Affermazioni contestabili, ma ai tempi le si potevano anche far passare. Anche se, la mole di gioco di Nikolay, il suo travolgente ritmo in progressione, abbinato ad angoli assassini iniziava a far fischiare le mie orecchie, e mi faceva aguzzare la vista giocata dopo giocata. Però continuavo ad aspettare l'errore dietro l'angolo, o che il suo tennis “da Davydenko” di sgonfiasse d'un tratto. Nulla. Il treno del russo correva spedito, sballottando Nadal come un peones qualsiasi. Chapeau. Poi è arrivato il Master di Londra, o2 Arena, atmosfera di lusso, lustrini e giochi di luci spettacolari. Torneo equilibrato se ce n'è mai stato uno. Tanti temi, ma alla fine un solo vincitore: Nikolay. E che vincitore. Bene nel girone, eccellente in semifinale per come ha domato finalmente la sua nemesi Federer, dopo oltre dieci sconfitte, alcune bruttine. In finale nemmeno il power tennis di Del Potro ha potuto arginarlo. Per una questione di centrimetri e geometrie. Del Potro ha perso campo, sospinto dal pression lungo, continuo, angolato del russo. Un ritmo continuo, ossessivo, travolgente. Senza quelle pause nei momenti clou che ne avevano tarpato le ali per tutta la carriera. 

Adesso Nikolay il magro, figlio di lavoro e sudore, memore delle corse notturne sui treni tedeschi nella sua giovanezza, ancor più imbruttito dalla nota vicenda “scommesse” mai davvero chiarita, è diventato cigno. Solo adesso vari ammiratori e commentatori si sono accorti che il ragazzo è qualcosa di più d'un semplice comprimario. Solo adesso i più gli riconoscono che il suo tennis è bello, adrenalina pura. Queste sensazioni di fine 2009 sono addirittura amplificate dal torneo di Doha. Sarà anche il primo torneo dell'anno, ma ai big perdere non piace. Mai. Chiedete a Federer, ancora sconfitto, o soprattutto a Nadal (un ottimo Nadal, non il “fratello magro” visto in autunno), chi è adesso Davydenko. Entrambi battuti. Roger abbattuto, senza pietà. Senza alibi. Rafael rimontato, quando conduceva 7-0 dall'avvio. Incredibile rimonta. Rimonta. Questa la parola chiave per spiegarci chi sia oggi Davydenko. Fino a qualche mese fa, Davydenko non avrebbe mai girato un match contro Nadal, venendo da un simile passivo, travolto dalla furia e potenza del toro di Manacor. Davydenko tendeva a mollare contro i big, forse perché non si sentiva all'altezza; forse perché il grigiore che si portava dentro era troppo invadente per farlo finalmente sbocciare nel suo talento. Forse perché le memorie negative di troppa sofferenza per emergere era una palla al piede troppo pesante per il suo fisico ricco più di nervi che di massa. Forse. Dubbi e incertezze in campo, segnate per anni da “piccole” vittorie in piccoli eventi, e sporadici exploit nei grandi palcoscenici, perché lui era sempre quello che da bambino scappò dal palco nella recita della scuola pur non di non apparire al pubblico. 

Adesso tutto pare cambiato. Nella sua testa qualcosa è scattato, pare liberato da zavorre ataviche, e leggero come il suo incedere in campo vola su ogni palla avventandosi con una veemenza mai vista, sparando dardi anticipati, vincenti, uno dietro l'altro. Una rivoluzione. Una rivelazione per come il suo tennis adesso è vincente e s'è rivelato al mondo in tutta la sua bellezza. E in modo fragoroso visti gli scalpi che con sicurezza ha portato a casa recentemente. Vederlo in campo a questi livelli mi sta letteralmente esaltando. Ho sempre ammirato l'anticipo di Nikolay, tanto da definirlo il “piccolo Agassi” nel mio libro Tennis sul divano, nel capitolo a lui dedicato. Adesso ha aggiunto una sostanza terrificante per come riesce a dar continuità anche contro di big, maltrattati da una parte all'altra del campo, costretti a rincorrere quella palla con angoli acutissimi, spesso definitivi. Che ti chiami Roger o signor nessuno non fa differenza, Nikolay ha gambe, cuore e talento per imporre il suo tennis. A chiunque. E mi piace sottolineare come a quest'intensità Wagneriana abbia impreziosito il suo gioco con un elemento affascinante: il coraggio di venire avanti a prendersi il punto. Ho ancora negli occhi la finale di Doha. Dall'altra parte della rete un Sig. Nadal, eccellente per potenza, lunghezza di palla, intensità, rotazione. Quello vero insomma. Davydenko giocava comunque coi piedi sulla riga di fondo, anticipando la palla con un senso quasi felino, e proponendo ogni volta una direttrice mai banale, quasi mai difensiva. Appena riusciva a far perdere campo al rivale, via uno scatto in avanti, assecondando lo slancio dei suoi fendenti anticipati. Una corsa mai disperata verso il net, a chiudere il campo del rivale. Con volée dalla tecnica un po' artigianale ma premiate da un tocco tutt'altro che malvagio, ha chiuso decine di punti con tocchi stretti diagonali impattati sotto la rete, signori miei. Segno di classe. Volée quasi sempre definitive, anche contro Nadal, perché il tocco era eccellente, e perché il fendente che aveva anticipato la discesa a rete aveva buttato molto fuori dal campo il rivale, aprendo davvero il campo. 

Anticipo + apertura di campo + discesa a rete a chiudere il campo + tocco vincente al volo = scacco matto. Una “facile” equazione per trionfare nel grande tennis. Facile per modo di dire... perché aprirsi il campo oggi è difficilissimo viste le velocità di crociera della palla, che costringe i più a cercare un “errore forzato” che un winner; e perché chiudere al volo contro passanti così vigorosi hanno sconsigliato anche i Federer a cercare la via del net. Davydenko no. Ci sta provando, con risultati eccellenti. Chapeau con inchino, perché questo tennis è MERAVIGLIOSO! Ecco spiegata la mia ammirazione per Davydenko. 

Eccessiva? Non direi. Qua siamo all'eccellenza pura, alla bellezza del gesto nell'impatto, alla semplicità di un gioco lineare ma molto efficace, e geometricamente perfetto. Però... ammonisco Nikolay nel titolo di quest'articolo: “adesso o mai più”. Perché? Non so quanto Davydenko riuscirà a mantenere questa forma. Il russo non è mai arrivato ad una finale di uno Slam. L'Australian Open è alle porte. L'occasione è molto ghiotta, per vari motivi. Per cavalcare l'onda sicuramente (ed in Australia di onde se ne intendono...), ma anche perché molti dubbi annebbiano i big del tennis in quest'inizio di stagione. Roger pare indietro di condizione, potrebbe trovarla durante il torneo, ma non è detto che arrivi al suo top. Nadal pare recuperato, ma Davydenko l'ha battuto nelle ultime tre occasioni, e significa qualcosa. Djokovic non ha ancora giocato un torneo ufficiale, e non si sa come si presenterà a Melbourne. Del Potro pare abbia dei problemi al polso. Murray... negli Slam ha sempre fallito, e non abbiamo dati a sufficienza per dire che la tendenza si interromperà proprio adesso. Quindi Nikolay, spingi duro sull'acceleratore, credici e gioca al meglio questo Slam, perché la gloria potrebbe finalmente esser tua. Per sempre. Unico dubbio, il fisico. Riuscirà a mantenere questi ritmi “folli” anche sotto la canicola australiana? Magari la danza della pioggia, Nikolay, potrebbe esser una soluzione. Passa da qualche sciamano aborigeno, non si sa mai...


Home | E.mail
Tennis HP